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Il 30 ottobre è passato senza che si materializzassero le preoccupazioni della vigilia. Certo bisogna accontentarsi: il blocco delle autostrade è divenuto, in conseguenza delle gride manzoniane del centrodestra, un reato; ma ormai anche queste forme discutibili di lotta vengono annoverate per disperazione nell’elenco delle manifestazioni ordinate e pacifiche.

Ormai siamo arrivati a tirare un grande sospiro di sollievo quando le proteste non sfociano nella guerriglia urbana. Vedremo nelle prossime settimane se sono cambiate le regole di ingaggio di coloro che scendono in piazza per protestare per qualche motivo più o meno valido o se invece le più importanti città sono state graziate, oggi, per l’adesione dei black bloc allo sciopero generale dei sindacati di base.

In questi giorni abbiamo scoperto grazie alla gip di Milano Tiziana Landoni che predicare la violenza – senza prendervi parte di persona – rimane nell’ambito del diritto di opinione garantito dalla Costituzione. Ne prendiamo atto come di una svolta della devianza del “penpenalismo” che ha intossicato la vita civile, che si è intromesso (si veda il caso ex Ilva) persino nell’economia. Ma la politica ha il diritto di rivendicare la propria autonomia nel giudicare le opinioni, perché la loro legittimità non le rende immuni dalla critica.

Si racconta che il Cancelliere Helmut Kohl, assistendo dal suo ufficio ad una manifestazione contro l’installazione degli euromissili, dicesse tra sé e sé: “Loro sono 500mila, io sono solo. Ma io ho ragione e loro  torto”.

Che cosa chiedono i manifestanti? Il mix delle rivendicazioni – meno armi, più salari, lotta al carovita – è un insieme di contraddizioni destinate – ove accolte senza raziocinio – ad alimentare le difficoltà e il declino, perché non ci sarebbe nessuna salvezza nel rompere ogni linearità nella tenuta dei conti pubblici (in nome di una lotta alla c.d. austerità) e nell’ignorare apposta che tra le cause profonde della crisi ci sono quei conflitti aperti da anni che fanno del riarmo una necessità per la nostra sicurezza.

Quanto ai salari bisognerebbe farsi spiegare quale potrebbe essere l’intervento del governo nel determinarne una crescita più sostenuta. Certo, la manovra di bilancio si profila come se le risorse fossero imbarcate su droni normativi destinati a colpire qua e là il maggior numero di gruppi di interessi, senza una strategia precisa. Poi, ai giovani studenti che hanno deciso di associarsi ai sindacati di base non dovrebbe sfuggire il senso delle loro rivendicazioni in materia di pensioni che rappresentano il terreno del confronto tra giovani e anziani, perché saranno i primi, quando entreranno nel mercato del lavoro, a doversi prendere carico dei secondi, i quali si sono scritti le regole per sé, mandando il conto ai giovani.

Sono loro che erediteranno il debito pubblico determinato dalla gestione spensierata della finanza pubblica delle generazioni precedenti. Dovrebbero pertanto vigilare anziché scendere in campo a difesa delle loro catene.

Vi sono poi altri aspetti inaccettabili. Sono convinto che si fosse incolonnato tra i manifestanti un gruppo di ucraini con le loro bandiere, sarebbero stati cacciati in malo modo. Non riesco a capire da dove provenga e da cosa si alimenti il virus del “palestinismo” ormai divenuto epidemico che si accompagna con una indifferenza per la tragedia ucraina.

Come se l’unica contabilità funebre di rilevante importanza riguardasse quella di Gaza, mentre lo sterminio perpetrato dai russi dovesse essere compreso nei suoi motivi di fondo. In questi due conflitti si sono rovesciate nelle piazze le responsabilità degli aggressori e degli aggrediti. I civili uccisi nella Striscia sono un effetto collaterale della guerra (lo afferma anche Naza), mentre in Ucraina sono l’obiettivo prioritario degli attacchi russi, perché l’esercito non è in grado di vincere sul campo di battaglia.

I marciatori pacifisti in una sola direzione hanno chiesto non solo un cessate il fuoco, ma sono contrari all’invio di armi alla resistenza ucraina. Ed hanno buon gioco perché la crisi energetica incentiva l’intenzione di acquistare il petrolio e il gas russo, ricorrendo alle indicazioni provenienti dagli Usa. Ma il futuro a cui sembrano aspirare le giovani generazioni non mi interessa. Anzi mi ricorda troppo la storia raccontata nel romanzo del 1895 di H.G. Wells ‘’La macchina del tempo’’ dove, in un tragico avvenire, i giovani Eloi, creature gioiose, fragili e infantili sono vittime dei Morlock, esseri mostruosi e ripugnanti che escono dal sottosuolo di notte, col favore della luna, per massacrarli e nutrirsene.

Gli Eloi della piazza e i Morlock della realtà. Scrive Cazzola

Le giovani generazioni mi ricordano troppo la storia raccontata nel romanzo del 1895 di H.G. Wells “La macchina del tempo” dove, in un tragico avvenire, i giovani Eloi, creature gioiose, fragili e infantili sono vittime dei Morlock, esseri mostruosi e ripugnanti che escono dal sottosuolo di notte, col favore della luna, per massacrarli e nutrirsene. Il commento di Giuliano Cazzola

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