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Alla Nuvola si è aperta questa mattina la nuova sessione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, co-organizzata dal governo italiano e da quello  ucraino, con l’intento di portare, a conflitto ancora in corso, il lungo processo che mira a ricostruire la dimensione economico-sociale (ma non solo) del Paese invaso dalla Russia nel febbraio del 2022. In occasione dell’apertura della kermesse, Formiche.net ha chiesto a Jörn Fleck, senior director presso lo Europe Center dell’Atlantic Council, la sua interpretazione della situazione.

Che visione ha sulla sessione della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina che si è aperta oggi a Roma?

Molto positiva. Innanzitutto, penso che sia fantastico vedere l’Italia che si fa avanti, e il governo italiano che sostiene l’Ucraina. Credo che l’Italia, che si è assunta il compito di ospitare la conferenza sulla ricostruzione di quest’anno, si stia impegnando per far progredire la situazione. Ed è merito di una grande leadership italiana, non solo a livello europeo ma anche internazionale, per cercare, in circostanze molto difficili per l’Ucraina e la ricostruzione dell’Ucraina, di far avanzare la palla il più possibile. È un segnale molto importante. In secondo luogo, stiamo assistendo ad alcuni dei più intensi e gravi attacchi da parte della Russia all’Ucraina dall’inizio dell’invasione su larga scala, che stanno causando vittime civili in tutto il Paese e distruggendo infrastrutture critiche. In questo contesto credo che sia estremamente importante il fatto che questa conferenza segnali il continuo sostegno dell’Italia, dell’Europa, degli Stati Uniti e della comunità internazionale all’Ucraina in questo momento così difficile. Tutto questo sullo sfondo delle dinamiche mutevoli in corso a Washington D.C.

A cosa fa riferimento?

Stiamo vedendo alcuni segnali positivi che indicano che il Presidente Trump è disposto finalmente ad adottare un approccio molto più duro nei confronti del Presidente Putin e della Russia. Li considero segnali di cauto ottimismo, così come considero tale il ritorno agli aiuti militari statunitensi dopo alcuni giorni in cui erano stati temporaneamente sospesi. Per tutte queste ragioni ritengo che questo sia un momento molto importante per rassicurare l’Ucraina e il popolo ucraino sul fatto che l’Europa e gli Stati Uniti sono ancora al loro fianco, continuano a sostenerla e a collaborare con Kyiv in ottica di breve e a lungo termine per sviluppare la prospettiva euro-atlantica del Paese.

Possiamo guardare alla conferenza attualmente in corso come un’occasione di stabilire un legame reciproco che comporti un forte committment occidentale alla sicurezza dell’Ucraina, sulla falsa riga di quanto avvenuto con l’accordo sui minerali?

Non credo che si debba aspettare che domani saranno firmati una serie di memorandum d’intesa su tutte le diverse dimensioni della futura ricostruzione dell’Ucraina, e in generale non credo che in questa conferenza vedremo qualcosa del livello dell’accordo Usa-Ucraina sui minerali e dell’annesso fondo di investimento per la ricostruzione. Ma penso che dobbiamo continuare a vedere come dare a tutti una maggiore partecipazione al futuro dell’Ucraina e alla sua ricostruzione. Perché, come ha suggerito, i legami economici sono molto importanti. E credo che questi siano elementi importanti per preparare il terreno. Nessuno di questi sforzi di ricostruzione, che richiederanno anni e anni, non decenni, può materializzarsi dal nulla. Ed è necessario sin da ora pianificare azioni da intraprendere in futuro, quando l’Ucraina sarà completamente ricostruita e risanata. E questo è un altro fattore che rende la conferenza è davvero importante.

Crede che sarebbe più efficiente un approccio condiviso alla questione da parte di Europa e Stati Uniti, o sarebbe meglio che i due attori agissero su filoni sì coordinati ma paralleli?

Penso che un approccio comune sia la scelta migliore sia per l’Ucraina sia per i contribuenti europei e americani. Qualunque iniziativa i governi siano disposti portare avanti sarà più efficace ed efficiente se saremo coordinati in quello che stiamo facendo sincronizzando l’azione dei singoli Paesi europei, quella comunitaria e quella transatlantica.  Penso che una sorta di ripartizione in minuscoli temi specifici non sia un approccio molto realistico.  Ma questo non vuol dire però che l’Europa non debba agire autonomamente, anzi. L’Europa deve farsi avanti, deve svolgere un ruolo importante e deve essere pronta a farlo, in modo coordinato e coerente. In questo senso vedo molta importanza in questa serie di conferenze, da Londra a Berlino ieri fino a Roma oggi, che riuniscono tutti gli attori per riflettere assieme ed iniziare a tracciare un programma di lavoro. Anche perché ricordiamoci che molto dei dossier affrontati in questa sede sono parte interante del processo di integrazione europeo dell’Ucraina.

Non crede che ci possano essere implicazioni nel breve periodo da parte della conferenza?

Si. La Conferenza per la Ricostruzione teoricamente pensa al dopoguerra, ma per poter influenzare la guerra dobbiamo agire prima della fine della stessa, solo militarmente, ma anche attraverso l’avvio della ricostruzione. La guerra non è solo uno scontro militare, ma come diceva Clausewitz “è una continuazione della politica con altri mezzi” e tutto il resto. È questione di psicologia e di volontà politica. Dobbiamo fare qualsiasi cosa possiamo per rafforzare la volontà politica dell’Ucraina, la speranza e la fiducia del popolo ucraino di poter sconfiggere questa aggressione da parte della Russia, far sentire loro che siamo al loro fianco. Anche iniziando a pensare ad alcuni elementi di ricostruzione a cui possiamo realisticamente pensare già da oggi, in una prospettiva a lungo termine. Ma non possiamo allo stesso tempo dimenticarci della componente militare.

Cioè?

Per quanto importanti siano le discussioni sulla ricostruzione e il suo finanziamento, nulla può sostituire l’assistenza militare diretta a Kyiv, ora che l’Ucraina si trova ad affrontare alcuni dei più grandi, gravi e brutali attacchi russi dall’inizio dell’invasione su larga scala. L’Ucraina deve essere attrezzata per sopravvivere nel breve periodo, in modo da poter pianificare il suo futuro nel medio-lungo termine.

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