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La competizione con la Cina, la tenuta della deterrenza nucleare, la capacità produttiva dell’industria della difesa, il reclutamento e la formazione degli ufficiali: sono questi i nodi attorno a cui ruota oggi il dibattito sulla prontezza militare americana. L’Index of U.S. Military Strength, pubblicato annualmente dalla Heritage Foundation, è uno degli strumenti più completi per misurare lo stato dell’arte delle forze armate statunitensi. Giunto alla sua undicesima edizione, il rapporto valuta capacità, prontezza operativa e dotazioni delle singole componenti militari, con una metodologia sistematica applicata in modo ricorrente nel corso degli anni. La presentazione dell’edizione 2026 ha beneficiato dei contributi diretti di analisti, militari in congedo ed esponenti della politica americana che hanno discusso i temi del documento a partire dalla propria esperienza operativa e legislativa. 

Il problema delle scorte

Il tema che ha attraversato l’intera discussione è la disponibilità di munizioni in caso di conflitto prolungato. Il senatore Jim Banks ha sintetizzato il dato più allarmante del rapporto senza attenuazioni: “In un conflitto con la Cina, siamo destinati a esaurire le munizioni critiche nel giro di poche settimane. Questo è inaccettabile e richiede un cambiamento radicale e urgente”. Victoria Coates, vicepresidente del Davis Institute for National Security della Heritage Foundation, ha anticipato questo punto richiamando i risultati di Project Tidal Wave, una simulazione su larga scala basata sull’intelligenza artificiale di un conflitto esteso tra Stati Uniti e Cina: “La cattiva notizia è che non è un quadro favorevole per noi in quel rapporto. La buona notizia è che abbiamo ancora tempo per rimediare.” Robert Greenway, direttore dell’Allison Center for National Security, ha aggiunto che le recenti operazioni contro l’Iran hanno reso visibile il problema: “Il surge in Iran rivela le debolezze nelle nostre scorte di munizioni per la proiezione di forza. Allo stesso tempo, è un passo nella giusta direzione per eliminare una minaccia in modo sostanziale”.

La base industriale

Sul fronte industriale, il nodo centrale riguarda la lentezza del procurement. Il deputato August Pfluger ha descritto il problema in termini di sistema: “I tempi necessari per completare la produzione si misurano in anni, mentre nella Seconda guerra mondiale si producevano migliaia di sistemi d’arma al mese. Le aziende principali devono andare più veloci, dobbiamo appoggiarci alle startup innovative. La tecnologia c’è”. Il senatore Banks ha citato la legislazione che ha promosso come strumento correttivo: “Il mio disegno di legge Buying Faster Than the Enemy Act, inserito nell’ultimo Ndaa, semplifica il processo di acquisizione del Dipartimento della Guerra e consente un procurement più rapido e flessibile”. Banks ha anche indicato lo Stato dell’Indiana come modello di reindustrializzazione, citando la posa della prima pietra di un campus per la produzione di razzi a combustibile solido alla base navale di Crane e la partecipazione dello stato allo sviluppo del sistema antimissile Golden Dome. Pfluger ha riconosciuto i progressi già compiuti: “Abbiamo stanziato otto miliardi di dollari l’anno scorso per accelerare i tempi, e aspetto di vedere i risultati, perché il paese ne ha bisogno”.

Economia di conflitto e forze speciali

Il deputato Pat Harrigan ha spostato l’asse del ragionamento sulla sostenibilità economica della guerra, prendendo spunto dal proprio background nelle forze speciali: “Abbiamo perso l’economia dei nostri conflitti per molto tempo. Siamo diventati molto bravi a produrre risposte ad alto costo alle soluzioni a basso costo dei nostri avversari. È un problema sistemico”. La soluzione, secondo Harrigan, sta nel modo in cui il potere militare viene impiegato: “Siamo destinati a prendere tutte queste tecnologie sofisticate, sovrapporle simultaneamente contro i nostri avversari e raggiungere una superiorità strategica in un tempo molto breve. Questo rende il nemico incapace di combattere. Lo stiamo vedendo accadere sistematicamente su scala globale”. Harrigan ha indicato nelle operazioni contro il Venezuela e nel secondo confronto con l’Iran esempi concreti di questa dottrina applicata. 

Tecnologia e innovazione

Il deputato Matt Van Epps, membro del Comitato per la scienza, lo spazio e la tecnologia, ha identificato tre aree prioritarie. La prima è la transizione accelerata dal laboratorio al campo. “Dobbiamo acquistare capacità per incrementi, dispiegarle, imparare cosa funziona e cosa no, e iterare in quel processo così da muoverci più velocemente della Cina”. La seconda è la resilienza dell’architettura spaziale: “I sistemi di rilevamento basati nello spazio devono garantire capacità resilienti contro il jamming e gli attacchi cinetici.” La terza riguarda l’integrazione tra ecosistema privato e sicurezza nazionale: “È così che batteremo la Cina sulla Luna, così che la batteremo su Marte”. Sul tema dell’intelligenza artificiale, Van Epps ha indicato nella compressione del ciclo sensore-bersaglio il contributo più rilevante per i combattenti. Ha anche segnalato il rischio a medio termine dei sistemi quantistici sulla crittografia militare: “C’è un rischio a lungo termine legato alla crittografia quantistica che minaccia la nostra attuale cifratura, che è alla base delle comunicazioni militari, della finanza e delle infrastrutture critiche”.

Deterrenza nucleare

Sul deterrente nucleare, Harrigan ha inquadrato il programma di modernizzazione Sentinel come una necessità non rinviabile: “Stiamo sostituendo il nostro arsenale obsoleto con il nuovo programma Sentinel. Sarà probabilmente il più grande programma di opere pubbliche nella storia di questa nazione, con molti miliardi di dollari impegnati. È l’unico modo per mantenere una deterrenza credibile di fronte all’avversario più sofisticato e capace che abbiamo mai avuto”. Greenway ha precisato che il problema non riguarda solo le testate ma l’intera infrastruttura di supporto: silos, sistemi di comando, controllo e comunicazione. “Senza questo, la nostra capacità convenzionale ha ben poco significato.”

Formazione e reclutamento

Banks ha poi condotto una riflessione più ampia sul rapporto tra la forza militare e il consenso, citando un sondaggio del Wall Street Journal del 2023 secondo cui solo il 38% degli americani si considerava patriottico, contro il 70% prima dell’11 settembre. “Quando i giovani americani hanno visto il ritiro caotico dall’Afghanistan, hanno visto una forza militare che non era forte. Hanno visto la debolezza con i propri occhi. E si sono detti: non è il tipo di militare di cui voglio far parte”. Sul fronte delle accademie militari, Pfluger ha indicato tre obiettivi concreti: formare ufficiali che comprendano perché il loro sistema di governo vale la difesa, insegnare a pensare e ad adattarsi in contesti di complessità crescente, e ripristinare la dimensione degli organici all’Air Force Academy – scesi da 4.400 a 4.000 – per rispondere alle esigenze sia dell’aeronautica sia della Space Force.

(Foto: Heritage Foundation)

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