Skip to main content

È di questi giorni il rifiuto di Meta di aderire al Codice di buone pratiche europeo sui modelli di intelligenza artificiale per finalità generali (GPAI). La comunicazione, affidata a Joel Kaplan, Chief global affairs officer della società, non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Questo Codice introduce una serie di incertezze giuridiche per gli sviluppatori di modelli, nonché misure che vanno ben oltre l’ambito di applicazione dell’AI Act”. Il verdetto è inequivocabile: l’Unione Europea sta sbagliando strada nella regolazione dell’IA.

Il codice di buone pratiche si presenta come uno strumento per contribuire alla corretta applicazione del Regolamento IA da parte dei fornitori di modelli Gpai. Più nello specifico, contiene le linee guida per garantire la conformità di tali operatori agli artt. 53-55 del Regolamento. L’adesione, volontaria, non è di per sé prova di tale conformità. Tutto ciò porta a ritenere il Codice uno strumento di soft regulation, e, basandosi su un atto d’iniziativa del regolato, in un certo senso anche di co-regulation. Quanto al contenuto, esso si compone di tre capitoli, uno sulla trasparenza, uno sulla protezione del diritto d’autore e uno sulla sicurezza contro il rischio sistemico.

Più in particolare, nel primo, viene fornito un dettagliato modello di documentazione che il fornitore s’impegna a predisporre e, successivamente, a rendere consultabile attraverso il proprio sito o altro canale. Nel secondo capitolo, è previsto che il fornitore si conformi a una serie di obblighi molto penetranti: non eludere le misure tecnologiche di protezione del diritto d’autore e non svolgere scansioni su siti che illecitamente diffondono materiali protetti; adottare standard tecnici condivisi per l’identificazione dei contenuti riservati; e, da ultimo, a mettere in campo ogni altra misura per mitigare il rischio che i modelli generino output in violazione dei diritti di proprietà intellettuale.

Infine, nel capitolo sulla sicurezza, viene predisposto un complesso e analitico framework di gestione del rischio sistemico, che le parti s’impegnano ciascuna a adottare prima di immettere sul mercato il loro prodotto. Nel complesso, l’adozione del Codice s’inserisce in quell’ormai diffusa tendenza a regolamentare avvalendosi di strumenti alternativi alla norma e all’imposizione di obblighi di condotta. I nuovi strumenti ora passano, da un lato, per il rafforzamento della trasparenza e dall’altro, per una responsabilizzazione del “regolato”, a cui viene chiesto di stabilire quelle misure e cautele che ritiene idonee a ridurre il rischio di un accadimento negativo.

Del tutto ovvie sono le ragioni della resistenza dei soggetti regolati. La trasparenza finisce infatti per collidere con le istanze di riservatezza delle imprese, i cui segreti (si pensi proprio ai modelli e ai dati di addestramento), hanno evidentemente valore economico e competitivo proprio in quanto segreti. Mentre la responsabilizzazione del soggetto regolato finisce per far pesare su questi la carenza normativa. In questo modo, il Parlamento, dietro alla narrativa della co-regolazione e della soft-regulation, abdica al suo potere di legiferare per norme (rule) e sembra voler consegnare lo scettro all’impresa.

Ma non si tratta di abdicazione o laissez-faire, tutt’altro. Il legislatore fissa un principio di massima da tutti più o meno condiviso, attribuisce un compito aperto all’impresa, pronto a monitorarne i risultati e sanzionare le condotte ove necessario. Il regolato viene in questo modo prefigurato ad hoc come un bersaglio, per schermare l’istituzione dal peso politico della scelta laddove qualcosa dovesse andare storto. Quest’ultimo, a causa della sovraesposizione di un ruolo che non gli appartiene, rifiuta quel falso scettro e si allontana, a ragione, dalle nostre giurisdizioni.

Dietro a tale tecnica, non v’è allora nessuna maggiore efficienza, ma l’incapacità, o meglio la mancanza di volontà di imporre, assumendosi la responsabilità politica di favorire o contrastare un dato comportamento, operando il migliore bilanciamento possibile tra interessi. Il vero è che ogni innovazione tecnologica reca con sé un costo sociale e politico. La contropartita di quel costo è il progresso tecnologico, scientifico e conoscitivo atteso. Concettualmente errato è pensare che quel costo possano sostenerlo le imprese, alle quali compete già il rischio della remunerazione del capitale investito. Mentre intellettualmente ingenuo è pensare di poter agguantare quota parte di quel progresso scansando i connessi rischi sociali.

Forse si dovrebbe riflettere sul perché le più grandi invenzioni della storia siano state prodotte in tempo di guerra, come riadattamenti a uso civile di tecnologie militari, quando l’innovazione non poteva permettersi di sostenere il lusso del garantismo. E forse, prendendo a esempio una ben nota innovazione tecnologica, si dovrebbe anche riflettere sul fatto che, prima che si avesse il primo vero Codice della strada, l’automobile era già da oltre vent’anni sulle strade. Così, mentre negli Stati Uniti, il presidente Trump ha adottato un executive order dal titolo già ampiamente significativo – Removing Barriers to American Leadership in Artificial Intelligence –pronto a sostenere le proprie imprese nella race globale alla IA, da questa parte dell’Oceano ci nascondiamo dietro al velo di finissime tecniche regolatorie, senza che nessuno abbia il coraggio di gridare: “il re è Nudo!”

