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Il telefono squilla, il nome sul display è di quelli che non lasciano spazio a tentennamenti. Dall’altra parte ci sono la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari: poche parole, una richiesta netta, un passaggio delicato da gestire. Il senatore Alberto Balboni capisce subito il peso della chiamata. E accetta. Da quel momento è lui il nuovo sottosegretario alla Giustizia, chiamato a raccogliere il testimone di Andrea Delmastro. Una scelta che arriva in un tornante non semplice per via Arenula. Balboni non nasconde un filo di nostalgia per la Commissione Affari costituzionali, ma rivendica su Formiche.net, il senso del dovere: ha accettato l’incarico con responsabilità e con l’obiettivo di portarlo avanti fino in fondo.

Senatore, dov’è in questo momento?

Sono a Roma, in Senato. Ieri ho votato un provvedimento in Aula. 

Che sensazione le ha lasciato la chiamata e la proposta di entrare al governo?

Sono indiscutibilmente lusingato, anche perché Giorgia Meloni ha pensato a me per affrontare una situazione piuttosto delicata che si è creata in via Arenula. E, oltre a questo, sono stato salutato dal Senato in modo molto affettuoso e con un trasversale attestato di stima.

Ha risposto senza esitazioni, in pieno spirito di disciplina?

Giorgia Meloni, per gli sforzi straordinari che sostiene ogni giorno, ha tutto il diritto di chiedere a ciascuno di noi qualsiasi cosa. E noi abbiamo il dovere di rispondere, mettendoci al servizio del bene comune, del governo e quindi dell’Italia, seguendo il suo esempio. Io interpreto così lo spirito repubblicano, come ho sempre fatto nei diversi incarichi che mi sono trovato a svolgere.

Un approccio che oggi sembra quasi controcorrente.

Viviamo in una società in cui si parla quasi solo di diritti. Può sembrare anomalo che un esponente politico metta al primo posto il dovere. Eppure, nei confronti della nazione, del governo e del mio partito, che considero una famiglia allargata, ho sempre avuto questo approccio.

Arriva dopo le dimissioni di Delmastro: che eredità raccoglie?

Andrea è un amico. Ha commesso qualche leggerezza, forse più di un’ingenuità, ma non metto in dubbio la sua buona fede. Si è dimesso con senso di responsabilità, per non creare difficoltà al governo. Questo però non cancella il lavoro svolto. Io deciderò in autonomia, ma non potrò non tener conto di quanto fatto prima di me.

Quali saranno i suoi primi passi al ministero?

Ho già in agenda un incontro con il ministro Carlo Nordio tra lunedì e martedì. Farò quello che serve. Dopo le dimissioni di Delmastro alcune deleghe sono già state redistribuite. Il ministro – con cui ho un rapporto di lunga amicizia (lo invitai persino a presentare un libro ai tempi della Festa Tricolore a Mirabello), come del resto con il collega Andrea Ostellari e il viceministro Francesco Paolo Sisto – mi ha garantito piena libertà.

Guardandosi indietro, dagli anni della militanza nell’Msi a oggi, se lo aspettava?

All’epoca la priorità era tornare a casa la sera senza problemi. Detto questo, sì: questa nomina rappresenta il punto di arrivo di una lunga militanza politica. Sempre dalla stessa parte, a destra.

Dal Senato alla Giustizia. Balboni racconta i primi passi a via Arenula

Il senatore Alberto Balboni racconta la chiamata di Giorgia Meloni e l’assunzione dell’incarico di sottosegretario alla Giustizia in una fase delicata, dopo le dimissioni di Andrea Delmastro. Tra senso del dovere, continuità istituzionale e prime mosse a via Arenula, rivendica una lunga militanza politica come approdo naturale del nuovo ruolo

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