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Il sole, il mare, la montagna, il lago e la campagna. Tutto e solo un ricordo per gli italiani, almeno per quest’anno? Il turismo italiano, settore da 12 miliardi di euro all’anno e 3 milioni di lavoratori, vive il suo momento più difficile dal 1945 ad oggi. Mai come ora le migliaia di imprese che popolano un segmento che vive grazie a luoghi e tesori unici al mondo, vedono il loro futuro compromesso.

C’è il coronavirus, guai a prenotare un qualsiasi viaggio, ha tuonato due giorni fa il presidente della Commissione Ue, la tedesca Ursula von der Leyen. Formiche.net ne ha parlato con Marina Lalli, vicepresidente di Federturismo, la principale associazione di categoria, oggi guidata da Gianfranco Battisti, ceo delle Fs.

Lalli, partiamo dalla situazione attuale del settore turistico.

Tragica. Noi rappresentiamo venti filiere e non ce ne è una che non sia a terra. Stiamo cercando di capire se, come e dove potremo riprendere. I nostri imprenditori stanno facendo delle ipotesi, ma poi la decisione è politica. Una cosa è certa, abbiamo urgenza di capire il nostro futuro ma grazie al cielo abbiamo una certezza in tutto questo caos.

Sarebbe?

Che dovremo convivere con questo virus finché non ci sarà un vaccino. O un farmaco. Di qui la consapevolezza che la convivenza sarà il nostro futuro nel breve termine e noi, da buoni imprenditori, ci stiamo attrezzando per questo.

Convivere con il virus senza rinunciare al Pil. Possibile?

Certo che è possibile, ed è questo che dobbiamo metterci in testa. Ovviamente stravolgendo il nostro modo di vivere e di fare turismo. Però è sempre meglio di rimanere fermi e morire in casa, tra quattro mura. Non credo che il Paese possa permettersi di rimanere in casa, per sempre. Fare turismo ai tempi del coronavirus è possibile, punto.

I contagi stanno calando…

Era importante che la curva calasse, cosa che sta accadendo. A questo punto la Fase 2 deve necessariamente partire. Con precauzioni, ma deve partire.

Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha detto che non bisogna prenotare le vacanze…

Follia. Abbiamo assisitito a uscite davvero poco felici e senza dubbio inopportune. Adesso terrorizza e deprime la gente, soprattutto gli anziani che già soffrono per questa situazione. Senza considerare il danno alle imprese. Onestamente tutte le aziende turistiche si sono dimostrate ineccepibili in queste settimane, anche andando incontro, per esempio, a qualcuno che aveva già versato per le vacanze.

L’Europa sottovaluta secondo lei la voglia di tornare alla vita?

Credo sia la prova di un ampio scollamento tra certa politica e la vita reale, fatta di imprese, persone. Aiutare le aziende significa aiutare le persone e dunque il Paese stesso. Temo che questo non sia sempre chiaro in alcuni ambienti. Quando qualche politico, magari a livello europeo, se ne esce in questo modo, forse dovrebbe farsi un esame di coscienza per capire se sta svolgendo al meglio il mandato che gli è stato conferito.

Cosa si sarebbe potuto fare?

In questo momento l’intero settore si sta attrezzando per mettersi in sicurezza e garantire sicurezza e di questo dobbiamo tener conto. E poi la stessa Organizzazione mondiale del turismo ha risposto alla von der Leyen, criticando le sue frasi. Gli italiani, voglio dirlo, hanno bisogno di speranza, di poter credere che presto potranno avere una vita normale, o se non proprio normale, al di fuori delle mura domestiche.

Torniamo alle imprese. Il 3 maggio potrebbe terminare il lockdown. Voi cosa chiedete a Palazzo Chigi?

Vorremmo soldi veri e non solo prestiti. In questi giorni si è parlato di fondi alle imprese, ma la verità è che stiamo parlando di prestiti, il che non è la stessa cosa. Noi abbiamo accettato senza proferire parola, il primo decreto, quello per la Cassa integrazione per intenderci. Ma ora bisogna pensare alle aziende. Non abbiamo bisogno di prestiti garantiti per fare più debiti.

E allora di cosa avete bisogno?

Di aiuti, ma senza dare contropartite in cambio. Se lo Stato non vuole mettere soldi freschi sul tavolo, non lo faccia, ma poi però non ci venga a chiedere soldi sotto forma di tributi e tasse per servizi che non abbiamo reso. Vogliono i prestiti, facciano i prestiti, ma non ci chiedano di pagare le tasse su attività che si sono fermate.

 

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