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Dieci anni di carcere per lui, otto anni e mezzo per lei. Dietro le due condanne pronunciate dal tribunale di Riga c’è un incendio, qualche migliaio di euro di danni e una serie di sopralluoghi intorno ad altri possibili obiettivi. Ma soprattutto c’è un metodo che i servizi di sicurezza europei osservano con crescente attenzione: affidare ad esecutori reclutati sul posto attività semplici, relativamente economiche e difficili da collegare immediatamente a chi le ha ordinate.

A riportare la vicenda è Militarnyi, sulla base delle informazioni emerse in Lettonia. La ricostruzione di Militarnyi Il 20 agosto il tribunale della città di Riga ha approvato un accordo tra la procura e due imputati, Deniss Lukaņenoks e Karīna Ivanova, che hanno riconosciuto il proprio coinvolgimento nelle attività condotte su incarico di un servizio di intelligence russo contro Pilot Automotive Labs Europe, società lettone impegnata nello sviluppo di veicoli senza pilota. Lukaņenoks è stato condannato a dieci anni, Ivanova a otto anni e mezzo, entrambi con successiva sorveglianza della probation e senza confisca dei beni.

La sentenza, va precisato, non è ancora definitiva. Secondo LSM, le parti possono richiedere la redazione del testo integrale della decisione e successivamente impugnarla davanti alla Corte regionale di Riga nei limiti previsti dalla procedura lettone. Il tribunale ha inoltre disposto, nei confronti dei due condannati e degli altri soggetti il cui procedimento è stato separato, un risarcimento di 3.146 euro a favore dell’azienda colpita.

Un incendio e una ricognizione più ampia

Il procedimento nasce da un’indagine avviata dal Valsts drošības dienests (Vdd), il servizio di sicurezza dello Stato lettone, nel giugno del 2024. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, nell’autunno del 2023 il gruppo organizzò e portò a termine l’incendio di una struttura appartenente a un’impresa privata impegnata in un progetto collegato al settore della difesa. Lukaņenoks e Ivanova sono stati indicati dall’accusa come gli esecutori materiali dell’incendio.

La vicenda, però, non si esauriva lì. All’inizio del 2024, gli indagati avevano effettuato sopralluoghi in prossimità di un’infrastruttura critica con l’obiettivo di incendiare un camion con targa ucraina. Avevano filmato l’area, studiato i possibili punti di accesso e raccolto materiale su altri obiettivi. Fotografie e video, secondo il Vdd, venivano poi trasmessi agli organizzatori in Russia.

Nel rapporto annuale pubblicato dal servizio lettone emerge un quadro ancora più ampio. Sul telefono di uno degli appartenenti al gruppo erano state trovate immagini e schermate di Google Maps relative a installazioni militari, infrastrutture elettriche, memoriali simbolicamente importanti per la Lettonia e aziende che trattano materiali altamente infiammabili. Non significa che tutti questi siti dovessero necessariamente essere colpiti: significa, però, che erano stati almeno presi in considerazione e sottoposti a ricognizione.

Secondo la televisione pubblica lettone LTV, per l’incendio gli esecutori avrebbero ricevuto 1.000 euro. La comunicazione con la catena che impartiva gli incarichi avveniva tramite Telegram e l’azione era stata filmata, così da fornire prova dell’avvenuta esecuzione.

Gli “agenti usa e getta”

È proprio qui che il caso lettone acquista una dimensione che va oltre il singolo procedimento giudiziario.

Nel suo rapporto sulle attività del 2025, il Vdd descrive un sistema costruito per mantenere una certa distanza tra i servizi russi e chi materialmente compie un’azione sul territorio. Al vertice c’è il servizio di intelligence, poi uno o più intermediari, infine gli esecutori. Questi ultimi, sottolineano gli investigatori lettoni, spesso non entrano mai direttamente in contatto con un ufficiale russo. Il reclutamento avviene attraverso applicazioni di messaggistica oppure cercando persone già inserite negli ambienti criminali.

Il Vdd utilizza un’espressione particolarmente efficace per descriverli: “single-use agents”, agenti impiegati per una singola operazione e poi sostanzialmente abbandonati al proprio destino. Nel caso finito davanti ai giudici di Riga, tutti e quattro i soggetti coinvolti nel procedimento originario avevano precedenti penali per reati che andavano dal furto alla rapina fino a violazioni della normativa sugli stupefacenti. La motivazione, secondo il servizio di sicurezza lettone, era principalmente economica e non ideologica.

È un particolare che cambia la natura del problema. Non serve necessariamente costruire per anni una rete di agenti clandestini nel senso tradizionale del termine. Per incendiare un deposito, fotografare un’infrastruttura o verificare gli accessi di una struttura sensibile possono bastare un intermediario, una chat cifrata e una somma relativamente modesta.

La zona grigia nei Paesi baltici

Per la Lettonia questa dinamica non rappresenta più soltanto un’ipotesi. Il Vdd considera le operazioni organizzate dai servizi russi una delle principali minacce alla sicurezza interna del Paese e nel suo ultimo rapporto indica esplicitamente Gru, Fsb e Svr tra le strutture attive contro gli interessi lettoni. Il servizio descrive incendi e operazioni contro infrastrutture critiche o organizzazioni legate al sostegno all’Ucraina come una componente ormai stabile del quadro di sicurezza.

Nel settembre 2025 il ministro dell’Interno lettone Rihards Kozlovskis aveva parlato di almeno dieci episodi di sabotaggio registrati nel Paese nei due anni precedenti, osservando un passaggio dalle tradizionali attività di influenza verso azioni fisiche contro infrastrutture e obiettivi sul territorio.

Un incendio pagato mille euro può produrre danni limitati. Una rete capace di replicare lo stesso schema su infrastrutture, aziende della difesa, collegamenti logistici e strutture che sostengono l’Ucraina pone invece un problema diverso. Per i servizi europei, individuare chi accende materialmente il fuoco è soltanto il primo passaggio di un lavoro che dovrà puntare a risalire lungo la catena che porta dall’esecutore, agli intermediari, fino a chi assegna il compito.

La filiera del sabotaggio russo passa dalla Lettonia. Due condanne a Riga

Il tribunale della capitale lettone ha condannato Deniss Lukaņenoks a dieci anni e Karīna Ivanova a otto anni e mezzo per un’operazione contro una società impegnata nello sviluppo di veicoli senza pilota. Il caso ricostruito dal Vdd mostra un modello ormai familiare ai servizi europei: intermediari, reclutamento su Telegram, criminalità comune e compensi contenuti per azioni di sabotaggio

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