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A pochi giorni dal 99° anniversario della fondazione dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), il leader cinese Xi Jinping ha riunito il Politburo per ribadire quali saranno le priorità della trasformazione militare cinese: rafforzare il controllo del Partito comunista sulle forze armate, proseguire la campagna anticorruzione e accelerare la costruzione di un esercito sempre più tecnologico e orientato al combattimento.

Il messaggio, diffuso dall’agenzia di stampa Xinhua, arriva in un momento particolarmente significativo. L’anniversario di quest’anno rappresenta infatti il passaggio verso il traguardo del 2027, anno del centenario del Pla, individuato dalla leadership cinese come una tappa fondamentale del programma di modernizzazione militare avviato da Xi oltre un decennio fa.

Il Partito prima di tutto

“La canna del fucile deve sempre obbedire al comando del Partito”, ha affermato Xi durante la sessione di studio del Politburo, riprendendo una delle formule più emblematiche della tradizione maoista.

La frase assume oggi un significato particolare perché arriva dopo oltre due anni di profonde epurazioni all’interno dell’apparato militare. Diversi alti ufficiali, compresi esponenti della Rocket Force e dirigenti del settore degli armamenti, sono stati rimossi o sono finiti sotto indagine nell’ambito della più ampia campagna anticorruzione lanciata dalla leadership cinese.

Dietro la retorica sulla disciplina politica emerge infatti un obiettivo eminentemente operativo: costruire una catena di comando considerata affidabile e pienamente controllabile in caso di crisi.

Dall’anticorruzione alla prontezza operativa

Non è un caso che Xi abbia sottolineato come “il criterio fondamentale per valutare la modernizzazione della difesa nazionale e delle forze armate sia sempre l’efficacia in combattimento”.

Si tratta di un messaggio rivolto sia ai vertici militari sia all’industria della difesa. Negli ultimi anni Pechino ha investito enormi risorse nello sviluppo di nuove piattaforme navali, missilistiche e aerospaziali, ma la leadership sembra ritenere che l’efficienza dell’apparato decisionale e la qualità della leadership rappresentino ancora elementi critici.

Lo scorso febbraio, un rapporto dell’International Institute for Strategic Studies (IISS) aveva evidenziato come le continue epurazioni abbiano finito per indebolire temporaneamente la prontezza operativa del PLA, lasciando scoperti numerosi incarichi chiave nella struttura di comando e rallentando alcuni processi decisionali.

In questo quadro, la lotta alla corruzione non rappresenta soltanto una campagna politica, ma anche uno strumento per ricostruire una leadership militare ritenuta più affidabile e funzionale agli obiettivi strategici di Pechino.

La guerra del futuro passa dall’intelligenza artificiale

Parallelamente, Xi ha indicato con chiarezza la direzione dello sviluppo tecnologico delle forze armate cinesi. Il presidente ha chiesto di accelerare la costruzione di un “sistema militare intelligente”, aumentando l’impiego di piattaforme senza pilota e rafforzando l’integrazione tra sistemi informatici, capacità cyber e reti di comando.

L’enfasi sull’intelligenza artificiale e sull’automazione conferma come la Cina stia cercando di ridurre il divario con gli Stati Uniti nei settori destinati a caratterizzare i conflitti del futuro: guerra multidominio, sistemi autonomi, capacità decisionali assistite dall’AI e integrazione tra sensori, dati e piattaforme operative.

La modernizzazione tecnologica viene quindi presentata come complemento della riforma organizzativa: non basta acquisire nuovi armamenti, occorre trasformare il modo in cui l’intero sistema militare opera sul campo.

Taiwan resta il riferimento strategico

Le dichiarazioni arrivano mentre continua la pressione militare cinese attorno a Taiwan. Il prossimo anno in questi giorni si chiuderà quella che negli ambienti strategici statunitensi viene comunemente definita “Davidson Window”, dal nome dell’ex comandante dello U.S. Indo-Pacific Command, l’ammiraglio Philip Davidson, che nel 2021 aveva avvertito il Congresso americano della possibilità che la Cina potesse essere pronta a tentare un’azione militare contro Taiwan entro quella data.

Negli anni successivi questo assessment è diventato uno dei principali punti di riferimento della pianificazione strategica americana nell’Indo-Pacifico, contribuendo ad accelerare il rafforzamento della deterrenza regionale, l’aumento delle forniture militari a Taipei (che in questa fase vivono un percorso tortuoso) e il consolidamento delle alleanze con Giappone, Australia e Filippine.

Le valutazioni dell’intelligence statunitense si sono evolute nel corso di questi ultimi anni. Se il Pentagono continua a ritenere che Xi Jinping abbia ordinato alle forze armate di sviluppare entro il 2027 le capacità necessarie per un’eventuale operazione contro Taiwan, le analisi più recenti confermano – come lo stesso Davidson spiegava già – che Pechino non sembra aver preso la decisione politica di invadere l’isola nel 2027. L’obiettivo resta piuttosto quello di disporre di uno strumento militare credibile, capace di offrire alla leadership cinese tutte le opzioni, dalla coercizione alla deterrenza fino, in ultima istanza, all’impiego della forza.

Narrazione e interessi

A ribadire questa linea è stato anche il ministro della Difesa Dong Jun, che durante una cerimonia per l’anniversario del Pla ha definito le forze armate il “solido asso nella manica” per realizzare la riunificazione nazionale, contrastare ogni forma di indipendenza taiwanese e scoraggiare qualsiasi intervento militare straniero.

Più che annunciare nuove iniziative, Xi Jinping sembra quindi aver fissato la rotta dell’ultimo tratto di marcia verso il centenario del Pla. Controllo politico, epurazioni, innovazione tecnologica e capacità di combattimento vengono presentati come elementi inseparabili di un’unica trasformazione: costruire uno strumento militare non solo più moderno, ma soprattutto ritenuto sufficientemente affidabile per sostenere le ambizioni strategiche della Cina nel prossimo decennio.

Meno corruzione, più AI. Ecco le nuove forze armate di Xi

Xi Jinping rilancia la trasformazione dell’Esercito Popolare di Liberazione, indicando nella lotta alla corruzione, nell’intelligenza artificiale e nella prontezza operativa le priorità verso il centenario del Pla del 2027. Sullo sfondo resta la “Davidson Window”: Pechino punta a completare la modernizzazione militare entro il 2027, rafforzando la propria capacità di deterrenza e le opzioni strategiche, anche nei confronti di Taiwan

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