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Quanto è denso il coinvolgimento ellenico (e quindi Nato) nella guerra contro l’Iran? Due fatti che riguardano la Grecia all’interno degli scontri che si stanno svolgendo in questi giorni hanno fatto tornare di attualità il dibattito sulle modalità con cui stati membri dell’Ue e membri dell’alleanza atlantica stanno avendo un ruolo nella contrapposizione tra Teheran e l’accoppiata Washington-Tel Aviv. Il peso specifico della Grecia in quel dato quadrante geopolitico è ben definito sin dalla prima presidenza Trump, quando l’allora segretario di Stato Mike Pompeo siglò con il governo ellenico un accordo di difesa che comprendeva l’uso di quattro basi. Inoltre il governo di Atene è parte del triumvirato con Cipro ed Israele basato su energia e difesa, senza dimenticare che l’esecutivo di Kyriakos Mitsotakis ha da subito rafforzato le sue relazioni con il Paesi del Golfo. Le azioni di questi giorni, dunque, vanno nel segno della continuità politica.

Il ruolo difensivo dei patriot greci

Una batteria greca di Patriot di stanza in Arabia Saudita ha abbattuto due missili balistici iraniani diretti contro due raffinerie, come comunicato dallo Stato Maggiore della Difesa nazionale ellenica (GEETHA), a Yanbu, sulla costa saudita del Mar Rosso. Si tratta di un sito altamente strategico dal momento che è il terminale dell’oleodotto Est-Ovest che consente ad alcune esportazioni di petrolio di bypassare la chiusura di Hormuz. Per cui nel conflitto iraniano riveste un ruolo come possibile bersaglio. Di contro il ministero della Difesa saudita non ha segnalato un attacco missilistico balistico contro Yanbu, ma ha dichiarato ufficialmente che un veicolo aereo senza pilota (UAV) aveva colpito la raffineria Saudi Aramco Mobil (SAMREF), situata a circa 10 km a sud-est del sito greco Patriot.

La raffineria rientra nei quattro obiettivi energetici che l’Iran aveva minacciato di attaccare il 18 marzo in risposta a un raid aereo sul giacimento di gas di South Pars: gli altri sono il complesso petrolchimico del Qatar a Mesaieed, la raffineria di Ras Laffan e il giacimento di gas di Al-Hisn negli Emirati Arabi Uniti. A margine del Consiglio europeo, il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha definito l’episodio come “puramente difensivo” e parte di un accordo bilaterale in corso. I Patriot sono di stanza in Arabia Saudita sin dal 2021, dopo la decisione del Consiglio di sicurezza nazionale greco, il KYSEA. “L’intercettazione odierna è stata un’azione strettamente difensiva nell’ambito dell’accordo che abbiamo con l’Arabia Saudita”, ha osservato, aggiungendo che l’operazione ha dimostrato la prontezza delle forze armate greche in condizioni complesse. “Se questa raffineria, un impianto saudita di fondamentale importanza, fosse stata colpita, oggi i prezzi del petrolio sarebbero significativamente più alti”.

Il nuovo drone a Larissa

Un drone stealth RQ-180, inizialmente scambiato per un bombardiere americano B2, è stato avvistato nei cieli di Larissa, città della Grecia centrale, che ospita la base del 110° Stormo Caccia Combattimento. Una rarità, vista e considerata l’importanza e la consueta discrezione che avvolge quel tipo di velivolo. Si tratta di un mezzo a lungo raggio e ad alta quota impegnato in attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Varie immagini catturate da cittadini in pieno giorno mostrano il velivolo di colore scuro e in fase di atterraggio. Alcune fonti militari sostengono che l’aereo abbia avuto un guasto durante una missione e che sia lì per le riparazioni.

Il sito di Larissa è altamente significativo, dal momento che vi sono caccia F-16C/D Viper Block 52+ e con vari tipi di droni americani Dal 2010 l’aeronautica statunitense ha utilizzato pubblicamente la base per operazioni con droni MQ-9 Reaper su aree dell’Europa e dell’Africa.

Scenari

Risale al 2021 il disegno di legge Menendez-Rubio sulla difesa, che riequilibrava gli assetti atlantici nel versante mediterraneo, che guarda sia al costone balcanico che al versante mediorientale. Tutti obiettivi che sono garantiti dal nuovo status geopolitico di Atene: perno per navi e aerei americani, nuovo destinatario degli F-35, dopo aver acquistato 24 Rafale francesi. Con quel provvedimento normativo i legislatori americani intesero inserirsi in scia all’East Med Act per dare il via libero decisivo alla nuova la cooperazione in materia di difesa e sostenere in questo modo la modernizzazione delle forze armate greche. Cooperazione (non solo sulla difesa) che si è poi concretizzata con l’accordo ufficiale tra i due governi e che, nelle intenzioni, aveva anche altri due obiettivi.

Il primo è stato raggiunto: espandere il cosiddetto forum “3 + 1” che include Stati Uniti, Grecia, Israele e Cipro per allargare ad altre aree di interesse comune. Secondo il disegno di legge il governo degli Stati Uniti dovrebbe sostenere iniziative congiunte di cooperazione per la sicurezza marittima con i tre paesi che, già da tempo, hanno composto una nuova alleanza tarata sul gas. Il secondo è il gasdotto Eastmed, il vettore (ormai messo da parte) che nelle intenzioni avrebbe dovuto porare il gas da Israele al Salento e su cui si era coagulata una nuova stagione di partnership ed influenze, come appunto quella tra Tel Aviv, Nicosia a Atene. Una fase della diversificazione energetica per l’Ue che si sarebbe potuta intrecciare con i riflessi del gasdotto Tap e del Tanap. Poi arrivò l’attacco del 7 ottobre e saltò tutto.

Grecia in azione con Usa e Israele. Le conseguenze per la Nato

I Patriot greci in Arabia intercettano un missile, inoltre il nuovo drone RQ-180 è stato avvisato a Larissa. Due casi che confermano ciò che già era noto: sin dal 2019 il governo americano ha scommesso militarmente e geopoliticamente sulla Grecia, per via della sua posizione strategica. Una nuova piattaforma verso il Medio Oriente utile agli Usa e snodo per i giacimenti di gas presenti nel Mediterraneo orientale

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