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Il tema territoriale sembra confermarsi ancora una volta come la chiave di volta delle discussioni negoziali sul conflitto in Ucraina, sulla base di quanto avvenuto nel corso della prima, introduttiva giornata del confronto trilaterale apertosi ieri negli Emirati Arabi Uniti. In questo consesso rappresentanti di Stati Uniti, Ucraina e Russia si sono riuniti per cercare di trovare un compromesso che possa permettere di porre fine al conflitto, quasi giunto ormai al suo quarto anniversario.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che la disputa territoriale rappresenta il cuore delle discussioni, sottolineando che è ancora troppo presto per trarre conclusioni. “La cosa più importante è che la Russia sia pronta a porre fine a questa guerra, che ha iniziato”, ha dichiarato, aggiungendo di essere in contatto costante con la delegazione di Kyiv e di attendere l’esito delle ulteriori discussioni previste. Dal lato russo, il Cremlino ha ribadito che senza l’accettazione delle richieste territoriali di Mosca non esistono le condizioni per una pace duratura. Il consigliere di politica estera del presidente Vladimir Putin, Yuri Ushakov, ha affermato che non c’è “alcuna speranza di raggiungere un accordo di lungo periodo” finché tali richieste non verranno accolte, pur definendo i colloqui con gli inviati statunitensi “eccezionalmente sostanziali e costruttivi”. La Russia insiste su quella che definisce la “formula Anchorage”, che prevederebbe il passaggio alla Russia di tutto il Donbas e il congelamento delle linee del fronte nel sud dell’Ucraina, nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia. Kyiv respinge queste richieste, rifiutando di ritirarsi da zone fortificate che l’esercito russo non è riuscito a conquistare nel corso di anni di combattimenti. Proposte statunitensi avrebbero ipotizzato soluzioni alternative, come la creazione di zone demilitarizzate o aree economiche speciali sotto amministrazione particolare, senza però ottenere finora un consenso condiviso. I colloqui trilaterali sono destinati a proseguire anche oggi.

Secondo quanto riferito da Mosca, la delegazione russa è composta esclusivamente da funzionari militari, mentre l’Ucraina è rappresentata da alti esponenti della sicurezza nazionale, tra cui il segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Rustem Umerov. Sono inoltre previsti incontri separati ad Abu Dhabi tra l’inviato statunitense Steve Witkoff e Kirill Dmitriev, dedicati ai rapporti economici bilaterali tra Washington e Mosca.

I negoziati di Abu Dhabi si inseriscono in una più ampia offensiva diplomatica avviata nei giorni precedenti. Giovedì, a margine del World Economic Forum di Davos, Zelensky ha incontrato il presidente statunitense Donald Trump, dichiarando che un accordo sulle garanzie di sicurezza statunitensi per l’Ucraina è pronto per la firma e che rappresenterà la base per ulteriori intese future. Da Davos, il presidente ucraino ha anche criticato duramente l’Europa per quella che ha definito una mancanza di volontà di agire con decisione contro la Russia. Poche ore dopo l’incontro di Davos, gli inviati statunitensi Witkoff e Jared Kushner si sono recati a Mosca per un colloquio di quasi quattro ore con Vladimir Putin, durante il quale è stato discusso l’ultimo piano di pace promosso dagli Stati Uniti. Trump ha successivamente definito “buono” il suo incontro con Zelensky, ribadendo l’obiettivo di porre fine alla guerra.

Nel frattempo, sul terreno la guerra continua a infuriare. Nelle scorse ore si è assistito all’intensificazione degli attacchi russi contro il sistema energetico ucraino; secondo le autorità di Kyiv, nelle scorse ore la rete elettrica ha vissuto la giornata più difficile dal grande blackout del novembre 2022. Il capo del principale produttore privato di energia ucraino ha parlato apertamente del rischio di una “catastrofe umanitaria”, mentre il sindaco di Kyiv, Vitali Klitschko, ha invitato i cittadini a fare scorte di acqua, cibo e medicinali e a prepararsi a ulteriori interruzioni del riscaldamento e dei servizi essenziali.

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