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L’industria si incontra. E non poteva essere altrimenti in un mondo che cambia marcia e rotta ogni giorno, ostaggio di una guerra commerciale dal perimetro ancora non ben definito. Tanto vale farsi forza, unire gli intenti e aspettare che la tempesta passi. Confindustria, sotto lo slogan poc’anzi menzionato, è tornata a riunirsi in assemblea pubblica, ma lo ha fatto a Bologna, spezzando la tradizione degli ultimi anni. E per Emanuele Orsini, che lo scorso maggio ha preso il testimone da Carlo Bonomi al vertice di Viale dell’Astronomia, si è trattato del secondo appuntamento con gli industriali, dopo l’assise di settembre, presso l’Auditorium Parco della Musica.

Bologna, cuore di quella Emilia-Romagna tanto artigiana, quanto industriale e polmone della manifattura italiana. In platea, presso il Teatro EuropAuditorium, c’era anche Giorgia Meloni, unitamente a un buon pezzo di governo, dai ministri Adolfo Urso, Antonio Tajani, Gilberto Pichetto Fratin, Anna Maria Bernini, passando per il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola. Dietro la prima linea, imprenditori e manager a cominciare, poco dietro la premier, da Fedele Confalonieri e Marco Tronchetti Provera. Poi, dopo l’immancabile inno d’Italia eseguito dall’orchestra della Fondazione Pavarotti e un video celebrativo del saper fare tricolore, la relazione di Orsini, incastonata in una trentina di pagine per 40 minuti di intervento.

UN PIANO INDUSTRIALE PER L’ITALIA

La prima proposta arrivata dal leader degli industriali è quella che va nella direzione di un grande piano industriale per l’Italia. E per l’Europa. Le quali “affrontano un rischio concreto di deindustrializzazione, aggravato dalla guerra dei dazi, ma alimentato da un pregiudizio anti-industriale. Per questo Confindustria propone un piano industriale straordinario per rilanciare l’economia europea e nazionale”, ha esordito Orsini, rivolgendosi direttamente a Meloni e Metsola. All’Italia, secondo Orsini, serve “un cambio di marcia fatto di scelte forti perché al netto dell’effetto dei dazi, dopo due anni di flessione della produzione, l’industria italiana è in forte sofferenza ed è ancora frenata da troppi ostacoli, che riducono la competitività delle imprese rispetto a quelle di Paesi con regole, sistemi fiscali e infrastrutture più favorevoli”.

Bisogna, quindi, “cambiare prospettiva. Anzi, ribaltarla”, ha spiegato il leader di Confindustria sottolineando la necessità e l’urgenza di “lavorare tutti insieme, industria e servizi, istituzioni e partiti, di maggioranza e di opposizione, forze sociali e sindacati, ad un vero piano industriale straordinario per l’Italia”. Quanto all’Europa, secondo Orsini, “alle politiche europee serve un radicale mutamento di impostazione: le scelte degli ultimi anni stanno presentando un conto pesantissimo. Hanno indebolito la nostra competitività industriale, hanno messo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e, di conseguenza, l’intero sistema di welfare e di coesione sociale: cuore del modello europeo dal secondo dopoguerra”. Dunque, “bisogna intervenire subito per cambiare questa rotta”.

Il piano industriale straordinario europeo, nel disegno del presidente di Confindustria, “deve essere basato su due leve: la prima sono gli investimenti per sostenere la capacità innovativa dell’industria, da realizzare con il contributo delle risorse pubbliche e private. Per attivarli serve un New Generation Eu per l’industria” e un mercato dei capitali realmente unico e integrato; la seconda sono le regole per rimettere al centro la competitività, l’abbattimento degli oneri burocratici e l’unione tra le tre dimensioni della sostenibilità, economica, sociale e ambientale”. E dunque, “deve finire la logica per cui, oggi, per le istituzioni europee la norma è l’obiettivo, a prescindere dagli effetti prodotti sull`economia reale e sulla società. Perché andare avanti così significa sbattere contro un muro. E noi i muri li vogliamo abbattere”.

TEMPO DI PATTI (ANCHE CON GLI USA)

Orsini ha fatto poi altre considerazioni di ampio respiro, rimanendo sempre sull’asse Italia-resto del mondo. “Adesso è giunto il tempo della responsabilità, del coraggio, della determinazione. Per un’Europa più forte. E per un’Italia ancora più grande. Per un mondo nuovo servono strumenti nuovi e un patto nuovo tra tutti noi. Tra forze politiche e sociali. Abbiamo dimostrato di avere la capacità di superare momenti difficili affrontandoli tutti insieme. Guardando all’interesse comune”. Nel merito, ecco da Confindustria un appello per un’intesa con i sindacati sulla sicurezza nel lavoro. Sulla quale è “fondamentale un accordo tra governo, aziende e sindacati affinché tutte le imprese siano spinte ad investire di più in formazione e prevenzione, usando anche l`avanzo Inail che ammonta a circa 1,5 miliardi di euro ogni anno versati dalle imprese. Gli incidenti diminuiscono solo se battiamo con più forza la via della prevenzione e della formazione, non smetterò mai di dire che ogni morte sul lavoro è un fallimento per tutti”.

