Skip to main content

Grazie a un’operazione militare statunitense l’Isis perde uno dei suoi uomini più importanti in Africa. Abu-Bilal al-Minuki, considerato il “numero due globale” dello Stato Islamico e tra i jihadisti più attivi al mondo, è stato infatti ucciso nel bacino del Lago Ciad durante un’operazione congiunta condotta dalle forze armate nigeriane insieme agli Stati Uniti. A confermare l’operazione sono stati sia il presidente nigeriano Bola Tinubu che quello statunitense Donald Trump, il quale ha rivendicato il successo definendolo “un duro colpo alle reti africane e globali dell’Isis”.

Secondo i dettagli resi noti da Abuja, al-Minuki sarebbe stato eliminato insieme a diversi suoi luogotenenti in un raid contro un compound jihadista nella regione del Lago Ciad, area paludosa e difficilmente controllabile condivisa tra Nigeria, Niger, Ciad e Camerun. Da anni questa zona rappresenta una delle principali roccaforti sia di Boko Haram sia della sua fazione rivale affiliata allo Stato Islamico, l’Islamic State West Africa Province (anche noto come Iswap). Al-Minuki, originario dello Stato di Borno nel nord-est della Nigeria, era stato inserito dagli Stati Uniti nella lista dei terroristi globali già nel 2023. Secondo le autorità militari nigeriane, aveva recentemente assunto il ruolo di capo della “General Directorate of States”, una posizione che lo collocava ai vertici della struttura internazionale dell’Isis. In precedenza avrebbe coordinato operazioni jihadiste nel Sahel e nell’Africa occidentale, incluse azioni contro civili e comunità minoritarie. Le autorità di Abuja attribuiscono inoltre ad al-Minuki un coinvolgimento nel rapimento delle studentesse di Dapchi del 2018, quando oltre cento ragazze vennero sequestrate in una scuola nel nord-est del Paese. Prima di aderire formalmente all’Isis nel 2015, il jihadista sarebbe stato un comandante senior di Boko Haram, il gruppo che dal 2009 conduce un’insurrezione armata per imporre la sharia nel nord della Nigeria.

Il raid conferma il rafforzamento della cooperazione militare tra Stati Uniti e Nigeria nel contrasto ai gruppi jihadisti attivi nell’Africa occidentale. L’esercito nigeriano ha sottolineato che l’operazione è stata resa possibile grazie alla recente intensificazione della condivisione d’intelligence con Washington. Negli ultimi mesi le due parti avevano già collaborato in diverse missioni contro obiettivi legati allo Stato Islamico, inclusi raid aerei nello Stato di Sokoto. Tinubu ha difeso pubblicamente l’approfondimento delle partnership di sicurezza internazionali, sostenendo che la Nigeria “non può affrontare da sola” minacce di questa portata. Un messaggio che riflette la crescente centralità dell’Africa occidentale nella strategia globale antiterrorismo degli Stati Uniti, soprattutto mentre il Sahel continua a vivere una fase di forte instabilità politica e militare.

La morte di al-Minuki arriva in una fase in cui l’Isis continua comunque a dimostrare una forte capacità operativa nel continente africano. Solo ad aprile il gruppo aveva rivendicato un attacco nello Stato di Adamawa, nel nord-est della Nigeria, costato la vita ad almeno 29 persone durante un evento sportivo locale.

