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Dai libri ai podcast, dai saggi ai video-tutorial, dai romanzi alle storie brevi sui social. La lettura lenta, silenziosa, che richiede concentrazione e tempo, è sempre più messa in discussione da modalità di fruizione rapide e visive. Quale futuro per il libro nell’era dell’intelligenza artificiale? Il 9 giugno un incontro promosso dalla Fondazione Pensiero Solido esplora le possibilità di reinventare il libro nell’era delle macchine pensanti. Ne parliamo con il presidente Antonio Palmieri.

Presidente Palmieri, lunedì 9 giugno la Fondazione Pensiero Solido organizza un incontro molto particolare. Ci racconta di cosa si tratta?

L’incontro si intitola “Il futuro del libro nell’era dell’intelligenza artificiale. Verso una società della video-oralità?” e si terrà alle 17.30 presso il Cefriel di Milano. È un evento in cui affronteremo una delle questioni più urgenti e profonde del nostro tempo: cosa accade alla lettura, alla scrittura e alla cultura nell’era delle macchine intelligenti?

Una riflessione che va oltre la tecnologia, mi pare.

Esattamente. Non vogliamo fare l’ennesimo convegno sull’intelligenza artificiale. A noi interessa ciò che sta accadendo alle persone, alla nostra intelligenza. L’intelligenza artificiale generativa e conversazionale sta trasformando il modo in cui comunichiamo, apprendiamo, lavoriamo… e anche il modo in cui pensiamo. Il libro non è solo un oggetto, ma un simbolo della nostra cultura. L’intelligenza artificiale generativa può scrivere romanzi in pochi minuti, i podcast prendono il posto dei saggi, i video-tutorial sostituiscono i manuali. La conoscenza oggi si trasmette soprattutto attraverso voce e video. Questo cambia tutto. Vogliamo capire cosa sta accadendo.

Chi parteciperà a questo confronto?

Saranno con noi protagonisti di primo piano dell’editoria italiana: Andrea Santagata, Ceo di Mondadori Media; Innocenzo Cipolletta e Piero Attanasio, presidente e responsabile ricerca e sviluppo dell’Associazione Italiana Editori; Riccardo Taranto, AD di Egea, la casa editrice della Bocconi. Avremo poi contributi più trasversali come quello di Andrea Colamedici, che ha suscitato un caso editoriale con il suo libro “Ipnocrazia”, scritto in parte con l’intelligenza artificiale, e interventi di esperti di didattica e comunicazione digitale come Susanna Sancassani, direttrice Metid Politecnico di Milano Stefania Garassini, docente dell’Università Cattolica di Milano, Elena Salem, fondatrice della community digitale “Il piacere di raccontare” e Gianluigi Bonanomi, formatore e saggista.

Il titolo dell’incontro fa riferimento a un passaggio dalla parola scritta alla “video-oralità”. Cosa intende con questo concetto?

È una delle trasformazioni più profonde a cui stiamo assistendo: dai libri ai podcast, dai saggi ai video-tutorial, dai romanzi alle storie brevi sui social. La lettura lenta, silenziosa, che richiede concentrazione e tempo, è sempre più messa in discussione da modalità di fruizione rapide e visive. In questo passaggio rischiamo di perdere qualcosa il gusto della profondità, della riflessione, dell’ascolto interiore. La lettura tradizionale – quella lineare, riflessiva – sta cedendo il passo a una fruizione frammentata, multisensoriale, veloce. E questo ha un impatto diretto sul pensiero: sulla profondità, sulla concentrazione, sulla capacità di argomentazione. Ecco perché vogliamo aiutarci a capire.

Lei parla di un mutamento cognitivo. È davvero così radicale?

Sì, e lo vediamo ogni giorno. Il libro ha formato pensatori lenti, pazienti, capaci di tenere insieme complessità. I media digitali formano menti agili, abituate ai collegamenti rapidi, alle sintesi istantanee. Sono due approcci diversi. Possono coesistere? O uno esclude l’altro?

Non è la prima volta che la sua Fondazione Pensiero Solido tratta il tema dell’intelligenza artificiale…

Dal 2023 portiamo avanti un ciclo intitolato “Intelligenza artificiale. E noi? Una sfida alla nostra umanità”. La nostra idea è mettere al centro le persone, non le tecnologie. L’AI cambia tutto, ma la responsabilità di orientare il cambiamento resta nostra. Vogliamo aiutare i cittadini a non subire questo passaggio, ma a capirlo e, se possibile, guidarlo, esercitando al meglio la propria personale libertà.

Un’ultima domanda: perché ha voluto organizzare questo incontro oggi, proprio sul libro?

Perché il libro è il simbolo della nostra civiltà e del nostro modo di approcciare la cultura. Se cambia il libro, cambia il modo in cui ci formiamo, pensiamo, immaginiamo il futuro. Non vogliamo cedere alla nostalgia per il passato, la Fondazione Pensiero Solido nasce per comprendere e abbracciare il cambiamento, ma nemmeno subire passivamente la trasformazione. Dobbiamo chiederci: cosa sta succedendo alla cultura? All’autorevolezza dei libri? Al ruolo dell’autore, delle case editrici? E soprattutto: quale tipo di umanità stiamo formando? L’AI è una straordinaria opportunità, ma serve consapevolezza di cosa siamo e di come “funzioniamo” noi esseri umani.

Quale futuro per il libro nell’era dell’intelligenza artificiale. Risponde Palmieri

Un incontro promosso dalla Fondazione Pensiero Solido esplora le possibilità di reinventare il libro nell’era delle macchine pensanti. Ne parliamo con il presidente Antonio Palmieri

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