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Le componenti interne della magistratura si misurano con le turbolenze della politica e nell’ambito della stessa all’Anm determinate dagli effetti post referendari. Dopo una profonda autoanalisi, sfociata in un dibattito interno a tutto campo, Magistratura indipendente, la componente moderata e maggioritaria dell’Anm, ha rinnovato i propri vertici, dopo le dimissioni del segretario uscente Claudio Galoppi e della presidente Loredana Micciché, insediatasi alla presidenza della Corte d’Appello di Firenze.

Antonio D’Amato, 65 anni, già consigliere del Csm e attuale procuratore della Repubblica di Messina, è il nuovo segretario generale e il procuratore aggiunto della Dda di Firenze, Giancarlo Dominijanni, il nuovo presidente. Li ha eletti all’unanimità, con l’astensione dei distretti di Milano e Catanzaro, l’assemblea di Mi riunitasi a Roma.

Pur registrando i distinguo critici della consigliera del Csm Bernadette Nicotra, che ha rivendicato l’autonomia della scelta per il Sì al referendum rispetto all’orientamento compatto per il No della componente e sollecitato una linea non contigua a quella della cosiddetta sinistra giudiziaria, il confronto interno dell’assemblea ha ribadito il rafforzamento post referendario di Magistratura indipendente, che ha confermando con il 43enne giudice del Lavoro di Palermo, Giuseppe Tango, la presidenza dell’Anm in precedenza ricoperta da Cesare Parodi.

Per D’Amato si è trattato di un esordio associativo operativo perché ha posto in primo piano il tema dell’ammodernamento dell’azione complessiva statuale di contrasto alla finalità organizzata di tipo mafioso.

Procuratore D’Amato, nella veste di segretario generale di Mi solleciterà la riscrittura della geografia giudiziaria per fronteggiare le mafie che nel sud uccidono e nel nord investono, come ha spesso affermato?

Certamente c’è l’esigenza di rivedere le piante organiche e la geografia giudiziaria. Sono allo stato troppi i tribunali non in grado di reggere all’impatto della riforma del Gip collegiale per l’adozione delle misure cautelari in carcere, Vi è dell’altro però, occorre potenziare l’innovazione tecnologica applicata all’indagini preliminari perché le mafie ad esempio ricorrono sempre più a criptofonini che in Italia non siamo ancora in grado di intercettare.

C’è il rischio, da parte di Mi e dell’intera Anm, di vanificare il dopo referendum con un arroccamento rispetto alla necessità di concordare con governo e avvocatura le riforme necessarie per superare le criticità complessive della giustizia?

Desidero immediatamente chiarire che Magistratura indipendente ha sempre sostenuto la linea del dialogo costruttivo con chi ha responsabilità politiche. Ovviamente il dialogo presuppone disponibilità all’ascolto da entrambe le parti. Come stiamo già facendo daremo il nostro contributo all’interno della Anm, per portare avanti confrontandosi con governo e avvocatura le modifiche necessarie a migliorare la qualità della giurisdizione e ridurre i tempi dei processi. Il primo passo è l’analisi condivisa dei punti nodali, cui far seguire riforme di sistema e non settoriali.

Che opinione ha riguardo all’ipotesi di innalzare da 70 a 72 anni l’età pensionabile dei magistrati?

L’annunciata o ventilata ipotesi di riportare a 72 anni l’età pensionabile, se si inserisce in un contesto di riforme adeguate a migliorare complessivamente il sistema giustizia può essere condivisa, ma se tratta di una di riforma a sé stante, non risolve alcun tipo di problema.

Mafia, tecnologia e dialogo sulle riforme, così si rafforza il sistema giustizia. Parla D'Amato

La netta vittoria del fronte del No al referendum sulla giustizia ha cambiato gli scenari non solo politici ma anche all’interno dell’Associazione nazionale magistrati. Lo evidenziano il dibattito nell’ambito delle varie componenti dell’Anm, seguito dal rinnovo di molti vertici, e le nuove prospettive del confronto col governo e l’avvocatura. Gianfranco D’Anna ne ha parlato con il nuovo segretario di Magistratura Indipendente, Antonio D’Amato

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