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È partita la nuova era dell’esplorazione spaziale, e punta dritta verso la Luna. L’Italia sarà protagonista? Rispondono l’astronauta dell’Esa Luca Parmitano, il sottosegretario alla presidenze del Consiglio con delega all’aerospazio Riccardo Fraccaro, l’amministratore delegato di Thales Alenia Space Italia Massimo Claudio Comparini e la ricercatrice dell’Mit Media Lab Valentina Sumini, architetto spaziale che progetta villaggi lunari. Sono stati loro, infatti, i protagonisti dell’evento organizzato dalle riviste Airpress e Formiche, in collaborazione con Thales Alenia Space: “Fly to the Moon – Destinazione Luna”.

A guidare le nuove ambizioni lunari sono gli Stati Uniti. A dicembre 2017, con la firma sulla sua prima “Space directive policy”, il presidente Donald Trump ha ri-organizzato la tabella di marcia americana per l’esplorazione spaziale, invitando la Nasa e tutti gli attori coinvolti a puntare sul ritorno sulla Luna, per poi procedere verso Marte. Ne è nato il programma “Artemis”, con obiettivo fissato al 2024. Non sarà però una toccata e fuga come l’ultima volta. L’obiettivo è mantenere una presenza stabile sulla superficie e in orbita lunare, con il Lunar Gateway e una base sul polo sud del satellite naturale. Architetti spaziali (tra cui Valentina Sumini) sono già a lavoro per capire che forma potrà avere il villaggio lunare.

L’Italia, forte di comprovate eccellenze scientifiche e industriali, vuole essere della partita. Negli Indirizzi di governo in campo spaziale, siglati dal premier Giuseppe Conte a marzo dello scorso anno, si esplicitava la volontà della Penisola di salire a bordo di Artemis. La strada scelta è quella già sperimentata per la Stazione spaziale internazionale (Iss). Corre su un doppio binario: la partecipazione all’Agenzia spaziale europea (Esa) e il rapporto bilaterale con la Nasa. Lato europeo, l’Italia ha da poco incassato i primi importanti ritorni a fronte del rafforzato impegno nell’Esa, ufficializzato al consiglio ministeriale di Siviglia dello scorso novembre con 2,3 miliardi di euro in un budget complessivo di 14,4, pari al 16%, terzo contributore. A otto mesi dall’appuntamento spagnolo, con il via libera ai primi programmi sono arrivati per l’industria italiana contratti per circa 1,5 miliardi, con un ritorno netto complessivo per 800 milioni.

Tra questi c’è anche l’I-Hab, il modulo abitativo con cui l’Esa contribuirà al Lunar Gateway. È a guida italiana con Thales Alenia Space, la joint venture tra Thales e Leonardo. Già a settembre 2018, l’azienda annunciava la firma del contratto con l’Esa per gli studi relativi al modulo, pensato come “elemento pressurizzato con funzioni di abitabilità e supporto vitale per l’equipaggio, che implementa funzionalità di attracco per fornire interfacce e risorse a veicoli che visiteranno l’avamposto cislunare”. Alla ministeriale di Siviglia è poi arrivata la luce verde per l’I-Hab. In più, alla fine di aprile, la Nasa ha selezionato i tre progetti che andranno avanti nello sviluppo del prossimo lander per il satellite naturale, stanziando per loro 957 milioni di dollari fino a febbraio 2021. Sono guidati rispettivamente da SpaceX, Blue Origin e Dynetics. Con quest’ultima c’è anche Thales Alenia Space, chiamata a lavorare sulla capsula che ospiterà l’equipaggio nel sistema di allunaggio (Hls)

Nel frattempo, l’Italia sarà già a bordo della prima missione del programma Artemis. Prevista per il prossimo anno, vedrà il veicolo Space Launch System e la capsula Orion passare intorno alla Luna, senza equipaggio. A monitorarlo ci sarà ArgoMoon, il piccolo satellite realizzato dalla torinese Argotec, unico europeo a bordo della missione. L’azienda ha da poco presentato Andromeda, un’intera costellazione di nano-satelliti per supportare le future attività sul nostro satellite naturale. Orbitando intorno alla Luna, potrà offrire accesso alla connessione dati in tempo reale ad agenzie spaziali e ad altri enti istituzionali che saranno impegnati in missioni scientifiche e tecnologiche.

Sulla cooperazione con gli Stati Uniti si lavora infine per definire una strategia di collaborazione di lungo periodo proprio, così da definire il ruolo italiano su Artemis. Ci sarà un accordo tra governi e poi un rafforzamento della collaborazione già in essere tra l’Agenzia spaziale italiana (Asi) e la Nasa. Poggia su una lunga storia di cooperazione che risale almeno al 1964, quando il primo satellite italiano (il San Marco 1) partì dalla Wallops Flight Facility in Virginia. In tempi più recenti, i moduli realizzati per la Iss hanno consentito agli astronauti italiani un accesso privilegiato alla stazione orbitante. Tra loro pure Luca Parmitano con la missione “Volare” dell’Asi nel 2013, poi tornato sull’Iss lo scorso anno con “Beyond”, la missione dei record. Sogna di andare sulla Luna? “Il mio compito non è dire se sarò io o qualcun altro, ma è essere la persona giusta per la missione che mi verrà assegnata, qualsiasi essa sia”, ha risposto di recente.

Di questo e di altro si è parlato su “Fly to the Moon – Destinazione Luna”.

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