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Tutto pronto per il voto in Europa. Dopo Gran Bretagna e Olanda, oggi si recheranno alle urne gli elettori della Repubblica Ceca ed Irlanda. In Italia sono molte le domande e riguardano direttamente il futuro della coalizione del governo Movimento 5 Stelle e Lega, alleanza in tensione in questi giorni di campagna elettorale.

Ma il voto europeo non si limita allo scontro tra chi è a favore dell’Europa e chi è contro; la nuova mappatura del Parlamento europeo disegnerà gli equilibri tra popolari, socialisti e liberali.

In un’intervista con Formiche.net, Beatrice Covassi, capo Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, e candidata nella lista del PD – Siamo Europei per il Parlamento europeo, racconta perché ha deciso di “congelare” la veste istituzionale per schierarsi politicamente e mettersi in gioco. Non limitandosi a fare un elenco dei mali dell’Europa, ma accennando soluzioni urgenti a quelle che considera le priorità. Perché secondo lei la tendenza populista nazionalista non va sottovalutata o ignorata, è un virus globale che rischia di essere fatale. E tutti dobbiamo contribuire per combatterla.

Qual è lo “stato di salute” dell’Europa? Quali sono i suoi “mali” principali in questo momento?

Basterebbe guardare i media vecchi e nuovi per capire che l’Europa non sta benissimo, che si è ammalata perché un virus che vuole distruggerla sta cercando di minare ogni sua difesa immunitaria. Il sovranismo, il nazionalismo, l’individualismo, le frontiere… tutti germi in espansione. Anche per colpa di istituzioni, politiche e politici che hanno estraniato le persone, le hanno deluse, abbandonate. Ma questo non significa che non possa guarire con una bella cura ricostituente di diritti, democrazia, condivisione, solidarietà…

Quali sono, secondo lei, le sfide in sospeso, le priorità, che si dovrebbero affrontare in maniera più urgente?

Tante, davvero. Comincerei col dire che dopo il Fiscal Compact, anzi forse prima, sarebbe servito un Social Compact. La crisi ha incattivito e impoverito, ha scatenato quella che è stata definita la guerra dei penultimi contro gli ultimi. Se non riallacciamo i fili, non ce la faremo. Abbiamo creato una moneta unica, ma il costo della vita è diverso dalla Svezia a Palermo. Le fiscalità sono diverse. Non abbiamo una difesa europea. Non abbiamo un salario minimo europeo. Partiamo da qui. Non è una strada in discesa perché il Parlamento non ha poteri, ma nulla è immutabile se davvero la politica comprende e guarda ai cittadini che deve rappresentare.

Come si fa a trasformare un’istituzione così complessa (e a volte così profondamente burocratica) in qualcosa dal “volto umano”, come da lei proposto?

Parlamento, Commissione, Consiglio… sfido la maggioranza degli italiani a saper distinguere ruoli e competenze. Sono, “congelata”, la Capo Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, ma ogni volta che qualcuno mi presenta, e non sto parlando della mia cara vicina di casa, il mio ruolo diventa un altro. Sono il direttore, il presidente, la non so cosa! Ecco, se allora quella che lei chiama un’istituzione complessa si facesse conoscere, se i cittadini e non gli stati, scegliessero oltre che i parlamentari anche il presidente della commissione; se le decisioni non avessero bisogno di voti all’unanimità o a maggioranze irraggiungibili, forse gli europei sentirebbero di contare

I sovranisti fanno riferimento alla “gente”, al “popolo”, ai problemi della “gente comune”, come si fa a combatterli?

Intanto un ruolo fondamentale è quello dei media. A parte qualche lodevole eccezione, di queste elezioni europee, di quello che possono significare, non se n’è parlato per nulla. Rinchiusi nelle beghe italiane, ogni giorno più complicate e ogni giorno più rischiose, i nostri editorialisti hanno cominciato a cimentarsi sul tema sul tema soltanto domenica scorsa. Siamo tutti gente, siamo tutti popolo, siamo tutti gente comune, dunque dobbiamo ascoltarci. Ma una cosa è risolvere i problemi, un’altra è elencarli. La paura non è una soluzione, è un sintomo. La sicurezza si costruisce con il dialogo, con gli investimenti nelle nuove tecnologie, con l’equipaggiamento delle forze dell’ordine. Filo spinato e muri sono soltanto scenografie.

Secondo lei questa tendenza del populismo nazionalista è universale? Quanto è pericolosa? Ha una data di scadenza o è un problema da affrontare seriamente? E come?

Beh, l’onda è lunga. E, come dicevo prima, l’origine è una crisi profonda. Una crisi economica sì, ma anche di valori alla quale chi contrapponeva solidarietà, altruismo, eguaglianza, non ha saputo resistere. Da Trump a Putin, da Farage a Orban, per arrivare a casa nostra, il ‘prima io’ ha vinto. Non so se ha una scadenza, ma se non lo si risolve, scadrà il mondo. Mi sono domandata spesso come mai i contemporanei non avessero previsto e arginato il nazismo, i fascismi…Oggi ho la risposta. Hanno fatto finta di nulla, hanno pensato che sarebbe passato, non è stato così. Che fare, dunque? La mia decisione di sbilanciarmi politicamente, di perdere quella neutralità di funzionario, viene dalla consapevolezza che ognuno di noi, deve fare la sua parte. Gli elettori votando, gli eletti continuando ad ascoltare il territorio, le comunità, le persone come si fa in campagna elettorale.

Sull’Italia, che cosa pensa di queste due anime che convivono all’interno di uno stesso governo? Può reggere così a lungo, sempre in nome della cosiddetta governabilità?

Queste europee ci diranno molte cose. Anche che fine farà un contratto tra forze non simili alle quali però gli italiani hanno dato fiducia. Governabilità è una parola vuota, perché il nostro Paese è in stallo totale. Lo spread sale, probabilmente aumenterà l’Iva, Tav e opere pubbliche, anche di sola manutenzione, sono al palo, le misure di contrasto alla povertà sono fallite. Parlare dei guai altrui che si riversano su tutti gli italiani, però, non dà forza all’opposizione. Mi sono candidata con il Partito Democratico, portando con me le istanze di Democrazia Solidale che sono nel mio Dna di cattolica lapiriana, perché è uno dei pochi partiti davvero europeisti e perché credo che la politica sia un impegno di ‘umanità’. Bisogna costruire l’alternativa ricominciando ad ascoltare le persone. Non è stato fatto e gli italiani hanno scelto. Ora, però, vedono con i loro occhi il fallimento. Demagogia, pressappochismo, tweet e post reggono un po’, ma poi succede che ti tagliano le pensioni, che le accise sulla benzina non si riducono, che i rider continuano a non avere alcun diritto, che i terremotati restano nei container. Nel Regno Unito hanno votato per il Parlamento europeo in pieno caos politico seguito al referendum pro-Brexit del 2016. Anche questo dovrebbe farci decidere. Si può ripartire. A cominciare dalla risposta antisovranista a queste Europee 2019.

L'Europa faccia sentire europei i cittadini. Lo dico io (Covassi) che ho un ruolo in Europa

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