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A Hugo Chàvez sarebbe venuto un colpo. Vedere la compagnia petrolifera del Venezuela, Pdsva, aprire le braccia a investitori privati, un quarto di secolo dopo l’avvio del controverso processo di statalizzazione promosso proprio dall’ex lider maximo venezuelano, con la messa alla porta delle big oil internazionali. Eppure sta succedendo, per la felicità degli Stati Uniti che, da quando hanno rimosso il delfino di Chavez, Nicolas Maduro, ai primi di gennaio, hanno intavolato trattative e negoziati con le grandi compagnie americane e non (c’è anche Eni, che ha ottenuto da Washington una importante licenza per operare nel Paese, insieme a Bp, Chevron, Repsol e Shell), per rilanciare una delle industrie petrolifere più redditizie al mondo. Almeno in potenza.

Sì, perché se è vero che sotto i piedi dei venezuelani si annidano riserve pari a un quinto di quelle mondiali, è altrettanto vero che fino ad oggi Pdsva ha sotto-performato, con una produzione scesa in pochi anni dai mitologici 3 milioni di barili al giorno a meno di un milione. E nemmeno le big oil cinesi, fino ad oggi le uniche ad aver sfruttato i pozzi sudamericani insieme a Pdsva, sono riuscite a rimettere in carreggiata l’industria. Adesso però si apre una nuova era per Caracas. A poche settimane dall’approvazione da parte della Asamblea Nacional del Venezuela di una profonda riforma della Ley Orgánica de Hidrocarburos che apre completamente il settore petrolifero alla partecipazione di imprese private nazionali e straniere, il presidente ad interim Maria Corina Machado, ha ufficializzato la svolta. Ponendo fine a oltre due decenni di controllo chavista sull’industria energetica del Paese.

Machado ha invocato infatti la completa privatizzazione dell’industria petrolifera del Paese sudamericano, in un discorso in cui, in queste ore, ha illustrato la sua visione ai dirigenti e agli investitori del settore energetico. “Lo Stato venezuelano si farà da parte e spianerà la strada per creare le condizioni affinché il settore petrolifero e del gas in Venezuela diventi completamente privatizzato”, ha dichiarato Machado alla conferenza CERAWeek di S&P Global a Houston, in Texas. Machado ha delineato una visione in cui un futuro stato democratico in Venezuela stabilirà regole chiare e farà rispettare i contratti. “Il ruolo dello Stato sarà strettamente quello di regolatore, creando incentivi per investimenti a lungo termine”.

Quanto al futuro di Pdsva, “nelle prime fasi dovremo ridurne drasticamente le dimensioni, pur mantenendo alcune attività operative, fino a quando non saremo in grado di privatizzare il gruppo”, ha chiarito Machado. L’obiettivo è chiaro, aumentare la produzione di greggio e rilanciare l’economia del Paese. E, perché no, spostare il baricentro del petrolio mondiale verso ovest, vista l’aria che tira in Medio Oriente. Il Venezuela, con una privatizzazione massiccia, potrebbe produrre oltre 5 milioni di barili al giorno, ma ciò richiederà un enorme investimento di 150 miliardi di dollari nel prossimo decennio. Soldi che, a quanto pare, solo i privati possono mettere.

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