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La Francia ha testato per la prima volta il suo nuovo missile balistico M51.3, conducendo un test nelle acque dell’Oceano Atlantico. Il lancio, seguito personalmente da Emmanuel Macron e diffuso sui canali mediatici dell’Eliseo, è stato volutamente pubblicizzato per dare maggiore risonanza all’evento e consegnare un messaggio: la Francia sta rafforzando le proprie capacità nucleari strategiche. Ma la domanda più interessante è un’altra. A chi è rivolto questo messaggio?

Il lancio e le parole di Macron

A effettuare il lancio, al largo della Bretagna, è stato il sottomarino Le Vigilant della Marine Nationale e il missile, sprovvisto di testata nucleare, è caduto nell’Atlantico settentrionale, a diverse centinaia di chilometri dalla costa. Si è trattato del tredicesimo lancio del programma M51 e il settimo di una sua variante lanciata da un sottomarino, tutti “ovviamente condotti senza testata nucleare”, come ha tenuto a precisare il Ministero della difesa francese. L’ultimo test live-fire risale infatti al 1996, sotto la presidenza di Jacques Chirac. Macron stesso ha assistito al lancio dalla fregata Auvergne e, rivolgendosi ai militari a bordo, ha affermato: “Per la Francia (…) è una formidabile dimostrazione di credibilità e una tappa importante. Oggi siamo più forti. E penso che il messaggio sia stato ricevuto forte e chiaro, ovunque dovesse essere ricevuto”. 

Il missile M51 e il suo posto nella Force de frappe

Prodotto da ArianeGroup (la stessa società che costruisce il lanciatore spaziale pesante Ariane 6), l’M51 è un missile balistico a tre stadi a propellente solido, dal peso superiore alle 50 tonnellate e con una gittata stimata intorno ai 9.500 chilometri, in grado di trasportare da quattro a sei testate a rientro indipendente, altrimenti note come Mirv. Ognuno dei quattro sottomarini classe Le Triomphant in servizio presso la Marine Nationale può imbarcarne fino a 16 e, secondo quanto dichiarato da ArianeGroup, il missile può raggiungere un’altitudine di 2mila chilometri e una velocità di rientro pari a Mach 20. La prima versione risale al 2006, mentre la variante M51.3 è entrata ufficialmente in servizio nell’ottobre del 2025, insieme alla testata Tno-2, le cui specifiche rimangono segrete.

L’M51 rappresenta la spina dorsale della deterrenza nucleare francese, la cui continuità operativa è garantita dalla turnazione dei quattro sottomarini classe Le Triomphant attualmente in servizio. A questa componente sottomarina si affianca la componente aerea, in capo alle Forces Aériennes Stratégiques e alla Marine nationale, che impiega il Rafale armato con il missile Asmpa-R, entrato in servizio nel 2025 e con una gittata di circa 600 chilometri. L’ultima conta delle testate a disposizione di Parigi riporta la cifra di 290 ordigni nucleari, ma a marzo scorso lo stesso Macron ha annunciato che l’arsenale verrà ampliato nei prossimi anni e che i numeri esatti non saranno più resi pubblici.

A chi era rivolto il test?

Macron ha parlato di un messaggio ricevuto “ovunque dovesse essere ricevuto”. Ma, esattamente, chi doveva riceverlo? Probabilmente, questo lancio in grande stile si è rivolto a un’ampia platea di attori. Il primo destinatario è sicuramente l’Alleanza Atlantica, Washington inclusa. Con questo lancio la Francia ha voluto ribadire di rimanere, pur con tutte le sue attuali fragilità economiche e politiche, una potenza nucleare della Nato e di star dando seguito agli annunci dell’ultimo anno relativi all’espansione dell’arsenale nucleare nazionale. Tale dimostrazione è infatti funzionale alla strategia di allargamento della dissuasion avancée, la deterrenza avanzata che la Francia sta portando avanti con alcuni partner europei, in particolare a Est, dove Parigi intende presentarsi come un partner strategico affidabile e un deterrence provider per gli Stati più esposti nei confronti della Russia. Un modello che, vale la pena ricordarlo, resta distinto dal nuclear sharing a guida americana e che prevede che, all’interno di singoli accordi bilaterali, l’Eliseo mantenga l’autorità esclusiva sull’eventuale decisione di impiegare le testate.

Il secondo destinatario è, di conseguenza, proprio la Russia. Il messaggio è che l’Europa (seppur intesa in questo caso forse più come un’estensione della Francia) sta costruendo una sua forma di deterrenza strategica, indipendente da Washington e mirata a scoraggiare eventuali fughe in avanti da parte del Cremlino sul fianco orientale, soprattutto nell’area del Baltico. 

Infine, c’è un terzo attore a cui questo test era rivolto: Berlino. Non che ci siano venti di guerra tra Francia e Germania, ma la portata del riarmo tedesco non è passata inosservata a Parigi, la quale sta facendo i suoi calcoli. Se i piani tedeschi rispetteranno tempi e promesse della Zeitenwende, entro il 2039 la Germania disporrà delle più potenti forze convenzionali d’Europa e, benché Macron abbia dichiarato che entro un decennio il bilancio delle Forze armate francesi sarà raddoppiato, la Francia (come qualsiasi altro Paese europeo) sa di non poter reggere il confronto con la disponibilità finanziaria tedesca. Ottant’anni di pace e di costruzione congiunta del progetto comune europeo non sono passati in secondo piano, ma l’equilibrio strategico tra Francia e Germania rimane una costante della geopolitica europea attraverso i secoli. Stante questa premessa, e non potendo eguagliare i tedeschi sul piano convenzionale, i francesi hanno deciso di puntare sull’unica cosa che Berlino (per ora, almeno) non ha e non può comprare: l’atomica. 

Il test missilistico di Macron guarda a Est e a Ovest. Ecco perché interessa tutti

Il test del nuovo missile nucleare M51.3 non è stato soltanto una prova tecnica della deterrenza francese, ma soprattutto un messaggio politico e strategico nei confronti di alleati, partner e avversari. A ovest, Parigi ribadisce la propria autonomia rispetto a Washington, mentre a Est l’Eliseo si rivolge direttamente a Mosca, passando da Berlino

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