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Di Maio ha sbagliato a incontrare i gilet gialli, ma di certo i francesi non spiccano per “immacolatezza” di atteggiamenti nei nostri confronti. Quel che è certo, è che la situazione attuale non giova a nessuno, e che sarà dura ricostruire un rapporto ormai logoro. È il punto del generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa e già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, sull’ultimo episodio dell’escalation politico-diplomatica tra Roma e Parigi. Il ministero degli Esteri d’oltralpe ha infatti richiamato l’ambasciatore francese in Italia, Christian Masset, per consultazione a seguito “delle provocazioni inaccettabili” arrivate dall’esecutivo italiano. A parte tutto, chiosa Tricarico, “siamo di fronte all’ennesimo segno della caduta del galateo istituzionale nei rapporti tra Stati, ormai imperante”.

LO SMACCO DEI GILET GIALLI

Certo, a ognuno vanno riconosciute le rispettive responsabilità, e l’incontro del vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio con i leader dei gilet gialli non poteva di certo passare in sordina, tanto più se arrivato dopo settimane di crisi nera nei rapporti tra i due governi. “Non si può essere così brutali nell’interferire negli affari interni di un Paese amico e alleato, soprattutto se per soli ed evidenti motivi di politica interna”, ha rimarcato il presidente della Fondazione Icsa. “Formalmente la Francia ha ragione, ma il risultato è un altro tassello di un deterioramento sistematico dei rapporti che non è utile a nessuno”.

COME USCIRE DALLO STALLO

Per uscire dallo stallo, “occorre darsi tutti una calmata”. Per ora, il ripristino di relazioni cordiali “non sembra un obiettivo a portata di mano, anche perché non mi pare ci sia all’orizzonte alcuna volontà di risolvere la questione”. Si tratta dell’estensione all’estero di uno stile politico che ormai contraddistingue il Bel Paese. “Finché ce la prendiamo tra di noi, può pure andare bene – nota ancora il generale – ma oltre i confini nazionali la cosa rischia sempre di diventare più grossa e complessa”.

“QUANDO RESTITUII LA LEGION D’ONORE”

Lo sa bene Tricarico, che nel 2011 decise di restituire la “Legion d’Honneur”, ordine cavalleresco istituito da Napoleone Bonaparte nel 1802, nonché una delle più prestigiose onorificenze francesi, assegnatagli per il ruolo svolto durante il conflitto in Kosovo. Già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, al generale non andò giù “l’irriguardoso comportamento”, con la risatina che indispettì tutta Italia, della cancelliera Angela Merkel e del presidente francese Nicolas Sarkozy nei confronti dell’allora premier italiano Silvio Berlusconi. “Il mio fu un gesto assolutamente compatibile con un comportamento dignitoso – ricorda Tricarico – ma non per questo meno perentorio”.

LE RESPONSABILITÀ FRANCESI

Oggi come allora, il governo francese non sembra spiccare per una particolare sensibilità nei confronti dell’esecutivo italiano. È vero “che noi siamo andati a ficcare il naso, in maniera un po’ grossolana ed evidente, in questioni che non ci riguardano e che sono un preciso problema di insofferenza per l’attuale amministrazione francese”, nota il presidente della Fondazione Icsa. Ma è anche vero “che loro conservano da tempo una politica non ostile, ma certamente divergente, rispetto a quella italiana, soprattutto sugli interessi per noi più urgenti come la Libia, solo per citarne uno”.

IL CASO NIGER

Altro caso emblematico riguarda la missione italiana in Niger, per mesi bloccata “dalla strana e malcelata insofferenza da parte del governo di Niamey, complice forse l’insoddisfazione francese per la nostra nuova proiezione”, ha ricordato Tricarico. Così, “la Francia non può di sicuro vantare un’immacolatezza di comportamenti, spesso non armonici rispetto alla politica italiana che, con riferimento al nord Africa, resta di pacificazione, stabilizzazione e conciliazione”.

IL FATTORE GERMANIA

Tra l’altro, se tra Roma e Parigi è nebbia fitta, tra la capitale francese e Berlino splende il sole. Lo scorso 22 gennaio, la Merkel e Marcon hanno firmato il trattato di Aquisgrana che rinnova e rafforza il partenariato già sancito nel 1963 con il trattato dell’Eliseo. Si prevede un maggior coordinamento, nonché scambi di ministri nelle varie riunioni dei rispettivi esecutivi. L’obiettivo è dare una propulsione a due all’Unione europea. Ora che tra Francia e l’Italia è crisi vera, non rischiamo l’isolamento? “Ma l’Italia è già isolata – risponde il generale Tricarico – anche se non leggerei le difficoltà franco-italiane alla luce del rapporti tra Parigi e Berlino”. L’intenzione di potenziare le relazioni franco-tedesche “sono simili da tempo, e risalgono almeno a trent’anni fa con Helmut Kohl e François Mitterrand”.

I DOSSIER DELLA DIFESA

Anche nel campo della difesa (su cui il trattato di Aquisgrana spinge molto), “l’amicizia tra francesi e tedeschi, seppur con alti e bassi, è sempre stata molto salda, evidente in questi giorni con il primo contratto assegnato dai due governi per il progetto del caccia del futuro, un programma che resta sbagliato e assolutamente non condivisibile”. L’impressione è comunque che la difesa sia una piccola e marginale componente dell’attuale crisi franco-italiana. D’altronde, evidenzia ancora Tricarico, “in questo settore i rapporti non sono mai stati particolarmente profondi, per quanto sono sempre rimasti formalmente molto corretti e di reciproco rispetto”. Dunque, “se c’è qualcosa sotto la cenere – ha detto concludendo – è da rintracciare oltre il campo della difesa”.

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Se la Francia richiama l'ambasciatore. Il punto del generale Tricarico

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