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Basta poco in Italia, in special modo nel cosiddetto centro-sinistra (col trattino o meno), far ripartire il gioco delle icone. È un classico della nostra politica. E in questi giorni due notizie si sono imposte all’attenzione dell’opinione pubblica: la vicenda Sea Watch con la capitana tedesca Carola che sta sfidando le regole del mare e ha provato a forzare per attraccare a Lampedusa; e ovviamente l’assegnazione delle olimpiadi invernali 2026 a Milano-Cortina, un grande successo del cosiddetto sistema Italia che ha evidentemente nel sindaco milanese Sala uno degli esponenti di spicco.

Sarebbe sbagliato procedere a una grossolana divisione tra i due campi d’azione. Una sinistra riformista, attenta alla crescita e allo sviluppo del Paese e quindi del Pil, dovrebbe essere ormai un concetto ampiamente assimilato nelle democrazie occidentali. Ed è quello che sta avvenendo a Milano una città che sembra ormai aver imboccato una direzione decisamente mitteleuropea. Ha sfiorato qualche mese fa l’assegnazione della sede dell’agenzia europea del farmaco. Ha ospitato l’Expo e ha sfruttato l’evento – come deve avvenire in occasioni come questa – per sfruttare opportunità economico-finanziarie che altrimenti sarebbe più complesso intercettare.

Negli ultimi anni Milano ha ulteriormente cambiato volto. È sempre stata la più europea delle città italiane – non soltanto per ragioni geografiche – ma adesso sta consolidando improprio ruolo di capofila. Molte grandi aziende stabiliscono lì i loro centri nevralgici. Un percorso che parte da lontano, da Pisapia (ma secondo alcuni era ben presente anche con Letizia Moratti), ma che è innegabilmente e definitivamente esploso con l’amministrazione guidata da Giuseppe Sala. Che nel 2016, dopo aver brillantemente guidato l’operazione Expo, fu scelto come candidato sindaco del centrosinistra. E vinse.

È lui oggi il volto nuovo e vincente di un territorio politico ormai disancorato da rivendicazioni novecentesche e che ha come orizzonte sfide per la competitività, i trasporti, la tecnologia. La politica proiettata nel futuro.

Una visione certamente distante dall’altra figura emersa in questi giorni: Carola la capitana della Sea Watch. Ma non obbligatoriamente contrappositiva. L’attenzione agli ultimi, alla questione emigranti, a chi è costretto a vivere in condizioni di profondo disagio, resta la cifra di una politica attenta non soltanto del cosiddetto centrosinistra. Certamente, però, diversa è la visione. E quella di Sala è una visione proiettata in una dimensione di operosità e di ingegno che sta aiutando l’Italia a conquistare porzioni stima e di affidabilità in Europa e non solo. Come dimostra l’assegnazione deifichi olimpici invernali.

Senza dimenticare Carola, e la doverosa attenzione al sociale, giustamente sollecitata dal Vaticano e dagli ambienti cattolici (e non solo), da Milano può partire ed è partita la sfida del centrosinistra del fare. Che ha superato l’arcaica diffidenza del denaro, che ha finalmente sposato le leggi del mercato, e che non ha paura di sfidare la concorrenza sul terreno della competitività.

Perché al Pd serve un’iniezione di riformismo e attenzione al Pil

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