Skip to main content

Maduro, la Groenlandia, la terribile strage di Crans Montana e l’arrembaggio alle petroliere, hanno fatto passare in secondo piano dall’inizio dell’anno la tragedia del popolo iraniano che da quasi due settimane protesta contro il dispotico regime teocratico degli ayatollah.

Proteste che fanno registrare crescenti tensioni e spaccature ai vertici di Teheran. Mentre il Presidente Masoud Pezeshkian ha ordinato alle forze di sicurezza di evitare misure repressive contro i manifestanti, distinguendo tra proteste pacifiche e “rivoltosi armati”, il capo della Corte suprema, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha ribadito invece che non vi sarà “nessuna clemenza per manifestanti che aiutano i nemici della Repubblica islamica”.

La decisione del Presidente Pezeshkian, resa pubblica dal vicepresidente Mohammad Jafar Ghaempanah in un video diffuso dall’agenzia di stampa iraniana Mehr, di evitare in sostanza di sparare ai manifestanti, viene interpretata come un segnale della crescente preoccupazione del governo di fronte ad una protesta generalizzata alimentata dall’aumento dei prezzi e dal crollo della valuta nazionale.

L’ordine di non sparare esclude però, viene specificato, coloro che impugnano armi da fuoco e attaccano stazioni di polizia e siti militari.
L’intransigenza giustizialista del Procuratore Generale della Corte suprema, che ha contrapposto all’ordine presidenziale di reprimere le proteste con un perentorio “non ci saranno scuse per coloro che scendono in piazza per provocare rivolte e disordini”, rivela la profonda divisione fra i moderati che fanno riferimento a Pezeshkian e gli oltranzisti guidati dai Guardiani della Rivoluzione, che assediano e condizionano l’86enne guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei.

Secondo la Human Rights Activists News Agency, organizzazione indipendente che ha sede in Norvegia, il bilancio provvisorio delle proteste è di almeno 38 morti, 5 dei quali minorenni, un centinaio di feriti e oltre 2.000 arresti. Le proteste e gli scontri si moltiplicano in tutto il Paese.

Un Tenente Colonnello della Polizia iraniana è stato accoltellato nelle ultime ore durante i disordini nell’area di Malard, a ovest di Teheran, e scontri si registrano nella provincia sud-occidentale di Lordergan mentre a Bojnurd, nel nord-est, l’agenzia Tasnim riferisce che alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro una moschea e dato fuoco a un negozio di libri religiosi.

A tratti le proteste oltre che per la crisi economica assumono una inaspettata valenza ideologica, come il ritorno di slogan apertamente monarchici. In varie località, come Bandar Abbas e Shiraz, sono stati scanditi cori come “Pahlavi tornerà” e “Reza Shah, riposa in pace”, in riferimento allo Scià di Persia deposto nel 1979 dall’ayatollah Khomeini.

Il nome del Principe Reza Pahlavi, l’erede al “Trono del pavone” e figura simbolica dell’opposizione in esilio, è tornato centrale dopo il suo recente appello a una mobilitazione nazionale contro la Repubblica islamica.

Una restaurazione monarchica appare tuttavia alquanto incerta perché l’Iran è un Paese molto giovane e la gran parte degli abitanti non ha memoria della prosperità economica e degli standard occidentali vissuti 47 anni addietro durante il regno dello Scià.

L’opposizione è molto frammentata e a parte i sopravvissuti dei Mojahedin del popolo, dopo decenni di torture e repressioni non ci sono gruppi organizzati.

A rafforzare notevolmente la protesta popolare spontanea è comunque il sostegno dei principali partiti curdi iraniani, che rivestono un ruolo sempre più centrale in questa fase. Gli scenari internazionali alimentano ulteriormente le tensioni e fanno vacillare il regime.

Quando sono iniziate le proteste, il Presidente americano Donald Trump ha minacciato un intervento nel caso di repressioni sanguinose, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha espresso sostegno ai manifestanti.

Tensioni accresciute anche dalle indiscrezioni, più o meno interessate, su un possibile piano di fuga di Khamenei verso Mosca.

Caos e incertezze che riflettono la crescente vulnerabilità del regime iraniano sotto pressione interna ed esterna, assolutamente non in grado di ottenere per gli indicibili orrori delle repressioni il minimo consenso popolare di un paese praticamente fallito e ridotto alla fame per la dissennata destinazione della maggior parte delle ingenti risorse petrolifere al programma missilistico delle forze armate e ai finanziamenti dei movimenti terroristici islamici di mezzo mondo.

