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Nei giorni scorsi il Segretario per il commercio americano, Howard Lutnick, ha sollevato il caso Asml mostrando grande preoccupazione sul fatto che la macchina per la produzione di semiconduttori sviluppata e prodotta dall’azienda olandese, possa essere stata riprodotta in Cina sulla base di un’attività di spionaggio, tesi che sembra essere sostenuta anche dall’amministrazione Trump. Va precisato che dal 2019 gli Stati Uniti avevano bloccato l’esportazione verso la Cina delle macchine per litografia ultravioletta (Euv) che producono i semiconduttori più avanzati al mondo. Questo evento dimostra che la competizione tecnologica è ormai una guerra di intelligence. Antonio Teti, docente di Fondamenti di Cybersecurity presso l’Università “G. D’Annunzio” di Chieti-Pescara, lo aveva già evidenziato in “China Intelligence”, dove un paragrafo specifico è dedicato proprio al caso Asml. Ma il punto è più ampio: chi controlla le tecnologie critiche controlla il potere globale. Formiche.net lo ha intervistato.

Professor Teti, il dibattito internazionale è tornato su Asml e sul rischio che la Cina abbia potuto acquisire informazioni o componenti legati alla tecnologia più strategica al mondo per la produzione di semiconduttori. È sorpreso?

No, non sono sorpreso, anzi, mi stupisce che il caso sia stato analizzato nella sua rilevanza solo oggi. Il caso Asml lo avevo anticipato in maniera dettagliata nel mio libro del 2024. È uno degli esempi più chiari di come lo spionaggio tecnologico sia diventato una componente strutturale della competizione tra grandi potenze. Nel mio libro “China Intelligence. Spionaggio e Controspionaggio della Repubblica Popolare Cinese”, pubblicato da Rubbettino nel 2024, ho dedicato un passaggio specifico proprio al “technological espionage” e al caso Asml che era stata oggetto di diverse attività di spionaggio condotte dalla Cina nel corso degli ultimi anni. Non era una scelta casuale. Asml rappresenta un nodo strategico della catena globale dei semiconduttori, e quindi un obiettivo naturale per qualsiasi potenza intenzionata a colmare il proprio ritardo tecnologico. E forse non è un caso che lo stesso presidente Xi Jinping, a gennaio 202025ha affermato che lo sviluppo dei semiconduttori in Cina “aveva raggiunto nuove vette”. Il titolo del paragrafo del libro era intitolato “Technological espionage: il caso della Advanced Semiconductor Materials Lithography (Asml)”.

Perché Asml è così importante?

Perché Asml non è semplicemente un’azienda tecnologica, ma rappresenta una infrastruttura strategica dell’Occidente, e le sue macchine per la litografia, in particolare quelle Euv, tecnologicamente molto innovative, sono indispensabili per produrre i semiconduttori più avanzati. Senza quelle tecnologie, la capacità di realizzare chip di ultima generazione viene drasticamente limitata. Per questo Asml è diventata uno dei punti più sensibili della competizione tra Stati Uniti, Cina ed Europa. Non si tratta solo di commercio, ma di sovranità tecnologica, sicurezza nazionale e superiorità militare.

In questi giorni è stato pubblicato anche un articolo da un russo, che parla della volontà della Casa Bianca di creare una sorta di lista centralizzata degli obiettivi di intelligence. Che rapporto c’è con il caso Asml?

Il rapporto è nella logica di fondo. L’articolo di Vzgljad sostiene che l’amministrazione americana avrebbe chiesto all’intelligence di predisporre elenchi centralizzati degli obiettivi di spionaggio e controspionaggio, compresi sospetti agenti stranieri e potenziali fonti. Secondo la ricostruzione, Cia e Fbi temerebbero che una lista di questo tipo possa diventare un rischio enorme per la sicurezza operativa. Il punto è che l’intelligence moderna vive una tensione permanente: se da un lato emerge la necessità di condividere informazioni, dall’altro si sostiene fermamente l’esigenza di compartimentarle. Nel caso Asml, come in ogni operazione riguardante tecnologie critiche, la protezione delle informazioni è decisiva. Se centralizzo troppo, aumento l’efficienza apparente, ma moltiplico il danno potenziale in caso di compromissione.

