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Conte guarda a Mosca, Monti chiede poche riforme, Calenda apre alla maggioranza. Un clima polemico e da campagna elettorale ha caratterizzato il dibattito nei due rami del Parlamento dopo l’informativa urgente del presidente del consiglio, Giorgia Meloni. Le opposizioni si presentano divise nell’esposizione dei singoli leader, come Conte, Schlein, Renzi, tutti in campo per una partita personale in chiave primarie, ma unite dalla mancata volontà di collaborare su quelli che il senatore a vita Mario Monti ha definito “poche cose che si potrebbero insieme fare in questo anno e mezzo che manca alle elezioni”.

L’ex rettore della Bocconi si è rivolto a tutto il centrosinistra quando ha chiesto di “cooperare con i governo per il bene del paese”, ma senza risultati dal momento che da Conte a Bonelli, passando da Schlein a Renzi il ritornello è quello dei 15 milioni di no al referendum. Monti però ha riconosciuto a Meloni che l’ultima cosa da fare, in un frangente delicato come questo, sarebbe portare il paese alle urne anticipate. Di contro ha chiesto conto al governo su come immagina il rapporto tra Ue e gli Usa di Trump e come intende usare questi 18 mesi di lavoro per interventi mirati su crescita ed equità, senza dimenticare di criticare aspramente provvedimenti del passato centrosinistra come “il cattivo uso dei bonus e la scarsa concorrenza”.

Da Pd e M5S nessuna proposta di merito, se non i riferimenti a Trump e Netanyahu su Libano, Gaza e Iran. Gli spunti per così dire più programmatici sono venuti da Monti e Calenda. Invece Renzi ha accusato la maggioranza di essere una “variopinta coalizione sul’Ucraina”, anche se in Aula alla Camera non sono passate inosservate le parole di Giuseppe Conte sul gas russo: “Secondo me si può comprare il gas russo che è molto più economico, perché è molto più conveniente anche rispetto al gas americano”. Un’affermazionc che potrebbe avere degli effetti precisi, dal momento che si inserisce all’interno di un ragionamento basato sulla postura europea, sulle sanzioni americane a Mosca e sul futuro della crisi a Hormuz. L’Unione Europea ha deciso sanzioni sul gas naturale liquefatto russo che comprendono i divieti di importazione in specifici terminali europei e varie restrizioni alla flotta ombra russa, come si legge nel Repower Eu.

Il leader di ItaliaViva ha messo in dubbio i risultati del governo su industria, export, occupazione, casa, ha attaccato alcuni ministri come Urso e l’industria 4.0, e ha dato appuntamento al 2027 quando il ‘no’ al referendum sulla giustizia, secondo la sua opinione, troverà continuità nelle urne. Elly Schlein ha criticato il governo sostenendo che da quando Meloni è salita a Chigi è aumentata la precarietà, dato smentito dal premier e dall’Istat (l’occupazione stabile cresce, cala il precariato del 14% dei dipendenti a termine). Ha chiesto fondi a pioggia e stipendi più alti.

Aperture da Calenda, come ormai accade da alcuni mesi: “La rissa non giova a nessuno, perché verremo travolti tutti”, ha detto il leader di Azione, mostrando sofferenza vera per le posizioni della sinistra e una certa contiguità con il richiamo montiano relativo alle poche cose da fare e a provvedimenti mirati su cui ci sarebbe convergenza. In precedenza c’erano state scintille alla Camera, dove il Pd ha chiesto di riaprire il caso dei 32 sospesi. Infine dal sen. grillino Pirondini l’invito alle dimissioni, a cui il capogruppo della Lega Romeo ha replicato: “Non avete fatto un sola proposta, siete già in campagna elettorale, ma è davvero un po’ presto”.

Da Conte a Renzi. Il confronto in Aula è da campagna elettorale

Le opposizioni si presentano divise nell’esposizione dei singoli leader, come Conte, Schlein, Renzi, tutti in campo per una partita personale in chiave primarie, ma unite dalla mancata volontà di collaborare su quelli che il senatore a vita Mario Monti ha definito “poche cose che si potrebbero fare insieme in questo anno e mezzo che manca alle elezioni”

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