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Sacralità da un lato, per indicare un punto fisso relativo alla genesi della natura (umana e non). Pragmatismo e realismo dall’altro, proprio per distendere una politica legata all’ambientalismo che contempli ‘dentro’ anche l’uomo, senza disegnare forme astratte di ztl o progetti irrealizzabili (e dannosi a industrie e posti di lavoro) come il Green Deal di Franz Timmermans.

È la ricetta dei conservatori, europei ed italiani, applicata all’oikos (casa) e al logos (studio): quell’ecologia che l’eurodeputato di Ecr/FdI Nicola Procaccini ha raccontato nel suo libro “L’ecologia dei conservatori-il ritorno al sacro della natura” per Giubilei-Regnani Editore, presentato ieri al Tempio di Adriano.

La battaglia per l’ambiente non è neutrale

L’esponente meloniano, co-presidente di Ecr e Presidente della fondazione ufficiale dei Conservatori Europei New Direction (oltre che responsabile del Dipartimento Ambiente ed Energia di Fratelli d’Italia) parte da un presupposto, che è lo stesso spiegato nella prefazione dal presidente del consiglio, Giorgia Meloni: ovvero che non esiste un ecologista più convinto di un conservatore, perché per i conservatori di ogni latitudine, “la casa è sinonimo di Patria, è il luogo che custodisce la famiglia, il pilastro su cui si poggia il comune destino che ci lega”.

Dunque come far conoscere la visione conservatrice dell’ambiente, per renderla sempre di più protagonista del dibattito? La battaglia per l’ambiente non è neutrale, scrive il premier, è una battaglia culturale e, come tutte le battaglie culturali, richiede visione, impegno, pragmatismo. Andare oltre le semplificazioni e le contrapposizioni in questo caso è quantomai utile, perché in gioco ci sono terra, cielo e acqua ad appannaggio di tutti, ergo occorrono riflessione e confronto. Un passaggio che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida nel suo intervento ha toccato quando ha parlato di sostenibilità ambientale (“correlata alla sostenibilità economica che garantisce equità sociale, cioè la possibilità di poter pensare ai diritti, all’ambiente, avendo la possibilità di sopravvivere”) e azione degli agricoltori in quanto i primi custodi dell’ambiente”.

Tutti i difetti del Green Deal

La critica al Green Deal è feroce e motivata: scrive Procaccini che il buon senso avrebbe dovuto suggerire agli ideologici della transizione verde, oltre che della transizione digitale, di partire dalla base, dalle cosiddette capacità abilitanti, quelle materie prime che servivano a cambiare il modello di sviluppo a cui ci siamo ispirati per decenni. Litio, Cobalto, Nichel, Grafite, Boro, Gallio, Alluminio, Magnesio, terre rare e semiconduttori sono solo alcuni degli elementi imprescindibili per i sistemi di accumulo energetico, per le auto elettriche, i pannelli fotovoltaici, i generatori delle turbine eoliche. “Nella lista ufficiale stilata dall’Ue compaiono 34 materie prime (di cui 16 classificate come strategiche) per la transizione verde. La quasi totalità di questi materiali e minerali critici l’Unione Europea non li ha e deve comprarli dal resto del mondo. Soprattutto dalla Cina. Ciò che descrive meglio la drammatica stupidità delle autorità europee è la nascita (celebrata in pompa magna) della Alleanza Europea per le Materie Prime verso la fine del 2020. Nient’altro che un documento programmatico. Una fumosa dichiarazione di intenti, che è arrivata un anno dopo l’annuncio del Green Deal”.

Gli errori energetici dell’Ue

Per cui, sottolinea, anziché partire dalla base della piramide, le materie prime, l’Ue è partita dalla punta: “gli obiettivi e le loro (stringenti) scadenze ovviamente imperative, ma nche facendo salve le buone intenzioni di chi voleva costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile; come si fa a non considerare la necessità di procurarsi prima la calce e i mattoni? In amara sintesi, l’Ue ha costruito un enorme mercato per le importazioni dalla Cina, spesso sostenuto da ingenti contributi pubblici, risultando determinante per l’affermazione della leadership tecnologica, economica, e militare di Pechino. Senza alcun beneficio per l’ambiente. Anzi”.

Perché il nucleare è il futuro

Un capitolo a parte viene dedicato al nucleare, ovvero se il Big Bang è stato il “calcio d’inizio” all’Universo, la fusione nucleare è stata l’artigiano che lo ha modellato, rendendolo complesso e adatto alla vita. E se da un lato l’Universo tende naturalmente al disordine, dall’altro a fusione nucleare è la forza che mette ordine a questo caos, accendendo le stelle. Da non confondere con la fissione nucleare, di cui si è parlato in precedenza, perché se la fissione (rottura degli atomi) è un processo di “distruzione” da cui si sprigiona energia, invece la fusione è un processo di “unione”. “La fusione non è solo un fenomeno fisico, è la funzione vitale dell’Universo stesso, con quella forza creatrice che è un’energia illimitata, pulita, sicura”.

Ecologismo, Procaccini indica la via dei conservatori: sacralità e pragmatismo

Secondo Procaccini l’Ue ha costruito un enorme mercato per le importazioni dalla Cina, spesso sostenuto da ingenti contributi pubblici, risultando determinante per l’affermazione della leadership tecnologica, economica, e militare di Pechino. Senza alcun beneficio per l’ambiente. Anzi. Il futuro? Il nucleare

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