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È come se il governo, a un certo punto, si fosse trovato a confrontarsi con due opposizioni, beninteso di tipo completamente diverso e non collegate tra loro. C’è quella vera, politica, rappresentata da Lega, Fratelli d’Italia e anche, ma un po’ meno, da Forza Italia, che ieri si sono ritrovate a Roma per contestare l’operato di Palazzo Chigi in una manifestazione dalle mille polemiche. E poi c’è quella che non ti aspetti, quantomeno per i modi netti ma certo efficaci con cui è andata esprimendosi nelle ultime settimane. Quest’ultima, come si è chiaramente capito in questi giorni, ha il nome e il volto di Carlo Bonomi, all’esordio alla guida di Confindustria eppure già capace di mandare in tilt un bel pezzo della maggioranza.

Basta, d’altronde, leggere le reazioni e i commenti di alcuni dei principali rappresentanti dei partiti che sostengono l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte per rendersi conto di quale opposizione dalle parti del governo sia temuta di più. Si diceva della manifestazione di ieri di cui in televisione e sui quotidiani online si è continuato a parlare soprattutto, forse ingenerosamente, per via del mancato rispetto delle regole sulle distanze. Anche perché si è svolta in modo atipico in una giornata di festa nazionale. “La piazza di destra è sgangherata, ma c’è”, ha sintetizzato il direttore editoriale di Formiche.net Roberto Arditti. Insomma il centrodestra ha battuto un colpo ma anche mostrato qualche fragilità su cui dovrà lavorare nei prossimi mesi. Ancora non abbastanza, osservano alcuni, per destare una reale preoccupazione a Palazzo Chigi, almeno in questa fase e fino alle prossime elezioni regionali d’autunno.

A differenza, invece, delle esternazioni che arrivano dal nuovo inquilino di via dell’Astronomia il cui effetto nel dibattito pubblico è stato deflagrante. In particolare con la sua intervista a Roberto Mania di Repubblica. L’impressione è che Bonomi – a prescindere dai toni inconsuetamente forti utilizzati (“questa politica rischia di fare più danni del Covid”), soprattutto vista la storia recente di Confindustria – sia riuscito davvero a infilare il dito nella carne viva dei problemi che attanagliano il governo (e il Paese): i soldi che non arrivano alle imprese, i posti di lavoro che rischiano di ridursi pesantemente, le tasse che, si teme, possano aumentare ancora. E la sensazione, diffusa non solo nel mondo delle aziende, che la politica – per dirla testualmente come Bonomi – “tenda a comprare tempo, a prendere a calci la lattina e a spostarla un po’ più in là”.

Parole lontane da logiche per così dire elettoralistiche – difficile interpretarle come un assist all’opposizione, specialmente a quei partiti, vedi alla voce Lega, che hanno avuto nel recente passato responsabilità di governo – contro le quali nelle ultime ore sono piovute critiche a più non posso da parte della maggioranza di governo e degli ambienti di centrosinistra. “Pensi all’evasione fiscale”, gli ha risposto il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio. “Non serve la faccia feroce, esiste anche l’esame di coscienza”, ha commentato Romano Prodi sul Corriere della Sera. E via così, una serie quasi infinita di risposte piccate con qualche sporadica eccezione. Come il responsabile economico di Italia Viva Luigi Marattin che al Foglio ha detto, in pratica, di non apprezzare la metafora ma di condividere la sostanza delle dichiarazioni del presidente di Confindustria.

A favore del quale ha preso invece posizione uno schieramento trasversale che comprende esponenti politici, esperti e giornalisti. “Bonomi vada avanti, Confindustria non si faccia intimidire: torneremo a essere un grande Paese solo se saremo liberi, solo se avremo coraggio, passione e competenze”, ha scritto ad esempio su Facebook il leader di Energie per l’Italia e promotore del piano Ricostruire l’Italia Stefano Parisi. “I rischi evocati da Bonomi sembrano essere passati quasi inosservati tra i partiti. Eppure il pericolo di un punto di non ritorno è chiaro”, ha spiegato il fondatore di Azione Carlo Calenda, che la famosa intervista del presidente di Confindustria l’ha pure retwittata. Sulla stessa lunghezza d’onda, tra gli altri, anche il giornalista economico Oscar Giannino: “Bene Bonomi: o ricostruiamo seguendo due priorità – produttività e qualità delle scelte pubbliche in base al Pil e alle diseguaglianze – oppure quando la Bce inizierà a chiudere l’ombrello l’Italia andrà ko. La sfida non è se gli darà retta la politica, ma la società civile: parlar chiaro, finalmente”.

Alla vigilia del cambio al vertice in Confindustria, Stefano Folli aveva scritto su Repubblica che il nuovo giocatore della Fase 2 – e, forse, non solo di quella – sarebbe stato Bonomi. Adesso anche nel governo e nella maggioranza se ne sono convinti.

Se l’uomo nuovo della politica italiana è il presidente di Confindustria

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