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Le grandi sfide ambientali che interessano le regioni del Sud, dalla gestione dei rifiuti alla transizione energetica, dalle bonifiche alla rigenerazione urbana, dalla tutela delle risorse idriche alla salute e alle nuove politiche europee legate alla decarbonizzazione, sono al centro del Green Med Symposium, in corso alla Stazione Marittima di Napoli. Giunto alla settima edizione, l’evento, organizzato da Ricicla TV insieme ad Ecomondo, ha chiamato a confronto istituzioni, imprese, utilities, consorzi, università ed esperti sui grandi temi della transizione ecologica e lo sviluppo sostenibile.

“Con il Green Med Napoli diventa la capitale delle politiche ambientali di tutto il Sud. Lo dimostra la grande presenza delle istituzioni nazionali, delle imprese che arrivano da tutto il Paese, e dalla partecipazione di più target, a partire dalle scuole, alle quali, anche quest’anno, abbiamo voluto riservare un percorso dedicato, perché riteniamo che tutti siamo parte di questo grande cambiamento in atto e ciascuno debba fare la propria parte”, ha affermato Monica D’Ambrosio, event manager dell’evento

L’architrave su cui tutto poggia è, ça va sans dire, il Piano nazionale ripresa e resilienza: oltre 60 miliardi di euro, più del 40% delle risorse destinate a tutti i territori. Per la prima volta il Mezzogiorno dispone di una quantità significativa di risorse, di una strategia integrata e di obiettivi vincolanti legati a tempi e risultati concreti. “Nel settore ambientale ed energetico il dato positivo non riguarda soltanto le risorse stanziate, ma soprattutto il tipo di interventi attivati. Oggi nel Mezzogiorno si stanno realizzando impianti per l’economia circolare, investimenti sulle reti energetiche, progetti per il riutilizzo delle aree industriali dismesse e misure per le energie rinnovabili che hanno un impatto diretto sulla sostenibilità ambientale e sulla competitività dei territori”, ha precisato Fabrizio Penna, Capo Dipartimento Pnrr del Ministero dell’Ambiente.

“Penso alle Hydrogen Valleys, alla crescita delle comunità energetiche, agli investimenti sull’agrivoltaico e agli interventi per il biometano: attività che stanno contribuendo a creare nuove filiere produttive e ad attrarre investimenti privati”. Senza dimenticare l’economia circolare, dove il Piano “ha destinato 1,5 miliardi di euro per la realizzazione e l’ammodernamento degli impianti di gestione rifiuti”.

E a proposito di economia circolare e gestione dei rifiuti è il caso di ricordare l’impegno che da qualche anno il Conai sta mettendo con un piano straordinario per la raccolta differenziata nelle sette principali città del Centro-Sud: Roma, Bari, Napoli, Palermo, Messina, Catania e Reggio Calabria. Un investimento di quasi un milione di euro per migliorare la qualità e la quantità della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. “Il XV Rapporto della Banca Dati ANCI-CONAI presentato oggi  rappresenta un momento di analisi e approfondimento fondamentale sulla gestione dei rifiuti di imballaggio gestiti dai consorzi di filiera dell’acciaio, alluminio, bioplastica, carta, legno, plastica e vetro. Crescono le raccolte differenziate e crescono i corrispettivi che i Consorzi pagano ai Comuni. E, di conseguenza, crescono i risultati raggiunti dal Sistema Paese che rappresentano un’eccellenza in Europa”, ha detto Fabio Costarella, vice direttore di Conai.

Tutti concordi nel ritenere la transizione ecologica una straordinaria occasione per il nostro Mezzogiorno. Un’occasione da non perdere per una politica industriale, sfruttando quelle caratteristiche strategiche che le regioni meridionali possiedono e che oggi diventano decisive: disponibilità di fonti rinnovabili, grandi aree industriali da riconvertire, forte vocazione agricola da valorizzare e una posizione strategica nel Mediterraneo. Anche per questo il PNRR non sta finanziando soltanto interventi ambientali, ma sta contribuendo alla costruzione di nuove filiere produttive.

L’elemento determinante di tutto il Piano rimane il cambio di approccio culturale che il Pnrr ha introdotto. Le tematiche ambientali non vengono più percepite come vincoli o costi, ma come leve industriali e infrastrutturali. E la transizione ecologica viene sempre più associata a sicurezza energetica, autonomia strategica e sviluppo economico. “Naturalmente esistono ancora criticità da superare. La capacità amministrativa rimane un tema cruciale. Soprattutto negli Enti locali di ridotte dimensioni. I tempi autorizzativi, in alcuni casi, continuano ad incidere sulla velocità di realizzazione degli interventi. C’è un forte bisogno di competenze tecniche nuove, sia nella pubblica amministrazione che nel sistema produttivo”, ha concluso Penna.

“Sogesid è impegnata nel risanamento ambientale e nella modernizzazione infrastrutturale del Mezzogiorno, operando su reti fognarie, impianti di depurazione e nei porti, ha ricordato Enrico Stravato, amministratore delegato di Sogesid. “Negli ultimi tre anni ha rafforzato ed efficientato le proprie attività operative, con particolare attenzione alla Terra dei Fuochi, dove agisce con il Commissario Vadalà, per potenziare interventi di bonifica e riduzione delle criticità ambientali. La nostra società, inoltre, è attiva nei Siti di Interesse Nazionale, tra cui Taranto, Napoli Est e Campi Flegrei, con interventi di risanamento e messa in sicurezza del territorio”.

Il rischio, ha ricordato qualcuno, una volta terminata la stagione del PNRR, è quello di perdere continuità e disperdere le tante competenze acquisite. E allora, come trasformare questa grande opportunità e i tanti investimenti in una politica industriale e ambientale permanente per il Sud? “Il Sud sta facendo tantissimo, penso agli impianti di energia rinnovabile e a tutte quelle potenzialità messe in campo: credo che stiamo andando nella direzione giusta. Come istituzioni abbiamo il dovere di sostenere gli imprenditori che vogliono investire in innovazione e tecnologie in questo settore, purché tutto sia all’insegna della sostenibilità. Ambiente ed economia non sono in contrasto. Occorre, anzi, che vadano nella stessa direzione dello sviluppo sostenibile che auspichiamo, di cui parliamo e su cui stiamo mettendo a terra tanti investimenti”, ha concluso Vannia Gava, viceministra dell’Ambiente.

Ma il vero indicatore per misurare il successo del Pnrr nel Mezzogiorno, sarà la capacità del Sud di trattenere e attrarre competenze. Crescita economica, occupazione giovanile e qualità dei servizi sono parametri fondamentali. Il Piano non va misurato solo sulla spesa, ma sulla capacità di trasformare gli investimenti in imprese più competitive, occupazione qualificata e servizi migliori. Non solo opere realizzate, ma una nuova capacità di programmare, autorizzare, investire e creare sviluppo ambientale permanente attraverso la semplificazione amministrativa, la continuità finanziaria e la costruzione di filiere locali.

Il Mezzogiorno protagonista della nuova green economy

Il vero indicatore per misurare il successo del Pnrr nel Mezzogiorno, sarà la capacità del Sud di trattenere e attrarre competenze. Ma anche di programmare, autorizzare, investire e creare sviluppo ambientale permanente attraverso la semplificazione amministrativa, la continuità finanziaria e la costruzione di filiere locali

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