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Guai a chiamarlo rimpasto. “Ripartenza”, s’il vous plait. Goffredo Bettini la pensa così, ma la sostanza non cambia granché. Dopo un breve break autunnale, ecco tornare in trincea il primo padrino del governo rossogiallo a difendere chi, in questo momento, è più nel mirino: il premier Giuseppe Conte. Lui è intoccabile, ribadisce mattina e sera il padre nobile del Pd. Di più: “Senza di lui non ci sarebbe stata la salvezza dell’Italia”, sentenzia intervistato da Sky Tg24.

Il tempismo lascia pochi dubbi. Bettini è stato il primo a benedire la mossa di Silvio Berlusconi, che contro tutti i pronostici ha trascinato l’intero centrodestra, con buona pace dei mugugni di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, a votare lo scostamento di bilancio, all’unisono. Sui giornali già si parla della nuova ditta “B&B”.

Quello “scostamento di maggioranza” ha fatto sì tirare un sospiro all’inquilino di Palazzo Chigi. E però gli ha anche instillato un sospetto. Il ritorno dei tatticismi parlamentari rimette al centro le segreterie politiche e sposta un po’ di lato il premier che, durante i primi mesi dell’emergenza, era considerato asse inamovibile, e insostituibile, della maggioranza.

Lo è ancora, ribadisce Bettini, a patto che non muova un passo falso. “Stimo Conte, è stato ed è un uomo di sintesi per le sue caratteristiche personali, per la sua pazienza, per la sua intelligenza. È un ottimo premier e penso che mantenere un profilo istituzionale per lui sia un vantaggio”. “Ha la capacità dai fare anche iniziativa politica, ma per me è preferibile che contini il ruolo di sintesi”.

Tradotto: se vuole durare a lungo, meglio restare lì dove è più al sicuro, a Palazzo Chigi, senza avventurarsi altrove. Come ha fatto, ad esempio, quando agli Stati Generali del Movimento Cinque Stelle ha tenuto un duro intervento sui “movimentisti”, con due stilettate che certo non sono passate inosservate ai diretti interessati, Alessandro Di Battista e Davide Casaleggio, e tantomeno a Luigi Di Maio. O ancora schiacciando l’acceleratore per inserire l’Istituto italiano di cybersicurezza (Iic) del Dis nella manovra, rimosso all’ultimo dopo un duro ultimatum dei dem.

Come il maestro saggio che redarguisce il suo beniamino, Bettini indica a Conte un percorso al riparo dalle insofferenze che aleggiano fra non pochi dei suoi alti ufficiali. Prima l’emergenza, nient’altro che il virus. Quindi “la ripartenza”, cioè una revisione della squadra di governo per disinnescare i malumori al Nazareno. “Poi si parlerà, se ne dovrà parlare, di riassetto. Ma è una cosa che viene dopo la fase dell’emergenza che è ancora in corso”. “Non sono contrario a un riassetto del governo, lo ritengo utile per la Repubblica, per la democrazia italiana”, aveva rimarcato pochi giorni fa Bettini a “Stasera Italia”, su Rete 4.

Quel “profilo istituzionale” che Conte deve tenere, spiega lui, trova già riscontro altrove. Ad esempio, nei dieci punti programmatici presentati dal ministro degli Esteri Di Maio sul Foglio. “Seguo il dibattito e penso che sia utile, mantenendo la spinta innovativa (del M5S, ndr), portarla dentro una cultura di governo. Nel decalogo di Di Maio c’è uno stile di governo. Di grande serietà”.

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