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L’Occidente si poggia su due gambe, quella europea e quella nordamericana. Se le due gambe non si muovono nella stessa direzione, l’Occidente è destinato alla paralisi. E, in ultima analisi, all’irrilevanza. Perché serve partire dalle parole del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, pronunciate due giorni fa in Parlamento? Perché c’è ancora in Italia chi non nasconde di preferire altre gambe e altre alleanze.

Si prenda la questione del gas e dell’approvvigionamento energetico, in un quadro internazionale particolarmente critico.

Durante il dibattito, Giuseppe Conte ha chiesto di riaprire i rubinetti del gas russo. Ma, come è evidente, parliamo di una proposta tutt’altro che neutra o indifferente. Perché tornare al gas russo significherebbe, sopratutto in questo frangente, con la guerra in Ucraina che è entrata nel suo quarto anno, fare una scelta geopolitica chiara. Cioè, alimentare l’economia di una Nazione che usa i proventi della vendita di gas per foraggiare la propria macchina bellica, proseguire nell’aggressione al popolo ucraino, sostenere i bombardamenti civili.

Inoltre, l’opzione Conte significare tornare indietro rispetto al percorso che ha consentito all’Italia, all’indomani del 24 febbraio 2022, di affrancarsi progressivamente dall’approvvigionamento russo, grazie ad una saggia politica di diversificazione. Una scelta possibile anche grazie al contributo di partner strategici come l’Algeria, dove non a caso si è recata Giorgia Meloni nel pieno della crisi in Iran per concordare l’aumento delle forniture.

Ma non c’è solo il gas nella visione del capo dei Cinquestelle. Su un’autorevole testata internazionale, infatti, l’ex inquilino di Palazzo Chigi ha chiesto di abbandonare l’alleanza con gli Stati Uniti per guardare (di nuovo) alla Cina. Cioè, ad uno dei principali competitor sistemico dell’Occidente.

Guardare a Pechino non è una novità nell’azione del M5S. È stato Conte infatti a far entrare l’Italia nella Nuova Via della Seta, il piano strategico voluto dal Presidente Xi Jinping per estendere l’influenza economica e politica cinese nel mondo. Adesione che, nell’intenzione del leader grillino, avrebbe dovuto favorire gli scambi commerciali e gli investimenti reciproci tra Roma e Pechino. Ingresso che, però, ha finito solo per distogliere l’Italia dalle sue tradizionali alleanze, peraltro senza arrecare benefici per la nostra economia e le nostre imprese.

Se Conte sceglie i rivali sistemici dell’Occidente, Russia e Cina, Giorgia Meloni si dice “testardamente occidentale”, perché solo se l’Occidente è unito può essere “una forza capace di dire la propria sul palcoscenico del mondo”.

Ciò per dire che non è nell’interesse nazionale italiano immaginare una frattura nell’alleanza atlantica, e ciò al di là di chi siede alla Casa Bianca.

Roma non si stancherà mai di impegnarsi per mantenere uniti i due lembi dell’oceano Atlantico e per incentivare il rafforzamento della Nato, da attuare tramite la costruzione del pilastro europeo dell’Alleanza. Solo in questo modo sarà possibile perseguire una traccia comune per gli interessi di Stati Uniti ed Unione Europea, nella consapevolezza che assumersi le proprie responsabilità per garantire la propria sicurezza deve essere un obiettivo primario per il vecchio continente.

Italia e Stati Uniti sono legate da un nesso indissolubile che rappresenta un asset da difendere e valorizzare, non da rottamare per guardare altrove. Questa è la nostra naturale prospettiva, che deve proseguire senza scossoni o deviazioni di percorso, tramite una raffinata arte diplomatica, una solida credibilità internazionale e una serietà personale per uscire da questa crisi.

Qualità che a Giorgia Meloni non mancano.

Perché i conservatori italiani sono testardamente occidentali. L'intervento di Menia (FdI)

Di Roberto Menia

“C’è ancora in Italia chi non nasconde di preferire altre gambe e altre alleanze, come dimostrano le allusioni di Conte sul gas russo. Non è nel nostro Dna immaginare una frattura nell’alleanza atlantica, e ciò al di là di chi siede alla Casa Bianca. Italia e Stati Uniti, che piaccia o meno a Conte, sono legate da un nesso indissolubile che è già stato messo a dura prova nel recente passato quando le troppe aperture a Pechino del governo grillino non hanno prodotto benefici”. L’intervento del vicepresidente FdI della commissione esteri/difesa del Senato

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