 

Colpo al vertice dello Stato Islamico in Africa. Usa e Nigeria eliminano al-Minuki

Un’operazione militare congiunta tra Nigeria e Stati Uniti ha ucciso Abu-Bilal al-Minuki, considerato il “numero due globale” dell’Isis, in un raid nel bacino del Lago Ciad. La sua eliminazione rappresenta uno dei colpi più duri mai assestati alla struttura di comando dello Stato Islamico in Africa

Rinnovabili e carbone, le promesse da marinaio di Xi Jinping

Se da una parte Pechino continua a installare giganteschi parchi solari e a ricoprire ettari su ettari di pale eoliche, il consumo di carbone non accenna a diminuire. Al punto che nei primi mesi dell’anno è stata addirittura aumenta la capacità da combustibile fossile. E così le promesse diventano sogni 

Vi racconto la lotta al crimine digitale tra Bruxelles, Washington e Roma. Parla Riane Harper

Il valore che Roma può portare nella cooperazione transatlantica alla lotta alla criminalità digitale non è solo operativo, ma anche politico: la capacità di introdurre queste preoccupazioni nei tavoli giusti, di tenerle alte nell’agenda e di mobilitare consenso richiede credibilità istituzionale e reti consolidate, e l’Italia le ha entrambe. Intervista con Riane Harper, senior international law enforcement counsel di Microsoft

Il Giappone riforma l’intelligence. Nasce il bureau nazionale su controspionaggio e minacce esterne

Tokyo accelera sulla riforma dell’intelligence e punta a rendere operativo, già da luglio, il nuovo National Intelligence Bureau. Una cabina di regia più forte per coordinare le informazioni di fronte alle nuove esigenze strategiche, come lo spionaggio economico e le nuove forme di competizione tecnologica

Una vita nell'Arma, a servizio della comunità. Il generale Nistri si racconta

Di Alberto Pagani

Intervista al generale Giovanni Nistri, già Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri dal 2018 al 2021. Un racconto vivo che, attraverso la sua autobiografia, ripercorre oltre cinquant’anni di servizio, dagli anni alla Scuola militare Nunziatella di Napoli fino ai vertici dell’Arma. “Ho servito lo Stato. Una vita nell’Arma” diventa così l’occasione per riflettere, in dialogo con Alberto Pagani, su carriera, istituzioni e senso dello Stato

L'uso dell'IA avanza, con o senza regole. L'analisi di Zecchini

L’IA suscita allarmi sproporzionati rispetto alla sua diffusione reale, con un dibattito pubblico che oscilla tra paure eccessive e aspettative irrealistiche. Mentre la tecnologia avanza silenziosamente nella vita quotidiana. L’analisi di Salvatore Zecchini, economista Ocse

Magnifica Humanitas, perché papa Leone promulgherà un'enciclica sull'IA

Come il precedente Leone XIII aveva pubblicato nel 1891 la Rerum Novarum per sottolineare l’impatto della rivoluzione industriale sull’uomo, lo stesso intende fare Prevost per l’intelligenza artificiale. Un segno di come il Vaticano intenda governare il cambiamento, promuovendo un uso responsabile ed etico della tecnologia

Cosa aspettarsi sull’Iran dopo l’incontro Trump-Xi

Il summit Trump-Xi suggerisce che Pechino stia rivalutando i costi dell’instabilità iraniana dopo la crisi di Hormuz, pur senza mettere in discussione il proprio sostegno “indiretto” a Teheran. Secondo Theo Nencini, research fellow di ChinaMed, la Cina continua a considerarsi “esterna al conflitto” e starebbe spingendo Washington a trovare uno “spazio negoziale” con la Repubblica islamica per evitare un’escalation capace di colpire direttamente gli interessi energetici cinesi

Londra prepara la stretta contro i proxy degli Stati ostili

Il governo Starmer annuncia una nuova legge per colpire organizzazioni e reti che agiscono per conto di potenze straniere. Al centro del dossier, attività di spionaggio, intimidazione e interferenza, l’aumento delle minacce iraniane e il salto di qualità dell’allarme interno britannico

Su Ferretti si muove il governo. L'ipotesi golden power per fermare i cinesi

Sale il pressing su Palazzo Chigi affinché intervenga sul gruppo degli yacht all’indomani dell’assemblea, impugnata dagli azionisti di minoranza, che ha sancito la vittoria di Weichai. Uffici del Mimit e della Consob a lavoro

×

Iscriviti alla newsletter