Skip to main content

Sette anni prima che Narendra Modi arrivasse al potere, in un piovoso giorno dell’agosto 2007, Shinzo Abe si presentò davanti al Parlamento indiano evocando l’ultima grande opera di Dara Shukoh, Majma-ul-Bahrain, la Confluenza dei Due Mari. Citò Swami Vivekananda, figura che ha ispirato tanto Modi quanto ampie correnti dell’India contemporanea.

Shukoh, principe ereditario e figlio di Shah Jahan, pagò con la vita la sua audacia intellettuale. Il tentativo di avvicinare Islam e Induismo, di unire oceani spirituali, gli costò l’esecuzione per mano del fratello Aurangzeb. Anche Abe sarebbe stato assassinato anni dopo. Si potrebbe sostenere che pure lui pagò il prezzo dell’audacia, quella di voler saldare non religioni ma geografie, fondendo Pacifico e Oceano Indiano in un unico spazio strategico.

Se il libro di Shukoh ha inciso nell’immaginario morale dell’India, il regno di Aurangzeb ne consolidò la potenza imperiale. Il discorso di Abe compì un gesto analogo nella geopolitica moderna. Restituì l’India al centro della scena asiatica e diede forma linguistica a ciò che sarebbe diventato l’Indo-Pacifico.

La storia indiana appare spesso ciclica. Le fratture si aprono, gli equilibri si rompono, ma gli schemi ritornano in nuove configurazioni. Nonostante le turbolenze prodotte dal secondo mandato di Donald Trump, Nuova Delhi ha continuato a rafforzare le proprie alleanze sia verso ovest sia verso est. Gli accordi con Israele e con gli Emirati Arabi Uniti hanno dato profondità a formati come l’I2U2, mentre i rapporti con Giappone e Australia sono maturati fino a diventare pilastri della stabilità regionale.

Il cerchio tracciato da Abe oggi sembra richiudersi.

Con l’ascesa di Sanae Takaichi alla guida del Giappone, prima donna a ricoprire l’incarico dopo la sua vittoria elettorale, la continuità con la visione di Abe è evidente. Modi è stato tra i primi leader a congratularsi, sottolineando che il partenariato tra India e Giappone svolge un ruolo decisivo per la pace, la stabilità e la prosperità globali, ed esprimendo fiducia che le relazioni raggiungeranno traguardi ancora più ambiziosi.

La risposta di Takaichi è stata immediata e politicamente esplicita. Ha ribadito la volontà di rafforzare ulteriormente la Special Strategic and Global Partnership e di cooperare per la realizzazione di un Indo-Pacifico libero e aperto. Non era una formula di cortesia. Era la riaffermazione della centralità dell’India nella strategia di lungo periodo di Tokyo, dalla difesa alle catene di approvvigionamento, dall’innovazione alla mobilità dei talenti. L’architettura di Abe rimane.

Una dinamica parallela si è sviluppata anche in Europa.

Giorgia Meloni ha raccolto un’eredità complessa da Mario Draghi. Eppure la prima donna alla guida del governo italiano non solo ha superato le aspettative, ma ha restituito a Roma una centralità e un rispetto internazionale che molti ritenevano attenuati. Sotto la sua leadership l’Italia ha progressivamente ridotto la dipendenza dalla Cina e ha investito capitale politico in una relazione strutturata con l’India. La sintonia personale tra Meloni e Modi è diventata quasi un simbolo, condensato nell’hashtag Melodi, che racconta un rapporto ancora in fase di consolidamento istituzionale ma già dotato di peso strategico.

Non meno rilevante è il rapporto tra Meloni e Takaichi. Due leader donne di Paesi del G7 che si incontrano, coordinano priorità, spingono dossier comuni dal GCAP alla resilienza delle filiere. La dimensione personale rafforza l’allineamento istituzionale e accelera processi che altrimenti rischierebbero lentezze burocratiche.

Il trilaterale India-Giappone-Italia nato negli anni di Draghi esiste ancora, ma rischia di essere superato da una geometria più dinamica. L’asse Meloni-Modi-Takaichi sta disegnando una nuova confluenza di mari, dal Mediterraneo al Pacifico, fondata su identità democratiche, interessi marittimi e una comune attenzione alla voce del sud globale.

In questa visione, Indo-Mediterraneo e Indo-Pacifico non sono mappe concorrenti. Sono parti della stessa continuità strategica.

All’estremità meridionale della penisola indiana, vicino allo scoglio legato alla meditazione di Vivekananda, il Mare Arabico incontra l’oceano più vasto. Abe ricordò quell’immagine nel 2007 citando le parole del monaco. Correnti nate in luoghi diversi finiscono per unire le proprie acque.

Quasi vent’anni dopo, quella metafora è diventata politica.

