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Domani il voto sulla legge elettorale può chiudere una partita parlamentare, ma ne apre una molto più importante: quella per le prossime politiche. Perché quando gli schieramenti saranno definiti, cambierà anche il modo in cui gli elettori voteranno. Il centrodestra dovrà fare i conti con la variabile Vannacci e con il voto utile, il centrosinistra con il nodo della leadership e delle primarie. In mezzo, un centro che oggi vale circa il 4 per cento potrebbe tornare a essere decisivo. A fare il punto con Formiche.net sugli scenari che si aprono è Rado Fonda, direttore scientifico di Swg.

Fonda, cosa cambia nello scenario politico una volta approvata la nuova legge elettorale?

Una volta approvata la legge elettorale, lo scenario rispetto alle politiche cambierà un po’. Il fatto di sapere quali saranno le coalizioni e gli schieramenti, già secondo i nostri test, modifica la distribuzione del consenso.

Partiamo dal centrodestra. La nuova legge può incidere anche sul consenso di Vannacci?

Sì. Se Vannacci si presenta da solo, rischia di perdere una parte del consenso perché può prevalere il voto utile anche nel suo elettorato. Una parte degli elettori potrebbe pensare che votandolo si rischia di far vincere la sinistra e quindi tornare a votare Lega e Fratelli d’Italia. Qualcosa si sta già vedendo. Nell’ultima settimana Vannacci è calato e Fratelli d’Italia ha ripreso quota. Questo scenario si sta delineando.

Quindi il voto utile può diventare un fattore decisivo a destra?

Può esserlo, soprattutto quando gli schieramenti saranno chiaramente definiti. L’elettore che oggi può permettersi un voto più identitario, domani potrebbe fare un ragionamento diverso se percepisce che quel voto può incidere sull’esito della competizione tra le coalizioni.

Al centrodestra converrebbe allora un accordo con Vannacci?

Dal punto di vista elettorale sì, perché la somma dei consensi sarebbe più favorevole. Ma il problema sarebbe poi avere un governo con Vannacci. Sarebbe problematico, soprattutto nella proiezione europea. Quindi bisogna distinguere il vantaggio elettorale dalla compatibilità politica di governo.

Passiamo al centrosinistra. Qui il nodo principale resta la leadership?

È il grande nodo. Bisogna definire il leader della coalizione e non credo che si potrà aspettare la Consulta, perché si arriverebbe troppo tardi. Se si fanno le primarie o si sceglie un altro meccanismo, comunque la leadership della coalizione potrebbe comportare dei malumori nel fronte coalizzato.

Quanto potrebbe essere divisivo il tema delle primarie?

Molto. Se vincesse Schlein, per esempio, una parte del Movimento Cinque Stelle potrebbe non votarla. E viceversa per il Pd. Questo fa capire quanto sia difficile pensare che il centrosinistra possa fare il pieno dei voti semplicemente sommando i consensi dei diversi partiti.

Eppure, oggi, la sommatoria dei partiti vede il centrosinistra davanti.

Sì, al momento il centrosinistra è avanti sommando i partiti. Ma la partita è aperta ed equilibrata. La sommatoria dei consensi non significa automaticamente che quei voti si trasferiscano integralmente alla coalizione. Ci sono problemi di leadership, di posizionamento e di voto utile.

In questo quadro, quale spazio resta al centro?

Al momento Marattin, Picierno, Azione e gli altri soggetti dell’area centrista possono valere circa il 4 per cento. È uno spazio che potrebbe cambiare dimensione una volta chiariti gli schieramenti.

In che senso?

Se da una parte ci sarà il centrodestra con Vannacci e dall’altra una coalizione di centrosinistra definita, potrebbe crescere il centro. Da una parte ci sarà il voto utile, ma dall’altra ci sarà anche chi non vuole schierarsi con nessuna delle due coalizioni. Calenda, o chi per lui, potrebbe avere qualche chance.

Il centro potrebbe quindi diventare decisivo proprio perché resta fuori dai due blocchi?

È una possibilità. Una parte dell’elettorato potrebbe non riconoscersi nei due schieramenti principali. Bisognerà però capire quanto sarà grande questo spazio una volta che la competizione sarà realmente polarizzata.

E il voto anticipato quanto è realistico?

Bisogna vedere se si andrà a votare. Tra adesso e aprile, comunque, molte cose possono cambiare. Il quadro politico è ancora aperto. L’unico nodo che oggi resta particolarmente importante è quello delle primarie del campo largo.

Domani, intanto, c’è il voto sulla legge elettorale. Quanto interessa davvero agli elettori?

Ai cittadini, di base, questi temi non scaldano. La legge elettorale è percepita come una questione tecnica. Ma se il centrodestra dovesse subire una sconfitta nel voto segreto, sarebbe un colpo sul piano politico e un danno d’immagine per la maggioranza.

Una bocciatura avrebbe quindi soprattutto un valore simbolico?

Sarebbe soprattutto un colpo politico. Il centrodestra ha investito molto sulla legge elettorale e una sconfitta a scrutinio segreto avrebbe un effetto sulla percezione della sua compattezza e della sua capacità di portare a casa un provvedimento considerato strategico.

Il vero test, però, sembra essere quello che viene dopo.

Sì. Una volta approvata la legge, bisognerà capire come si comporranno gli schieramenti. È lì che si vedranno gli effetti più interessanti: il voto utile, la leadership del centrosinistra, il ruolo di Vannacci e lo spazio del centro potranno modificare sensibilmente la distribuzione del consenso.

Legge elettorale, così il voto utile ridisegna la partita (anche a destra). Parla Fonda (Swg)

La nuova legge elettorale può cambiare gli equilibri in vista delle prossime politiche. Rado Fonda (Swg) analizza gli effetti del voto utile sul centrodestra e su Vannacci, il nodo della leadership nel centrosinistra e lo spazio del centro, che potrebbe tornare decisivo una volta definiti gli schieramenti

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