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Non sono il potere o la furbizia a guidare i ragazzi negli istituti penali minorili. Al contrario, al centro ci sono famiglia, libertà, lealtà. La ricerca “#Introspezioni” — promossa dal ministero della Giustizia insieme a fondazione Lottomatica e fondazione Francesca Rava–Nph Italia Ets, curata dagli istituti di ricerca Swg e Cuntura — restituisce un’immagine inattesa dei giovani detenuti, lontana da stereotipi e semplificazioni.

I dati della ricerca: un ponte tra dentro e fuori

La rilevazione si è svolta in 43 giorni, tra il 9 dicembre 2025 e il 20 gennaio 2026, coinvolgendo 373 ragazzi in 18 istituti su 18, pari al 67% della popolazione detenuta, con una partecipazione trasversale anche per età e nazionalità. Questo livello di coinvolgimento rende la ricerca particolarmente significativa per comprendere dinamiche e aspettative interne al sistema penale minorile.

Il primo elemento che emerge riguarda i valori. La famiglia è indicata dal 92% degli intervistati, seguita da libertà (66%), lealtà (47%) e amore (46%). Un ordine che smentisce molte narrazioni consolidate: concetti come potere, ambizione o furbizia restano molto indietro.

Il quadro che se ne ricava è quello di giovani che cercano radici e orizzonti: la libertà passa dalla relazione e dai legami, più che dall’affermazione individuale.

Autorappresentazione e relazioni: fiducia cercasi

L’immagine che i ragazzi restituiscono di sé è articolata. Calma, generosità e sicurezza sono tra le caratteristiche più citate, accompagnate però da diffidenza e bisogno di protezione. Una socialità prudente, che ha bisogno di potersi fidare.

Anche sul piano relazionale emergono dati interessanti. Ciò che conta di più non è il comando o l’autorità, ma una serie di comportamenti che definiscono un’etica concreta delle relazioni: dire la verità anche quando è difficile, mantenere le proprie promesse, chiedere scusa quando si sbaglia e non tradire i compagni.

Si tratta di un vero e proprio “patto morale” che struttura le relazioni: responsabilità individuale e credibilità personale diventano elementi centrali.

Moralità e confini sfumati

Sul piano etico emerge una moralità in parte situazionale, in cui il confine tra giusto e sbagliato tende a sfumare. In alcuni casi comportamenti come proteggere un amico che ha sbagliato o vendicarsi possono essere considerati giustificabili.

È il segnale di una forte centralità della lealtà e dell’onore, ma anche della necessità di percorsi educativi capaci di ricostruire criteri più stabili.

Appartenenza, motivazione e futuro

Non emerge un atteggiamento vittimistico. Al contrario, i ragazzi mostrano un forte bisogno di appartenenza e condivisione: sentirsi parte di qualcosa e condividere i momenti significativi viene percepito come essenziale.

La motivazione passa dalla concretezza: impegnarsi ha senso se collegato al proprio futuro e se produce risultati visibili. Non a caso, la spinta principale è fare qualcosa di importante per il proprio domani.

Ancora più rilevante è il dato sul futuro: il 92% ha un progetto una volta uscito dall’istituto e la grande maggioranza si dice determinata a realizzarlo. I percorsi immaginati ruotano attorno a lavoro, autonomia, stabilità familiare e riscatto sociale.

La presentazione alla Camera

I risultati della ricerca sono stati presentati il 21 maggio 2026 nella Nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati, in un appuntamento che ha visto la partecipazione del ministro della giustizia Carlo Nordio, del sottosegretario Andrea Ostellari, del capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità Antonio Sangermano, del presidente di fondazione Lottomatica Riccardo Capecchi e della presidente di fondazione Francesca Rava Mariavittoria Rava. Hanno preso parte all’incontro anche Adrio Maria De Carolis, presidente di Swg, Domenico Petrolo, direttore di Cuntura, e Alessandro Scalcon, senior researcher SWG, con la moderazione del giornalista David Parenzo.

Un passaggio istituzionale che ha portato al centro del dibattito pubblico una narrazione diversa dei giovani negli Ipm, mettendo in evidenza non solo l’errore, ma anche valori, relazioni e aspirazioni che li avvicinano ai loro coetanei.

Il ruolo di fondazione Lottomatica

Per fondazione Lottomatica, sostenere #Introspezioni significa riconoscere che ascoltare chi si trova ai margini è un atto di responsabilità civile prima ancora che sociale.

Il progetto si inserisce nell’impegno della fondazione a favore delle fasce più vulnerabili della società, con un approccio che privilegia la conoscenza come base per un intervento efficace. Dare voce a ragazze e ragazzi detenuti negli IPM italiani — attraverso uno strumento rigoroso e rispettoso della loro dignità — produce dati utili non solo alla ricerca, ma anche alla costruzione di politiche e programmi di reinserimento più aderenti ai bisogni reali. L’evento alla Camera dei deputati ha portato i risultati di questa ricerca al cuore del dibattito istituzionale, confermando il valore di un modello di collaborazione tra fondazioni, istituzioni e mondo scientifico. Come ha sottolineato il presidente Riccardo Capecchi, “Ascoltare la loro voce — ‘ask the boy’ — e comprendere i loro bisogni è un elemento imprescindibile per strutturare un percorso che sia autenticamente riabilitativo”.

Dentro gli Ipm, oltre i luoghi comuni. Cosa racconta la ricerca #Introspezioni

Famiglia prima di tutto, poi libertà e lealtà. Non potere o furbizia. La ricerca “#Introspezioni”, promossa dal ministero della Giustizia insieme a fondazione Lottomatica e fondazione Francesca Rava-Nph Italia Ets, curata dagli istituti di ricerca Swg e Cuntura, ridisegna il profilo dei giovani negli istituti penali minorili italiani

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