Skip to main content

Più che il lato oscuro della luna, parafrasando un celebre album rock di oltre 50 anni fa, il lato oscuro del sole. Un sole cinese. Il Dragone, è quasi superfluo ricordarlo, è il dominus indiscusso delle rinnovabili nel mondo. Tanto per cominciare, Pechino produce ed esporta il 90% dei pannelli solari sparsi per il globo. Quando non li esporta, vende alla quasi totalità dei mercati il silicio, elemento senza il quale non è possibile realizzare parchi fotovoltaici. E lo stesso vale per le pale eoliche. Insomma, la Cina domina il settore delle tecnologie verdi, producendo il grosso dei moduli solari mondiali, oltre l’80% delle turbine eoliche e l’80% delle celle per batterie, oltre a controllare le catene di approvvigionamento più ampie di terre rare e materiali semiconduttori.

Un monopolio verde che però, nel tempo, ha innescato le prime crisi di rigetto. Tanto per cominciare quella americana, con gli Stati Uniti che hanno imposto dazi monstre sui pannelli cinesi, cominciando a fabbricarseli in casa. Un copione seguito anche dall’Europa, sull’onda dell’esempio dell’Italia, il primo Paese del Vecchio continente ad aver messo al bando i moduli solari cinesi dalle gare per gli incentivi statali alle rinnovabili. La domanda è: perché? Semplice, dietro il sole e il vento made in China, si cela una tecnologia pericolosa e maligna.

Il nuovo allarme arriva dalla Gran Bretagna, dove un rapporto curato, tra gli altri, dall’ex vice responsabile della sicurezza nazionale britannica, Michael Collins, avverte che la dipendenza dalle tecnologie verdi cinesi sta rendendo i Paesi europei vulnerabili a rischi per la sicurezza nazionale, tra cui attacchi informatici, restrizioni commerciali e spionaggio. E, peggio, i governi europei non stanno tenendo pienamente conto di tali rischi nell’implementazione di tecnologie green cinesi, nel tentativo di garantire l’approvvigionamento energetico e contrastare il cambiamento climatico.

Dopo che la guerra con l’Iran ha innescato il secondo shock energetico in soli cinque anni, molti politici europei, tra cui il commissario europeo per l’energia Dan Jørgensen, hanno sostenuto d’altronde che le energie rinnovabili sono più sicure dei combustibili fossili perché non sono soggette alla stessa volatilità dei prezzi e alle stesse interruzioni della catena di approvvigionamento. Collins ha affermato che i Paesi rischiano di “inciampare e ritrovarsi improvvisamente di fronte a un grave problema di sicurezza nazionale”. I Paesi dovrebbero “procedere con la transizione” verso l’abbandono dei combustibili fossili, ma “essere consapevoli dei rischi” e diversificare le catene di approvvigionamento laddove possibile, ha affermato.

“Non vogliamo sostituire una serie di dipendenze dalle importazioni di combustibili fossili con una dipendenza dalla tecnologia cinese a basse emissioni di carbonio”. Il rapporto, redatto in collaborazione con Michal Meidan, direttore del China Energy Programme presso l’Oxford Institute for Energy Studies, e basato su interviste con esperti di energia e sicurezza nazionale, ha individuato otto rischi distinti legati a un’eccessiva dipendenza dalle tecnologie verdi cinesi. Secondo gli autori, tra le maggiori minacce vi è l’interruzione delle catene di approvvigionamento, poiché si prevede che la Cina possa un giorno limitare la fornitura di tecnologie e componenti a basse emissioni di carbonio.

Negli ultimi anni, Pechino ha fatto sempre più ricorso ai controlli sulle esportazioni per rafforzare il proprio controllo sulle catene di approvvigionamento globali. Tra gli altri rischi vi sarebbe un attacco su larga scala che potrebbe utilizzare i cosiddetti “interruttori di sicurezza” per disattivare a distanza pannelli solari, turbine eoliche e altre tecnologie. “Gli attori informatici cinesi hanno quasi certamente la capacità di accedere da remoto ad hardware o software intelligenti di produzione o gestiti in Cina”. Insomma, Pechino potrebbe lasciare al buio mezza Europa, disattivando le rinnovabili da remoto.

