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Non è più un segreto, in Germania la minaccia ibrida è entrata nella gestione ordinaria della sicurezza nazionale: sabotaggi, cyberattacchi, spionaggio, droni, campagne di influenza. Lo ha detto senza giri di parole il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, intervistato da Bild am Sonntage ripreso da Reuters e Politico. Berlino non è in guerra, ma è “bersaglio quotidiano” di guerra ibrida.

Il riferimento immediato è l’episodio avvenuto la scorsa settimana all’aeroporto di Lipsia-Halle, dove è stato trovato un drone dotato di esplosivo e detonatore. Secondo Reuters, il velivolo sarebbe stato intercettato dopo l’intervento di un autista, che lo avrebbe colpito mentre volava a bassa quota. Un gesto definito coraggioso ma pericoloso dalle autorità locali, e che potrebbe aver evitato conseguenze ben più gravi. La procura federale tedesca ha aperto un’indagine antiterrorismo, descrivendo l’accaduto come un attacco serio contro l’infrastruttura logistica e dei trasporti del Paese.

Il luogo

Lipsia-Halle è uno degli snodi più sensibili della logistica europea. È utilizzato da Dhl, ma è anche legato alle attività di trasporto strategico della Nato. Il programma Salis, Strategic Airlift International Solution, garantisce ad alcuni Paesi alleati l’accesso a velivoli Antonov An-124 per missioni nazionali, Nato e Ue, inclusi i rifornimenti destinati al rafforzamento del fianco orientale dell’Alleanza. La Nato ricorda che la base operativa del programma Salis è stata inaugurata proprio a Lipsia-Halle e che il contratto è stato modificato dopo l’invasione russa dell’Ucraina, a causa dell’impatto della guerra sulla disponibilità e sulla manutenzione della flotta.

Secondo Associated Press, lo scalo tedesco aveva già evitato un disastro nel 2024, quando un dispositivo incendiario si era attivato in un centro logistico dell’aeroporto, dando fuoco a un container merci. Quel caso era stato ricondotto da fonti di sicurezza occidentali a una trama attribuita all’intelligence russa, inserita in una più ampia campagna di sabotaggi e disturbo contro l’Europa. Anche sull’episodio del drone di Lipsia-Halle, tuttavia, le autorità tedesche non hanno ancora indicato ufficialmente un responsabile.

L’attribuzione

Dobrindt non ha nominato Paesi specifici parlando della minaccia quotidiana. Alcuni parlamentari tedeschi hanno indicato Mosca come sospetto naturale, alla luce dei precedenti e del contesto ucraino, ma l’ambasciata russa a Berlino ha respinto le accuse, definendo l’episodio una “provocazione fabbricata”.

Il quadro, però, è più ampio del singolo drone. La Germania si trova al centro di una pressione costante che corre su più livelli: il sostegno militare e logistico all’Ucraina, la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza del traffico aereo, la difesa cyber, la tenuta del dibattito pubblico. Non a caso, secondo Reuters, il ministero dell’Interno tedesco starebbe valutando il rafforzamento delle capacità anti-drone federali, con il raddoppio degli specialisti da 150 a 300 e l’aumento delle basi dedicate da quattro a otto.

Alla dimensione fisica si aggiunge quella informativa. Nei giorni scorsi Reuters ha riportato l’allarme di fonti di sicurezza tedesche su campagne di disinformazione di matrice russa in vista delle elezioni regionali di settembre a Berlino, Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Secondo queste fonti, le operazioni punterebbero a polarizzare il clima politico e a colpire avversari locali dell’Alternative für Deutschland, partito dato in forte crescita nei sondaggi e potenzialmente in grado di conquistare per la prima volta un governo regionale, in particolare in Sassonia-Anhalt.

Matryoshka

La campagna, nota come “Matryoshka”, utilizzerebbe video diffusi sui social, spesso in inglese, con loghi contraffatti di testate e media riconoscibili, tra cui Bbc e Ard. Il ministero dell’Interno tedesco ha confermato di monitorare l’operazione, pur precisando che al momento non avrebbe raggiunto una diffusione online significativa. La cautela, in questo caso, non significa minimizzazione: per Berlino il problema non è solo il singolo contenuto falso, ma la continuità del metodo.

Un ulteriore elemento arriva da un fact check di Deutsche Welle, che ha documentato oltre 180 contenuti falsi diffusi su X, Bluesky e TikTok in vista delle elezioni di settembre in Sassonia-Anhalt, Meclemburgo-Pomerania Anteriore, Bassa Sassonia e Berlino. I video, spesso costruiti imitando loghi e format di media tedeschi come Frankfurter Allgemeine Zeitung, Ard, Stern TV e Spiegel TV, puntano a screditare candidati locali con accuse inventate – dall’omicidio alla corruzione, fino a scandali sessuali mai avvenuti – e a rafforzare la frattura narrativa tra Germania orientale e occidentale. Secondo Julia Smirnova, ricercatrice del Center for Monitoring, Analysis and Strategy, la novità è il salto di scala verso candidati regionali poco noti; una scelta che rientrerebbe nella strategia di lungo periodo attribuita a Mosca: indebolire i partiti percepiti come meno filorussi e risparmiare AfD e Bündnis Sahra Wagenknecht, non colpiti dalla campagna secondo l’analisi citata da Dw.

La minaccia ibrida, infatti, non cerca necessariamente l’effetto spettacolare, né sempre produce danni immediatamente visibili, ma lavora sull’accumulo: un drone vicino a un aereo cargo, un attacco informatico, un incendio in un hub logistico, una campagna di false accuse contro politici locali, un tentativo di logorare la fiducia nelle istituzioni. Ogni episodio può apparire isolato. Messo in fila, compone un disegno di pressione su un Paese che è insieme pilastro industriale europeo, retrovia logistica dell’Ucraina e nodo politico dell’Alleanza atlantica.

La guerra è politica

Le elezioni regionali nell’Est arrivano in territori dove il sentimento filorusso resta più radicato che altrove e dove l’AfD ha costruito parte del proprio consenso su una linea critica verso il sostegno a Kyiv e favorevole a una normalizzazione dei rapporti con Mosca. In questo contesto, sabotaggio e manipolazione informativa diventano due facce della stessa strategia: colpire le infrastrutture e, insieme, rendere più fragile il consenso attorno alle scelte di sicurezza.

La novità non sta nel fatto che la minaccia esista. Sta nella frequenza con cui si manifesta e nella difficoltà di incasellarla nelle categorie tradizionali. Non guerra aperta, non pace piena. Non solo cyber, non solo intelligence. È una zona grigia sempre meno grigia, perché i bersagli sono concreti: aeroporti, reti logistiche, opinione pubblica, partiti, governi regionali.

Droni e sabotaggi, la Germania nel mirino della minaccia ibrida

Il ministro dell’Interno tedesco Alexander Dobrindt avverte che la Germania è bersaglio “quotidiano” di operazioni ibride. Il caso del drone con esplosivo a Lipsia-Halle, snodo logistico per Dhl e per il trasporto strategico Nato, riporta al centro il dossier sulla vulnerabilità delle infrastrutture europee e sulle operazioni ostili attribuite a Mosca

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