Meloni, Modi, Takaichi. Indo-Med e Indo-Pacifico si uniscono a Vivekananda rock

C’è un filo che unisce il discorso di Shinzo Abe del 2007 alla nascita dell’Indo-Pacifico come spazio strategico, mostrando come l’India sia tornata al centro della scena attraverso alleanze con Giappone, Emirati, Israele ed Europa. Oggi, con Takaichi a Tokyo e Meloni a Roma, si consolida un asse India-Giappone-Italia che salda Indo-Pacifico e Indo-Mediterraneo in una nuova “confluenza di mari” fondata su democrazie, sicurezza marittima e cooperazione strategica

Sicurezza e gas, ecco la doppia partita dell'Italia in Libia

Dal dossier migranti alla licenza offshore O1 per Eni e QatarEnergy, il governo punta su un ritorno strutturale in Libia: cooperazione con Dabaiba e Haftar, rotta centrale del Mediterraneo sotto controllo e rilancio dell’asse energetico nel cuore del bacino della Sirte

Arctic Sentry, al via la nuova operazione Nato nell’Alto Nord. Cosa implica

L’Alleanza Atlantica ha lanciato l’operazione Arctic Sentry per consolidare la propria presenza militare nell’Alto Nord. La missione, guidata dal Joint Force Command Norfolk, unificherà per la prima volta sotto un unico comando tutte le attività alleate nella regione. Danimarca e Regno Unito hanno annunciato contributi sostanziali, mentre l’Alleanza si affaccia a una nuova stagione di ripartizione delle responsabilità tra gli Alleati

Crescita e investimenti nelle start up con scopo strategico. La scelta di Ferrovie spiegata da Pietrucci

https://youtu.be/Pusb7TViDm0 Marco Pietrucci, capo AI e venture strategy solutions di Ferrovie, intervistato a margine dell’evento “Capitale umano, valore pubblico”, organizzato e promosso da Digit’Ed e Formiche presso la sala Igea dell’Enciclopedia italiana.

I cannoni di Mosca parlano (ancora) europeo. Cosa svela il report di Frontintelligence Insight

Nonostante la centralità dei droni, l’artiglieria continua a causare una quota rilevante delle perdite in Ucraina. La Russia ha aumentato la produzione di munizioni, ma la modernizzazione delle sue fabbriche resta fortemente dipendente da macchinari occidentali e asiatici, mettendo in luce i limiti reali delle sanzioni

Un robot saldatore per Fincantieri. Ecco la partnership con Generative Bionics

Fincantieri punta sulla robotica umanoide e sigla un accordo con Generative Bionics per sviluppare un saldatore intelligente destinato ai cantieri navali. Il progetto, con test previsti dal 2026, integra intelligenza artificiale e sicurezza operativa per affiancare i lavoratori nelle attività più complesse. Un passo nella trasformazione industriale del gruppo e nel percorso di industrializzazione della tecnologia sviluppata in Italia

Farmaceutica, la competitività oggi si misura sulla velocità. Il monito di Ricks (Lilly)

L’Italia resta un pilastro della manifattura farmaceutica globale, ma oggi la vera partita si gioca sulla velocità. Tra stratificazione decisionale, duplicazioni regolatorie e ritardi nell’accesso al mercato, il tempo diventa un fattore competitivo decisivo. Le parole di Dave Ricks, ceo di Eli Lilly, indicano un nodo sistemico che riguarda l’Europa nel suo complesso: senza accelerare i processi autorizzativi e di accesso, qualità industriale e attrattività degli investimenti rischiano di non procedere più insieme

Così l'Italia può diventare regista della sicurezza nel Mediterraneo allargato. Parla Cesa

Il passaggio del comando Nato di Napoli alla guida italiana segna un momento significativo per il ruolo del Paese nel fianco sud dell’Alleanza. In un Mediterraneo attraversato da instabilità e nuove minacce, la scelta viene letta come un segnale di maggiore responsabilità europea. Opportunità e impegni si intrecciano in una fase che chiama Roma a un salto di qualità strategico. Airpress ha intervistato Lorenzo Cesa, presidente della delegazione italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato

L'Italia, l'ordine pubblico e la sicurezza necessaria. Il commento di Ippolito

Lo Stato, fondato sulla tradizione cristiana e sulla Dottrina sociale della Chiesa, è necessario per garantire ordine, giustizia e bene comune. Di fronte ai recenti episodi di violenza, il nuovo Decreto Sicurezza rafforza prevenzione, tutela delle forze dell’ordine e contrasto al degrado. Il commento di Benedetto Ippolito

Formazione e sguardo all'estero per una PA più competitiva. Intervista a Sergio Strozzi

https://youtu.be/y6ltVKA5xOo Intervista a Sergio Strozzi, responsabile innovazione, tecnologia e startups della Farnesina, a latere dell'evento “Capitale umano, valore pubblico”, organizzato e promosso da Digit’Ed e Formiche presso la sala Igea dell’Enciclopedia italiana

×

Iscriviti alla newsletter