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In occasione del referendum popolare per confermare la riforma costituzionale sulla giustizia che il Parlamento ha varato il 30 ottobre scorso, anche noi cattolici siamo chiamati a comprendere il cuore della questione. Che non è davvero lo scontro con nessuno. Che non è un derby tra fazioni. Che non riguarda il fatto se la riforma sia o meno perfettibile.

Riguarda, invece, l’aver finalmente affrontato con coraggio e per la prima volta nella storia della Repubblica una grave, gravissima patologia istituzionale. Il referendum sulla giustizia permette di voltare pagina e per questa ragione è stato costituito il comitato per ‘un giusto sì’, che invita a votare contro il sovranismo giudiziario che nega la priorità della società civile.

Il vulnus che dobbiamo fermare è quella concezione politicizzata della Giustizia che la vuole usare per imporre battaglie ideologiche, anziché per “dire il giusto” nelle singole situazioni di conflitto. Serve il contributo di tutti perché il referendum non si trasformi nell’ennesima “corrida”, ma sia vissuto come la storica occasione per dare all’Italia più giustizia, contestando la pretesa di una certa magistratura, che si vuole sostituire ai rappresentanti democratici nel creare “norme” da imporre a tutti, in ritenuta supplenza del Parlamento, con gravi logiche autoreferenziali, rivendicando una sostanziale impunità e un governo politico dell’ordine giudiziario. Distorsioni ormai non più accettabili, che hanno in questi decenni ridotto la libertà del popolo, introducendo decisioni anche a grave incidenza antropologica, senza legittimazione. Perciò ci aiuteremo a cercare le ragioni di una scelta e a dialogare con tutti su queste ragioni.

Come cattolici ci impegneremo perché non sia un derby, ma favorire un voto per superare l’anomalia italiana di una giustizia che si sovrappone ai decisori, comprimendo la società civile. La priorità della società civile è stata fino ad oggi messa a rischio da moltissimi interventi, basati sulla deformazione strutturale dello ius dicere. Ciò ha prodotto una serie di conseguenze, come l’uso strumentale delle sentenze, l’autoreferenzialità dei magistrati, la confusione dei ruoli in nome di una comune militanza, il governo politico del Csm perché il giudice possa bypassare la “legge” per creare impropriamente nuove “norme” ideologicamente orientate.

Da decenni in Italia si svolge un grave conflitto tra il sovranismo giudiziario che ha prodotto una “sovversione antropologica” e la democrazia rappresentativa: una contrappoizione che deve essere risolta attuando i principi dell’equilibrio tra i poteri contenuti nella Carta costituzionale. La “norma” indica un “bene” (Tommaso d’Aquino) e questo “bene” non può che derivare dal collante ideale condiviso, nella storia e nell’attualità, dal popolo; pertanto, il sovranismo giudiziario nega la priorità della società civile nella vita pubblica italiana, alla quale unicamente spetta, nel dialogo con i propri rappresentanti, l’individuazione del “bene comune” nelle regole, specie legislative, di convivenza ritenute più adeguate.

Per questa ragione riteniamo utile prendere parte alla campagna referendaria, promuovendo un Comitato nazionale e poi un significativo numero di liberi “Comitati civici per un giusto SI”, dedicati alla informazione sulla inaccettabilità giurisprudenza “creativa”, che ha troppo condizionato la autentica libertà dei cittadini italiani e della stessa nostra società, e sui contenuti di una riforma che, al di là degli aspetti specifici, arresta, finalmente, tale corruzione ontologica della struttura democratica della Repubblica. Proprio il livello fondativo della convivenza civile che viene convocato in questo referendum potrà segnare la fine del lungo rattrappimento italiano e una nuova stagione di crescita fondata sulla libertà dalla paura, proprio come i voti del 1948 e del 1985.

Il comitato referendario per appoggiare il SI alla riforma sulla giustizia approvata dal Parlamento lo scorso 30 ottobre 2025 sarà composto da personalità dell’associazionismo e dell’imprenditoria cattolici, come da giuristi e docenti cattolici, da tempo impegnati a promuovere la ricchezza della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, in ogni circostanza. Fra i circa cinquanta aderenti iniziali figurano, tra gli altri, gli ex ministri e parlamentari Paola Binetti, Luisa Santolini, Maurizio Sacconi, Massimo Polledri, l’ex Presidente della Consulta Antonio Baldassarre, il vicepresidente dei giuristi cattolici Vincenzo Bassi; il segretario nazionale Ucid, Stefania Brancaccio, i docenti universitari Gaetano Armao, Eliana Maschio, Giovanni Doria, Mario Esposito; i sindacalisti Natale Forlani e Massagli Emanuele; gli avvocati, Eva Sala, Francesco Cavallo, Pietro Tantalo, Kira Curti, Venturini Anton Francesco, esponenti del mondo associativo, quali Domenico Menorello, Invernizzi Marco, Emmanuele Dileo, Inchingoli Antonio, Borri Guglielmo, Caradonna Marcella, Suor Monia Alfieri, Fruganti Elena. Tiliacos Eutimio, Maurizio Gallo, Peppino Zola, Ugolini Elena, D’Amico Giusy, il poeta Davide Rondoni, gli intellettuali Salvatore Abbruzzese, Bolzan Mario, Navarini Claudia, ex magistrati come Pino Moranindi, Lanteri Enza. La presidente sarà Stefania Brancaccio, segretaria nazionale Ucid e il vicepresidente vicario Domenico Menorello.

La nostra scelta di costituire i comitati nasce dal nostro impegno, come singoli e come formazioni sociali, nel promuovere la ricchezza della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, in ogni circostanza: azione che poniamo in assere da alcuni anni in un coordinamento organizzativo tramite network di libere associazioni di ispirazione cristiana, di fronte alla emergenza sospinta dai compulsivi progetti di sovversione della antropologia naturale, che pretendono di imporre – attraverso decisioni pubbliche e coattive – la costruzione di un uomo inedito per tecniche di nascita, per autodefinizione volubile del genere di appartenenza, per propensione alla solitudine, per sottomissione alle macchine intelligenti, fondato sull’(irrealistico) dogma iper-individualista della autodeterminazione assoluta dei modi di vivere e di morire.

L’occasione del voto al referendum, dunque, è preziosa e da cogliere senza tentennamenti.

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