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Giovinezza, conflitto, fragilità, essere figli, centuplo. Sono i cinque “luoghi” della vita di San Francesco, attraversati in dieci “passi” esistenziali (lo scontento giovanile, la tentazione dell’irrealtà dell’IA e dei social, l’ingiustizia nella società, la guerra, la disabilità, la cura, il lavoro, la famiglia e la scuola, la comunità, il Fatto cristiano, cioè «il segreto» di Francesco, incontrabile ora, proprio come per lui), su cui abbiamo proposto il Terzo Festival dell’Umano Tutto Intero, promosso dal network di cento associazioni e comitati civici, ‘Ditelo Sui tetti’ il 16 e 17 giugno a Roma. Una due giorni che ormai da tre anni è ospitata dal Pio Sodalizio dei Piceni per riflettere e analizzare, scomporre e poi ricomporre i pezzi del puzzle umano e così avanzare delle proposte concrete ai decisori. 

Quest’anno, in occasione degli 800 anni dalla scomparsa di Francesco d’Assisi, abbiamo scelto di sperare, seguendo la vita del Patrono d’Italia, che anche per noi la realtà si faccia promessa di pienezza, e non baratro sul nulla e raccontare così come “sorella vita” può essere faro in una fase altamente complessa.  Vari gli aspetti analizzati, dall’economia al welfare, dalle nuove tecnologie alle guerre, passando per l’importanza delle reti sociali e del concetto di vita. Il network Ditelo sui tetti ha richiesto l’impegno del Governo per una effettiva equità fiscale orizzontale per le famiglie, per cui si rende necessario che le scelte politiche tengano conto della presenza dei figli, e in questo senso uno strumento prezioso può essere il quoziente familiare e la necessaria revisione dello strumento Isee. Il presidente dell’associazione Famiglie numerose ha portato esempi concreti delle esigenze disattese dei nuclei con più di quattro figli, citando ad esempio la tassa occulta dell’obbligo di acquistare un’auto adeguata. Il network, poi, l’allargamento e tempi più certi del buono scuola.  Interessante la promessa fatta nel suo intervento dal ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti: “Se la situazione internazionale si dovesse risolvere in senso positivo, si aprirebbero degli spazi significativi da poter utilizzare nei confronti della politica della famiglia che è una costante della nostra azione in questi anni di governo. Ogni anno facciamo un passo, non il passo decisivo ma un passo avanti in una situazione di finanza pubblica sempre complicata, perché stiamo faticosamente uscendo dall’emergenza e sempre una nuova emergenza si para innanzi”.

Un fisco socialmente più giusto, quindi, è un volano sociale oltre che economico. Ed è un passaggio che Ditelo Sui tetti stimola da anni proprio al fine di cucire persone, istituzioni e valori.  Altro aspetto particolarmente rilevante è il fine vita. Bisogna partire constatando la realtà, che ci dice che le trincee sono state rotte, perché purtroppo in Italia molte Regioni stanno cambiando la natura del servizio sanitario pubblico, dando fiato alla cultura dello scarto con prestazioni del servizio sanitario pubblico regionale dirette a favorire il suicidio. Lo Stato dovrebbe allora essere chiamato a riaffermare il ruolo del SSN, ovvero dedicato esclusivamente alla cura, altrimenti sceglierebbe di dire pubblicamente che la fragilità non ha valore, ribadendo che la Consulta non ha introdotto un diritto al suicidio assistito e un corrispondente dovere del Ssn. In questo senso dal Festival Dell’Umano abbiamo inteso lanciare una campagna per il diritto alle cure appropriate senza limiti di età e per una assistenza h 24 almeno per le persone gravemente non autosufficienti, 

Ma non è tutto, perché sulla vita nascente è fondamentale sostenere di più il volontariato che aiuta la maternità oltre all’esigenza improrogabile di non chiudere gli occhi davanti allo stravolgimento della legge 194, visto il dilagare nelle regioni della privatizzazione dell’IVG con ogni sorta di pillole che lasciano sola la donna. Siamo convinti che proprio la difesa della vita nascente sia fondamento di pace e vero progresso umano.

Ma nelle nostre vite si sta insinuando un altro elemento, con cui l’uomo tutto intero deve confrontarsi e comprendere il modus con cui dialogare: non una semplice tecnologia, ma una nuova scoperta come l’intelligenza artificiale che si sostituisce alla nostra. 

La prima domanda che ci siamo posti al Festival è: l’uomo soccomberà a questa nuova macchina, o riuscirà ad utilizzarla per migliorare le proprie esigenze e senza farsi sovrastare da essa? L’Italia è forse uno dei paesi più all’avanguardia sul tema, dal momento che ha varato la Legge 132, mentre pochi giorni fa il Governo ha varato due decreti attuativi che affrontano i nodi: in questo modo la sfera dei valori può aiutare a decidere chi domina chi, tra uomo e macchina. 

La sintesi é stata magistralmente indicata dal sottosegretario Alfredo Mantovano, quando ha osservato che se l’intento è di delegare, allora si rischia di essere dominati. Se invece si vuole usare lo strumento, che come tutti ha delle controindicazioni, allora si è sulla buona strada. 

Ha inoltre ragione in questo senso Renzo Pegoraro, Presidente della Pontificia Accademia della Vita, quando dice che serve abitare l’intelligenza artificiale, non subirla: questa la nostra grande sfida per giocare una partita molto ampia che investe l’umano nella sua interessa. Di qui -come è stato indicato in modo straordinario dal Cardinale Pietro Parolin – l’importanza del contatto relazionale, del rapporto umano e comunitario, delle reti sociali, che non solo sono sostegno indispensabile alle famiglie e alle singole persone, ma divengono molto rilevanti anche per proporre la direzione dello stesso “bene comune”, in un allargamento sostanziale della partecipazione alla “politica con la maiuscola, che dovrebbe essere favorita e non temuta dai partiti e dalle istituzioni parlamentari e di governo, come in effetti sempre più accade, in piena coerenza con gli articoli-troppo dimenticati – 2, 3 e 118 della Costituzione.

La vivacità culturale della due giorni non ha, infine, affatto tentennato nel proporre il “segreto” di Francesco come possibile per noi, allo stesso modo, mostrando nella conclusione dei lavori come il Fatto cristiano sia incontrabile in comunità viventi, di accoglienza possibile dell’umano tutto intero di ciascuno di noi. E la sensazione di unità nella diversità, di ampiezza di contenuti in una sintesi verso l’umano é stata una cifra palpabile, che ha esaltato una convivenza operosa. Già: l’umano tutto intero si può, anzi non si deve smettere di desiderare, perché si può davvero incontrare. Come ai Piceni in questi bellissimi giorni.

Al Festival dell'Umano in scena la sorella vita, per capire dove va l'uomo e la nuova macchina

Di Domenico Menorello

Due giorni di dibattiti con ministri, associazioni, sociologi, esponenti del clero per ricordare gli  800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi e indicare ai decisori le rotte dell’umano, dall’IA alla reti sociali, dalla fiscalità per le famiglie al fine vita (e ricordando il card. Ruini). L’intervento di Domenico Menorello, presidente del network associativo Ditelo Sui tetti

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