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L’economia russa potrebbe raffreddarsi più di quanto previsto a causa dei tassi d’interesse elevati e potrebbe far fatica a tornare su un sentiero di crescita. Non c’è nulla di che stupirsi, se non che l’allarme, decisamente rosso, arriva da Alexander Vedyakhin, gran capo di Sberbank, la principale banca russa.

Sono mesi che questo giornale racconta, con cadenza periodica, le reali condizioni dell’economia dell’ex Urss, sempre più strozzata dalle sanzioni. Il doping è la produzione di armamenti, ma il Pil è falsato proprio perché riempito di steroidi. L’inflazione viaggia al 10% e con i tassi al 21%, contrarre o, peggio, rimborsare un prestito è pressoché impossibile. E la gente lotta al supermercato giorno per giorno per un chilo di patate o di farina.

“Esiste il pericolo di un raffreddamento eccessivo dell’economia e potremmo non farcela a uscire da questa fase di stallo, con una crescita futura molto contenuta”, ha detto Vedyakhin, in un’intervista a Reuters, nel giorno in cui inizia la conferenza economica russa a San Pietroburgo. Nello specifico, Vedyakhin ha previsto una crescita del pil russo compresa tra l’1% e il 2% nel 2025, sotto la previsione più rosea del governo del 2,5%. “La saggezza e la sensibilità del regolatore e di tutte le autorità economiche e finanziarie sono necessarie per fermare l’inflazione e prevenire un calo brusco della produzione”, ha aggiunto Vedyakhin.

Domanda, che cosa farà la Bank of Russia guidata dalla non troppo allineata Elvira Nabiullina? Più volte al Cremlino hanno criticato la politica monetaria della Banca centrale. Ma il governatore ha sempre tirato dritto. Detto questo, il manager non crede che la vigilanza ridurrà i tassi, c’è il rischio che l’inflazione torni a salire. Ma sarebbe necessario un costo del denaro ancora più basso per permettere a Mosca di tornare su un percorso di crescita. Per il numero uno di Sberbank, solo un tasso inferiore al 15% potrebbe salvare l’economia reale dall’abisso. “Un investitore intelligente con un tale margine ebitda potrebbe intraprendere nuovi progetti. Credo che un tasso inferiore al 15%, diciamo intorno al 12-14%, sia già un buon livello affinché l’economia inizi a riprendersi, crescere e andare avanti.”

Insomma, i grandi banchieri russi, quelli che dovrebbero fare loro la narrazione del Cremlino, cominciano ad ammettere il disastro. E forse lo sta facendo anche lo stesso Vladimir Putin. “La Russia non ha patate a sufficienza”, ha avvertito il capo del Cremlino quattro giorni fa, durante il convegno Russia, terra di opportunità, trasmesso in televisione. Un messaggio diretto e inequivocabile che fa capire quanto la situazione sia grave: già, perché Putin è solito mostrare sicurezza e rassicurare la popolazione. Questa volta, però, non andata così.

Tassi e patate. La resa dei banchieri dinnanzi al disastro russo

Il numero uno di Sberbank, la principale banca della Federazione, ammette che senza un ripiegamento dei tassi la situazione potrebbe sfuggire di mano. Le stime di crescita del Cremlino sono già state smentite da una realtà quotidiana fatta di prezzi alle stelle e carenza di cibo. Per stessa ammissione di Putin

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