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La presentazione di Hammamet ricorda Bettino, nella prestigiosa cornice di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, ha rappresentato un momento importante non soltanto per ragioni di carattere editoriale, ma soprattutto nell’ottica di continuare ad alimentare il dibattito sulla figura di Bettino Craxi, a oltre un quarto di secolo dalla sua scomparsa.

Il senso di questo lavoro nasce dall’esigenza di raccontare un Craxi diverso da quello spesso cristallizzato nella sola dimensione politica o giudiziaria. Attraverso le testimonianze raccolte ad Hammamet, con la preziosa collaborazione di Roberto Giuliano, Antonio Armini ed Ettore Minniti, si è cercato di mettere in luce l’ultimo Craxi: quello degli anni dell’esilio tunisino, mostrando aspetti privati, umani e in larga parte poco conosciuti dall’opinione pubblica italiana. Un uomo certamente segnato dagli eventi politici che hanno travolto la Prima Repubblica, ma al tempo stesso capace di mantenere lucidità, visione e profondità di analisi anche negli anni più difficili della sua esistenza.

Uno degli aspetti più significativi del libro è anche quello di aver dato voce ai tunisini, ai cittadini di Hammamet che accolsero Craxi negli anni dell’esilio. Attraverso alcune testimonianze raccolte direttamente sul posto, il lavoro restituisce infatti anche lo sguardo di chi condivise con lui quella stagione della sua vita, offrendo un punto di vista autentico spesso rimasto ai margini del racconto pubblico italiano. Sono storie che aiutano a comprendere non soltanto il contesto umano nel quale Craxi visse gli ultimi anni, ma anche il rapporto che riuscì a costruire con la comunità locale.

Il libro affronta inevitabilmente anche il peso storico e politico della stagione craxiana, che ancora oggi continua a dividere e a far discutere. Tuttavia, l’obiettivo di questo lavoro non è mai stato quello di proporre una lettura ideologica o celebrativa, bensì di contribuire a una riflessione più ampia ed equilibrata su una figura centrale del Novecento italiano. D’altronde, i tempi sono ormai maturi per provare ad andare oltre le contrapposizioni che per anni hanno condizionato il giudizio su Craxi, tentando di comprenderne fino in fondo il ruolo politico, le intuizioni, la visione, ma anche la dimensione personale.

Proprio per questo la giornata in Senato ha assunto un significato particolare. Il confronto sviluppatosi durante la presentazione ha dimostrato come attorno alla figura di Craxi esista ancora oggi un forte interesse culturale e storico, ma soprattutto ha evidenziato un elemento particolarmente significativo: la crescente attenzione delle giovani generazioni. Vedere tanti giovani partecipare attivamente al dibattito, intervenire, ascoltare e confrontarsi su una stagione politica che non hanno vissuto direttamente significa comprendere quanto oggi vi sia il desiderio di rileggere quella fase della storia italiana con occhi nuovi, liberi da pregiudizi e appartenenze ideologiche.

Molti giovani si avvicinano alla figura di Craxi non attraverso la memoria ideologica del passato, ma mossi dalla curiosità storica e dalla volontà di comprendere un periodo che ha impresso trasformazioni profonde nel nostro Paese. È un approccio particolarmente interessante, perché consente di affrontare temi complessi con maggiore libertà intellettuale e con la consapevolezza che la storia non possa essere ridotta a slogan o tifoserie.

Se questo libro riuscirà anche solo in parte a stimolare nuove domande, nuove riflessioni e un confronto più serio ed equilibrato sulla figura di Bettino Craxi e sugli anni che hanno cambiato la politica italiana – ma più in generale sulla storia recente del Paese e delle istituzioni repubblicane – allora avrà raggiunto il suo obiettivo.

Vi spiego perché Craxi parla ancora al presente. Scrive Di Bartolo

Di Salvatore Di Bartolo

All’indomani della presentazione a Palazzo madama, Salvatore Di Bartolo, tra i curatori del volume Hammamet ricorda Bettino (Solfanelli), racconta il saggio che mette in luce gli anni dell’esilio tunisino, mostrando aspetti privati, umani e in larga parte poco conosciuti dall’opinione pubblica italiana

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