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In Ungheria c’è una storia che sembrava essersi chiusa quattordici anni fa. E invece domani, 11 agosto, il Parlamento si riunirà per votare il nuovo candidato del partito Tisza alla Presidenza della Repubblica, András Baka. Anche se l’elezione avrà una valenza in gran parte cerimoniale, il significato politico è profondo. Nel sistema ungherese, infatti, il ruolo del presidente è soprattutto quello di garanzia, senza esercitare direttamente il potere esecutivo, che invece resta nelle mani del primo ministro e del governo. 

La notizia è stata resa nota proprio dalle pagine social del gruppo parlamentare che hanno motivato la loro scelta ricordando come durante la sua carriera Baka abbia sempre attribuito “un’importanza fondamentale al principio della separazione dei poteri”, difendendo “lo Stato di diritto e l’indipendenza della magistratura”. “Siamo convinti che l’esperienza di András Baka e l’indipendenza professionale che ha dimostrato nel corso della sua carriera rappresentino una risorsa significativa in un momento in cui ci stiamo preparando a gettare congiuntamente le basi per il nuovo ordine costituzionale dell’Ungheria”, hanno aggiunto. 

Chi è András Baka

Giudice alla Corte europea dei diritti dell’uomo dal 1991 al 2008, Baka è stato successivamente eletto presidente della Corte suprema ungherese nel 2009. Il suo mandato sarebbe dovuto terminare nel 2015, ma circa tre anni e mezzo prima della sua scadenza venne licenziato, senza alcuna possibilità di potersi candidare. 

Per capire cosa sia successo, bisogna tornare al 2010, con il ritorno di Viktor Orbán al potere alla guida di Fidesz. Forte di una maggioranza parlamentare dei due terzi, il nuovo governo avviò una profonda revisione dell’assetto istituzionale del Paese. Nel 2011 il Parlamento approvò la nuova Costituzione, la Fundamental law, accompagnata da una serie di provvedimenti che intervenivano anche sull’organizzazione del sistema giudiziario e sullo status dei magistrati. Tra i diversi cambiamenti ci fu anche la riorganizzazione della Corte suprema, che con il nuovo assetto assunse il nome di Kúria. Ma il passaggio non fu soltanto nominale. Le disposizioni transitorie stabilirono infatti che il mandato del presidente della Corte suprema terminasse con l’entrata in vigore della nuova Costituzione, il 1° gennaio 2012. A questo si aggiunse un nuovo requisito per accedere alla presidenza della Kúria: almeno cinque anni di esperienza come giudice in Ungheria. Nel calcolo non rientravano gli anni trascorsi presso tribunali internazionali. Baka quindi non solo fu costretto a terminare anticipatamente il mandato, ma non aveva neanche i requisiti per ricandidarsi.

Il caso arrivò a Strasburgo. La Corte europea dei diritti dell’uomo decise che l’Ungheria aveva violato due articoli della Convenzione, relativi al diritto di accesso a un tribunale e alla libertà di espressione. Secondo la Corte, esisteva un legame tra la conclusione anticipata del mandato e le critiche espresse dallo stesso Baka nei confronti delle norme giudiziari; mentre l’allora governo di Orbán ha respinto le accuse. 

Cosa succede in Ungheria

La candidatura di Baka è solo l’ultimo tassello della nuova fase politica ungherese che si è aperta dalle elezioni dello scorso aprile, quando il partito Tisza di Péter Magyar ha messo fine a sedici anni consecutivi di governo Orbán. Sin dalla campagna elettorale, l’obiettivo di Magyar era quello di ripristinare gli standard democratici del Paese e per farlo ha scelto di procedere per prima cosa con un ricambio dei vertici di alcune delle principali istituzioni statali. A luglio il governo, infatti, ha utilizzato una modifica costituzionale per destituire il precedente presidente Tamás Sulyok, in carica dal 2024 e definito dal premier un “burattino” di Orbán. 

Magyar aveva inizialmente proposto la carica a Judit Polgár, leggenda degli scacchi ungheresi e considerata la più forte giocatrice della storia. Una scelta che aveva però suscitato alcune critiche soprattutto per il metodo: il premier aveva promesso un’ampia consultazione pubblica sul nome del nuovo capo dello Stato. La campionessa ha infine declinato l’offerta, richiamando le profonde divisioni che attraversano il Paese e spiegando di non sentirsi in grado di assumersi la “responsabilità storica di unire una nazione divisa”.

E Orbán?

Dall’altra parte, Fidesz ha già annunciato che non sosterrà la candidatura di Baka. János Bóka, il leader del gruppo parlamentare Fidesz, ha criticato fortemente la scelta del partito di maggioranza. “Non assisteremo alla nomina e allo spettacolo elettorale che si è gonfiato in una soap opera – il gruppo parlamentare Fidesz non parteciperà alla nomina e alla procedura elettorale”, ha detto. “András Baka manterrà la sua posizione solo per tutto il tempo in cui Péter Magyar lo riterrà opportuno rimuoverlo con un singolo commento. Sarà il burattino della maggioranza di Tisza, e lui stesso deve esserne consapevole”, ha aggiunto.

Più in generale, Orbán e il partito Fidesz ha reagito duramente ai primi interventi istituzionali del governo Magyar, accusando Tisza di utilizzare la maggioranza dei due terzi conquistata alle elezioni per ridisegnare rapidamente gli equilibri. Dopo la rimozione anticipata del presidente Tamás Sulyok, l’ex premier ha definito il nuovo sistema politico una “tirannia” e ha annunciato una fase di “resistenza”, da condurre con strumenti pacifici dentro e fuori dal Parlamento. 

L'Ungheria continua a voltare pagina. Il giudice rimosso da Orbán verso la presidenza

Quattordici anni dopo la fine anticipata del suo mandato alla guida della Corte suprema, András Baka torna al centro della politica ungherese come candidato di Tisza alla Presidenza della Repubblica. Una scelta dal forte valore simbolico con cui Péter Magyar prosegue il ricambio ai vertici delle istituzioni dopo sedici anni di Orbán

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