Il lato oscuro del solare (cinese). Il nuovo alert dalla Gran Bretagna

Un rapporto curato dall’ex dirigente della sicurezza nazionale britannica, Michael Collins, getta nuove ombre sulle tecnologie green cinesi, alle quali l’Italia per prima in Europa ha messo un freno. Pechino potrebbe spezzare a piacimento le catene di approvvigionamento e persino spegnere pannelli e pale eoliche da remoto. Ma non solo

Trump valuta un’escalation calibrata contro l’Iran per sbloccare lo stallo negoziale

Washington valuta un’escalation militare limitata per sbloccare lo stallo con Teheran, mentre i negoziati si indeboliscono e la pressione economica mostra limiti. L’introduzione di nuove capacità, inclusi sistemi ipersonici, segnala una possibile svolta verso una fase più instabile e tecnologicamente avanzata del conflitto

Usa-Cina, vi spiego il Tao di guerra e pace. Scrive Sisci

La situazione in Cina è estremamente complessa e non priva di sfaccettature. La sottoccupazione e la disoccupazione urbana si attestano al 40-50% a causa del crollo immobiliare e, oggi, dell’eccesso di produzione industriale. La gente non ha denaro; quindi non consuma; quindi l’economia si regge su sussidi statali ed esportazioni. L’analisi di Francesco Sisci, direttore di Appia Institute, alla vigilia della visita di Trump in Cina

Soggetti smarriti: diritti e opportunità. Il primo anniversario della fondazione Le Columbrine

Due intense giornate organizzate dalla fondazione in collaborazione con l’università Parthenope e la fondazione Banco di Napoli, con i contributi di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, giuridico, religioso e politico, per dare voce alle persone “fragili”, guardando a un mondo migliore

Così Roma e Ankara si allineano sui settori strategici

L’asse industriale tra Italia e Turchia è destinato a rafforzarsi, come emerso dal vertice nella capitale tra il ministro Adolfo Urso, il numero uno di Confindustria Emanuele Orsini e il presidente dell’associazione degli industriali e degli imprenditori turchi TÜSİAD, Ozan Diren. Non solo progetti comuni per aumentare i numeri della cooperazione, ma anche visioni coordinate sull’Industrial Accelerator Act e sull’introduzione di requisiti “Made in Europe” a tutela di alcuni settori strategici

Non c’è il terzo polo, c’è una casa riformista da costruire. L'intervento di Mayer

L’Italia resta ancorata a una dinamica bipolare mentre il terzopolismo non decolla. Per i riformisti è tempo di smettere di inseguire illusioni e lavorare alla costruzione di una casa comune europeista, capace di colmare un vuoto politico e rafforzare l’alternativa alla destra

Petrolio, tutti i debiti del Venezuela (anche con Eni)

La petrolifera italiana ha siglato un accordo storico con il governo di Rodriguez. Ma il regime deve ancora risanare i conti nei suoi confronti per circa 3,3 miliardi di dollari. Stessa situazione per altre imprese straniere, da Repsol a British Petroleum. Con i cinesi, invece…

Il Regno Unito ha blindato le comunicazioni attorno alla futura ambasciata cinese?

Londra si prepara ad accogliere quella che potrebbe diventare la più grande ambasciata cinese in Europa. Sotto la superficie urbanistica, il progetto riguarda da vicino la sicurezza delle infrastrutture digitali. L’inchiesta di The i Paper

Dal talento all'impegno sociale. Tutto sulla XVII edizione del Premio Guido Carli

La XVII Edizione del Premio Guido Carli, in programma l’8 maggio 2026 alle ore 17.30 nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, è stata insignita della medaglia conferita dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, che sarà esposta sul palcoscenico

Stop alla riforma di Roma Capitale. Un ottimo sindaco e la cattiva politica. La "sentenza” di Sterpa

Di Alessandro Sterpa

Roma Capitale resta al palo: il Pd si astiene su una riforma che aveva contribuito a scrivere, facendo saltare il banco delle intese. Una mossa che sa di tattica elettorale e che espone la frattura tra strategia nazionale e governo locale. Nel mezzo, le esigenze (ancora inevase) della città. L’opinione di Alessandro Sterpa, costituzionalista e professore all’Università della Tuscia

×

Iscriviti alla newsletter