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Negli ultimi anni, il partenariato tra Italia e India ha assunto una dimensione sempre più strutturata anche nel campo della difesa e della sicurezza. Dalla cooperazione industriale e tecnologica al dialogo tra forze armate, fino alla crescente attenzione per la sicurezza delle rotte marittime e delle infrastrutture critiche lungo l’asse Indo-Mediterraneo, Roma e Nuova Delhi stanno consolidando un rapporto che riflette trasformazioni più ampie dell’architettura geopolitica tra Europa, Medio Oriente e Indo-Pacifico, in questi giorni destabilizzata dalla guerra attorno all’Iran.

In questa intervista, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago fa il punto con Formiche.net sullo stato della cooperazione bilaterale e sulle prospettive strategiche che si aprono nei prossimi anni.

L’incontro con il Secretary for Defence Production e le iniziative parallele — come l’Industry Forum Italia-India — sembrano segnare una fase di crescente integrazione tra Roma e Nuova Delhi sul piano militare, industriale e tecnologico, inclusi aspetti come interoperabilità e sviluppo di progetti congiunti. Alla luce della sua conoscenza diretta del contesto indiano, delle ambizioni strategiche del Paese, e dell’evoluzione del partenariato negli ultimi anni, quale fotografia può fare oggi dello stato della cooperazione tra Italia e India nel settore della difesa e sicurezza? 

L’incontro con il Secretary for Defence Production, Shri Sanjeev Kumar e le altre iniziative non rappresentano un episodio isolato bensì un passaggio molto concreto nel percorso di maturazione del partenariato strategico tra le nostre Nazioni. L’Accordo di Cooperazione nel settore della Difesa ha inoltre fornito una cornice stabile per rafforzare l’interoperabilità tra le nostre forze armate, incrementare le attività addestrative congiunte e, soprattutto, favorire lo sviluppo di progetti industriali condivisi. Non si tratta quindi solo di scambi commerciali o di singole opportunità manifatturiere, ma di un dialogo strategico che coinvolge governi, forze armate e industrie, in una visione di medio-lungo periodo.

In che modo il dialogo tra le rispettive industrie e forze armate può tradursi in capacità operative condivise e iniziative concrete nei prossimi anni?

L’India è il Paese più popoloso al mondo, con una media di età molto giovane e ha obiettivi molto chiari sul rafforzamento della propria base industriale e tecnologica, anche nel settore della difesa e sicurezza.

L’Italia, dal canto suo, dispone di un comparto industriale ad alta specializzazione tecnologica, riconosciuta in tutto il mondo, capace di offrire soluzioni avanzate in ambito navale, aeronautico, elettronico e cyber. L’incontro tra queste due traiettorie può generare valore per entrambe le parti. Il dialogo tra forze armate e industrie non è un elemento accessorio, è il motore che consente di trasformare l’intesa politica in capacità operative.

Standard comuni, sistemi interoperabili, filiere integrate e ricerca congiunta sono fattori che si traducono in una maggiore prontezza operativa e in una più solida deterrenza; soprattutto alla luce di un contesto geopolitico e operativo in continua evoluzione dove le sfide vengono vinte solo creando sinergie.

In questi stessi giorni, la riunione delle operazioni navali europee presso la base di Centocelle ha evidenziato la necessità di rafforzare la condivisione di informazioni e la cooperazione nel Mediterraneo allargato, uno spazio che si estende naturalmente verso l’Oceano Indiano e che sempre più viene interpretato come un continuum strategico indo-mediterraneo. Questo bacino — dal Mar Rosso al Golfo Persico e Mar Arabico, lungo le rotte che collegano Asia ed Europa — rappresenta un’area di interesse vitale anche per l’India, in termini di sicurezza delle linee marittime e connettività geoeconomica. In che modo la cooperazione tra Italia e India si inserisce in questo quadro più ampio e come la dimensione della sicurezza, in particolare quella marittima e infrastrutturale, sta diventando un terreno di convergenza strategica tra i due Paesi?

Senza una condivisione strutturata delle informazioni, senza interoperabilità tra assetti e senza un coordinamento costante, non è possibile garantire stabilità in uno scenario operativo sempre più complesso, che oggi vede il dominio marittimo, con la dimensione underwater, al centro delle dinamiche di difesa e sicurezza. È questo il principio che ha ispirato la recente riunione a Centocelle, ed è in questo quadro che i rapporti tra Roma e Nuova Delhi assumono un significato ancora più profondo.

L’Italia è il primo contributore, in termini di personale, tra i Paesi occidentali e dell’Unione europea alle operazioni di peacekeeping delle Nazioni Unite ed è un attore di primo piano nel Mediterraneo allargato, parte integrante delle missioni europee a tutela della libertà di navigazione, come Aspides, di cui siamo stati i protagonisti sin dall’avvio. La sicurezza marittima costituisce un terreno fondamentale di cooperazione perché non riguarda soltanto la dimensione militare, ma incide direttamente su economia, energia e infrastrutture.

Rafforzare il dialogo tra le nostre forze armate, condividere esperienze operative e sviluppare tecnologie avanzate per la sorveglianza e la protezione delle rotte – inclusa la dimensione subacquea – significa contribuire alla stabilità di uno spazio che è oggi, e lo sarà ancora più in futuro, uno dei baricentri della competizione globale.

Guardando oltre in termini strategici, il progetto Imec e più in generale il rafforzamento delle connessioni tra India, Medio Oriente ed Europa indicano la possibile nascita di una nuova architettura geopolitica ed economica dell’Indo-Mediterraneo, in cui infrastrutture, sicurezza e cooperazione industriale procedono di pari passo. A suo avviso, quale ruolo può svolgere la cooperazione Italia-India nel rendere questi corridoi non solo economicamente sostenibili ma anche sicuri e resilienti?

E quanto il rafforzamento dei legami nel settore della difesa può fungere da “abilitatore strategico” per una collaborazione più ampia tra Europa e India in questo nuovo Mediterraneo sempre più globale? Il progetto India-Middle East-Europe Economic Corridor (Imec) rappresenta l’espressione di una visione geopolitica che ridefinisce connessioni e priorità strategiche tra India, Medio Oriente ed Europa.

Non si limita a tracciare nuove rotte commerciali, ma integra trasporti, energia, digitale e cooperazione industriale in un’unica architettura di interdipendenza. Tuttavia, nessun corridoio può dirsi realmente sostenibile se non poggia su solide fondamenta. Ancora una volta, rafforzare i legami nel settore della difesa e sicurezza significa garantire quel livello di stabilità che rende possibili investimenti, pianificazione di lungo periodo e fiducia tra partner. Senza presupposti di difesa e sicurezza non può esistere nient’altro.

La tutela delle rotte marittime, la protezione delle infrastrutture critiche e la resilienza delle catene di approvvigionamento non sono variabili accessorie, ma condizioni essenziali per la credibilità e la continuità del progetto. L’Italia può offrire la propria esperienza nel Mediterraneo allargato, con professionisti della Difesa, un sistema industriale ad alta specializzazione tecnologica e una collocazione geografica che la rende un hub naturale verso l’Europa.

L’India, con la sua proiezione nell’Indo-Pacifico, la sua crescita economica e la sua crescente centralità geopolitica, è un partner imprescindibile nella costruzione di questa nuova architettura di connettività.

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Il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago analizza lo stato della cooperazione tra Roma e Nuova Delhi, tra interoperabilità militare, sicurezza marittima e prospettive strategiche legate all’Indo-Mediterraneo e al progetto Imec

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