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La decisione dell’amministrazione Trump e della US Navy di rivedere radicalmente il programma delle fregate classe Constellation non rappresenta la rottura di un rapporto industriale, ma l’esito di una più ampia trasformazione strategica che sta ridisegnando il futuro della flotta americana. In questo scenario, Fincantieri continua a mantenere un ruolo di primo piano, non più centrato solo sulla classe Constellation, ma redistribuito su nuovi segmenti considerati prioritari da Washington. Una transizione sicuramente delicata ma non traumatica, che riflette la dottrina marittima delineata dal nuovo Chief of naval operations, l’ammiraglio Daryl Caudle, e la sua visione “A Navy built in the Foundry, tempered in the Fleet, and forged to Fight”.

Una revisione che nasce da esigenze strategiche

Negli ultimi mesi, la Marina statunitense ha avviato una profonda revisione della propria architettura operativa, spinta dall’evoluzione del contesto indo-pacifico, dall’emergere di nuove tecnologie di combattimento — sistemi unmanned, capacità A2AD, armi a energia diretta — e dalla necessità di accelerare la modernizzazione delle piattaforme senza sovraccaricare una base industriale ridottasi, negli anni, da oltre 50 cantieri navali ai soli 7 attuali.

Il nuovo Cno ha chiarito fin dal suo insediamento che il punto di equilibrio fra prontezza, innovazione e sostenibilità passa per una riorganizzazione dei programmi di costruzione. La “foundry” – il cantiere industriale dove la Marina forgia le sue capacità future – è oggi il cuore della sua agenda: modernizzare, modularizzare, distribuire i carichi in modo più efficiente. È anche in questo quadro che si inserisce la decisione relativa alle Constellation.

Il riassetto contrattuale

Per Fincantieri, la riqualificazione del contratto non rappresenta un colpo letale. Tra la conferma delle due navi già in costruzione, gli indennizzi previsti e la ridefinizione di nuovi programmi (rompighiaccio, piattaforme anfibie, unità per missioni speciali ed eventualmente nuovi modelli di piccole navi da combattimento, manned e unmanned), il backlog complessivo dovrebbe essere compensato.

In questa direzione va la dirigenza di Fincantieri, che intende puntare sulla continuità industriale, la valorizzazione della partnership con la U.S. Navy e la disponibilità a lavorare a nuove classi di navi adeguate alle priorità di Washington. 

Infatti, la base industriale creata da Fincantieri negli Stati Uniti negli ultimi quindici anni rappresenta una componente essenziale della cantieristica americana. Oltre 800 milioni di dollari investiti nei cantieri di Marinette, Green Bay, Sturgeon Bay e Jacksonville hanno generato un ecosistema produttivo altamente specializzato, con 3.750 dipendenti e una filiera tecnologica avanzata capace di sostenere programmi complessi. Washington — alle prese con la riqualificazione della propria industria domestica — ha tutto l’interesse a preservare questa capacità, anche attraverso l’integrazione di investimenti stranieri come quelli realizzati da Fincantieri.

Come leggere la trasformazione dell'accordo tra Fincantieri e Us Navy per le Fregate Constellation

La revisione del programma Constellation si inserisce in un più ampio ripensamento della strategia navale americana, guidato dalle priorità delineate dal nuovo Chief of naval operations. In questo quadro, Fincantieri vede ridefinito — ma non ridotto — il proprio ruolo nella base industriale statunitense, grazie alla continuità dei cantieri, agli investimenti realizzati e alla possibilità di contribuire a nuove classi di navi considerate strategiche da Washington

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