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Per l’Organizzazione mondiale del commercio (Omc) l’anno che sta per aprirsi è quello “o la va o la spacca”, ossia quello decisivo. In Italia se ne parla poco anche se il nostro Paese ha avuto un ruolo fondante nella sua creazione e nonostante il primo direttore generale dell’Omc sia stato l’italiano Renato Ruggiero, che è stato nostro ministro degli Esteri ed aveva alle spalle una lunga carriera diplomatica.

Tra gli spifferi che si ascoltano a Ginevra all’elegante ristorante La Perle du Lac, a pochi passi dall’attuale sede dell’Omc si dice che uno dei candidati alla guida dell’Organizzazione sia l’attuale sottosegretario agli Affari Esteri, Ivan Scalfarotto. Voce, peraltro, messa in giro da fonti italiane probabilmente a scopi puramente interni – fare assaporare al leader di Italia Viva, Matteo Renzi, che gli sta apprestando una portata succulenta. Scalfarotto, però, avrebbe probabilità di ottenere l’incarico prossime a zero: la favorita è la nigeriana Ngozi Okonjo-Iweana, grande esperta della materia e che ha un forte appoggio trasversale. La sfida un’altra grane esperta a livello internazionale la sudcoreana Yoo Myung-hee. La prima è attualmente ministro delle finanze del proprio Paese. La seconda ministro del Commercio del proprio.

Il posto è vacante perché il direttore generale uscente, il brasiliano Roberto Azevedo, ha dato le dimissioni un anno prima della fine del proprio mandato. Le ha date in quanto frustrato della perdita di ruolo, se non dell’irrilevanza, dell’Omc a venticinque anni dalla sua creazione.

Eppure, l’Organizzazione era partita bene: un codice di regole per il commercio internazionale abbastanza osservato da (quasi) tutti gli Stati membri, un tribunale arbitrale per assicurare una giurisprudenza anche evolutiva e comminare sanzioni a chi trasgrediva, uno staff snello (in gran misura ereditato dal General Agreement on Tariffs and Trade – Gatt – che di fatto ha preceduto l’Omc per quasi quaranta anni).

I guai sono cominciati quando la Cina, ammessa all’Omc, con lo status di Paese in via di sviluppo (status che comportava diverse deroghe) ha cominciato a infischiarsene del codice Omc. Ne sono seguite guerre commerciali, segnatamente tra Cina ed Usa, in cui ci si faceva proprio beffe dell’Omc. Inoltre, scaduti i termini dei giudici del tribunale Omc l’amministrazione Trump non ne ha indicato di nuovi, pensando che ormai sarebbe stato meglio chiudere l’organizzazione in via amministrativa.

Il nodo delle nomine è, però, solo la punta di un iceberg molto complesso. Da quando ero molto giovane ho sempre creduto fermamente che un commercio più libero è essenziale per un mondo più libero e che un commercio più libero non poteva non basarsi che sulle due regole di base del Gatt, prima, e dell’Omc, poi: la non discriminazione e la reciprocità. Fatte salve eccezioni per i Paesi effettivamente in via di sviluppo. Ho dedicato al tema il mio primo lavoro sostanziale, pubblicato a Il Mulino nel lontano 1968. Ricordo con nostalgia i viaggi a Villa Le Bocage allora sede del Gatt ed i bicchieri di “brandy & soda” allora di moda sulla riva del Lago Lemano.

L’Omc venne costruita sulla base del Gatt, che era comunque un accordo “provvisorio”, edificando un intero codice su queste due regole di base. Allora, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso, si era nella fase in cui, crollata l’Unione Sovietica, Francis Fukuyama poteva teorizzare “la fine della storia” e la vittoria del mercato. Da allora non è passato molto tempo ma c’è stata una vera e propria rivoluzione tecnologica e culturale (specialmente in materia ambientale e di «diritti» dei lavoratori). L’Omc ha cercato di tenere conto degli aspetti sociali incorporando le cinque principali convenzioni dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, la cui sede centrale, per di più, è a pochi passi dalla sua. Nel rilanciare l’azione dell’Omc, l’Italia deve anche pensare ad aggiornamenti della sua carta costitutiva.

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Si dice che uno dei candidati alla guida dell’Organizzazione del commercio sia l’attuale sottosegretario agli Affari Esteri, Ivan Scalfarotto. Ma i guai sono tanti…

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