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Nonostante il cambio di leadership a Budapest, l’Ungheria continua a frenare il percorso europeo dell’Ucraina. E mentre il governo ungherese rallenta l’apertura dei negoziati di adesione, i rapporti tra Kyiv e Varsavia attraversano una nuova fase di tensione diplomatica.

Budapest ha infatti bloccato un passaggio procedurale necessario per far avanzare le candidature di Ucraina e Moldavia all’Unione europea. Secondo fonti diplomatiche europee, l’Ungheria è stata l’unico dei 27 Stati membri a opporsi all’invio di una lettera al Consiglio europeo e alla Commissione che avrebbe formalizzato la posizione comune delle capitali europee sui negoziati di adesione. La questione sarà riesaminata la prossima settimana, ma la decisione richiede l’unanimità e il veto ungherese è sufficiente a bloccare il processo.

L’ostacolo arriva pochi giorni dopo un importante passo avanti per Kyiv e Chisinau. Il 15 giugno i Paesi dell’Ue avevano approvato all’unanimità l’apertura del primo capitolo negoziale formale per entrambi i candidati. Si trattava di una svolta attesa da anni e resa possibile solo dopo il superamento delle resistenze del precedente premier ungherese Viktor Orbán, che aveva fatto dell’opposizione all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue uno dei pilastri della propria politica europea. Le candidature di Ucraina e Moldavia sono infatti politicamente collegate e il blocco di una comporta automaticamente il rallentamento dell’altra. Kyiv puntava ora ad accelerare il percorso negoziale. Il vicepremier ucraino Taras Kachka aveva indicato l’obiettivo di aprire tutti e sei i cluster negoziali entro metà luglio. Ma il nuovo stop ungherese mette seriamente a rischio questa tempistica.

Il governo guidato da Péter Magyar non sembra disposto a concedere all’Ucraina una corsia preferenziale. Pur non avendo impedito l’apertura del primo cluster, Budapest ha insistito per eliminare dalle conclusioni del Consiglio europeo della scorsa settimana l’espressione “il prima possibile” riferita all’adesione ucraina. Lo stesso Magyar ha poi ribadito pubblicamente la propria posizione, sostenendo che non sia opportuno aprire contemporaneamente tutti i sei cluster negoziali. Secondo il premier ungherese, una simile accelerazione invierebbe un messaggio sbagliato ai Paesi dei Balcani occidentali (Serbia, Albania, Montenegro e Macedonia del Nord) che attendono da anni progressi concreti verso l’ingresso nell’Unione europea. Il cambio di leadership a Budapest, dunque, non ha ancora significato un pieno sostegno all’integrazione europea dell’Ucraina. La linea appare meno conflittuale rispetto all’era Orbán, ma resta improntata alla prudenza e alla volontà di evitare che Kyiv venga percepita come un candidato privilegiato rispetto agli altri Paesi in attesa di adesione.

Nel frattempo anche il fronte polacco-ucraino mostra segnali di raffreddamento. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky non parteciperà alla Ukraine Recovery Conference in programma a Danzica il 25 e 26 giugno. A guidare la delegazione di Kyiv sarà la premier Yulia Svyrydenko, che ha annunciato la presenza di rappresentanti del governo, del Parlamento, delle comunità locali e del mondo imprenditoriale ucraino con l’obiettivo di ottenere accordi concreti su difesa, resilienza ed energia.

L’assenza di Zelensky arriva nel pieno di uno scontro diplomatico con il presidente polacco Karol Nawrocki. La tensione è esplosa dopo che Varsavia ha revocato al leader ucraino l’Ordine dell’Aquila Bianca, la più alta onorificenza polacca, in risposta alla decisione di Kyiv di intitolare un’unità militare all’Esercito Insurrezionale Ucraino, formazione della Seconda guerra mondiale ritenuta responsabile del massacro di decine di migliaia di polacchi in Volinia. La crisi si è rapidamente aggravata, con diversi funzionari ucraini che hanno restituito le proprie onorificenze polacche, tre ex presidenti ucraini che hanno rinunciato all’Ordine dell’Aquila Bianca e lo stesso Zelensky che ha rimandato la medaglia a Varsavia. Lo scontro ha aperto anche una frattura interna in Polonia. Il governo del premier Donald Tusk ha accusato Nawrocki di aver commesso un errore strategico, sostenendo che Varsavia debba preservare il proprio ruolo di principale alleato dell’Ucraina nella guerra contro la Russia e di futuro protagonista della ricostruzione del Paese.

 

 

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