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Nell’epoca della disintermediazione e della globalizzazione, la necessità di connettere persone, fatti e atti del nostro vivere quotidiano, del nostro lavoro rappresenta una delle real practice fondamentali per divenire protagonisti attivi nel nuovo mercato targato 5.0

Una constatazione semplice, forse banale, ma che le classi lavorative non approfondiscono fino in fondo, e che trova “forza” o meglio “energia” nella parola “dialogo” la chiave di volta per la costruzione del capitale umano capace di essere sintesi di interessi e di visioni condivise.

Parliamo quindi di Human Power, il potere della persona, ossia la sua capacità di essere algoritmo non solo di relazioni interpersonali ma canale di interessi e quindi di contenuti che possano creare valore tra le persone e tra i loro indirizzi di vita.

Oggi l’uomo all’interno della rivoluzione digitale e della costante distruzione creativa del lavoro si trova spaesato e abbandonato da un sistema produttivo asettico e privo di input che possa coinvolgerlo in maniera attiva nella vita della società: un bicchiere rovesciato che soffoca e protegge, ma che rischia di cancellare le capacità di adattamento al mercato e al nuovo mainstream culturale del lavoro in continua evoluzione.

Una visione realistica che quindi ha bisogno di un metodo innovativo e di contenuti capaci di accendere quella coscienza critica intenta a far comprendere meglio la nuova stagione economico produttiva in cui al centro della domanda è l’uomo stesso e le sue idee.

Rinascimento, Umanesimo, Illuminismo, Romanticismo, Giusnaturalismo sono stati passaggi culturali importanti, ma che avevano un denominatore comune: l’uomo e le sue idee, l’uomo e la sua capacità di connettere mondi diversi anche lontani ma che avevano un contenuto di valore capace di andare “oltre”.

C’è necessità quindi di una grande rete di pensiero che nasca dal concetto di humanitas e si estenda e crei un humus culturale, che non cancelli ma che valorizzi l’identità e cambiamento allo stesso modo, facendo sintesi e ricalcolo delle attività fin’ora poste in essere in una visione completamente innovativa.

Una visione dell’ecosistema, in cui uomini, economia e progresso creino qualcosa di “nuovo”, un valore intrinseco fuori dalle logiche della molteplicità delle masse, ma capace di creare paradigmi e connessioni straordinarie per la creazione dell’Io insieme ad un Noi in cui la robotica è uno strumentum.

Devono nascere quindi gli “Umanisti Digitali” ossia quella corrente culturale capace di accompagnare le nuove classi economiche e politiche ad interpretare la società dei servizi e la sua evoluzione costante alla costruzione di un futuro benessere collettivo.

Parliamo quindi di una nuova Odissea del pensiero moderno, come un vascello della conoscenza, promotore di una chiave di lettura innovativa ed attuale, attraverso una psicologia cognitiva consolidata della realtà contingente posta a fattore comune con le variabili del nostro tempo.

Una connessione che potrà produrre una nuova linfa di idee e percorsi per la condivisione di un modello di sviluppo umano, di autodeterminazione e di formazione dell’individuo. In primis a partire dal diritto, in secundis nella ridistribuzione delle risorse.

La nuova filosofia, come Umanisti Digitali, sarà da ricondurre al principio dell’equità intesa come “Bene Comune” e non solo come indice di profitti: la necessità di aggregare e distribuire ricchezza, cultura, servizi e democrazia per lo sviluppo della società. Il digitale è uguaglianza nei metodi, ma è rivoluzione nei processi. Un superamento delle divisioni fra capitale e lavoro, tra industria, progresso e benessere collettivo. Per fare ciò, è necessaria una rivoluzione culturale silenziosa della conoscenza intesa come paradigma di sviluppo per una neo formazione sia professionale, etica che di pensiero.

Credere quindi nella “contaminazione delle idee e delle persone” per arricchire il valore della tecnologia e dei suoi benefici e allo stesso tempo nelle potenzialità del nostro Paese come simbolo di eccellenza da diffondere e da promuovere con una strategia nuova e al passo con i tempi in cui il digitale giocherà la sua parte: solo la fantasia e la capacità di essere promotori e grandi visionari forniranno la chiave di lettura per conoscere ed interpretare il New Human System.

Un combinano disposto che desidera aprire una discussione filosofica e sociologica completamente inedita: una sfida che parte dai primordi letterari con Isaac Asimov all’Algoretica che Pontificia Accademia per la Vita, Microsoft, Ibm, Fao e governo italiano hanno lanciato con la “Rome Call for AI Ethics”, in cui le nuove generazioni possono finalmente dare un loro contributo all’interno di mainstream culturale riconosciuto ma che ha ancora bisogno di un padre.

L’Odissea umanista nell’El Dorado digitale

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