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Attrezzarsi, in vista di mesi, anni, difficili sul versante dell’energia. Questa un po’ la filosofia che permea l’aggiornamento del piano industriale di Snam, presentato oggi agli investitori e alla stampa. Per il momento nessun allarme, ma la guerra mossa da Stati Uniti e Iran contro l’Iran sta già infiammando i prezzi di petrolio e gas. E per l’Italia, Paese ancora troppo dipendente dalle forniture altrui e dal mix energetico variopinto, verrà il momento di affrontare nuovi, possibili, shock. Per questo la società guidata da Agostino Scornajenchi (che due giorni fa ha incontrato Giorgia Meloni insieme al ceo di Eni Claudio Descalzi per fare il punto su una possibile crisi energetica, conseguenza del conflitto in Medio Orienete) ha deciso di muoversi per tempo, puntando dritta su una crescita degli investimenti nelle infrastrutture per il gas.

Snam prevede in tal senso investimenti pari a 14 miliardi di euro focalizzati su tre leve strategiche: crescita industriale, gestione attiva del portafoglio di partecipazioni e programma di asset rotation. In particolare, 9,2 miliardi di euro (contro gli 8,14 miliardi del piano precedente) per progetti legati al business del trasporto, mentre 2,1 miliardi di euro (erano 2 miliardi del piano precedente) per il potenziamento dei siti di stoccaggio. Un miliardo, poi, sarà destinato per l’espansione del terminale di rigassificazione di Panigaglia, altri 800 milioni di euro per il progetto Ravenna CCS, 240 milioni di euro per l’efficienza energetica e 140 milioni per lo sviluppo del biometano e 200 milioni di euro per avviare lo sviluppo della dorsale dell’idrogeno.

Un ulteriore miliardo sarà, infine, dedicato all’innovazione tecnologica digitale ed energetica per aumentare l’efficienza operativa e rafforzare l’affidabilità e la flessibilità del sistema. Così facendo, Snam stima di poter investire ulteriori 14 miliardi tra il 2031 e il 2035, portando a circa 28 miliardi di euro di investimenti totali per l’orizzonte 2026-2035. Una crescita che “riflette lo sviluppo continuo delle infrastrutture per il gas naturale, con un graduale riequilibrio del mix di capex e Rab (il valore del capitale investito netto calcolato sulla base delle regole definite per le aziende fornitrici di servizi sottoposti)”. Per questo Snam immagina, infatti, “un futuro in cui i suoi asset e la traiettoria degli investimenti continueranno a evolversi in linea con un mix energetico progressivamente diversificato”.

La cifra del piano è stata data poi dallo stesso Scornajenchi. “Investiamo 14 miliardi di euro entro il 2030 per creare un sistema energetico italiano ed europeo sempre più integrato, sicuro e competitivo. Stiamo affrontando in modo pragmatico le sfide poste dall’attuale contesto globale, con una domanda di energia prevista in crescita nel medio-lungo termine e con il gas che continuerà a svolgere un ruolo centrale, come vettore di bilanciamento energetico fondamentale per preservare l’affidabilità e l’adeguatezza del sistema, come emerge dal nostro nuovo scenario basato sull’evoluzione tecnologica”, ha aggiunto.

“Rafforzeremo le nostre infrastrutture strategiche e gestiremo in modo proattivo il nostro portafoglio di partecipate per creare valore per tutti i nostri stakeholder, facendo leva sull’innovazione tecnologica, sull’esperienza delle nostre persone e su un impegno ancora più forte nella sostenibilità e nel coinvolgimento dei cittadini e delle comunità locali. Partiamo da basi solide, come confermano i risultati particolarmente positivi dell’anno 2025, sostenuti da robusti ricavi regolati e da una posizione finanziaria netta migliore rispetto alla guidance. Questi solidi fondamentali sosterranno il nostro percorso verso una vera integrazione energetica”, ha chiarito il manager.

Parlando della situazione in Medio Oriente, Snam ha comunque rassicurato il mercato. “Snam continuerà a monitorare da vicino gli sviluppi dei conflitti sia in Medio Oriente che in Ucraina, valutandone le potenziali implicazioni per il gruppo. Al momento non sono stati identificati impatti materiali per Snam riconducibili a questi eventi in relazione alla gestione delle attività operative o all’esecuzione del programma di investimenti”. In merito agli stoccaggi, Scornajenchi ha ulteriormente rassicurato. “In Italia sono al 45%, “più del 10% rispetto al resto d’Europa che è intorno al 30%. Siamo al termine della stagione invernale, al momento vediamo qualche piccola tensione sui prezzi, ma nessuna interruzione della domanda”, ha detto il top manager.

Quanto ai numeri dello scorso anno Snam chiude il 2025 con ricavi in crescita dell’8,9% a 3,9 miliardi di euro, con un utile netto rettificato di 1,4 miliardi (+10,3% in un anno). Il dividendo proposto all’assemblea, in crescita del 4% sul 2024, è di complessivi 0,3021 euro per azione, con la distribuzione di un saldo di 0,1813 euro per azione pagato il 24 giugno 2026 che segue l’anticipo di 0,1208 euro per azione versato gennaio 2026 a titolo di acconto. Per la fine del 2026 Snam prevede infine che l’utile netto rettificato possa raggiungere un valore superiore a 1,45 miliardi di euro (+6% rispetto al 2025 normalizzato), “grazie all’aumento dell’Ebitda, parzialmente compensato dall’aumento delle spese di ammortamento e degli oneri finanziari netti”, a fronte di una crescita media annua dell’utile del 4,5%, da qui al 2030, per centrare 1,7 miliardi di profitti a fine piano.

Gas e stoccaggi, Snam investe sulla sicurezza energetica

La società guidata da Agostino Scornajenchi aggiorna il piano industriale e prevede 14 miliardi di investimenti da qui al 2030, di cui 9,2 per la rete e 2,1 per il potenziamento delle scorte. Lo scorso anno utile su del 10%. E non c’è un allarme Medio Oriente per l’Italia

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