Meta e non solo. Perché l'Ue sta sbagliando strada nella regolazione dell’IA

Di Riccardo Piselli

Mentre negli Stati Uniti, il presidente Trump ha adottato un executive order dal titolo già ampiamente significativo, Removing Barriers to American Leadership in Artificial Intelligence, pronto a sostenere le proprie imprese nella race globale alla IA, da questa parte dell’Oceano ci nascondiamo dietro al velo di finissime tecniche regolatorie, senza che nessuno abbia il coraggio di gridare: “Il re è Nudo!”. L’analisi di Riccardo Piselli, prof. di Proprietà Intellettuale alla Luiss Guido Carli

Infrastrutture critiche e integrità dell'Occidente. La nuova geografia del rischio secondo Elisabeth Braw

I submarine cables sono oggi fondamentali per la connettività globale, il commercio e lo sviluppo digitale. Sul controllo e la messa in sicurezza, o il sabotaggio, delle infrastrutture critiche sottomarine si gioca una partita fondamentale, in grado di spostare gli equilibri geopolitici globali. Conversazione con Elisabeth Braw (Atlantic Council)

 

 

Il piccolo Trump, la politica e come navigare in acque tempestose. La riflessione di Becchetti

I comportamenti della leadership americana non hanno alcun senso. Un giorno sì e un giorno no viene lanciata la guerra dei dazi che, se di successo, finirebbe per danneggiare soprattutto gli Stati Uniti in termini di rischio inflazione. Per fortuna la politica ha molto poco successo e sinora rispetto alle minacce iperboliche i risultati sono minimi. La riflessione di Leonardo Becchetti

Prove tecniche di dopoguerra. Le tre strade obbligate per l'Europa secondo l'amb Starace

Di Giorgio Starace

Dopo anni di analisi sul conflitto in Ucraina, il focus si sposta sul “dopo”: un’Europa chiamata a ridefinire sicurezza, istituzioni e ruolo internazionale, senza più contare ciecamente sull’ombrello americano. L’azione di Trump apre scenari ambigui di dialogo con Mosca, ma né lui né Putin hanno raggiunto i propri obiettivi strategici. Il conflitto si trascina, logorando entrambi i fronti, mentre la Cina resta il vero attore forte sullo sfondo. L’Europa deve prepararsi a tre sfide imprescindibili: riforme istituzionali, difesa comune e nuovo dialogo con la Russia. L’Italia può giocare un ruolo chiave, ma serve una visione autonoma e coraggiosa nel contesto globale. L’analisi dell’ambasciatore Giorgio Starace

Epidemie e vulnerabilità climatica. Come mutano i rischi in contesti fragili

Di Elisa Bernelli

Il cambiamento climatico alimenta la diffusione di Hiv, tubercolosi e malaria, colpendo le fasce più fragili e mettendo sotto pressione i sistemi sanitari. Il Fondo globale è in prima linea con interventi mirati e partenariati strategici. L’analisi a firma di Elisa Bernelli, advocacy officer del Network italiano di salute globale, dal report “Salute globale e one health”

Quando la difesa diventa minaccia. Il paradosso del Golden Dome spiegato da Fargnoli

Il “Golden Dome” statunitense mira a creare uno scudo globale contro minacce missilistiche, ma la sua dichiarata natura difensiva può avere effetti destabilizzanti, spingendo le potenze rivali a potenziare le capacità offensive e ad accelerare la weaponization dello spazio. Il commento di Chiara Fargnoli, esperta del Basic e Research Associate della Harvard University

Difesa e sicurezza, quanto costerà davvero l’obiettivo del 5%? Il punto di Braghini

Di Fabrizio Braghini

Il nuovo obiettivo di spesa Nato per il 2035 impone una riflessione strategica e finanziaria all’Europa, con implicazioni rilevanti per l’Italia. Berlino, Parigi e altri partner hanno già intrapreso percorsi di rafforzamento, mentre a Bruxelles si susseguono iniziative e proposte, dai fondi Safe al bilancio Ue 2028–2035. Ma resta da sciogliere il nodo cruciale: come finanziare la sicurezza senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici? L’analisi di Fabrizio Braghini

Xi Jinping tenta la carta della spartizione del mondo con Trump e Putin

Si vis pacem…yǔ Pǔjīng hé XíJìnpíng huìmiàn, incontra Putin e Xi Jinping. Così a Pechino traducono il motto latino per spiegare il senso dell’iniziativa del leader cinese di promuovere un’incontro fra i Presidenti di Stati Uniti, Russia e Cina. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Phisikk du role - Ogni giorno facciamo un atto di fede. Ma non per tutti

I politici sono da anni all’ultimo posto della considerazione popolare in tutti i sondaggi sul gradimento di figure che animano la nostra dimensione pubblica. Invece il caso dei magistrati e della difficoltà della gente di accordare loro fiducia un po’ è raccontato in un potente aforisma di Borges: “Non è necessario essere colpevoli per avere timore dei magistrati”

Golden Power, quell'equilibrio tra crescita economica e sicurezza. Il commento di Ruperto e Chimenti

Di Stanislao Chimenti e Saverio Ruperto

Le recenti indicazioni della Commissione europea in materia di Golden Power e il ruolo dell’Autorità interna a garanzia del sistema finanziario nazionale spiegati dal prof. avv. Saverio Ruperto, Ordinario di Diritto Civile, “La Sapienza” Università di Roma, Of Counsel Studio Legale Delfino e Associati Wilkie Farr & Gallagher e da Stanislao Chimenti, Equity Partner Studio Legale Delfino e Associati Wilkie Farr & Gallagher

×

Iscriviti alla newsletter