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Assomiglia al “whatever it takes” di Draghi del 2012 la dichiarazione della Presidente della Commissione Europea al termine della riunione di ieri dei Capi di Stato e di Governo UE: “Useremo tutti i mezzi per assicurarci che l’economia europea superi questa tempesta”. Sapremo nei prossimi giorni se la frase avrà la stessa credibilità di quella utilizzata da Mario Draghi per salvare l’euro. Se, ad esempio, oltre a mettere a disposizione i 25 miliardi di euro promessi dal bilancio della Commissione da destinare alla lotta al Covid 19, verrà sbloccato il negoziato sul bilancio UE, con un impegno serio a condividere una parte maggiore del PIL europeo per fornire beni pubblici europei, come la ricerca e la salute pubblica. Non (solo) in un’ottica emergenziale, ma in una strategia di lungo periodo e per affrontare le varie sfide che l’Europa avrà di fronte (alcune prevedibili, altre meno, come ha dimostrato il coronavirus) nei prossimi sette anni.

Non solo. Mentre cresce la consapevolezza che il Covid 19 non rappresenta uno shock asimmetrico, destinato a creare una recessione economica soltanto in Italia, ma un rischio generale e concreto per l’intera Unione Europea, la prossima riunione dell’eurogruppo (prevista per lunedì prossimo, 16 marzo) può essere una grande occasione per mostrare ai cittadini europei che i rappresentanti dei loro governi sanno reagire con lungimiranza e spirito di solidarietà.

All’eurogruppo si discuterà di MES, il fondo salva-Stati che ha generato un dibattito fortemente critico anche in Italia. Ebbene, esiste un modo inequivocabile per sconfiggere la retorica anti-MES: trasformarlo in uno strumento di crescita, volto al finanziamento di beni pubblici cruciali per fronteggiare la crisi innescata dall’emergenza sanitaria. I paesi dell’eurogruppo possono decidere subito di utilizzare il MES per sostenere gli investimenti in sanità, ben oltre i 25 miliardi promessi dalla Commissione: per attrezzare nuovi spazi di gestione delle emergenze, acquisire macchinari, personale medico ed infermieristico per ampliare in modo strutturale la disponibilità di posti letto, promuovere la ricerca di antivirali efficaci e vaccini senza gravare sui singoli bilanci nazionali (col conseguente rischio di innalzamento dello spread e quindi degli oneri per il servizio del debito).

Si può decidere di farlo direttamente, attivando i canali delle risorse destinate al sostegno finanziario (estendendone cioè il range di utilizzo); oppure indirettamente, utilizzando le risorse come garanzia per un’emissione obbligazionaria comune, che sui mercati sarebbe assimilabile al tanto discusso (ma ben poco immaginato, concretamente) safe asset europeo: un titolo collettivo che, grazie alla garanzia condivisa dei vari paesi, avrebbe presumibilmente un prezzo di mercato sostanzialmente vicino allo zero, in grado di mantenere il proprio valore stabile anche in presenza di crisi finanziarie.

In questo secondo caso, si potrebbe pensare di riunire tutti i fondi a sostegno della crescita e degli investimenti; e crearne di nuovi, a sostegno della ricerca e di altri settori strategici per la ripresa economica, che inevitabilmente dovranno essere messi in campo dai singoli governi se non sarà l’Europa a muoversi. Insomma, come ricordato qualche giorno fa anche da Prodi e Quadrio Curzio su Il Sole 24 Ore, è il momento per creare finalmente quella capacità fiscale europea per dare concreta attuazione all’idea di un’Europa solidale.

Invece di discutere dell’ipotesi di far ricorso alla “general escape clause”, grazie alla quale si potrebbe sfondare il tetto del 3%  del deficit in ciascun paese, sarebbe meglio cogliere l’occasione per gestire coi bilanci nazionali solo problemi specifici nazionali, ed affrontare invece collettivamente una serie di problemi di dimensione evidentemente transnazionale, sia aumentando il bilancio UE, sia facendo ricorso all’indebitamento, collettivo, sui mercati finanziari internazionali.

Un piccolo gesto, in fondo. Ma un passo da giganti per mostrare all’opinione pubblica che l’Europa non è solo un complesso sistema di vincoli burocratici, ma anche un grande progetto e un fondamentale tassello nell’assicurare a tutti noi ed alle generazioni future un domani migliore; come ha cercato di fare ieri sera Ursula von der Leyen da Presidente della Commissione.

La grande occasione

Assomiglia al “whatever it takes” di Draghi del 2012 la dichiarazione della Presidente della Commissione Europea al termine della riunione di ieri dei Capi di Stato e di Governo UE: “Useremo tutti i mezzi per assicurarci che l’economia europea superi questa tempesta”. Sapremo nei prossimi giorni se la frase avrà la stessa credibilità di quella utilizzata da Mario Draghi per…

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