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Non è ancora l’ora degli addii, di chiudersi quella porta dietro, la scrivania in ordine, la luce spenta, magari dopo aver spedito una bella e sentita lettera per salutare e ringraziare le decine di migliaia di dipendenti. Però un segnale, forse, c’è. Jamie Dimon, il gran capo di una delle più grandi banche d’affari del mondo, volto simbolo della finanza pesante ma con la cravatta americana, prepara il terreno a una possibile successione. Il banchiere, 70 anni, vaghe simpatie democratiche, la passione per la boxe, patrimonio personale di 3,1 miliardi, mai troppo in sintonia con Donald Trump al punto da essere finito pure in tribunale con il presidente americano, guida Jp Morgan dal 2006. Vent’anni sono tanti e parlare di post-Dimon non è più un tabù.

Forse anche per questo l’ultimo leone della finanza a stelle e strisce ha deciso di rimescolare le carte in vista della sua successione alla guida della banca. Nominando Doug Petno e Troy Rohrbaugh co-presidenti del gruppo. Una mossa che li colloca in prima linea tra i possibili candidati alla guida del colosso bancario americano. La decisione rappresenta un passaggio rilevante nel lungo processo di transizione al vertice della banca statunitense. Dimon dovrebbe lasciare l’incarico di amministratore delegato nei prossimi anni, pur avendo lasciato intendere di voler mantenere eventualmente il ruolo di presidente.

Petno e Rohrbaugh erano finora co-amministratori delegati della divisione commercial and investment banking. Con il nuovo assetto, Petno diventerà unico responsabile di quell’area, mentre Rohrbaugh passerà alla guida del consumer and community banking. Proprio questo spostamento assume un peso particolare nella logica della successione: dopo una lunga esperienza nell’investment banking e nelle attività di trading, Rohrbaugh avrà ora l’occasione di misurarsi anche con una delle principali aree retail del gruppo. Il riassetto coincide anche con l’uscita di scena di Marianne Lake, attuale responsabile del consumer and community banking, che andrà in pensione dopo oltre 25 anni in Jp Morgan.

Nel comunicare i cambiamenti, Dimon, che in passato ha anche tentato di costruire un rapporto tra la finanza americana e la Cina, arrivando a bypassare la politica, ha sottolineato che le nomine rappresentano un passo importante nel processo di pianificazione della successione e nello sviluppo dei principali leader della banca. La scelta, infatti, si inserisce in una strategia che Dimon ha spesso rivendicato: far ruotare i top manager tra diverse aree di business per testarne capacità gestionali e visione complessiva del gruppo. E preparare, magari, l’uscita di scena.

Dimon dopo Dimon. L'ultimo leone della finanza Usa prepara la successione

Il banchiere americano, simbolo della finanza di peso statunitense e alla guida del più grande e prestigioso istituto Usa, nomina due manager al suo fianco, in veste di co-presidenti. E c’è chi, dopo vent’anni da timoniere di Jp Morgan, vede nella mossa il preludio a un passaggio di testimone

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