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Negli ultimi quattro anni, la guerra in Ucraina si è imposta come uno dei principali laboratori della competizione strategica contemporanea. Non soltanto per l’intensità dello scontro militare, ma per la rapidità con cui il conflitto ha accelerato l’impiego di nuove tecnologie e ridefinito i confini stessi della guerra tra Stati. Una trasformazione che non riguarda più soltanto il campo di battaglia, ma coinvolge in modo diretto le società nel loro complesso.

Il “fronte interno”, concetto che sembrava appartenere alla storia del Novecento, è tornato centrale. Ma in forme radicalmente diverse. Se nel passato era esposto ai bombardamenti e alla distruzione fisica, oggi è attraversato da minacce meno visibili e più pervasive: disinformazione, attacchi cyber, manipolazione cognitiva. Strumenti che non mirano tanto a colpire infrastrutture materiali, quanto a influenzare percezioni, decisioni e coesione sociale, portando di fatto ogni cittadino in prima linea.

È da questa consapevolezza che prende le mosse il convegno “Pace, sicurezza e geopolitica. Dialoghi sul conflitto in Ucraina e riflessioni sulle sfide strategiche per l’Europa”, tenutosi sabato 10 gennaio presso la Fondazione di Santa Chiara di San Miniato. Un’occasione di confronto che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine e della società civile per interrogarsi su un tema spesso trascurato: la capacità di reazione degli enti locali del sistema-Italia di fronte alle minacce del XXI secolo.

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato Cosimo Meneguzzo, esperto di business ed economic analysis e moderatore dell’evento. “Un successo oltre le aspettative”, lo ha definito, evidenziando non solo la presenza delle autorità intervenute, ma soprattutto il forte coinvolgimento del pubblico. “È emerso chiaramente come i temi della sicurezza non possano restare confinati a sedi centrali o specialistiche. Devono essere portati nei territori, senza rinunciare alla qualità dell’analisi e al rigore tecnico”. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di aprire una discussione civica strutturata e accessibile, capace di stimolare consapevolezza critica e partecipazione a livello locale.

Il livello territoriale è rimasto il filo conduttore dell’intero dibattito. Non come alternativa alla dimensione centrale, ma come suo complemento indispensabile. Rafforzare la resilienza delle realtà locali significa infatti ridurre l’efficacia delle campagne di disinformazione e delle altre forme di pressione non cinetica. “La guerra entra in casa quando la disinformazione non mira solo a convincere, ma a paralizzare”, ha osservato Fabrizio Minniti, esperto di sicurezza internazionale e membro dell’European Expert Network on Terrorism Issues. “Quando gli amministratori non riescono più a prendere decisioni strategiche a causa della polarizzazione sociale indotta o di attacchi cyber, la minaccia è già interna”.

Un ragionamento che mette in relazione diretta i singoli cittadini con i livelli più alti del processo decisionale, suggerendo la necessità di protocolli di risposta capaci di coinvolgere l’intero spettro istituzionale. Una risposta che, come ha sottolineato la firma di Formiche Lorenzo Piccioli, deve essere “ibrida esattamente come la minaccia”. Non si tratta, ha spiegato, di un gioco a somma zero, ma di una dinamica a somma positiva: “Una rete di entità decentralizzate, più vicine ai contesti che devono proteggere anche dal punto di vista culturale e sociale, può garantire un’efficacia complessiva maggiore. Allo stesso tempo, alleggerisce il carico sulle strutture centrali, che possono concentrarsi sulle minacce di portata sistemica”.

In questo senso, anche il semplice atto di aprire un dibattito pubblico su questi temi rappresenta un primo passo concreto verso una maggiore resilienza. Una forma iniziale di mobilitazione dei territori, capace di ridurre la distanza tra sicurezza nazionale e vita quotidiana, e che potrebbe aprire ad ulteriori evoluzioni, come lo sviluppo di appositi enti . “La guerra in Ucraina influenza direttamente la vita dei cittadini”, ha ricordato Giangiuseppe Pili, assistant professor dell’Intelligence Analysis Program della James Madison University e Rusi associate fellow. “Senza iniziative come questa, si rischia di lasciare questi temi lontani dalla comunità locale. L’evento di San Miniato ha mostrato come la crescita umana e culturale possa partire dal territorio, e come simili iniziative dovrebbero essere numerose e costanti per consolidare una consapevolezza diffusa”.

Dal fronte del conflitto ai territori italiani. Lezioni ibride per il sistema-Paese

Dalla disinformazione agli attacchi cyber, il “fronte interno” è tornato al centro della competizione tra Stati. Il dibattito ospitato a San Miniato mette in luce come la sicurezza del sistema-Italia passi anche dalla capacità di reazione delle comunità locali, chiamate a diventare parte attiva nella difesa dello spazio informativo e decisionale

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