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Sono due le opzioni possibili a seguito dell’inaspettata (o forse no) apertura di Vladimir Putin sulla guerra in Ucraina: durante la parata nazionale, in tono sempre più minore, ha detto che sarebbe pronto a negoziare con l’Europa. Parole che non sono proprio una primizia, dal momento che le ha ripetute ciclicamente nel corso dell’ultimo quadriennio, ma che oggi assumono un significato diverso. Intanto perché le condizioni dell’esercito russo non sono quelle del giorno dell’invasione dell’Ucraina e, in secondo luogo, perché la partita è geopoliticamente intrecciata ad altri elementi tutti interconnessi, come la sua flotta ombra, le voci sul possibile colpo di stato in atto in Russia, il blocco di Hormuz, le decisioni di Donald Trump, le sue retromarce e le reazioni dei Paesi coinvolti: come appunto gli stati membri dell’Ue.

Un arbitro gradito

Certo, ci sarà da valutare il modus di un eventuale desco diplomatico: in verità le premesse non sono particolarmente orientate verso una figura super partes, dal momento che la squadra russa vorrebbe scegliersi un arbitro gradito come l’ex cancelliere della Repubblica Federale di Germania, Gerhard Schroeder che, come è noto, appena terminato il suo mandato politico, accettò la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG, che si è occupato della costruzione del gasdotto.

Parlando ai giornalisti Putin ha dichiarato che, “personalmente, il signor Schroeder, ex cancelliere della Repubblica Federale di Germania, è preferibile, ma lasciamo che gli europei scelgano un leader di cui si fidano e che non abbia detto nulla di negativo su di noi”, aggiungendo un déjà vu ovvero che non è Mosca a chiudere a negoziati con l’Europa: “Non siamo stati noi a rifiutare, sono stati loro a rifiutare”. Va ricordato che il principale negoziatore ucraino, Rustem Umerov, ha incontrato giovedì scorso in Florida le sue controparti statunitensi nel tentativo di rilanciare i colloqui per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina.

I candidati alla mediazione

Il nome di Schroeder si somma ad altri leader già nominati nel recente passato, su tutti il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, anch’egli caratterizzato da una special relationship con il Cremlino. Già in occasione della crisi del grano ebbe un ruolo significativo e contribuì all’attuazione dell’iniziativa “Black Sea Grain” nel 2022 per l’esportazione via mare sicura di cereali e fertilizzanti dall’Ucraina. Inoltre all’inizio del 2024, Erdoğan si offrì di ospitare un vertice di pace tra i contendenti, mai andato a buon fine. Ma è altresì vero che i legami tra Turchia e Ucraina si sono intensificati nel settore difesa, sia perché Ankara sostiene la potenziale adesione dell’Ucraina all’Ue e alla Nato, sia perché la Turchia ha venduto all’Ucraina decine di droni Bayraktar TB2 e nel febbraio 2022 ha firmato un accordo di libero scambio con quel Paese.

Al contempo Erdogan, abile nel giocare su più tavoli, non ha partecipato alle sanzioni internazionali contro Putin e il suo governo, aumentando le esportazioni verso la Russia. Inoltre un mese fa Erdogan ha ricevuto il presidente ucraino Zelensky dopo aver avuto una lunga conversazione telefonica con Putin.

La chiave è nel Mar Nero?

Nessuno parla di una nuova crisi nel Mar Nero, così come fu quella del grano, ma è un fatto che Erdogan ha detto a Putin che gli attacchi contro le navi nel Mar Nero stanno danneggiando la stabilità regionale. Una petroliera vicino al Bosforo, infatti, fu attaccata contribuendo ad accrescere le preoccupazioni per la sicurezza delle navi nel bacino. In precedenza una petroliera di proprietà di una compagnia con sede a Istanbul era stata attaccata dopo aver lasciato la Russia, presa di mira sia da un drone che da un veicolo di superficie senza pilota.

La tesi sostenuta da Erdogan è che la guerra con l’Iran non deve degenerare in guerra con l’Ucraina, facendo mostra di guardare ad complesso delle conseguenze per i vari Paesi, direttamente o indirettamente coinvolti. Forse anche per questa ragione Mosca ha chiamato in causa Schroeder e non il presidente turco.

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