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I Mondiali del 2026 sono i primi nella storia ad avere tre Paesi ospitanti: Stati Uniti, Messico e Canada. Sono anche i primi in cui uno dei Paesi organizzatori ha minacciato di invadere o annettere gli altri due nei mesi precedenti al torneo. Quando la Fifa scelse la candidatura nordamericana, preferendola a quella del Marocco, i leader dei tre Paesi celebrarono il successo. L’allora presidente messicano Enrique Peña Nieto definì le tre nazioni “profondamente unite”. Nonostante una disputa commerciale in corso con gli Usa, l’allora primo ministro canadese Justin Trudeau si disse fiducioso che sarebbe stato “un grande torneo”. Il presidente statunitense Donald Trump attribuì il risultato anche al proprio impegno nel “portare la Coppa del mondo negli Stati Uniti, in Messico e in Canada”. Alcuni analisti arrivarono a sostenere che la vittoria della candidatura fosse dovuta alla “promozione di Canada e Messico come veri partner degli Stati Uniti”.

L’organizzazione dei Mondiali del 2026 assunse un significato ancora maggiore con l’entrata in vigore, il primo luglio 2020, dell’Accordo Stati Uniti-Messico-Canada (Usmca). La convergenza tra sport e commercio offriva un’opportunità unica per celebrare trent’anni di integrazione economica nordamericana e di crescita della competitività regionale, promuovendo al contempo la cultura del continente. Prima ancora della revisione dell’Usmca, diversi analisti avevano incoraggiato i governi a sfruttare questa occasione. Ad esempio, un gruppo di ex ambasciatori statunitensi e messicani definì i Mondiali del 2026 “un’importante piattaforma per presentare il Nord America come una regione unita” e raccomandò la creazione di “comitati trilaterali di pianificazione, con una sottocommissione dedicata alla comunicazione del torneo e a iniziative comuni di diplomazia pubblica nei tre Paesi ospitanti”. In linea con questa richiesta di coordinamento, i sostenitori di una maggiore integrazione nordamericana immaginarono strumenti innovativi, come un visto valido per tutti e tre i Paesi che facilitasse gli spostamenti dei tifosi o campagne turistiche trilaterali per incoraggiare i visitatori a prolungare il soggiorno o visitare città non coinvolte direttamente nell’organizzazione.

Nulla di tutto questo si è concretizzato. Anzi, quando gli Stati Uniti hanno negato l’ingresso a un arbitro proveniente dalla Somalia per motivi non specificati, alcuni funzionari municipali canadesi lo hanno invitato ad arbitrare partite a Vancouver e Toronto. L’episodio evidenzia la mancanza di coordinamento tra i Paesi ospitanti. Allo stesso modo, la decisione del Messico di autorizzare la nazionale iraniana ad allenarsi e pernottare a Tijuana, mentre gli Stati Uniti erano disposti a consentire l’ingresso della squadra soltanto nei giorni delle partite, dimostra ancora una volta l’assenza di una strategia condivisa.

A sottolineare ulteriormente la mancanza di una visione trilaterale, Andrew Giuliani, direttore esecutivo della Task force della Casa Bianca per i Mondiali, in una recente apparizione pubblica ha fatto solo brevi riferimenti a Messico e Canada, limitandosi a menzionare la loro partecipazione a un gruppo di lavoro incaricato di proteggere gli stadi da eventuali attacchi con droni. Giuliani ha descritto il Mondiale come un’opportunità per celebrare l’eccezionalismo americano – intendendo esclusivamente quello degli Stati Uniti – e per mettere in mostra la speranza e le promesse offerte dal Paese.

Per il Messico, gli ultimi diciotto mesi sono stati caratterizzati da forti tensioni con il vicino settentrionale su commercio, sicurezza e migrazione. Sebbene tradizionalmente questi temi fossero affrontati separatamente, l’amministrazione Trump li considera strettamente interconnessi. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha finora gestito il rapporto con cautela, pur restando costantemente esposta al rischio di crisi. L’Usmca contiene una clausola innovativa che obbliga le parti, dopo sei anni, a effettuare una “revisione congiunta” del funzionamento dell’accordo. I negoziati tra Stati Uniti e Messico sono in corso nonostante l’imposizione da parte di Trump di dazi sui prodotti fabbricati in Messico (e in Canada). Città del Messico ha avanzato poche richieste, concentrandosi principalmente nel rispondere alle preoccupazioni statunitensi. Il 17 giugno, Trump ha dichiarato che “preferirebbe non avere” l’Usmca, sebbene la maggior parte degli esperti ritenga che l’accordo resterà in vigore, con revisioni annuali secondo quanto previsto dal trattato.

Sul fronte della sicurezza, l’amministrazione Sheinbaum ha rafforzato la cooperazione bilaterale rispetto a quella del suo predecessore e mentore, Andrés Manuel López Obrador. Ciò ha incluso l’estradizione negli Stati Uniti di quasi cento persone incriminate dalla giustizia americana. Tuttavia, Trump continua a minacciare azioni militari qualora il Messico non riesca a contrastare efficacemente il traffico di droghe illegali, incluso il fentanyl, verso gli Stati Uniti. Sheinbaum ha ribadito la necessità del dialogo e di sforzi congiunti per affrontare le divergenze, continuando al contempo a difendere la sovranità messicana. Tuttavia, la recente incriminazione da parte del dipartimento di Giustizia Usa di un governatore in carica affiliato al partito Morena di Sheinbaum, insieme alla morte di due agenti della Cia la cui presenza in Messico potrebbe non essere stata autorizzata, ha aumentato la pressione interna affinché la presidente assuma una posizione più dura nei confronti di Washington.

Da quando è entrata in carica nell’ottobre 2024, Sheinbaum ha mantenuto un indice di gradimento vicino al 70%. Tuttavia, gruppi sindacali degli insegnanti, le madri delle circa 130mila persone scomparse in Messico, autotrasportatori che chiedono maggiore sicurezza sulle strade, operatori sanitari e altri movimenti hanno sfruttato l’attenzione internazionale rivolta al Paese in vista della partita inaugurale dell’11 giugno per organizzare la più grande protesta contro il suo governo. Resta da vedere se queste manifestazioni daranno origine a ulteriori proteste più frequenti e diffuse. Molti speravano che i Mondiali del 2026 consolidassero il Nord America come regione integrata e come potenza economica e culturale. Sebbene il torneo possa rivelarsi un successo economico per alcuni sponsor e città ospitanti, e nonostante la qualità dello spettacolo sportivo offerto sul campo, non manterrà la promessa che sembrava racchiudere. Purtroppo, il Nord America ha mancato quello che avrebbe dovuto essere un gol facile.

Formiche 226

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