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La Margherita, come ben sappiamo, è stato il primo esperimento politico – peraltro molto ben riuscito – di partito culturalmente plurale. Dopo la lunga stagione dei partiti cosiddetti identitari che hanno caratterizzato l’intera Prima Repubblica e l’inizio della Seconda Repubblica, la Margherita ha saputo innovare profondamente nei primi anni duemila il quadro politico nazionale.

Appunto, è stato un partito plurale che ha avuto l’intuizione e l’intelligenza – attraverso il suo autorevolissimo e qualificato gruppo dirigente – di saper unire i vari riformismi di governo del nostro Paese, con una organizzazione interna saldamente democratica – nulla a che vedere con i partiti personali che hanno poi avuto il sopravvento nel corso degli anni a venire – e che, soprattutto, ha saputo costruire un progetto politico lontano dal radicalismo, dall’estremismo e da ogni forma di deriva massimalista e men che meno populista.

Ecco, è stato l’ultimo grande partito plurale, riformista e di governo del nostro Paese. Forse, e lo dico solo con il senno del poi, la sua chiusura e la conseguente confluenza nel Pd – anche se il Pd di Veltroni, Marini, Rutelli, D’Alema era tutt’altra cosa, quasi alternativa, rispetto all’attuale partito di Elly Schlein – sono stati decisi in modo troppo frettoloso e intempestivo. Ma, come noto, è inutile piangere sul latte versato.

Ora, e a distanza di molti anni e dopo averne riparlato a lungo, si ripropone una situazione dove una nuova, seppur aggiornata e rivista, Margherita quasi si impone. Cioè un soggetto politico/partito che sappia nuovamente riproporre nella cittadella politica italiana alcuni elementi di fondo che, purtroppo, oggi sono progressivamente evaporati. E cioè, un progetto riformista, una cultura di governo, un profilo politico centrista e moderato, una guida autorevole e rappresentativa, una organizzazione democratica, una declinazione concreta e convinta del confronto tra i partiti senza anatemi e pregiudiziali morali e ideologiche nei confronti degli avversari che non sono mai nemici da abbattere e da annientare e, in ultimo ma non per ordine di importanza, una severa e rigorosa fedeltà ai valori costituzionali.

Insomma, una esperienza poltica che può essere definita quasi alternativa rispetto a ciò che emerge quotidianamente nel confronto/scontro tra i due principali schieramenti politici del nostro Paese e, soprattutto, un modo d’essere in politica che esula dalla radicalizzazione politica e dalla conseguente polarizzazione ideologica predicati e praticati dall’alleanza di sinistra e progressista e da larghi settori della stessa coalizione di governo.

Ora, e a fronte appunto di un quadro che estremizzerà sempre di più il confronto politico in vista delle ormai prossime elezioni nazionali, è quantomai necessario mettere in campo una iniziativa politica che, pur senza chiamare in causa la vecchia Margherita – anche perché in politica nulla si può replicare meccanicamente e quasi scientificamente – sappia, comunque sia, rideclinare concretamente quelle caratteristiche di fondo che hanno caratterizzato il partito di Rutelli, Marini, Parisi, Mastella e Dini.

E quel progetto oggi passa semplicemente nella riproposizione di un partito di centro riformista, di governo, plurale e democratico distinto e distante dai poli maggioritari che, almeno sino ad oggi, si caratterizzano prevalentemente, e seppur legittimamente, per la loro spinta radicale, estremista, massimalista e soprattutto populista.

E questo profilo sarà ancora più accentuato nel momento in cui dovranno includere al loro interno partiti e movimenti che fanno proprio dell’attacco sistematico e persin violento al “nemico” la loro ragion d’essere. Basti pensare al partito di Vannacci da un lato o alla sinistra estremista e populista dall’altro. Per questo, semplicemente, serve una nuova e inedita Margherita.

La nuova e necessaria Margherita. Il commento di Merlo

Un soggetto politico/partito che sappia nuovamente riproporre nella cittadella politica italiana alcuni elementi di fondo che, purtroppo, oggi sono progressivamente evaporati. E cioè, un progetto riformista, una cultura di governo, un profilo politico centrista e moderato, una guida autorevole e rappresentativa. Ecco perché secondo Giorgio Merlo è necessaria una nuova e inedita Margherita

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