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Il presidente statunitense Donald Trump è pronto a firmare la legge che autorizza le sanzioni sugli alti funzionari cinesi ritenuti responsabili delle violazioni dei diritti umani nei confronti degli uiguri, la minoranza musulmana represse nella provincia dello Xinjiang. Lo riporta l’agenzia Reuters. La legge, proposta dal senatore repubblicano Marco Rubio ritenuto un falco anti Cina, accusa il segretario del Partito comunista dello Xinjiang, Chen Quanguo, membro del potente Politburo cinese, di essere responsabile di “gravi violazioni dei diritti umani” nei confronti della minoranza.

La nuova normativa, approvata lo scorso mese da Camera e Senato dopo diversi mesi di dibattito, è finita nel mirino dell’ambasciata cinese a Washington che ha adottato il mantra che Pechino che riprende su molti dossier, dagli uiguri a Hong Kong: “La legge diffama platealmente l’antiterrorismo cinese e le misure di deradicalizzazione e interferisce pesantemente negli affari interni della Cina”, cosa che Pechino “deplora” e contro cui “si oppone nettamente”. “Invitiamo gli Stati Uniti a rimediare immediatamente al loro errore, a smettere di usare le questioni relative allo Xinjiang per intervenire negli affari interni della Cina e ad astenersi dal percorrere ancora una strada sbagliata”, ha aggiunto l’ambasciata.

La Camera aveva approvato una versione più dura della legge che limiterebbe anche l’export di tecnologia utilizzata nella sorveglianza di massa degli uiguri. Ma il Senato a guida repubblicana ha deciso di eliminare le disposizioni sulle esportazioni per garantire alla legge un passaggio unanime, lasciando che sia il presidente Trump a gestire le questioni tecnologiche all’interno della sua lunga guerra commerciale con la Cina. 

Pare niente da fare, invece, per la proposta di Rubio e del deputato democratico Jim McGovern per vietare le importazioni negli Stati Uniti dallo Xinjiang, area fondamentale per l’industria tessile. Come avevamo raccontato su Formiche.net, la decisione aveva subito una forte accelerazione dopo la pubblicazione di un report dell’Australian Strategic Policy Institute che raccontava le condizioni di vita delle minoranze musulmane in quell’area della Cina, diventata ancora più strategica con l’apertura della Via della Seta: rieducazione, lavori forzati e sorveglianza, queste le condizioni in cui vivono gli uiguri, si legge nel rapporto intitolato Uiguri in vendita. Ecco la sintesi di quel documento secondo Giulia Pompili, giornalista del Foglio che cura la newsletter Katane su Asia e Pacifico: “Più di 80mila uiguri, la minoranza etnica dello Xinjiang, sono stati dislocati forzatamente in tutta la Cina per lavorare nell’industria tessile a bassissimo costo. Le fabbriche in questione producono prodotti per 83 marchi globali, tra cui Apple, Nike, Gap e Sony”. In questo caso, sembra che gli sforzi delle aziende per cambiare le proprie catene di approvvigionamento abbiano convinto il Congresso a non procedere (almeno per ora) nell’approvazione della legge. Anche perché sarebbe assai complicato per gli Stati Uniti, ha spiegato l’intelligence a stelle e strisce, dividere tra lavoro legittimo e sfruttamento in un contesto come lo Xinjiang. 

Come ricorda la Reuters, il disegno di legge ha subito un’accelerazione con le crescenti tensioni tra Washington e Pechino sulle origini della pandemia di coronavirus e sulla stretta cinese su Hong Kong attraverso una nuova legge sulla sicurezza nazionale che, secondo molti, sancisce la fine del regime “un Paese, due sistemi” che ha garantito per quasi un quarto di secolo una certa dose di autonomia all’ex colonia britannica. Sempre l’agenzia sottolinea come il presidente Trump abbia dichiarato la scorsa settimana che l’imposizione di sanzioni al presidente cinese Xi Jinping non è una possibilità sul tavolo. Tuttavia, la Casa Bianca ha recentemente ordinato all’amministrazione di iniziare a cancellare lo status speciale garantito dagli Stati Uniti a Hong Kong con il fine di punire la Cina, e ha detto che Washington imporrà anche sanzioni a persone considerate responsabili di “soffocare la libertà” nell’ex colonia britannica.

L’altro fronte cinese. Trump pronto a firmare le sanzioni per lo Xinjiang

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