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La situazione è di quelle difficili, a tratti imprevedibili. Ma, nonostante tutto, Eni è attrezzata per resistere e adattarsi a nuovi e improvvisi cambi di scenario. Il piano industriale 2026-2030, presentato al mercato dal ceo del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, porta in dote alcune certezze. E di questi tempi ce ne è un gran bisogno, specialmente se arrivano da chi assicura gas a un Paese tra i più esposti agli shock globali, come l’Italia. Tanto per cominciare, la chiusura dello stretto di Hormuz da parte dei pasdaran iraniani è sì un problema, ma fino a un certo punto.

“Per quanto riguarda la crisi nel Golfo Persico e nello stretto di Hormuz posso dire che abbiamo posizioni marginali dal punto di vista della produzione, tra il 2-3% della nostra produzione, e in termini di cash flow e ebit abbiamo pù progetti in sviluppo che in produzione. Dal nostro punto di vista possiamo dire che l’impatto non è così grande”, ha messo in chiaro Descalzi rispondendo alle domande gli analisti, durante la presentazione del piano. Secondo punto fermo, la strategia futura del Cane a sei zampe è chiara, soprattutto ai mercati, anche quando il mare è in burrasca.

E questo, secondo il numero uno del gruppo fondato da Enrico Mattei, è un punto di forza. “I mercati energetici cambiano velocemente e non sono sempre prevedibili, mentre la nostra strategia è ben prevedibile e abbiamo l’opportunità di crescere rispettando sempre quanto annunciato. Abbiamo un portafoglio upstream di alta qualità che garantisce una crescita visibile della produzione e del flusso di cassa, mentre le attività di transizione in rapida espansione diversificano e creano nuove fonti di valore per il gruppo”, ha rivendicato Descalzi.

“La nostra strategia e il nostro nuovo piano di qui al 2030 mostrano in che modo Eni realizzerà tutto questo. Il nostro passato dimostra che possiamo farlo, noi cresceremo e faremo crescere il nostro business exploration&production dall’attuale situazione con quindi un portafoglio di progetti e risorse di altissimo livello in termini di profondità e qualità: tutto questo è garantito da un’elevata posizione finanziaria molto robusta, la più forte nella storia che è stata chiaramente ideata, progettata per finanziare i nostri progetti. Per i nostri investitori offriamo una crescita altamente visibile che genera apprezzamento insieme a una distribuzione estremamente attraente”, ha specificato Descalzi.

Di qui, un piano industriale che è un mix di crescita e resilienza. Forte del deconsolidamento di Plenitude (la controllata Eni che integra la vendita e commercializzazione di gas ed energia elettrica per famiglie e imprese con la produzione di energie rinnovabili e la gestione dei punti di ricarica per veicoli elettrici e in cui Eni è scesa al 65% del capitale), annunciato alla vigilia del piano e ulteriore conferma la bontà della strategia di valorizzazione delle società del gruppo, il Cane a sei zampe ha messo a terra un piano strategico al 2030 da 5 miliardi di investimenti l’anno, nel quale è contenuto un potenziamento della remunerazione degli azionisti, sostenuto da nuovo buyback (riacquisto di azioni proprie) da 1,5 miliardi e, soprattutto, da un ulteriore upside che si traduce nella previsione di una cedola straordinaria se il petrolio supererà i 90 dollari al barile o se i prezzi di gas o i margini di raffinazione supereranno del 50% quelli previsti dal budget di Eni.

D’altronde, per stessa ammissione del manager, chiamato alla guide del gruppo dodici anni fa “caposaldo strategico di Eni rimane la coerenza, determinante in un contesto di mercato incerto e volatile. La nostra attività esplorativa, eccellenza a livello mondiale, la nostra grande capacità di realizzazione dei progetti, le nostre tecnologie all’avanguardia e una strategia finanziaria chiara e definita sono i pilastri che in modo sinergico alimentano la nostra crescita, garantiscono resilienza e una politica di remunerazione altamente attrattiva per i nostri azionisti. L’esecuzione della strategia ci ha consentito di realizzare performance eccezionali nel 2025, che rappresentano una concreta e importante conferma per il futuro”.

Dalla crisi di Hormuz al buyback. Il realismo del nuovo piano Eni

Il Cane a sei zampe presenta al mercato una strategia che guarda al 2030 che poggia su 5 miliardi di investimenti all’anno e su una spinta all’esplorazione e alla produzione di idrocarburi. E con un valore aggiunto dato dalla capacità di adattamento a un contesto energetico mai così fluido. Il ceo Descalzi, comunque, rassicura su Hormuz

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