Iran, caos e incertezze riflettono la vulnerabilità del regime. L'analisi di D'Anna

Mosca refugium dittatorum. Dopo l’ex presidente siriano Assad, la capitale russa potrebbe ospitare Khamenei guida suprema in fuga dall’Iran in rivolta. Una fuga letteralmente d’oro. Secondo un’inchiesta della Reuters risalente al 2013, e dunque da rivalutare, all’Ayatollah sarebbero riconducibili asset per circa 95 miliardi di petrodollari. L’analisi di Gianfranco D’Anna

Techno Polis - Verso la cittadinanza algoritmica: medIA literacy e leva reciproca IA-istruzione

Di Andrea Stazi

La sfida per la policy del 2026 sarà trasformare l’utente da soggetto passivo di algoritmi a cittadino digitale consapevole, capace di usare l’IA come strumento di emancipazione e non di condizionamento. L’analisi di Andrea Stazi, ceo e co-founder Techno Polis, a margine della Relazione Agcom 2025 sull’alfabetizzazione mediatica e digitale

Se anche alla Cina conviene che gli Usa investano nel petrolio venezuelano

Finora la Cina ha buttato miliardi nei pozzi sudamericani, senza riuscire a rilanciare quell’industria petrolifera che Washington vuole invece rimettere in sesto. Gli Stati Uniti, invece, potrebbero anche compiere l’impresa, nonostante i precedenti sfavorevoli, come quello cinese. In ogni caso, a Pechino, conviene tifare Usa

Quante insidie (anche iraniane) sulla strada per la normalizzazione della Siria

Scontri e tensioni, con l’ombra di Teheran. La prima conseguenza è il crollo del rapporto tra governo di Damasco e le Sdf, ora mutatosi in confronto militare a tutti gli effetti. Il quarto incomodo? L’Isis che potrebbe essere portato a sfruttare questa sorta di vuoto di sicurezza e quindi riattivare la lotta armata da un lato e la politica della pressione sui vari player dall’altro

Tutti gli scenari della nuova guerra fredda navale. L'analisi di Caffio

La prassi applicativa del diritto internazionale, come dimostrano le recenti crisi, è in fase di evoluzione. Ha fatto sinora eccezione il mare dove continua a vigere la libertà di navigazione ed il rispetto della bandiera. Come interpretare allora l’escalation rappresentata dai recenti casi di sequestro in acque internazionali come quello della “Marinera”? Sono episodi legati al “conflitto” tra Usa e Venezuela, oppure costituiscono una svolta che prelude ad una generalizzata “guerra marittima”?

Anno nuovo, vecchie abitudini. L'Africa al centro delle mire cinesi

Nei giorni in cui il mondo si interroga sul destino della Groenlandia, il continente africano torna al centro delle mire del Dragone. Stavolta la posta in gioco è ancora più alta, dai porti alle terre rare. Il senso del viaggio del ministro Wang Yi è tutto qui. Ma l’Occidente non starà a guardare

Trump vuole congelare i dividendi delle industrie della Difesa. Ecco perché

Senza troppi complimenti, Trump accusa l’industria della Difesa americana di essere lenta e inefficiente. La causa? Troppa attenzione per i profitti e non abbastanza per la produzione. In un post su Truth, il presidente Usa minaccia il congelamento dei dividendi e un tetto agli stipendi dei Ceo. Nel frattempo, però, annuncia un budget record per il 2027 da 1,5 trilioni. Bastone e carota, ma c’è anche qualcosa di più

Dal coltan al palladio. Cosa ostacola la sfida degli Usa alla Cina sull'IA

Gli interessi di Donald Trump non riguardano solamente il petrolio. Nel sottosuolo venezuelano ci sono molti altri materiali rari che servirebbero per competere con la Cina sull’intelligenza artificiale. Stesso discorso vale per la Groenlandia, finita nel mirino di Washington. Ma ottenere quelle risorse non è una garanzia per vincere la sfida con Pechino

Nicolas Maduro Guerra: musicista, militante, economista. Ritratto di uno chavista atipico

Dopo l’arresto dei genitori, il giovane potrebbe ereditare parte del controllo che aveva suo padre e influire nei negoziati per la transizione. Il ruolo politico e i segnali di unità con i fratelli Rodriguez

 

Cyberattacchi e furto di credenziali. Ecco il modello BlueDelta al servizio del Gru

Dalla ricerca energetica turca ai think tank europei, Mosca continua a investire nel credential harvesting come strumento a basso costo e ad alto rendimento. L’ultima analisi di Recorded Future mostra come la cyber intelligence russa raffini metodi, bersagli e narrazione

×

Iscriviti alla newsletter