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Non c’è dubbio che la risposta dell’opinione pubblica alle decisioni di parziale lockdown per fronteggiare la seconda ondata della pandemia è stata molto più critica. La prima ondata era arrivata di sorpresa e sembrava travolgere tutto. Non fu difficile allora di fronte all’emergenza e alla gravità del problema convincere il Paese a sopportare misure anche più gravi di queste. C’è stata poi (per fortuna) una bella estate, quasi normale, in cui abbiamo pensato che tutto fosse finito e l’economia stessa è rimbalzata con vigore.

Non pensavamo oggi di dover fronteggiare una nuova emergenza e lo spirito con cui l’affrontiamo, fiaccato ancora dai costi economici e sociali della prima ondata, non è lo stesso. I nostri ragazzi vedono due anni della loro vita scolastica parzialmente “perduti” sia dal punto di vista dell’apprendimento che della socializzazione. Le categorie produttive più colpite (ristorazione, palestre, cinema e teatri) che si trovano di fronte ad un nuovo pesante stop.

La seconda ondata non è uguale alla prima. Esistono protocolli e cure e il tasso di letalità del virus è ormai acclarato essere attorno all’1% (al di sotto dell’1% se guardiamo il rapporto tra casi totali e decessi in Italia). Una percentuale vicina al 5% finisce però in ospedale con conseguenze serie. E, soprattutto, non sono le foto del momento presente che preoccupano quanto il tasso di progressione sperimentato ed atteso che porterebbe dritti alla saturazione delle terapie intensive rimettendoci di fronte al rischio dei camion con le bare e alle drammatiche scelte di chi assistere e chi escludere dai ventilatori.

Anche sul fronte delle misure sociali ed economiche arriviamo alla seconda ondata avendo imparato molte cose. Abbiamo sperimentato e faticosamente messo a punto infatti nella prima ondata una serie articolata di misure (garanzie statali sui prestiti, moratorie sui mutui, reddito di emergenza, sospensione di pagamento di tasse, Cig e altro ancora) che dovranno essere erogate con maggiore tempismo ed essere rafforzate soprattutto per il sostegno alle categorie che rischiano di più.

C’è un tassello fondamentale che manca e va assolutamente aggiunto, però. Tutti gli antidolorifici e gli anestestici che stiamo somministrando al paziente Italia in questo periodo difficile costano molto e vanno ad aumentare il nostro debito pubblico e, con esso, il costo che in futuro dovremo sostenere per il pagamento degli interessi e il rimborso. E non è detto che le condizioni sui tassi saranno sempre così favorevoli come oggi. Una parte consistente di questo debito è ormai nelle mani della Bce. E la Bce se vuole può cancellare il debito pubblico dei Paesi membri creato durante l’emergenza del Covid-19.

La questione è politica e non tecnica. In un periodo di inflazione tramortita come questa la previsione di maggiore liquidità in circolo nell’economia a seguito di questa decisione non produrrebbe nessun danno anzi potrebbe persino creare qualche beneficio e favorire il raggiungimento di un obiettivo di variazione dei prezzi sempre mancato negli ultimi anni. La cancellazione del debito si può fare. Il Covid-19 ci ha insegnato che possiamo percorrere strade macroeconomiche inedite scrollandoci di dosso alcune paure. Possiamo fare un passo in avanti e imparare qualcosa di nuovo e decisivo per la ripartenza di economia e società.

La seconda ondata è diversa dalla prima ma... L'analisi di Becchetti

Tutti gli antidolorifici e gli anestestici che stiamo somministrando al paziente Italia in questo periodo difficile costano molto e vanno ad aumentare il nostro debito pubblico e, con esso, il costo che in futuro dovremo sostenere per il pagamento degli interessi e il rimborso. L’analisi di Leonardo Becchetti, economista e docente a Tor Vergata

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