Skip to main content

Per tanto tempo la Cina ha accusato gli Stati Uniti di politicizzare il commercio tecnologico. I divieti di Washington sull’export verso Pechino sono stati visti come una ritorsione unilaterale da parte delle autorità cinesi, che hanno lamentato un trattamento sfavorevole. Anche le aziende americane preferivano continuare a fare affari con un mercato come quello della superpotenza asiatica. Su tutti Nvidia, con il ceo Hensen Huang che ha provato a convincere Donald Trump a cambiare rotta, spiegandogli che riprendere il flusso verso la Cina avrebbe impedito che questa reperisse altrove gli strumenti per perseguire i suoi obiettivi. Senza tra l’altro che gli americani potessero porre un freno. Alla fine ci è riuscito e le spedizioni dei chip H200 – un gradino sotto i semiconduttori più performanti realizzati dall’azienda Usa – sono state nuovamente autorizzate. Ora però il paradosso è che la Cina non li vuole più.

Andiamo con ordine. Martedì è arrivato il via libera formale da parte degli Stati Uniti sull’export dell’H200. In allegato, una serie di misure pubblicate dal Bureau of Industry and Security (Bis) che Nvidia deve rispettare per poter operare. Punto primo: deve assicurare una “sufficiente” scorta di H200 per l’America, in modo tale da non rimanere sforniti, dato che le aziende cinesi ne avrebbero ordinati 2 milioni (al prezzo di 27.000 dollari l’uno); punto secondo: i clienti cinesi devono dimostrare la buona fede e che i chip americani non vengano utilizzati per scopi militari; punto terzo: è necessario istituire un processo di certificazione dell’identità dell’acquirente e delle contromisure che possano impedire accessi da remoto a soggetti non autorizzati; punto quarto: prima della partenza, i chip devono essere sottoposti a degli esami per vedere se rispettano i parametri di performance; punto quinto: la Cina non deve ricevere più della metà dei semiconduttori venduti agli americani. Un’altra precondizione, già nota ma comunque storica, è che il governo di Washington incasserà il 25% delle vendite di Nvidia in Cina.

Il fatto è che Pechino sembra aver cambiato idea. Mentre denunciava il modus operandi degli Stati Uniti, la Cina non è rimasta con le mani in mano. Ha stimolato i suoi talenti interni affinché si sforzassero di arrivare al livello dei rivali con i materiali che avevano – altri, di produzione occidentale, li reperiva su mercati terzi sfuggendo alle regole di Washington. Il gap con gli americani rimane ancora piuttosto consistente, ma si è ridotto notevolmente e in un lasso di tempo relativamente breve. La sensazione delle istituzioni cinesi è che possono farcela anche da soli.

Come scrive Reuters, gli agenti doganali avrebbero ricevuto l’ordine di non far entrare gli H200 quando arriveranno alla frontiera. “Le parole dei funzionari sono così severe che, per ora, si tratta sostanzialmente di un divieto. Anche se in futuro la situazione potrebbe cambiare”, racconta una fonte. Un motivo preciso non è ancora stato offerto. Né tantomeno si conosce la durata del blocco.

Sappiamo però che le autorità pechinesi hanno chiesto alle aziende nazionali di utilizzare i chip di Nvidia solo in circostanze specifiche, come ad esempio nei laboratori, per attività di ricerca e nelle università. Per il resto, le aziende nazionali devono preferire tecnologia cinese a quella americana o di produzione occidentale. Probabilmente per via di quelle accuse rivolte a Nvidia qualche mese fa su una presunta violazione della sicurezza nazionale: spionaggio, per essere schietti. Accuse prontamente smentite dall’azienda.

Un po’ lo stesso che sta accadendo con il caso Nexperia. A fine settembre scorso, il governo dei Paesi Bassi ha preso il controllo dell’azienda olandese produttrice di wafer di silicio perché aveva timore che stesse trasferendo materiale delicato (attività e proprietà intellettuale) all’azienda madre in Cina, Wingtech. Successivamente, per evitare uno scontro con Pechino, ha interrotto la nazionalizzazione. A inizio ottobre il Tribunale delle Imprese di Amsterdam ha deciso la sospensione di Zhang Xuezheng dalla posizione di Ceo e ha tolto il controllo di Wingtech sulle azioni di Nexperia in quanto temeva una mala gestione. Oggi è attesa la prima udienza pubblica. Nell’ennesimo capitolo della lotta tra Cina e Occidente per vincere la partita sull’intelligenza artificiale.

