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La spinta della Pax Silica in Ue. Ovvero come su un tema altamente strategico, forse il più importante in assoluto, Bruxelles abbia imboccato finalmente la strada giusta. Per la prima volta i leader europei si apprestano ad affrontare l’intelligenza artificiale come una sfida strategica e di sicurezza, con l’intenzione di tenere la prima discussione specifica sull’argomento entro la fine dell’anno. Lo ha annunciato António Costa che intende programmare il dibattito tra i capi di Stato e di governo dei 27 Stati dopo l’estate, in occasione di uno dei tre vertici Ue rimanenti quest’anno, ovvero il 15 ottobre, il 13 novembre o il 17 dicembre. Indirizzi e prospettive di una scelta che, seppur in ritardo rispetto ai super player in campo, deve ricalcare lo storico posizionamento europeo all’interno dell’alleanza atlantica.

Dalla Pax Silica al riequilibrio globale

Come è noto, un mese fa la Commissione europea ha aderito formalmente a Pax Silica, l’iniziativa a guida Usa volta a garantire le catene di approvvigionamento per l’intelligenza artificiale, i semiconduttori e i minerali critici. La prima traccia di questo progetto tocca la riduzione della dipendenza dalla Cina coordinando investimenti, controlli sulle esportazioni e standard tecnologici tra nazioni alleate. La Pax Silica, letteralmente “Pace del silicio”, punta a proteggere le infrastrutture vitali per l’energia, le terre rare e l’IA. L’idea perseguita da Bruxelles è che la cooperazione internazionale è essenziale per rafforzare la competitività tecnologica e al contempo contribuirà alla sovranità tecnologica dell’Ue. La firma dell’Ue giunge poco dopo l’adozione da parte della Commissione del Pacchetto sulla sovranità tecnologica, che al suo interno contiene anche il cosiddetto “Chips Act 2.0”, che mira a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori. Per cui dalla Pax Silica l’Ue punta ad ottenere una sorta di riequilibrio globale rispetto allo strapotere messo in campo da soggetti come la Cina.

Gli aderenti e le firme

L’ambasciatore Armando Varricchio è l’inviato della Farnesina per le tecnologie, e ha annunciato che la firma italiana alla Pax Silica avverrà nelle prossime settimane in Italia alla presenza del sottosegretario di Stato Jacob Helberg. Quest’ultimo il 25 e 26 giugno scorso ha ospitato a Washington il Summit Pax Silica 2026, riunendo i firmatari della Dichiarazione come Argentina, Cile, Costa Rica, El Salvador, Unione Europea, Germania, Grecia, Kazakistan, Paesi Bassi e Panama. Si sommano a Qatar, Emirati Arabi Uniti, India, Svezia, Finlandia, Filippine e Norvegia.

Varricchio, presente al vertice di Washington in qualità di osservatore, ha firmato la Dichiarazione congiunta sulle opportunità offerte dall’IA. Il piglio della Pax Silica abbraccia anche l’idea di avere una piattaforma più ampia per la sicurezza economica, che fanno dell’iniziativa una sorta di alternativa agli approcci incentrati sulla “sovranità digitale”, sostenendo invece la necessità di ecosistemi internazionali affidabili che consentano ai partner di sviluppare capacità di IA senza duplicare le infrastrutture tecnologiche in sistemi nazionali separati, così come ha dichiarato lo stesso Helberg.

Scenari

Dunque l’annuncio di Antonio Costa posiziona finalmente l’Ue nel solco naturale della propria progettualità industriale e inoltre apre a nuove opportunità per chiunque abbia investimenti in titoli del settore dei semiconduttori o dell’intelligenza artificiale. È in programma anche la creazione di una zona di sicurezza economica in Kazakistan. Astana possiede significative riserve di minerali critici essenziali per le tecnologie avanzate, oltre ad una posizione strategica che collega Europa e Asia. Il Paese ha ampliato il proprio ecosistema IT, rafforzato i servizi pubblici digitali e investito nelle capacità di intelligenza artificiale.

AI, l’Ue prepara il primo vertice dopo Pax Silica

L’idea perseguita da Bruxelles è che la cooperazione internazionale è essenziale per rafforzare la competitività tecnologica e al contempo contribuirà alla sovranità tecnologica dell’Ue. La firma dell’Ue giunge poco dopo l’adozione da parte della Commissione del Pacchetto sulla sovranità tecnologica, che al suo interno contiene anche il cosiddetto “Chips Act 2.0”, che mira a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori

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