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Tutti pazzi per la Luna. Le recenti celebrazioni per i cinquant’anni dell’Apollo 11 hanno riacceso i riflettori sui programmi d’esplorazione spaziale, concentrando l’attenzione mediatica per i nuovi progetti destinati a riportare l’uomo sul satellite naturale. In realtà, è da diversi anni che, lontano dalle prime pagine, il tema è tornato in cima alla lista dei desideri delle grandi potenze, o almeno di quelle che conservano le maggiori ambizioni extra-atmosferiche.

LA SPINTA DI TRUMP

Per gli Stati Uniti, il grande impulso è arrivato direttamente da Donald Trump. Sin dall’inizio della presidenza, il tycoon ha rovesciato l’ordine delle priorità esplorative in vigore durante l’amministrazione Obama, costringendo la Nasa a tornare a lavorare velocemente sulla Luna per procedere, solo dopo, con i programmi diretti verso Marte. Il Pianeta rosso resta di certo l’obiettivo più sfidante, tanto che il nuovo progetto lunare (denominato Artemis e dotato di una stazione orbitante, il Lunar Gateway) è considerato un trampolino di lancio verso i passi successivi. Per i più maliziosi, il presidente vuole passare nella storia dello spazio a stelle strisce con il ritorno sulla Luna già durante il suo ipotetico secondo mandato, con tempistiche che sarebbero invece impossibili per Marte. Da qui, l’obiettivo “entro il 2024” su cui la Nasa ha orientato i suoi nuovi impegni, coinvolgendo su questo i partner commerciali e chiamando a raccolta i tradizionali alleati extra-atmosferici.

IL RUOLO DEI PRIVATI…

Sul primo aspetto, quello commerciale, appare ormai scontato che società come SpaceX, Blue Origin e Lockheed Martin saranno protagoniste insieme all’agenzia americana del ritorno sulla Luna. Lo dimostrano i recenti accordi siglati nella formula degli “Space Act Agreements”, per cui l’assegnazione di contratti è sostituita da partnership pubblico-private che prevedono collaborazioni in ogni fase di sviluppo dei vari segmenti del programma, dai lanciatori ai sistemi che supporteranno la vita nella base stanziata sul polo sud lunare.

… E IL FATTORE GEOPOLITICO

Il secondo aspetto, quello del coinvolgimento dei partner internazionali, si carica invece delle dinamiche geopolitiche. I Paesi a cui la Nasa e l’amministrazione Usa hanno rivolto lo sguardo sono quelli occidentali, gli alleati della Nato (con poche aggiunte) così da garantire una connotazione chiara di alleanza. D’altra parte, se l’obiettivo è affermare l’America first oltre l’atmosfera, c’è poco spazio per un approccio collaborativo a tutto tondo, soprattutto con i due Paesi che gli Stati Uniti riconoscono quali principali competitor, Russia e Cina. Ciò vale ancora di più considerando la crescente militarizzazione dello Spazio extra-atmosferico, tra la Space Force di Trump e il nuovo comando spaziale annunciato da Emmanuel Macron. In entrambi i casi, gli sviluppi sul campo sono presentati come una risposta all’attivismo dimostrato da altri Paesi, Cina in testa.

LE AMBIZIONI DEL DRAGONE

Lo stesso si può dire del ritorno sulla Luna. Il programma Artemis è stato presentato dagli Usa poco dopo il lancio della sonda cinese Chang’e-4, la prima nella storia a essersi posata lo scorso gennaio sul lato nascosto della Luna. Nell’ambito di quella stessa missione, a maggio dello scorso anno, era partito il satellite Queqiao, necessario per garantire le comunicazioni tra la sonda e la Terra. Insieme a lui, era arrivato in orbita lunare anche Longjiang-2, un micro-satellite (47 chilogrammi) dotato di un avanzato rilevatore a onde ultralunghe per osservazione astronomica e di una fotocamera (prodotta in Arabia Saudita) per immagini ad alta risoluzione della superficie del lato nascosto, immagini che in pochi possono vantare. Qualche giorno fa, dopo 437 giorni di attività (una settantina più del previsto), il Longjiang-2 ha esaurito la sua attività e si è schiantato sulla superficie. Probabile che anche durante la discesa sia riuscito a mandare informazioni rilevanti.

LE FOTO SPAZIALI DELL’INDIA

Nel frattempo, è in viaggio verso la Luna anche Chandrayaan-2, la missione dell’agenzia spaziale indiana (Isro) destinata a giungere a destinazione il prossimo settembre. L’obiettivo è di tutto rispetto: portare una rover nei pressi del polo sud lunare, proprio dove vogliono arrivare gli americani con il programma Artemis. In caso di successo, l’India diventerebbe il quarto Paese a mettere morbidamente piede (robotico) sul nostro satellite naturale, seguendo così Stati Uniti, Cina e Russia. Tra l’altro, mentre il rover Pragyan raccoglierà e analizzerà campioni, la sonda orbitante continuerà a lavorare, mappando il satellite e studiando la composizione della sua flebile atmosfera. Negli scorsi giorni, grazia anche a un’intensa attività via Twitter, la Chandrayaan-2 si è fatta conoscere, mostrando al mondo il fascino della Terra vista dallo Spazio. La corsa alla Luna è ripartita, ed è più complessa di prima.

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