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La risposta dell’Ue alla crisi energetica, figlia del caos a Hormuz, si ritrova in due provvedimenti: consentire alle compagnie di combustibili fossili di superare i limiti di inquinamento imposti dall’Ue e permettere agli Stati membri di sostenere l’economia di settori più esposti come agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica tramite un quadro temporaneo di aiuti di Stato. In questo modo Bruxelles ottiene un doppio risultato: da un lato offre due strumenti pratici ai Paesi membri che stanno immaginando le contromisure da adottare a fronte del caro-energia (per famiglie e imprese) e dall’altro zittisce chi accusava le istituzioni europee di immobilismo.

La doppia iniziativa di Bruxelles

Da settimane le aziende energetiche hanno lanciato l’allarme sui rischi per l’approvvigionamento dettato dalla guerra in Iran e dal ridottissimo passaggio di petroliere dal collo di bottiglia di Hormuz. Entrando nello specifico, è chiamato in causa il vademecum europeo sul metano che imporrà sanzioni ad acquirenti ed esportatori di combustibili fossili che non limiteranno le emissioni di metano. Sono numerosi i paesi europei che non riusciranno a rispettare quelle norme, con il rischio di carenze di approvvigionamento e pesanti multe in un frangente internazionale caratterizzato dalla completa impossibilità di programmare un ritorno alla normalità, vista la confusione nello stretto. Per questa ragione la Commissione potrebbe mettere in stand by l’attuazione delle norme, fino a quando il loro impatto non potrà essere valutato adeguatamente.

In secondo luogo la Commissione ha deciso di dare vita ad un quadro temporaneo per gli aiuti di Stato, così da venire incontro alle esigenze energetiche degli Stati membri, aggravate dalla crisi in Medio oriente. Comparti più inclini a subire le conseguenze della guerra in Iran, come agricoltura, pesca, trasporti e industrie ad alta intensità energetica, verranno preservati da uno schema che prevede un sostegno in diverse forme, come aiuti veri e propri per compensare gli aumenti dei prezzi del combustibile o dei fertilizzanti, o come corsie preferenziali per abbattere i tempi su fondi dedicati ad agricoltura, pesca e trasporti intra-Ue. In questo specifico caso ci sarà la possibilità di compensare fino al 70% dei costi extra sostenuti a causa dell’aumento dei prezzi dei combustibili e dei fertilizzanti.

Il caso fertilizzanti

Un caso particolare riguarda il settore dei fertilizzanti, il primo ad essere stato colpito dalla crisi iraniana, dal momento che già a marzo i prezzi globali dei fertilizzanti azotati sono saliti del 20% e hanno toccato in pochi giorni il massimo fatto registrare negli ultimi tre anni, 640 euro a tonnellata, ovvero +45% su base annua. Secondo la Copa-Cogeca, la principale lobby degli agricoltori europei, gli acquisti di fertilizzanti sono crollati fino all’80% a gennaio e di quasi il 70% a febbraio. Si tratta di un tema cruciale per agricoltura e zootecnia su cui la crisi internazionale determina in modo negativo disponibilità e prezzi. Servono misure rapide, a partire dalla sospensione della tassa carbonica europea Ets, dice l’europarlamentare di Fratelli d’Italia e coordinatore Commissione Agri, Carlo Fidanza, impegnato in queste ore nella seduta plenaria di Strasburgo. “Parallelamente, con la relazione sul futuro della zootecnia vogliamo rimettere al centro il settore, superando ogni demonizzazione: la zootecnia sostenibile non è il problema ma parte della soluzione. Serve garantire competitività alle imprese, tutelare le produzioni di qualità e assicurare reciprocità negli standard europei”.

Quando costa la guerra all’Ue?

L’Europa sta perdendo quasi 500 milioni di euro al giorno. Lo ha detto il presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, chiamando in causa direttamente l’aumento dei costi dei combustibili fossili dovuto al conflitto in Medio Oriente: “In soli 60 giorni di conflitto, il nostro conto per le importazioni di combustibili fossili è aumentato di oltre 27 miliardi di euro, senza una sola molecola di energia aggiuntiva”, ha dichiarato al Parlamento europeo di Strasburgo, riunito in occasione della plenaria. Secondo von der Leyen la guerra sta imponendo all’Ue una trasformazione copernicana dei suoi dogmi energetici, con un’accelerazione verso fonti non più rinnovabili, abbandonando i combustibili fossili importati, e procedere più rapidamente all’elettrificazione. “La strada da percorrere è ovvia. Dobbiamo ridurre la nostra eccessiva dipendenza dai combustibili fossili importati e potenziare la nostra produzione interna di energia pulita, accessibile e a prezzi contenuti. Dalle energie rinnovabili al nucleare, nel pieno rispetto della neutralità tecnologica”. In questa direzione va la nuova strategia energetica dell’Ue che verrà presentata ufficialmente tra due mesi.

Ecco la doppia risposta dell'Ue alla crisi energetica

La strategia europea produce due risultati: da un lato offre due strumenti pratici ai Paesi membri che stanno immaginando le contromisure da adottare a fronte del caro-energia (per famiglie e imprese) e dall’altro zittisce chi accusava le istituzioni europee di immobilismo

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