L’altra grande pax, è quella commerciale. E qui le imprese hanno chiamato i tanto detestati dazi alle esportazioni. “Le guerre commerciali tra alleati sono dannose e incomprensibili. Mentre negoziamo con l’amministrazione americana, al momento, l’Unione europea ha scelto di evitare la collisione con gli Stati Uniti, scelta che condividiamo, dobbiamo accelerare sugli accordi di libero scambio con altre aree del mondo. Sono un antidoto al protezionismo e il principale strumento per diversificare gli sbocchi del nostro export”, ha aggiunto Orsini. “Dopo aver aggiornato gli accordi con Cile e Messico, l’Unione europea deve assolutamente concludere quello con il Mercosur. È possibile che non ci sia ancora una data per il voto sul Mercosur?”, si è chiesto Orsini parlando agli imprenditori. Secondo il Centro Studi di Confindustria, ha evidenziato Orsini, “l’economia italiana, anche in assenza di nuovi dazi, sarebbe cresciuta nel 2025 di uno 0,6%. Comprendiamo che l`Europa debba spendere di più e meglio per la propria difesa. Ma la guerra commerciale va affrontata con la stessa determinazione e con investimenti straordinari altrettanto necessari”.

IL DRAMMA DELL’AUTOMOTIVE

La grande preoccupazione di Confindustria rimane comunque l’auto e il suo destino. E anche qui il presidente di Confindustria ha tirato in ballo l’Europa e le sue colpe. Le scelte dell’Europa sul green deal stanno presentando all’industria un conto pesantissimo. Pertanto, è necessario un radicale mutamento di impostazione. A partire dal settore dell’automotive, la cui competitività risulta indebolita mettendo a rischio centinaia di migliaia di posti di lavoro e, di conseguenza, l’intero sistema di welfare e di coesione sociale: bisogna intervenire subito per cambiare questa rotta”.

Nel merito, “sul green deal l’errore è stato anteporre l’ideologia al realismo e alla neutralità tecnologica, ci siamo dati i tempi e gli obiettivi ambientali più sfidanti del mondo, ma senza alcuna stima degli effetti e dei costi sull’industria e sui lavoratori e le loro famiglie. Il resto del mondo non condivide né i nostri standard né i loro costi e tutto ciò ci porta fuori mercato. Non siamo i soli a chiedere una svolta. Sono con noi tutte le Confindustrie europee. Lo chiede con forza l’industria dell’automotive”.

Secondo Orsini “il rischio concreto è di avere auto sempre più costose, con il risultato di cedere quote di mercato sempre maggiori ai concorrenti cinesi. Ed è la stessa opinione espressa con forza dalla Germania del nuovo cancelliere Friedrich Merz. Una posizione nuova su cui l’Italia deve far leva per costruire posizioni comuni”. Perché, “in tema di veicoli la nuova commissione europea ha finora adottato misure blande: ha solo diluito le multe ai produttori, quando invece avrebbe dovuto azzerarle. Ma sta lasciando immutata la data del 2035 per lo stop al motore endotermico, nonostante la posizione critica del nostro governo e di quello tedesco”. Conclusione: “non possiamo indebitare i costruttori europei costringendoli ad acquistare le quote di CO2 da Byd e Tesla. Tutto questo per rispettare i vincoli europei che ci siamo autoimposti. Questa è una vera pazzia.”

BENTORNATO ATOMO

Rimanendo nel campo dell’energia, l’altra frontiera degli imprenditori è l’atomo. “Bisogna accelerare il ritorno al nucleare con i piccoli reattori modulari, molto meno invasivi e più sicuri delle centrali di vecchia generazione e capaci di fornire quell`elettricità di continuità che serve all’industria e che le rinnovabili intermittenti non possono fornire. Anche su questo, non ci possono essere divisioni politiche, parliamo di indipendenza e sicurezza nazionale. Quella che condividiamo da imprenditori è una grande responsabilità”. Per le imprese rimane essenziale “ridurre gli oneri di sistema in bolletta e procedere, come chiedo da quando sono stato eletto, il disaccoppiamento tra prezzo della luce e costo del gas.” Ma la vera materia del contendere per gli industriali è il disaccoppiamento cioè la possibilità di vendere l’energia rinnovabile a prezzi più bassi, parametrati ai costi di produzione, più bassi anch’essi.

I sovraccosti energetici vanno insomma affrontati “con urgenza” perché rappresentano “un vero dramma che si compie ogni giorno: per le famiglie, per le imprese e per l’Italia intera. Le nostre imprese continuano a subire un sovraccosto energetico che supera il 35% del prezzo medio europeo e che arriva anche a toccare punte dell`80%, nel confronto con i maggiori Paesi europei”. Per Orsini “è una situazione insostenibile. Occorre agire con urgenza”.

Il leader degli industriali ha poi dedicato un passaggio della sua relazione alla Banca centrale europea. Esortando Francoforte ad “avere più coraggio sia sul fronte dei tassi d’interesse, sia su quello dei requisiti patrimoniali bancari, che oggi sono molto più rigidi rispetto a quelli in vigore negli Stati Uniti e in Cina”. Parlando dell’Unione europea, Orsini ha sottolineato che “bisogna lavorare seriamente alla creazione del Mercato Unico degli investimenti e dei risparmi, a maggior ragione visto che oggi importanti flussi finanziari potrebbero abbandonare gli Stati Uniti.” Ne varrebbe la pena: “se l’Unione Europea riuscisse a diminuire le barriere interne al Mercato Unico al livello di quelle degli Stati Uniti, la sua produzione aumenterebbe del 6,7%. Ovvero oltre 1.000 miliardi di euro.”

IL METODO MATTARELLA

C’è qualcosa, poi, che lega Viale dell’Astronomia al Quirinale. “Abbiamo molto apprezzato l’intervento che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha pronunciato il 25 aprile scorso a Genova, in cui ha ricordato che 80 anni fa la fabbrica, le fabbriche, si manifestarono, una volta di più, luoghi di solidarietà e scuole di democrazia. È stato così, e continua ad essere ancora così”. Perché l’industria italiana non è solo reddito e lavoro.​ È un pilastro della democrazia del nostro Paese.”

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