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Pechino sembra voler assumere una posizione primaria nella penisola indocinese. O almeno, questo è quello che si evince da quanto avvenuto ieri, quando i ministri degli Esteri di Cina, Cambogia e Thailandia si sono incontrati nella provincia sud-occidentale cinese dello Yunnan, nel sud-ovest del Paese, nel tentativo di consolidare il cessate il fuoco raggiunto pochi giorni fa tra Bangkok e Phnom Penh dopo settimane di violenti scontri lungo il confine conteso tra i due Paesi del Sud-est asiatico.

Il vertice trilaterale arriva infatti a due giorni dalla firma di un nuovo accordo di cessate il fuoco tra Thailandia e Cambogia, destinato a porre fine a combattimenti che hanno causato oltre cento vittime e costretto centinaia di migliaia di persone a lasciare le proprie abitazioni su entrambi i lati della frontiera. L’intesa più recente segue un primo accordo siglato a luglio e un’intesa più dettagliata raggiunta in ottobre, a cui era però seguito un riaccendersi delle tensioni all’inizio di dicembre, che sono poi degenerate in scontri su larga scala.

Al termine dei colloqui, il ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow ha dichiarato che, pur non essendo stati risolti tutti i problemi, il processo di pace sta procedendo “nella giusta direzione”, sottolineando come le priorità restino il mantenimento del cessate il fuoco e la ricostruzione della fiducia reciproca. Parole in linea con l’approccio espresso dalla diplomazia cinese: il ministro degli Esteri Wang Yi ha invitato le parti a compiere sforzi congiunti per promuovere pace, stabilità e sviluppo nella regione, affermando che una ripresa delle ostilità non risponderebbe alla volontà dei popoli coinvolti. Anche il capo della diplomazia cambogiana, Prak Sokhonn, ha espresso fiducia nella tenuta del cessate il fuoco, sostenendo che l’accordo possa creare le condizioni per tornare ai meccanismi già concordati in passato per la risoluzione delle controversie. In dichiarazioni rilasciate ai media statali cambogiani, Sokhonn ha ribadito la necessità che la tregua sia permanente e pienamente rispettata.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa cinese Xinhua, i tre Paesi hanno raggiunto un consenso sul proseguimento del cessate il fuoco senza inversioni di rotta, sul mantenimento del dialogo e sul graduale ripristino delle relazioni tra Thailandia e Cambogia. Le parti hanno inoltre discusso la ripresa degli scambi normali e il rafforzamento della cooperazione contro i crimini transnazionali. Pechino si è anche detta pronta a fornire assistenza umanitaria immediata alle popolazioni sfollate. L’incontro, ospitato in una regione più vicina all’area di crisi rispetto a Pechino, è stato letto dagli osservatori come un segnale della volontà cinese di rafforzare il proprio ruolo di mediatore regionale. Negli ultimi anni, infatti, la Cina ha intensificato gli sforzi per accrescere la propria influenza diplomatica, presentandosi sempre più spesso come attore di riferimento nella gestione delle crisi asiatiche.

Ma, nonostante i progressi diplomatici, le tensioni restano elevate. Già cessate il fuoco iniziale, che era stato mediato dalla Malaysia e sostenuto anche da pressioni statunitensi (con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che aveva minacciato di sospendere privilegi commerciali in caso di mancato accordo) si è dimostrato incapace di reggere alla guerra di propaganda e al susseguirsi degli incidenti di frontiera. Chissà se questa volta le cosa andranno in modo diverso.

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