Skip to main content

Governare i rischi dell’intelligenza artificiale senza trasformare le regole in un freno all’innovazione, perché per poter essere competitive le imprese chiedono un quadro normativo chiaro e non asfissiante nel quale operare.

È il filo conduttore del convegno “Innovazione e IA: nuove regole, nuove opportunità”, promosso dall’Osservatorio sul Diritto all’innovazione della Fondazione Luigi Einaudi, che si è svolto questa mattina nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati e che ha visto il confronto tra le aziende e il viceministro alle Imprese e del Made in Italy, Valentino Valentini.

“Se il dibattito è tra i diritti delle persone e gli interessi delle imprese, le imprese perdono perché la Costituzione non consente all’iniziativa economica di ledere la dignità umana. Però il confronto che dobbiamo fare nel mondo attuale è anche questo: una diagnosi più precoce o migliore, una scuola tecnologicamente più avanzata, un cantiere reso più sicuro, sono anch’essi i diritti delle persone. Quindi da entrambi i lati ci sono diritti, nessuno dei quali è assoluto”, ha detto il viceministro.

“Negli ultimi otto anni un modello su nove è arrivato in Europa in ritardo, o non è arrivato affatto, soprattutto per via delle norme sulla protezione dei dati personali. Quando questo accade non ci perde soltanto un’impresa, ci perde anche il cittadino che avrebbe potuto usarlo”. I controlli, sottolinea Valentini, “devono essere progressivi, proporzionati e capaci di correggersi in un mondo che cambia a una velocità assoluta. Semplificare non vuol dire togliere le tutele, ma non si può neppure rinunciare a competere. Perché le regole funzionino ci vuole un’autorità con competenze non soltanto giuridiche e di decisione, standard decisi dai regolatori, con le imprese al tavolo, e una capacità propria di costruire modelli”.

Al centro del dibattito, moderato dal segretario generale della Fondazione Einaudi, Andrea Cangini, i cosiddetti frontier AI models, nuovi modelli di Intelligenza artificiale capaci di operare in ambiti sempre più complessi e destinati ad avere un impatto crescente sulla ricerca, sull’economia e sulla vita quotidiana. Hanno aperto la mattinata gli interventi dei professori Giovanni Guzzetta, presidente dell’Osservatorio sul Diritto all’innovazione, e Fabrizio Silvestri.

Guzzetta nella sua relazione ha ricordato un precedente storico: il Locomotive Act britannico del 1865, “che obbligava le prime locomotive stradali a procedere a velocità ridottissima, sempre precedute da un uomo a piedi con una bandiera rossa incaricato di avvertire gli altri utenti della strada del possibile pericolo. Una misura nata per rispondere a rischi comprensibili, ma rimasta in vigore per oltre trent’anni, mentre altri Paesi, privi di vincoli analoghi, acquisivano un vantaggio nello sviluppo dell’industria automobilistica”. La lezione, secondo Guzzetta, riguarda direttamente il modo in cui oggi si guarda all’intelligenza artificiale. “È necessario impedire che la paura diventi l’unico criterio con il quale il diritto guarda alla tecnologia”, ha detto, “perché nell’era dell’intelligenza artificiale anche non innovare ha un costo”.

L’evento, che ha coinvolto parlamentari, accademici e rappresentanti di aziende come Meta, Enel, SAP, Engineering, FutureProofSociety, si è sviluppato lungo due direttrici: da un lato il rapporto tra intelligenza artificiale, diritti e opportunità, dall’altro il tema della competitività e della sovranità tecnologica europea.

“L’intelligenza artificiale è un’opportunità da cogliere con fiducia, per creare nuove possibilità per le persone, le organizzazioni e le imprese”, ha sottolineato Flavio Arzarello di Meta. “La vera questione è l’accesso: deve essere ampio e diffuso, perché l’IA possa diventare uno strumento accessibile a tutti e generare opportunità. Anche l’Europa deve adottare questa prospettiva: accanto ai diritti fondamentali va riconosciuto il diritto all’innovazione, cioè il diritto dei cittadini di accedere alle tecnologie più avanzate e poter sperimentare”.

