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Gli Stati Uniti sospenderanno la partecipazione a un trattato sul controllo degli armamenti con la Russia che è stato un fulcro della sicurezza europea dopo la guerra fredda: l’Inf, acronimo inglese per Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, ossia quello che regolamenta gli armamenti atomici ground-based a medio raggio e che partecipò ad avviare la fine della Guerra Fredda.

Da mesi l’amministrazione Trump sta minacciando l’uscita dal trattato, firmato nel 1987 da Gorbaciov e Reagan, accusando la Russia di violarne i principi base. Denunce che non sono una novità, e che sono iniziate a cadenza annuale già nel 2014. Oggi sono scaduti i sessanta giorni di ultimatum che Washington aveva dato a Mosca chiedendo che la Russia mostrasse prove per scagionarsi dalla accuse di violazione (continuando a produrre quel tipo di missili), che però i russi considerano infondate e usate dagli americani come scuse per l’uscita.

Ad annunciare la decisione è stato il segretario di Stato, Mike Pompeo, che ha detto: “Non possiamo più essere vincolati da un trattato che la Russia viola senza pudore”. Gli Stati Uniti ritengono che da diverso tempo Mosca abbia ricominciato la produzione di nuovi missili balistici a media gittata (quella tra i 500 e i 5.500 chilometri, vettori che dovrebbe essere proibiti in base all’INF), simili – ma più tecnologici – agli storici “Euromissili” (così chiamati perché in grado di colpire l’Europa), che diedero il via alla discussione del trattato.

La Russia, ovviamente, nega e accusa gli Stati Uniti di usare la scusa difensiva con fine offensivo, ossia dare il via a una nuova stagione di corsa agli armamenti – che per gli americani avrebbe non solo l’obiettivo di contrastare i russi, ma guarderebbe anche alla crescita militare della Cina, che è fuori dal trattato e contro cui Washington avrebbe intenzione di competere per potenza, ricominciando ad armarsi anche di missili nucleari a medio-raggio.

Attenzione: questo aspetto della competizione con la Cina non è secondario. Ci sono molti pianificatori politico-militare americani, e diversi membri dell’attuale amministrazione (su tutti il consigliere per la Sicurezza nazionale, John Bolton) che da tempo sostengono che essere rimasti dentro, sinceramente, all’intesa INF abbia fatto perdere all’America competitività sul piano strategico-militare. Mentre la Cina, dall’esterno, poteva mettersi a produrre qualsiasi tipo di arma, comprese quelle vietate dal trattato russo-americano.

È stata la Nato stessa ad aver dato conferme sull’attività russa: avvisata dalle informazioni americane nel 2014 (quando l’amministrazione Obama avvisava che in realtà la Russia sta effettivamente violando il tratto INF dal 2008), l’Alleanza Atlantica aveva condotto analisi proprie concludendo che Mosca non stava rispettando sinceramente le clausole stilate nel 1987. Condizione ormai data quasi per scontata.

Se si somma il doppio contesto riguardante le due “rival powers” americane – le violazioni russe e la competitività con la Cina – è chiaro come il presidente Donald Trump, uno che già vede le intese internazionali e multilaterali come un elemento di impiccio che limita l’interesse nazionale americano, abbia raggiunto rapidamente la decisione.

Domani arriverà a Mosca la lettera che formalizzerà la scelta statunitense. Resta comunque una finestra di sei mesi prima che l’uscita diventi effettivamente operativa, ma – dicono le fonti dei media americani – nessuno si aspetta che la Russia cambi postura sulla questione, e dunque alla luce della situazione attuale sembra difficile un ripensamento.

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Trump tira fuori gli Usa dal trattato nucleare Inf (che la Russia sta violando)

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