Skip to main content

Si suole definire macchina celibe un marchingegno che consuma più energia di quanta ne produca, aggeggio complicato e strutturalmente insensato nella sua composizione. Quindi si può dire che il neologismo di macchina celibe sembra nascere per definire un macchinario tendenzialmente inutile che richiede un esagerato consumo di energie e che nella sua esistenza ultima è destinato a sprecare più di quanto produca. Nel divenire della storia Carrouges ha poi avuto cura di allargare questa definizione, che dobbiamo però a Marcel Duchamp, a diverse machine célibataire come la macchina della colonia penale di Kafka, quelle narrate da Edgar Allan Poe nei suoi racconti e quelle inverosimili descritte da Rymond Roussel, conosciuto in Italia, soprattutto per i suoi romanzi, tra cui svetta Locus Solus del 1914, scritto pseudoscientifico e immaginifico al contempo.

Confesso che in questi giorni di lockdown, mentre assistevo al fiorire di virologi della domenica e negoziatori di rapimenti internazionali da tastiera, il mio pensiero è volato invece più di una volta alle c.d. macchine celibi e ad un suo parallelo sociale con l’istituto del reddito di cittadinanza. Avevo già in un recente passato avuto modo di esternare i miei dubbi applicativi dal punto di vista strettamente giuridico in un articolo dal titolo La cittadinanza nella prospettiva del diritto al reddito minimo garantito apparso su Rivista del diritto della sicurezza sociale n.1 del 2014 proprio su tale meccanismo complicato e denso di limiti strutturali. Nelle intenzioni di chi lo ha varato certo un marchingegno di “aiuto sociale” calato però in una democrazia fondata sul lavoro (e non sul welfare) come la nostra, anche in relazione alle esperienza pregresse delle socialdemocrazie scandinave e al suo legame indissolubile con il c.d. reddito di esistenza. Istituto che poi però ha finito per essere percepito dal corpo elettorale come una macchina di sussidio e consenso soprattutto in zone del Paese storicamente depresse dal punto di vista economico.

Sin dal suo varo mi ero convinto che il reddito di cittadinanza fosse, nel suo essere profondo, una macchina celibe, un istituto che ingoia milioni di euro e non reca con sé purtroppo quella libertà dal bisogno e quella gioia di realizzarsi che, pur in una società frammentata e delocalizzata come la nostra, solo un lavoro degno di questo nome si porta dietro. Un sussidio così concepito sembra spendere molto e in definitiva produrre socialmente poco. Ha certo un effetto nichilistico, annulla e libera l’essere umano da un obbligo storico verso se stesso, quello di cercare un futuro, una strada, una realizzazione del sé. Al netto dei navigator, delle buone intenzioni e di lande di lavoro solo sognate e mai materializzatesi, questo è purtroppo l’effetto ultimo nella testa dei fruitori. Una proposta che è stata indubbiamente il ticket vincente alle ultime elezioni politiche per la compagine pentastellata, sogno proibito per molti milioni di italiani non stabilizzati o inoccupati o come qualche maligno (non certo noi) ha avuto il coraggio di asserire, anche segreta speranza di tanti lavoratori “in nero”.

Se si fa un passo indietro nella nostra storia recente si noterà che richieste molto simili furono avanzate da compagini di estrema sinistra come Democrazia proletaria di Mario Capanna che richiedevano queste forme di sussidio, con l’aggiunta di una sorta di clausola di disponibilità a svolgere almeno un lavoro socialmente utile, proposte variamente declinate dalla sinistra socialista (Marianetti) e comunista (Bassolino) che vedevano però nel lavoro e nella gestione sindacal-politica del conflitto sociale ancora due importanti capisaldi da preservare.

Ebbene oggi, dopo la ri-comparsa sulla scena mondiale di un attore che non faceva capolinea dal lontano 1917 ovvero l’emergenza epidemiologica, pare che la situazione in materia sia peggiorata ulteriormente. Un po’ per fattori strutturali (la frenata del lavoro dovuta al Tso collettivo operato necessariamente dal governo) un po’ per tendenza (allarghiamo la platea del sussidio che male non fa da molti punti di osservazione). Così la macchina celibe del reddito di cittadinanza si trasforma e amplia nei suoi presupposti politici in reddito di emergenza e che a breve molto probabilmente evolverà ulteriormente, prendendo a prestito la geniale (e innegabilmente simpatica) definizione del collega Giampiero Di Plinio, in “reddito di poltronanza”, stante che la contropartita richiesta anche in un momento così difficile, ai percettori di tali sussidi, di fatto non c’è. Vi aiutiamo ma aiutate mi verrebbe allora da dire. Sempre pronti a dare socialmente a chi è nel bisogno, certo, ma senza rinunciare al proprio essere, al sogno della ricerca di una strada, di quella costruzione del sé che ci definisce e al contributo che nell’emergenza è responsabilmente dovuto da tutti, anche nelle storie di vita e lavoro meno fortunate.

