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+33,7%. È questo, secondo l’ultima Nota sull’andamento dell’economia italiana dell’Istat, l’aumento dell’export farmaceutico italiano registrato tra gennaio e ottobre 2025, a fronte di una crescita complessiva delle esportazioni nazionali ferma al +3,4%. Numeri che da soli raccontano come il settore stia viaggiando su una traiettoria distinta – e decisamente più dinamica – rispetto al resto della manifattura. Una divergenza emerge sul fronte produttivo.

Nei primi dieci mesi del 2025, l’indice della produzione industriale farmaceutica è cresciuto dell’1,6% su base annua, mentre l’intera manifattura ha registrato una contrazione dell’1,0%. Un andamento che conferma la capacità del comparto di sostenere crescita e investimenti anche in una fase di rallentamento industriale generalizzato. Già nel 2024, a fronte di una riduzione complessiva dell’interscambio italiano, le esportazioni e le importazioni di prodotti farmaceutici avevano continuato a crescere (+9,7% e +10,9%).

Un trend che si protrae da oltre un decennio e che ha progressivamente aumentato il peso della farmaceutica nell’economia degli scambi: dal meno del 5% dell’export totale nel 2015 all’8,7% nel 2024, fino al 10,9% nei primi dieci mesi del 2025, raddoppiando di fatto in dieci anni. Anche sul lato delle importazioni la quota ha raggiunto il 10%,

Import-export con gli Usa in crescita

All’interno di questo quadro, il ruolo degli Stati Uniti appare sempre più centrale. Nel 2024 il mercato statunitense rappresentava quasi il 20% sia dell’export sia dell’import farmaceutico italiano e circa il 40% delle esportazioni verso i Paesi extra-Ue. Un peso cresciuto costantemente nel tempo: nel 2015 gli Stati Uniti assorbivano appena il 7,7% dell’export farmaceutico italiano. La spinta si è ulteriormente intensificata nel 2025. Tra gennaio e ottobre, le esportazioni italiane di prodotti farmaceutici verso gli Stati Uniti sono aumentate di oltre il 60%, un ritmo superiore a quello già sostenuto dell’insieme dei Paesi Ue (+41,7%).

Ancora più ampia la forbice sul fronte delle importazioni: gli acquisti dall’altra sponda dell’Atlantico sono più che raddoppiati per l’Italia, contro un incremento di circa il 28% a livello europeo. Questi dati collocano l’Italia tra i principali partner europei degli Stati Uniti nel settore farmaceutico, accanto a Germania, Irlanda, Belgio e Paesi Bassi. Già nel 2024, infatti, il nostro Paese aveva generato oltre l’8% dell’export Ue di prodotti farmaceutici verso gli Stati Uniti e ha assorbito più del 15% delle importazioni europee di origine statunitense, rafforzando sensibilmente il proprio ruolo rispetto a dieci anni fa.

E se da un lato, la crescita osservata nella prima metà del 2025 riflette un fenomeno di front-loading, legato all’incertezza sui possibili dazi statunitensi, questa evidenzia comunque un elevato grado di interdipendenza transatlantica.

Pilastro dinamico dell’economia italiana

In un’epoca segnata da profonda incertezza, la farmaceutica mostra dunque una traiettoria diversa. Non solo perché cresce più del resto dell’economia, ma perché si conferma un settore strategico e capace di evidenziare anche il legame oltreoceano, che non appare congiunturale, bensì strutturale: fatto di investimenti, presenza multinazionale, integrazione produttiva e scambi ad alto valore aggiunto. Un comparto che, al di là delle turbolenze globali, si conferma come pilastro dinamico dell’industria italiana.

La farmaceutica spinge l’export italiano (con gli Usa). I numeri in controtendenza

I dati Istat mostrano una traiettoria distinta per la farmaceutica italiana, con gli Stati Uniti sempre più centrali nonostante un contesto globale incerto

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