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In Corea del Sud la crisi istituzionale in corso sembra essere arrivata ai suoi capitoli finali. Il presidente sudcoreano Yoon Suk Yeol è infatti stato ufficialmente rimosso dall’incarico, a meno di tre anni dall’inizio del suo mandato quinquennale. La decisione è stata annunciata venerdì dalla Corte Costituzionale, che ha confermato all’unanimità il voto di impeachment del Parlamento.

Yoon aveva cercato di imporre la legge marziale nel dicembre scorso, provocando un’ondata di indignazione nazionale e internazionale. L’azione, giustificata da Yoon come un tentativo di “allertare il pubblico” contro la “malvagità” dell’opposizione di sinistra, si è invece rivelata un grave abuso di potere.

Secondo quanto affermato dal giudice capo ad interim della Corte Costituzionale, Moon Hyung-bae, il presidente aveva ordinato l’invio di truppe per bloccare fisicamente il Parlamento e impedire il voto contro la legge marziale. I militari, su ordine diretto, avrebbero dovuto “sfondare la porta e trascinare fuori i parlamentari”. Inoltre, il ministero della Difesa aveva attivato i servizi di controspionaggio per monitorare i movimenti del presidente dell’Assemblea Nazionale e dei leader dei principali partiti politici, inclusi quelli della stessa maggioranza. Le accuse si estendono anche al controllo illecito dei sistemi informatici della commissione elettorale e alla sorveglianza dei membri dell’apparato giudiziario, compreso un ex presidente della Corte Suprema. “Ha mobilitato forze armate e di polizia per smantellare le istituzioni costituzionali e violare i diritti fondamentali dei cittadini”, ha affermato Moon. “In questo modo, ha tradito gravemente la fiducia del popolo coreano.”

Nonostante le misure prese da Yoon, le proteste popolari di massa scaturite immediatamente in reazione alla decisione del vertice del Paese, così come l’opposizione del Parlamento all’iniziativa presidenziale, hanno spinto il leader coreano a ritirare la legge marziale dopo poche ore dalla sua proclamazione.

L’ormai ex presidente ha pubblicato una dichiarazione poche ore dopo il verdetto, esprimendo rammarico e gratitudine verso i suoi sostenitori: “Mi dispiace profondamente di non essere riuscito a essere all’altezza delle vostre aspettative. Pregherò sempre per la Repubblica di Corea e i suoi cittadini”. Yoon deve ora affrontare un processo penale separato con l’accusa di insurrezione, che però respinge con decisione. Nel frattempo, Han Duck-soo, tecnocrate di lungo corso e già nominato da Yoon, assumerà temporaneamente le funzioni di presidente fino alle nuove elezioni, che si terranno entro 60 giorni. Il presidente ad interim ha dichiarato che farà “tutto il possibile per evitare interruzioni nel commercio e nella difesa” e garantire l’ordine pubblico in questa fase critica.

L’annuncio della Corte Non è stato però accolto positivamente da tutti. Fuori dal tribunale, i manifestanti anti-Yoon hanno esultato, definendo la sentenza “una speranza per il paese”. Per contro, i sostenitori dell’ex presidente hanno denunciato un verdetto politicizzato, arrivando in alcuni casi a vandalizzare veicoli della polizia e a lanciare minacce contro Lee Jae-myung, leader dell’opposizione e favorito per la successione. Commentando i fatti, lo stesso Lee ha parlato di “nuovo inizio per la Corea”, mentre Kwon Young-se, leader del partito conservatore (di cui Yoon è esponente) ha accettato il verdetto, chiedendo scusa alla popolazione da parte del suo partito.

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