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Se la prima fase era produrre una notizia falsa, darle una spinta con una rete di bot e attendere che circoli sui social, gli schemi di manipolazione informativa e cognitiva sono oggi pronti a spingersi ad uno step successivo. Secondo documenti interni esaminati da Bloomberg, la nuova strategia di Mosca consisterebbe nel costruire un’infrastruttura alternativa che rende la (falsa) notizia apparentemente verificabile: siti di riferimento, portali che imitano testate, archivi pseudo-enciclopedici, analisi firmate da istituti inesistenti o costruiti per sembrare autorevoli.

Il tutto sarebbe guidato dalla Social Design Agency, struttura russa già associata in passato a operazioni di influenza del Cremlino. I file citati da Bloomberg parlano di una strategia rivolta al pubblico umano ma, problematica ancor più spinosa, all’ecosistema digitale da cui motori di ricerca e sistemi conversazionali recuperano contenuti, gerarchizzano fonti e formulano risposte.

Se per anni le operazioni di disinformazione hanno cercato visibilità attraverso Facebook, X, Telegram ,YouTube o TikTok, oggi queste mirano a saturare il web di contenuti coerenti tra loro, collegati da link reciproci e presentati come fonti indipendenti, fino a rendere più difficile distinguere un’informazione affidabile da una costruzione artificiale.

Bloomberg riferisce che uno dei progetti riguardava l’Armenia, nel periodo precedente alle elezioni parlamentari del 7 giugno. Il piano avrebbe previsto la creazione di una piattaforma in stile Wikipedia, con contenuti ostili al primo ministro Nikol Pashinyan e indicazioni operative su come intervenire sulle pagine più consultate, utilizzando collegamenti e box informativi per inserire accuse e narrazioni manipolative, anche attraverso siti in lingua russa che riproducevano, con modifiche, voci enciclopediche dedicate all’Armenia.

Un secondo dossier riguardava la Germania. In questo caso, secondo la documentazione, sarebbero state realizzate circa 200 mila pagine web. Il piano prevedeva l’aggiornamento periodico di articoli allo scopo di migliorarne il posizionamento sui motori di ricerca e di “allenare” più piattaforme di intelligenza artificiale attraverso i contenuti diffusi online.

Il meccanismo, del resto, non richiede necessariamente di penetrare nei dataset con cui vengono addestrati i grandi modelli linguistici. Questo perché è spesso sufficiente contaminare il livello della ricerca e del recupero delle fonti. Sempre più strumenti di intelligenza artificiale, infatti, integrano risultati web aggiornati o basano parte delle risposte su documenti esterni, dove la quantità, la ripetizione e l’apparenza di autorevolezza possono diventare fattori rilevanti quanto la qualità dell’informazione.

Il metodo è quello della falsa corroborazione. Un sito che riprende un contenuto da un altro, una presunta analisi che cita una pagina costruita ad hoc, un portale dal nome credibile che rilancia il materiale con un lessico da think tank. Come nel caso del “World Center for Strategic Studies”, piattaforma che avrebbe riscritto articoli pubblicati da fonti riconosciute modificandone però le conclusioni, in particolare su energia, crisi industriale e divisioni europee.

È un terreno sul quale la Russia ha grande know-how. La Social Design Agency e la società Structura National Technologies sono state già sanzionate dall’Unione europea per il loro coinvolgimento nella rete di disinformazione Rrn, Recent Reliable News. Londra le ha poi indicate come parte della rete Doppelgänger, un sistema di siti, documenti contraffatti e contenuti imitativi impiegato per indebolire il sostegno occidentale all’Ucraina e alimentare la polarizzazione nei Paesi europei. Anche Washington ha collegato Sda, Ano Dialog e altri soggetti a operazioni di influenza condotte attraverso siti-fantoccio, falsi profili e materiali manipolativi. La novità non è quindi l’obiettivo, bensì il metodo: il tentativo di adattare quella tecnica a un ambiente nel quale l’informazione viene sintetizzata da sistemi automatici.

Così Mosca costruisce siti falsi per influenzare IA e ricerche web

Documenti interni attribuiti alla Social Design Agency descrivono un tentativo di alterare l’ambiente informativo alla base dei social network, dei siti e dell’ecosistema digitale da cui motori di ricerca e chatbot ricavano informazioni. Ecco come

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