Skip to main content

La Russia avrebbe cambiato la propria strategia per vincere la guerra in Ucraina, puntando non più soltanto sulla conquista territoriale o sulla distruzione delle infrastrutture energetiche, ma sulla destabilizzazione dell’economia e della società. E quindi devono cambiare anche le risposte di Kyiv e dei suoi partner. Questa è la tesi proposta da Dmytro Kuleba, già ministro degli Esteri ucraino dal 2020 al 2024 e oggi senior fellow al Belfer Center di Harvard, in un’analisi pubblicata da Foreign Affairs.

Secondo Kuleba, dopo un primo semestre del 2026 in cui l’Ucraina era riuscita a rallentare l’avanzata russa grazie a una maggiore capacità di condurre attacchi di precisione in profondità, Mosca ha modificato la propria campagna aerea. Dall’estate sono aumentati l’impiego di missili balistici e droni a lungo raggio e, soprattutto, la distanza degli obiettivi colpiti. Se in precedenza la maggior parte degli attacchi era concentrata nelle aree vicine al fronte, in particolare nel Donbas, ora le forze russe stanno colpendo con maggiore intensità le città dell’interno. Kyiv è diventata il principale bersaglio, ma i raid hanno raggiunto anche Leopoli, Lutsk, Ivano-Frankivsk, Ternopil e Stryi. Nel mirino non ci sono soltanto le infrastrutture energetiche, ma anche magazzini, centri logistici, strutture farmaceutiche e data center. Per l’ex ministro, si tratta dell’adozione di una nuova “teoria della vittoria” da parte di Mosca, incentrata a rendere la vita nelle città sempre più difficile, spingendo popolazione e imprese a lasciare i centri urbani e indebolendo l’economia. Mosca conterebbe inoltre sull’eventuale crescita del malcontento nei confronti del governo ucraino e sulla progressiva stanchezza dei Paesi occidentali nel sostenere Kyiv.

Kuleba riconosce che non vi è alcuna garanzia che questa strategia possa funzionare. L’Ucraina, osserva, rimane un Paese grande e resiliente. Ma la situazione finanziaria è sempre più difficile. Secondo le stime citate nell’articolo, Kyiv prevede di avere bisogno di 52 miliardi di dollari di finanziamenti esterni nel 2027, contro i 20 miliardi attualmente garantiti.

Da qui l’appello all’Europa ad aumentare il sostegno. Kuleba propone, tra le altre cose, di utilizzare gli asset russi congelati, pari a circa 300 miliardi di dollari, e di superare la riluttanza europea a contribuire direttamente al pagamento del personale delle forze armate ucraine., Una parte maggiore dei costi militari sostenuta dall’esterno permetterebbe infatti a Kyiv di destinare più risorse all’economia.

Sul piano militare, Kuleba invita inoltre gli alleati a non puntare esclusivamente sulla difesa aerea. L’Ucraina ha bisogno di intercettori, ma la capacità produttiva occidentale non sarebbe sufficiente a tenere il passo con quella russa. Per questo, sostiene, Kyiv dovrebbe poter colpire maggiormente le capacità russe di produzione, lancio e logistica, attraverso un maggiore accesso alle armi a lungo raggio e una riduzione delle restrizioni sul loro impiego.

L’ex ministro chiede infine una maggiore integrazione tra l’industria della difesa ucraina e quella europea. Joint venture, contratti di lungo periodo e accesso ai programmi europei di finanziamento permetterebbero, secondo Kuleba, di aumentare la produzione e trasferire agli eserciti occidentali le competenze maturate dall’Ucraina sul campo.

La conclusione è che Mosca si starebbe preparando a una guerra prolungata, puntando sulla capacità di resistere più a lungo dell’Ucraina e dei suoi sostenitori. Per Kuleba, la risposta occidentale dovrà quindi garantire a Kyiv non soltanto le risorse necessarie a sopravvivere, ma anche quelle per continuare a colpire la Russia.

Un consiglio o un programma? D’altronde, con l’eventualità delle elezioni in Ucraina che negli ultimi mesi si è fatta sempre più concreta, e con il fiorire di possibili candidati, ogni mossa id comunicazione potrebbe essere interpretata come un segnale. Chissà…

Il "piano Kuleba" è una ricetta per sopravvivere. O (anche) un primo passo politico?