Si potrebbe allora, mi domando, caro presidente Conte chiedere almeno ai percettori di questo sussidio in un momento così collettivamente grave di alzarsi per un tempo breve dalla poltrona e dare una mano al Paese? Quell’esercito di assistenti civici pensati per gestire il ritorno ad una agognata normalità potrebbe così essere pescato non solo dai volontari tout court ma anche da coloro che versano nella condizione di percettori di “reddito di poltronanza”? Ce lo auguriamo per loro, per noi e per le casse dello Stato. O altrimenti saremmo ancora di fronte all’ennesima macchina celibe di italica fattura.

Ecco la macchina celibe del “diritto di poltronanza”

Di Antonello De Oto

Si suole definire macchina celibe un marchingegno che consuma più energia di quanta ne produca, aggeggio complicato e strutturalmente insensato nella sua composizione. Quindi si può dire che il neologismo di macchina celibe sembra nascere per definire un macchinario tendenzialmente inutile che richiede un esagerato consumo di energie e che nella sua esistenza ultima è destinato a sprecare più di…

Infodemic unveiled. Russia and China's geopolitical bet on Italy

Hard to be more explicit. China and Russia have used the Covid-19 pandemic to propagate and spread fake news in Italy. The Italian Parliament's intelligence committee published a report on "infodemic" on Tuesday. Yet another "virus" that hit Italy deeply during the health crisis. In traditional media and social networks, the propaganda from Beijing and Moscow has enjoyed free-range like…

From China to Middle East, where does Italy stand? Defense minister Guerini answers

During these last three months, Italy has paid one of the highest prices for the healthcare emergency. Before the US and EU responded, China and Russia were able to supply aid. Some fear this might lead to a relevant shift East of Rome’s political gravity. In this exclusive interview with Formiche published on the Atlantic Council's website, Italy’s Defense Minister,…

Scene da una pandemia. Il racconto degli studenti dal lockdown alla Fase 2

L’anno accademico 2019-'20 è stato segnato, come ogni altro aspetto della nostra vita, dalla pandemia: studenti e docenti hanno dovuto abbandonare aule e istituti e imparare meccanismi e dinamiche delle lezioni "a remoto", i soliti riti sono stati sostituiti da nuove liturgie. Tutto è accaduto molto in fretta: le avvisaglie di gennaio, la percezione che il virus era fra noi…

Italia, Europa, Vaticano: aiutateci. L'appello per Hong Kong di Isaac Cheng

Era solo uno studente liceale, quando ha deciso di unirsi al movimento. Isaac Cheng oggi ha 19 anni, ed è il vicesegretario di Demosisto, il partito che da anni guida le proteste contro il governo centrale cinese a Hong Kong. Il titolo è poco più di una formalità. Perché, non smettono di ripeterlo, il movimento democratico a Hong Kong non…

Sveglia, il caso Hong Kong riguarda anche noi. Parla Gennaro Migliore (IV)

Libia e Cina ma anche Venezuela. Sono questi tre i temi di politica estera su cui le diverse anime della maggioranza di governo, partendo da posizioni spesso antitetiche, dovranno presto trovare un’intesa. Entro luglio sarà da rinnovare (o meno) il memorandum con la Libia, Paese in cui gli ultimi sviluppi bellici hanno visto un intensificarsi degli sforzi di potenze straniere.…

Recovery Fund, ecco dove (e come) investire i soldi. La versione di Girotto (M5S)

La battaglia è di quelle storiche per il Movimento Cinque Stelle. Una banca pubblica per cavalcare la ripresa, che possa collocare titoli pubblici e investire nel capitale delle aziende strategiche laddove sia necessario. E perché no, che funga da centralina per spendere al meglio gli 82 miliardi in arrivo grazie al Recovery Fund. La proposta è stata rilanciata dal sottosegretario alla…

Separazione delle carriere e riservatezza del pm. Così per Gargani si riaccredita la giustizia

La giustizia potrà essere migliorata nel suo complesso partendo da due basi solide: la separazione delle carriere e la riservatezza dei pm, in modo che i loro nomi non vengano pubblicati sui giornali. Lo dice a Formiche.net l'ex parlamentare democristiano Giuseppe Gargani, già sottosegretario alla giustizia dal 1979 al 1984 ed eurodeputato, che affronta analiticamente il nodo del caso Palamara,…

Salvini impacciato e opposizione in stallo. Come uscirne? La bussola di Ocone

Che nell’azione di Matteo Salvini, e più in generale dell’opposizione di centrodestra, si avverta una difficoltà, quasi una sorta d’impaccio, è un dato evidente. Al di là dei sondaggi che segnerebbero in netta discesa i consensi per la Lega. Eppure il governo e lo stesso premier non solo non sembrano godere più della fiducia che avevano solo qualche settimana fa…

I nodi sulla strada della prossima generazione

Da oggi inizia un negoziato difficile per portare a casa il risultato sul quale in molti, in tutti i paesi UE, stanno già facendo i conti; naturalmente in un’ottica nazionale, ossia quella che garantisce a ciascun governo un ritorno elettorale sul verdetto finale relativo al bilancio europeo. Ma oggi ci sia consentito di allinearci a quanti, in questo paese, ringraziano…

×

Iscriviti alla newsletter