Vogliamo gli H200, anzi no. La Cina fa dietrofront sui chip di Nvidia?

Il motivo non è esplicitato (probabilmente per ragioni di sicurezza nazionale), né sappiamo quanto durerà il divieto. Ma dopo che gli Usa si erano decisi a far riprendere le spedizioni, da Pechino è arrivato l’altolà. La richiesta alle aziende rimane la stessa dell’ultimo periodo: utilizzare la tecnologia nazionale invece di quella occidentale

Cosa c’è da sapere sulla missione asiatica di Giorgia Meloni

La missione asiatica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni mira a rafforzare il ruolo globale dell’Italia attraverso partnership strategiche in Medio Oriente e nell’Indo-Pacifico, in linea con l’approccio occidentale alla regione. Dall’Oman alla Corea del Sud, il viaggio combina diplomazia politica, cooperazione industriale e attenzione a tecnologie avanzate e sicurezza

Tutto sull’incontro Machado-Trump alla Casa Bianca

È prevista per giovedì la riunione tra il presidente americano e la leader dell’opposizione. Nell’agenda probabilmente c’è il piano per la ripresa della produzione petrolifera e i negoziati con il regime chavista

La controrivoluzione iraniana e i valori naturali dell'Occidente. Il commento di Ippolito

“Donna, Vita, Libertà” non è solo uno slogan di protesta, ma la sfida frontale a un regime teocratico percepito come tirannico. La rivolta iraniana segna la frattura tra uno Stato che ha tradito il bene comune e una società che rivendica dignità, libertà e giustizia, a partire dalla condizione delle donne. Alla radice c’è l’idea che, quando il potere opprime invece di servire, la resistenza diventa un atto naturale e legittimo. La riflessione di Benedetto Ippolito 

Uno sguardo dall’America alle trasformazioni economico-sociali. L'analisi di Zecchini

Come era da attendersi, al centro dell’attenzione della riunione degli economisti di tutto il mondo, organizzata nei giorni scorsi dall’American Economic Association a Philadelphia, sono stati i provvedimenti del presidente Trump, l’evoluzione del dollaro in rapporto alle principali monete, la politica monetaria della Fed, il rilancio della produttività ad opera dell’AI e l’innovazione. Quali conclusioni trarre da queste analisi per l’Europa e l’Italia? Il racconto del prof. Salvatore Zecchini

Il regime non è riformabile, serve un "Mandela iraniano". Parla la prof. Sabahi

Di Roberto Pagano

Farian Sabahi, professoressa associata di Storia contemporanea presso l’Università degli Studi dell’Insubria, analizza la situazione attuale del Paese alla luce anche dell’origine della crisi economica, aggravata sì dalle sanzioni, ma imputabile altresì a una gestione della leadership di Teheran che ha “sperperato risorse convogliandole a Hamas a Gaza, agli Hezbollah in Yemen, agli Assad in Siria, agli Houthi in Yemen, ma anche nel Venezuela di Maduro”

Liberarsi della Cina è una scelta di sopravvivenza. Il caso Pirelli secondo il FT

Tra poche settimane gli Stati Uniti vieteranno alle imprese con azionisti di maggioranza cinesi di vendere tecnologia all’industria dell’auto. E per la Bicocca, ancora in coabitazione con Sinochem, potrebbe essere un problema. Tanto basta, anche per il quotidiano britannico, a trovare in fretta una soluzione per mettere alla porta il Dragone

Così i piccoli attori del NewSpace si sono affermati nel settore spaziale. Il racconto di La Regina

Di Veronica La Regina

Dalla coniazione del termine NewSpace nei primi anni 2000 all’accelerazione industriale degli anni 2010, dove siamo oggi e come ci siamo arrivati. Il parere di Veronica La Regina, direttore del Research Center for Space Futures di Riyadh

Ascoltare il mercato per vincere la cybersfida. La scommessa di Kyndryl

Inaugurato a Roma presso il Tecnopolo, già sede del Security operation center dell’azienda leader nella sicurezza informatica e nata dallo spin off dei servizi Ibm, il nuovo spazio di confronto dedicato alle imprese. Obiettivo, capire cosa vuole e dove va il mercato per alzare ulteriormente le difese

Uganda, un cantante sfida alle urne l’egemonia di Museveni

Crescita economica e lotta contro la corruzione sono tra le principali promesse elettorali. Domani Yoweri Museveni cerca la settima rielezione alla presidenza e a sfidarlo c’è l’artista Robert Kyagulanyi

×

Iscriviti alla newsletter