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Come tutte le personalità di forte carattere, c’è chi la odia e chi la ama. Chi ha divorato i suoi libri che hanno venduto oltre 20 milioni di copie e sono stati tradotti in 25 lingue e chi non riesce nemmeno a guardarne la copertina. Venti anni fa ci lasciava Oriana Fallaci: giornalista, inviata di guerra e scrittrice di successo, ma soprattutto donna libera. Dopo l’11 settembre Fallaci scrisse sul Corriere della Sera il celebre La rabbia e l’orgoglio con cui puntò il dito contro un processo di decadenza, a suo dire, in atto nella civiltà occidentale. Giovedì in Senato è andato in scena il primo di una serie di incontri che la Fondazione Einaudi promuove per ricordare la giornalista. “Oriana Fallaci”, ha detto il segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini, che ha moderato il dibattito, “non è stata solo una grande giornalista, ma anche un profeta perché ha costretto le coscienze occidentali, le opinioni pubbliche, le élite come le masse a riflettere sul tema della compatibilità dell’Islam con i valori democratici e liberali che, almeno fino ad oggi, hanno retto l’Occidente”.

Al convegno hanno partecipato il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, il senatore Marco Lombardo, lo storico Ernesto Galli Della Loggia e i giornalisti Enrico Mentana, Fiamma Nirenstein e Vittorio Feltri, che con con Fallaci hanno avuto un rapporto intenso e personale. Benedetto ha sottolineato come “per lei la libertà non era un privilegio, ma un dovere morale” e la lucidità con cui “comprese che l’Occidente poteva perdere se stesso per la debolezza delle proprie convinzioni, piuttosto che per la forza dei suoi nemici”.

Feltri, in collegamento, ha ricordato la collega Fallaci al Corriere spiegando come “i suoi articoli facevano impazzire direttori e redattori perché li rimaneggiava continuamente in cerca della forma perfetta” e come sono diventati amici grazie a un pacchetto di sigarette. “Fumava 80mila sigarette mentre rileggeva i suoi articoli, una sera le finì le e si guardò intorno cercando un pirla che fumasse come lei e lo trovò: fui io. Me ne chiese una e io le diedi un pacchetto: da quel momento sono diventato amico suo e ogni volta che veniva in Italia stava da me”. Il direttore ha poi aggiunto, commuovendosi: “prima che morisse fui ricoverato anche io e lei mi cercò, ma non riuscii a parlarle, ho provato un dolore enorme”.

Fiamma Nirenstein si è invece rivolta ai giovani in sala: “Non pensiate che Oriana fosse posseduta da un demone, Oriana ha studiato parecchio, ha studiato con Bernard Lewis, ha studiato bene il Corano, ha capito molto bene da dove veniva questo desiderio di dominio del mondo, per cui c’è una Dar al-harb si dice in arabo, ovvero c’è una terra della guerra, che è la nostra, che deve essere conquistata dall’Islam. Divenne un’esperta del perché non si può fare un accordo con quel mondo”. Ernesto Galli della Loggia si è soffermato sul modo di fare giornalismo di Fallaci, molto diverso conformismo che oggi prevale. “La rabbia e l’orgoglio fu accolto con grande riconoscimento, ma anche con un’ondata di sdegno per quanto aveva osato dire. Non so quanto sarebbe contenta del giornalismo di oggi”.

Nelle battute finali del convegno si è verificato un momento di forte polemica tra il direttore del Tg La7, Enrico Mentana e il senatore di Fratelli d’Italia Giulio Terzi di Sant’Agata. Alla domanda di Cangini su cosa direbbe oggi Fallaci sull’atteggiamento di Ben Gvir e Netanyahu, Mentana ha risposto: “parlare della Global Sumud Flotilla, come di qualsiasi manifestazione a difesa dei palestinesi di Gaza o di istanze che ci possono sembrare vicine e lontane, vuol dire parlare di un diritto che è delle democrazie. Adesso il parafulmine è diventato Ben Gvir, ma Ben Gvir che cosa ha fatto ieri? Ha filmato quello che stava comunque succedendo. Non sono le risate di Ben Gvir che fanno indignare in quel video, è il trattamento delle persone, che non è stato imposto da Ben Gvir, è stato nei protocolli di azione delle forze israeliane”. Una posizione che ha fatto saltare sulla sedia Nirenstein e il senatore Terzi di Sant’Agata che, visibilmente contrariato, ha lasciato la sala. “Non è vero che quella è la linea di Israele”, ha ribattuto Nirenstein, “infatti Netanyahu e il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar hanno duramente criticato Ben Gvir”.

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