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Si torna a parlare di dazi sul farmaceutico. A margine di un evento a Pittsburgh, il presidente americano Donald Trump ha annunciato che a partire dal primo agosto potrebbero scattare tariffe doganali sui farmaci importati negli Usa, riporta The Guardian. Una scelta che, ha subito aggiunto il tycoon, potrebbe presto estendersi anche ai semiconduttori. “Saranno annunciati probabilmente alla fine del mese”, ha dichiarato Trump. “Partiremo con tariffe più basse – ha quindi spiegato – per dare alle società farmaceutiche un anno di tempo per adeguarsi. Dopo, arriveranno dazi molto più pesanti. Lo stesso schema e una tempistica simile – ha aggiunto – sarà adottata per i produttori di semiconduttori”.

SEFCOVIC IN VIAGGIO VERSO GLI USA

Nel frattempo Maros Sefcovic, commissario europeo per il Commercio, è in volo verso Washington per un nuovo round di colloqui con le controparti americane, come confermato dal portavoce della Commissione Ue, Olof Gill. Nei giorni scorsi, a margine del Consiglio Affari esteri, Sefcovic aveva ribadito: “Rimaniamo convinti che le relazioni transatlantiche meritino una soluzione negoziata che porti a rinnovata stabilità e cooperazione”.

ANCORA INCERTEZZE

Già a inizio mese, durante una riunione di governo, Trump aveva ventilato l’ipotesi di tariffe fino al 200% nel caso in cui le aziende farmaceutiche non riportassero la produzione negli Usa entro un anno o un anno e mezzo. Un approccio muscolare motivato da esigenze di sicurezza nazionale. Lo scorso aprile, l’amministrazione ha avviato un’indagine sull’importazione di farmaci e semiconduttori in base alla sezione 232 del Trade expansion act del 1962 – lo stesso strumento utilizzato negli scorsi anni per giustificare dazi su acciaio e alluminio. Il rischio è di un impatto significativo per l’industria farmaceutica europea, e in particolare per l’export italiano. Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, nei giorni scorsi aveva avvertito che qualora le tariffe dovessero attestarsi al 30% – come da soglia prevista all’interno della lettera consegnata alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen la scorsa settimana – i costi per la farmaceutica italiana, considerata l’attuale svalutazione del dollaro, ammonterebbero a 4 miliardi.

Da mesi ormai si susseguono annunci, smentite e controannunci fra i due lati dell’atlantico. Le imprese europee e italiane restano dunque in attesa, confidando nei negoziati. Con la sola certezza dell’incertezza.

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