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Ian Kershaw è un noto storico di Oxford. Forse il maggiore studioso della Germania nazista e delle sue analogie con la Russia di Stalin. Alcuni suoi libri sono stati tradotti con successo in italiano. Nel 2015 è uscita, in Gran Bretagna ed in altri Paesi di lingua e cultura anglosassone, il primo di due suoi volumi sulla storia dell’Europa contemporanea: “To Hell and Back: Europe, 1914-1949”, Allen Lane, 2015, tradotto in italiano con il titolo “All’inferno e ritorno. Europa 1914-1949” ed uscito nel 2016 nella Collana i Robinson\Letture, di Laterza. Ora, quasi alla vigilia delle elezioni europee, ha pubblicato, per la casa editrice Viking, la seconda parte del progetto “The Global Age: Europe 1950-2017”. Non credo che esista ancora una traduzione italiana delle 670 pagine che vale la pena leggere prima di andare, il 26 maggio, a votare. È in libro scritto in lingua piana e scorrevole anche in quanto fa parte della collana della Penguin sulla storia d’Europa.

Nel ricostruire le vicende dell’Europa nell’età globale, Kershaw non fa sconti, come non ne ha fatti nelle numerose monografie sul nazismo e sullo stalinismo. Documenta, a pieno, come l’Europa sia riuscita a fare fronte a sfide più serie e più gravi del populismo e del sovranismo. Ci ricorda come milioni di europei sono stati asserviti alla dittatura comunista ed i loro tentativi solo di renderla più morbida siano stati repressi- nel 1956 in Ungheria, nel 1968 in Cecoslovacchia, nel 1981 in Polonia. Ci rammenta come i carri armati americani e sovietici siano stati gli uno contro gli altri nella Berlino de 1961, ed un anno si confrontassero i missili per Cuba- conflitti che avrebbero inevitabilmente coinvolto l’Europa.

Sul piano interno, per decenni, la situazione non andava molto meglio. La Francia è stata a lungo alle prese con governi di breve durata, prima delle riforme istituzionali promosse da De Gaulle, e subiva pesanti sconfitte in quello che era stato il suo impero coloniale. La Gran Bretagna perdeva la “zona della sterlina” e la centrali mondiale a cui “la zona” era associata. Nell’”età dell’oro”, dopo il compimento dei “miracoli economici”, Germania ed Italia (più la seconda che la prima) furono alle prese con il terrorismo. Spagna e Gran Bretagna con movimenti separatisti iper-nazionalisti. Due pesanti crisi economiche, nel 1973 e nel 2008, hanno interrotto quella che sembrava una fase di sempre maggiore benessere, accompagnata da politiche solidali di redistribuzione.

Kerhsaw sottolinea come l’Europa sia riuscita a sopravvivere a queste tensioni ed a queste crisi, che ha mostrato non solo di essere resiliente (solida e resistente) ma anche di essersi mossa su un tracciato a lungo termine di pace, prosperità e democrazia davvero rimarchevole. La storia 1950-2017 prova anche che i cittadini europei non sono mera espressione degli avvenimenti, ma ne sono i protagonisti. Possono cambiarli, e li cambiano, restando sul sentiero della pace, della prosperità e della democrazia. Anche coloro che volevano “uscire dall’euro” o dalla stessa Unione Europea, oggi hanno consigli molto più miti.

“L’Europa – dice Kershaw nel concludere – è oggi più pacifica, più prospera e più libera di quanto non lo sia mai stata nella sua lunga storia”. Gli europei devono essere consapevoli che sta a loro mantenere e continuare il cammino di progresso fatto negli ultimi 70 anni.

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