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Dopo la coalizione di centrosinistra è nata nel nostro Paese l’alleanza di sinistra. E progressista. Perché, in sintesi, si chiamava alleanza di centrosinistra e non solo di sinistra? Semplice, anzi molto semplice. Perché il centro riformista e di governo e la sinistra, altrettanto riformista e di governo, insieme costruivano un progetto politico per l’intero Paese.

Era, per intendersi, – e nella Seconda repubblica – il centro sinistra dell’Ulivo, il centro sinistra dell’Unione e il centro sinistra della prima esperienza del Pd, quello con Veltroni, Marini, Prodi e via discorrendo. Ora, cos’è rimasto di tutto ciò nella stagione politica contemporanea? Poco o nulla, se vogliamo essere seri ed onesti intellettualmente. E questo perché la coalizione alternativa al centrodestra, e del tutto legittimamente sia chiaro, è diventata semplicemente una coalizione di sinistra. Il centro, nel frattempo, è evaporato. Mettendo però in seria difficoltà elettorale l’alleanza progressista nella competizione con il centrodestra.

Ora, e al riguardo, è forse opportuno evidenziare un solo aspetto quando si parla del centro, di una politica di centro, di una cultura politica di centro e anche di una prassi e di uno stile centrista. E cioè, questa sensibilità, questa cultura e questo progetto politico hanno un ruolo e una funzione solo se emergono concretamente dalla società e sono il frutto di una elaborazione autonoma ed autosufficiente. Al di là, come ovvio e persino scontato, delle percentuali elettorali e della stessa bontà del progetto. Così è sempre stato nel campo vasto ed articolato del centrosinistra e così si è manifestato, seppur in modo meno netto, anche sul versante del centrodestra.

Insomma, e per restare all’oggi, l’esatto contrario del cosiddetto “lodo Bettini”. Cioè della pianificazione a tavolino di ciò che dovrebbe essere la gamba moderata o il soggetto centrista o il cartello elettorale di centro da affiancare alla sinistra. Ovvero, la somma aritmetica di sigle del tutto sconosciute e virtuali – perché inventate e pianificate, appunto, a tavolino – che dovrebbero contendere l’elettorato centrista e moderato nel nostro Paese.

Ecco perché, e per fermarsi a due sole riflessioni conclusive, sarebbe opportuno ricordare che il centro, o la politica di centro, è un progetto politico credibile e serio se è il frutto di una elaborazione autonoma. Cioè il risultato di un contributo culturale, ideale e programmatico di mondi vitali e di forze reali che si riconoscono in quella storica e qualificata cultura politica. Cattolica e laica. In secondo luogo è anacronistico, nonché singolare e del tutto innaturale, che siano esponenti ex o post comunisti i teorici della costruzione di una gamba moderata nel nostro Paese.

Una tesi che risponde ad una concezione, quella gramsciana per la precisione, che non è mai tramontata nel campo della sinistra italiana – anche dopo la fine del Pci, del Pds e dei Ds – e che continua ad allontanare il cosiddetto voto centrista e moderato da quell’alleanza. Non è un caso, in ultimo, che è proprio l’elettorato di centro quello che è maggiormente recalcitrante di fronte all’attuale offerta politica italiana. Forse sarebbe consigliabile che i centristi veri, non quelli immaginati da Bettini e soci, adesso battano un colpo. Per il bene del centro e della politica di centro, innanzitutto, e non solo delle simpatiche pianificazioni di casa Bettini.

Il Centro non nasce a tavolino. L'opinione di Merlo

Sarebbe opportuno ricordare che il centro, o la politica di centro, è un progetto politico credibile e serio se è il frutto di una elaborazione autonoma. Cioè il risultato di un contributo culturale, ideale e programmatico di mondi vitali e di forze reali che si riconoscono in quella storica e qualificata cultura politica. Cattolica e laica. L’opinione di Giorgio Merlo

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