Per l’ex ministro la Russia ha cambiato strategia, bombarda le città dell’intero Paese per spezzare economia e morale ucraini, e scommette sulla stanchezza degli alleati. La risposta, sostiene Kuleba, passa da più fondi europei, armi a lungo raggio senza restrizioni e un’industria della difesa integrata con quella europea. Parole che, con le elezioni sempre più concrete, qualcuno potrebbe leggere anche come l’abbozzo di un programma

La Grande guerra del Mar Rosso è iniziata

Di Umberto Tavolato

La Grande guerra del Mar Rosso è iniziata con la ripresa dei combattimenti in Etiopia e la conquista di Mokha e dell’isola di Perim da parte degli Houthi. Il conflitto etiope coinvolge Eritrea, Sudan ed Egitto e potrebbe estendersi oltre confine, mentre la conquista Houthi minaccia il traffico marittimo attraverso Bab el-Mandeb, con conseguenze economiche globali. Questo nuovo contesto geopolitico sta spingendo investimenti verso porti alternativi come Lamu e Dar es Salaam, accelerando l’emergere di una nuova geografia economica. L’analisi di Umberto Tavolato, executive director, Med-Or Italian Foundation for Africa, che apre il Med-Or Monthly Africa Report

Il ponte con la Cina e quello con la Russia. L’equilibrismo di Kim

Altre due strutture collegano il territorio nordcoreano con la Cina e la Russia e dimostrano la strategia per allargare lo scambio commerciale regionale e l’influenza, in blocco, dei regimi alleati

Taiwan, perché Washington sposta l’orologio della crisi

Secondo funzionari americani, un’invasione cinese di Taiwan prima del 2028 è improbabile. La campagna anticorruzione di Xi, le lezioni dalle guerre recenti e le elezioni taiwanesi del 2028 sono fattori che rallentano i piani cinesi. La nuova valutazione americana, che sposta la “Davidson window” al 2028, coincide con la volontà di Trump di mantenere aperti i canali diplomatici con Pechino

Il papa a Parigi rimette l'umanesimo al centro dell'Europa. La riflessione di Cristiano

Come procedere davanti a un uomo, quello europeo, smarrito? Uomini senza più aggregazione, dis-gregati, “non più soci tra noi ma dis-sociati, stranieri morali gli uni agli altri”, ha scritto in sostanza Vito Mancuso su La Stampa qualche giorno fa, ne riscoprono il bisogno. Il papa ha offerto un’aggregazione nuova, opposta a quella che avverte essere sbagliata. E tantissimi lo hanno visto, riconosciuto

Dopo l’F-47, Boeing si aggiudica anche il caccia di sesta generazione per l’Us Navy

La US Navy ha scelto Boeing per sviluppare l’F/A-XX, il futuro caccia imbarcato di sesta generazione, con un contratto iniziale da 20 miliardi di dollari. Destinato a sostituire progressivamente i Super Hornet e ad affiancare gli F-35C, il velivolo dovrà aumentare il raggio operativo delle portaerei americane. Per Boeing è il secondo grande programma di nuova generazione dopo l’F-47 dell’Air Force

Bilancia commerciale, ora la Cina ha paura dell'Europa. La minaccia di Pechino

Sale la tensione in vista della delicata trasferta della Commissione europea a Pechino, la prossima settimana. Il Dragone non vuol sentir parlare di guerra commerciale, consapevole di non poter fare a meno del mercato comunitario. Ma è pronto a ripagare l’Ue con la stessa moneta

Supervisione pubblica dentro i laboratori. L’idea di Baldoni per gestire la corsa dell’AI

Roberto Baldoni propone una supervisione incorporata nei laboratori di sviluppo di AI avanzata, per ridurre l’asimmetria informativa tra aziende e autorità. Questa supervisione, svolta da soggetti indipendenti, permetterebbe un controllo più efficace rispetto alla sola regolamentazione formale, garantendo al contempo la responsabilità operativa delle aziende. L’obiettivo è evitare che la competizione strategica porti a sviluppare capacità non ancora gestibili in sicurezza

Vi racconto cosa vedo della Dc nel governo Meloni. I consigli di Rotondi

“La potenzialità di consenso di Giorgia Meloni è il 60%”, ed è vero che “ci sono pezzi del Partito democratico che sono più in continuità con la Dc rispetto al centrodestra nel suo complesso”spiega Rotondi a Formiche.net. “Ma il centrodestra nel suo complesso è più in continuità del centrosinistra”. Intervista al presidente della Dc, alla vigilia dell’annuale convegno della “Dc con Rotondi” a Saint Vincent, che inizierà venerdì 2 ottobre e si concluderà domenica 4

Tanto petrolio, poca luce. Il paradosso del nuovo Venezuela

Il piano da 100 miliardi di dollari messo a punto dagli Stati Uniti per rilanciare l’industria petrolifera nazionale sta, lentamente, prendendo corpo. Ma c’è un problema: l’infrastruttura elettrica del Paese non è ancora all’altezza della sfida

×

Iscriviti alla newsletter