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Nuovo enigma nel conflitto siriano e questa volta, al centro, potrebbe trovarsi l’Italia. Attrezzatura italiana per la produzione di sostanze tossiche sarebbe stata trovata a Duma, in Siria, a inizio estate. A dirlo, ripreso da alcune agenzie di stampa, è stato il generale Igor Kirillov, capo delle truppe russe di difesa radiologica, chimica e biologica. Per Kirillov su un totale di “42 siti” sono stati trovati anche “cilindri di cloro prodotti all’estero”. Un vero e proprio “laboratorio con [attrezzature di] produzione straniera”. “Non abbiamo menzionato il paese esatto all’epoca della scoperta (a giugno) ma le attrezzature avevano la scritta ‘Made in Italy'”, ha detto Kirillov alla tv Zvezda. Il 22 giugno, Kirillov aveva infatti riferito che a Duma era stato scoperto un laboratorio per la produzione di iprite, anche noto come gas mostarda, e dove alcuni componenti risultavano fabbricati in Unione europea e in Nord America. Ora ha citato esplicitamente la Penisola.

Non ci sono, ad ora, reazioni istituzionali che possano dare nuovi elementi per chiarire i contorni della vicenda, ma la notizia, se confermata, sarebbe di primo piano. Il 7 aprile 2018, Duma – già roccaforte dell’organizzazione islamista Jaysh al-Islam, una delle varie fazioni dell’opposizione contro il regime di Bashar al-Assad – è stato teatro di un presunto un attacco tossico (forse al cloro) che ha provocato la morte di oltre cento persone. La linea calcata dagli Stati Uniti – raccontò Formiche.net – incolpava il regime di Damasco, mentre anche in questo caso la Russia aveva fornito una ricostruzione alternativa e piuttosto instabile (a tratti disse che l’attacco era un’operazione dei servizi segreti occidentali, a tratti aveva detto che sarebbero stati i ribelli a compierlo per far entrare in campo Stati Uniti e alleati e facilitare un regime change, in altri momenti ancora che si sarebbe trattato di un false flag inglese per oscurare il caso Skripal).

Ad ogni modo, le ipotesi in campo rispetto al presunto ritrovamento di attrezzature realizzate in Italia sono per il momento le più disparate. Potrebbe trattarsi, in primo luogo, di una fake news in piena regola e confezionata ad arte per creare ancora più caos nella già complessa situazione siriana. Val la pena ricordare che recentemente gli Stati Uniti hanno promesso di rispondere duramente se il presidente siriano Bashar al-Assad userà armi chimiche nell’offensiva per riprendere la provincia di Idlib (una dichiarazione condivisa anche da Francia e Regno Unito).

Due altre possibilità – molto diverse tra loro per tempistica e potenziali ripercussioni – sono che i macchinari siano stati ceduti alla Siria prima dell’inizio della crisi nel 2011, quando cioè i rapporti tra al-Assad e la comunità internazionale erano senz’altro migliori di quelli odierni, o che siano stati dati ai ribelli dopo lo scoppio della guerra civile.

Un’ultima ipotesi, infine, è che le attrezzature possano essere sì di fabbricazione italiana, ma che possano essere arrivate lì indirettamente, magari transitando prima da altri Paesi.

Difficile, in ogni caso, che il governo italiano non chieda (se non lo ha già fatto) di poter ispezionare in prima persona attraverso i suoi tecnici ed esperti quanto sarebbe stato trovato.

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