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L’ultimo test della Royal Navy è un concreto segnale della direzione del processo di sviluppo verso cui è indirizzata per gli anni a venire la marina di Sua Maestà. Nei giorni scorsi il vascello “XV Patrick Blackett”, piattaforma impiegata appositamente per scopi di sperimentazione tecnologica dalla marina britannica, ha ospitato i test di lancio in mare del Nyan One Way Effector, one-way attack drone sviluppato dall’azienda Callen Lenz (sussidiaria di Bae Systems).

Il test, che si è svolto in concomitanza dell’esercitazione “Neptune Reach” tenutasi al largo della costa meridionale dell’Inghilterra, va inquadrato nel più ampio “Project Vantage”, il programma con cui la Royal Navy sta accelerando l’introduzione di sistemi d’attacco “one-way” nella flotta. L’obiettivo è integrare questa tipologia di sistemi all’interno della futura Marina ibrida, combinando navi tradizionali e piattaforme autonome per estendere il raggio d’azione, aumentare il ritmo delle operazioni e rafforzare la capacità offensiva.

Il drone ha un’apertura alare di circa tre metri, una gittata superiore ai 150 chilometri ed è spinto da un piccolo motore turbojet. La struttura in fibra di carbonio e alcuni accorgimenti progettuali, come l’ugello di scarico a bassa osservabilità, contribuiscono a ridurne la rilevabilità da parte delle difese aeree. Con un costo unitario inferiore alle 100.000 sterline, il Nyan rappresenta un’alternativa molto più economica rispetto ai missili da crociera tradizionali. Sebbene trasporti una testata relativamente limitata e abbia prestazioni subsoniche, il suo impiego in grandi quantità potrebbe consentire di saturare le difese nemiche, sfruttando la logica secondo cui il numero di vettori può diventare un vantaggio operativo.

Anche se la prova di ieri rappresenta il primo impiego del mezzo in ambito navale, il Nyan aveva già avuto modo di essere sperimentato sul campo, prima in Ucraina e poi all’interno di esercitazioni condotte dall’Alleanza Atlantica. Il passaggio all’ambiente marittimo costituisce però un’evoluzione significativa, dimostrando che il sistema può essere impiegato anche da navi in movimento contro obiettivi terrestri o navali.

La sperimentazione del Nyan rappresenta soltanto una delle iniziative previste dal nuovo Defence Investment Plan, con cui il Regno Unito ha annunciato investimenti miliardari nello sviluppo di sistemi unmanned. Il programma prevede infatti anche l’evoluzione delle portaerei della classe Queen Elizabeth verso ali aeree ibride, nelle quali gli F-35B opereranno insieme a droni collaborativi, velivoli autonomi e munizioni circuitanti.

Ma Londra già guarda ancora più in avanti. Attraverso il “Project Ark Royal”, la Royal Navy punta infatti a dotare le proprie portaerei di catapulte e cavi d’arresto per operare velivoli senza pilota sempre più grandi e performanti, fino ad arrivare a sistemi comparabili ai moderni Ucav. Il successo del test del Nyan costituisce quindi non soltanto una nuova capacità tattica, ma anche un banco di prova fondamentale per la trasformazione della flotta britannica in una forza navale sempre più autonoma e robotizzata.

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