Quindi la burocrazia può diventare una vulnerabilità?

Assolutamente sì. La burocrazia, quando pretende di governare l’intelligence con logiche puramente amministrative, può diventare un enorme fattore di rischio. L’intelligence non è un normale archivio documentale, ma è un ecosistema fatto di fonti, coperture, compartimentazioni, livelli di accesso, operazioni di lungo periodo e informazioni che non devono mai essere concentrate senza necessità. Una lista unica di obiettivi, fonti, sospetti agenti, potenziali reclutamenti e operazioni in corso può sembrare particolarmente utile dal punto di vista del coordinamento, ma dal punto di vista del controspionaggio può trasformarsi in un obiettivo irresistibile per le intelligence avversarie.

Nel caso cinese, qual è la logica operativa?

La Cina ha sviluppato nel tempo un modello di intelligence molto ampio, integrato e multidimensionale. Non parliamo soltanto di spie in senso classico, ma di cyber intelligence, acquisizione di know-how, trasferimento tecnologico, reclutamento di personale qualificato, uso di aziende, università, centri di ricerca, joint venture, supply chain, diaspora scientifica e programmi di attrazione dei talenti. Nel mio libro ho cercato di spiegare proprio questo: Pechino considera l’informazione un asset strategico. La raccolta informativa non è episodica, ma sistemica. Nel settore dei semiconduttori questa dinamica diventa ancora più evidente, perché il ritardo tecnologico non si colma soltanto con investimenti finanziari. Occorrono competenze, brevetti, processi industriali, software, componentistica, personale formato e conoscenze tacite.

ASML ha però respinto in passato alcune ricostruzioni che parlavano direttamente di “spionaggio cinese”. Come va interpretato questo punto?

Va interpretato con rigore. Asml nel 2019 ha contestato l’idea di essere stata vittima di una “cospirazione nazionale” cinese, spiegando che il caso riguardava il furto di informazioni riservate da parte di alcuni ex dipendenti e una società chiamata Xtal, con una condanna negli Stati Uniti per appropriazione indebita di informazioni proprietarie e segreti commerciali. Questo però non indebolisce l’analisi strategica. Anzi, la rafforza. Lo spionaggio tecnologico contemporaneo raramente si presenta in forma lineare, con un agente che ruba un documento e lo consegna a un servizio segreto. Molto più spesso passa attraverso zone grigie: ex dipendenti, startup, subfornitori, contenziosi industriali, trasferimenti di competenze, relazioni accademiche, consulenze, software e catene di fornitura.

L’articolo dell’Economist chiedeva se la Cina abbia ottenuto “la macchina più importante del mondo”. Che cosa significa questa domanda?

Significa che la litografia Euv è diventata il simbolo della sovranità tecnologica. Asml ha dichiarato di non aver mai spedito in Cina macchine Euv né componenti o moduli progettati specificamente per quelle macchine, mentre Reuters ha riportato le preoccupazioni americane e la smentita dell’azienda. Ma la questione non riguarda soltanto il possesso fisico di una macchina, ma riguarda la possibilità di ricostruire competenze, processi, architetture, materiali, software, componentistica e know-how. Una potenza può non avere l’intero sistema, ma può tentare di acquisire parti del sapere necessario a replicarlo nel tempo.

Quindi la vera partita non è solo industriale?