IA, il costo di non innovare. Il confronto tra governo e imprese

Di Marco Cruciani

Alla Camera un confronto tra le aziende e il viceministro Valentini in occasione del convegno “Innovazione e IA: nuove regole, nuove opportunità”, promosso dall’Osservatorio sul Diritto all’innovazione della Fondazione Luigi Einaudi. Ecco chi c’era e cosa si è detto

L'anti-Trump della fede. Come Talarico ribalta quarant'anni di teopolitica conservatrice

James Talarico, seminarista presbiteriano e politico texano, propone una fede lontana dall’integralismo religioso che ha segnato la destra americana. Difende pluralismo, dialogo e attenzione ai poveri, offrendo ai Democratici una visione evangelica alternativa al trumpismo

Vi spiego perché il voto in Usa farà riscoprire alle destre l'europeismo. Parla Minzolini

Con Trump ci sono delle difficoltà oggettive nel rapporto tra le due sponde dell’Atlantico: non è che la sua sconfitta aiuta o meno le destre ma le fa riflettere e forse può determinare delle modifiche di linea e anche di evoluzione dei diversi partiti che la compongono. L’ubriacatura sovranista è passata. Il futuro dell’Ue? Senza diritto di veto e con un esercito europeo. Intervista ad Augusto Minzolini, già direttore del Tg1

La sconfitta di Trump può cambiare il vento politico. Tocci spiega l’effetto midterm sull’Europa

La sconfitta di Trump alle midterm americane apre nuovi interrogativi sugli equilibri internazionali e sulle prospettive della sua politica estera. Per Nathalie Tocci, mentre sull’Ucraina Washington potrebbe accentuare il riavvicinamento a Mosca e Pechino e in Medio Oriente resta l’incognita Netanyahu, la partita più significativa si gioca in Europa. Qui il voto americano può innescare un effetto emulativo, restituendo alle forze democratiche fiducia nella possibilità di fermare l’avanzata dell’estrema destra

Guerra cognitiva, il nuovo rapporto Nato sulle minacce alla capacità decisionale

La Science & Technology Organization dell’Alleanza dedica un rapporto alla Cognitive Warfare. Intelligenza artificiale, neuroscienze, ambiente informativo e vulnerabilità sociali stanno ampliando gli strumenti con cui un avversario può interferire nei processi decisionali. Per la Nato la risposta passa da ricerca, resilienza e capacità di comprendere prima ancora che di reagire

Tor Bella Monaca riparte dai giovani. La Fondazione Guido Carli lancia i “18 desideri di legalità”

Diciotto studenti, diciotto lettere e una sfida: dare voce ai giovani di Tor Bella Monaca per immaginare un futuro più sicuro e inclusivo. Il progetto della Fondazione Guido Carli sarà presentato il 27 novembre a Montecitorio durante la convention dedicata al valore della reputazione e della leadership responsabile

Gli anticorpi dell'America e la lezione per i repubblicani. L'analisi di Alli

Affluenza quasi record, Congresso ai democratici, Texas compreso. Non un semplice referendum su Trump: il voto di medio termine fa emergere tendenze profonde e chiude, di fatto, una stagione. Ora tocca al Gop capirlo. E all’Europa non sbagliare le mosse. L’analisi di Paolo Alli, già presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato

La Nato ha un’occasione da non sprecare contro la guerra ibrida russa nei Balcani. Ecco quale

Podgorica e Tirana denunciano le campagne informative russe e chiedono il sostegno della Nato. Con il Cremlino privato della sponda serba, l’Alleanza ha uno strumento già collaudato e un’occasione a basso costo per limitarne l’influenza nella regione (e dentro i suoi stessi confini)

La Space Force allarga il campo di battaglia fino alla Luna. Pronti per il 2029

Il Pentagono vuole capacità operative nello spazio tra Terra e Luna entro la fine del decennio. L’obiettivo, entro il 2029, è disporre di almeno cinque satelliti in orbita cislunare per stabilire un vasto perimetro di capacità, dalla navigazione autonoma alle comunicazioni. Ma la corsa con la Cina è serrata e la Space Force intende puntare sulle tecnologie commerciali piuttosto che su nuovi programmi di ricerca e sviluppo, se questo significa arrivare prima di Pechino

Midterm 2026, l'onda blu travolge Trump, ma l'America del Maga non è scomparsa

I democratici conquistano Camera e Senato nelle elezioni di metà mandato, privando Trump del controllo del Congresso. Il voto appare soprattutto come una protesta contro il presidente, ma non chiarisce la guida futura dei dem. Ora si profila uno scenario di stallo, tra veti, indagini e ordini esecutivi

×

Iscriviti alla newsletter