Esatto. È una vera e propria partita di intelligence. I semiconduttori sono il petrolio cognitivo del XXI secolo. Servono per l’intelligenza artificiale, per i sistemi d’arma, per le reti 5G e 6G, per il calcolo ad alte prestazioni, per la sorveglianza, per la crittografia, per lo spazio, per la difesa missilistica, per i droni e per l’automazione industriale. Chi controlla i chip controlla una parte crescente del potere globale. Chi controlla le macchine che producono i chip controlla un livello ancora più profondo del potere.

Che cosa aveva anticipato il suo libro?

Avevo anticipato il fatto che la competizione con la Cina non poteva essere letta solo come concorrenza economica. Nel libro ho sostenuto che lo spionaggio cinese va compreso come un sistema integrato, in cui sicurezza nazionale, politica industriale, cyber intelligence, influenza, controllo normativo e acquisizione tecnologica fanno parte dello stesso disegno strategico. Il caso Asml è emblematico perché dimostra che le tecnologie critiche non sono più soltanto beni industriali. Sono obiettivi di intelligence. Nel 2024 lo avevo indicato chiaramente. Oggi il dibattito internazionale conferma quella lettura.

L’Europa è consapevole di questo livello di minaccia?

Solo in parte. L’Europa ha eccellenze tecnologiche straordinarie, ma spesso non le protegge con una cultura strategica adeguata. Asml è un campione europeo, ma la sua rilevanza non è soltanto olandese. È europea, atlantica e globale. Quando un’azienda controlla un nodo essenziale della catena tecnologica mondiale, non può essere considerata solo un soggetto privato. Servono strumenti di protezione più avanzati: intelligence economica, controspionaggio industriale, sicurezza della supply chain, screening degli investimenti, protezione dei brevetti, controllo degli accessi, sicurezza dei dipendenti, analisi dei rischi insider e cooperazione tra pubblico e privato.

Qual è l’errore più frequente delle democrazie occidentali?

Pensare che la sicurezza tecnologica sia un problema tecnico. Non lo è. È un problema politico, strategico e culturale. Le democrazie liberali hanno costruito la propria forza sull’apertura, sulla circolazione delle idee e sulla cooperazione scientifica. Ma quando si confrontano con sistemi che usano l’apertura altrui come vulnerabilità, devono imparare a difendere i propri asset senza tradire i propri valori. La sfida è questa: restare aperti senza essere ingenui.

E l’Italia?

L’Italia deve comprendere che la sicurezza economica è ormai parte integrante della sicurezza nazionale. Università, centri di ricerca, aziende tecnologiche, infrastrutture digitali, brevetti, dati industriali, competenze scientifiche e filiere produttive devono essere considerati elementi sensibili. Non significa militarizzare l’innovazione. Significa proteggerla. Una nazione che non protegge il proprio sapere strategico diventa dipendente da chi lo acquisisce, lo replica e poi lo usa come leva geopolitica.

In conclusione, che lezione dobbiamo trarre dal caso ASsml?

La lezione è molto chiara: l’intelligence del XXI secolo non riguarda più soltanto segreti militari, ambasciate o documenti classificati. Riguarda algoritmi, chip, brevetti, ricercatori, software, filiere industriali, standard tecnologici e dati. Asml è il simbolo di questa nuova epoca. E il caso dimostra che la vera guerra tecnologica non si combatte solo nei mercati, ma nei laboratori, nelle reti informatiche, nelle università, nelle aziende, nelle supply chain e negli apparati di intelligence. Chi non comprende questo passaggio rischia di scoprire troppo tardi che il potere del futuro non è stato conquistato con un’invasione militare, ma con l’acquisizione silenziosa delle conoscenze che lo rendono possibile.

 

 

Intelligence, semiconduttori e liste segrete. Il caso Asml spiegato dal Prof. Teti

Secondo il docente, la vicenda Asml conferma che la competizione sui semiconduttori è una guerra di intelligence a tutti gli effetti. A ulteriore riprova del fatto che le tecnologie critiche non sono solo beni industriali ma veri obiettivi strategici

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