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“La Francia sta vivendo da tempo un’epoca di gravissimi problemi sociali e di ordine pubblico: pochi mesi fa l’allora ministro dell’Interno Gerard Collomb parlava di situazione quasi fuori controllo”. Dunque secondo Gianandrea Gaiani, direttore di Analisi Difesa, il terrorismo riapparso con l’attentato di Strasburgo è solo una delle emergenze francesi. Inoltre, per i foreign fighters meglio un tribunale internazionale che i progetti di reinserimento.

La Francia era nel mirino più di altre nazioni e l’avvicinarsi del Natale faceva presupporre un rischio più alto. Eppure il terrorista Cherif Chekatt ha colpito ed è scomparso.

Pochi mesi fa l’allora ministro dell’Interno Gerard Collomb, che si sarebbe dimesso all’inizio di ottobre, parlava di una situazione che stava andando fuori controllo e non si riferiva né ai gilet gialli che non erano ancora nati né al terrorismo, ma alle banlieus dove non entrano neanche i vigili del fuoco. Lanciò l’operazione “Reconquête républicaine” ed è significativo parlare di riconquista. La polizia e gli organismi di sicurezza francesi devono fronteggiare una situazione che comprende le banlieus, la rivolta popolare dei gilet gialli e il terrorismo il cui pericolo si rinnova ogni anno a ridosso del Natale in tutta Europa e in Occidente. Un sovraccarico di fronte al quale qualunque Paese occidentale non farebbe figure migliori.

L’anno scorso in Europa sono stati sventati più di 20 attentati. È vero che quando la prevenzione funziona non si vede e non se ne parla.

Il recente rapporto Global Terrorism Index indica che nel 2017 le morti per terrorismo sono calate del 27 per cento nel mondo e del 75 per cento in Europa, nell’anno che coincide con i duri colpi presi dall’Isis in Iraq e Siria. Purtroppo le feste natalizie sono una buona occasione se l’Isis o chi usa questo brand vuole dimostrare di essere ancora sulla breccia.

Il caso di Strasburgo presenta però delle particolarità: Chekatt non era conosciuto solo come radicalizzato, ma anche come delinquente comune da anni.

Anche la risposta contro il crimine dev’essere più forte: a 29 anni aveva avuto più di 20 condanne ed era libero, vuol dire che era sempre stato condannato a pene lievi.

I testimoni dicono che mirava con precisione alla testa, come un’esecuzione, anziché colpi contro la folla come in altre occasioni.

La mia impressione è che volesse fare il maggior numero di morti possibili e naturalmente se spari alla testa hai più “garanzie”. È probabile che abbia improvvisato le modalità, ma non escludo una cellula di fiancheggiatori che l’hanno appoggiato.

Non sappiamo se sia andato in Germania o sia nascosto in Francia, però ha fatto venire in mente Salah Abdeslam, l’autore degli attentati di Parigi che tornò tranquillamente in Belgio nascondendosi a Molenbeek grazie all’omertà locale.

Potrebbe essere nascosto in un quartiere islamico di una città tedesca o della stessa Strasburgo: il 10 per cento dei 20mila soggetti francesi indicati come “fiche S” sono proprio in Alsazia.

L’Europa ha il grande problema dei foreign fighter e lei in più di un’occasione ha contestato l’invito dell’Unione europea a progetti di reinserimento sociale. Come andrebbero gestiti altrimenti?

Trattandoli come criminali di guerra: si istituisce un tribunale internazionale, numerosi ordinamenti come quello italiano puniscono il mercenariato. Non siamo di fronte a giovani balordi, ma a gente che sa usare esplosivi, sa sparare ed è avvezza a uccidere anche i civili.

Un tribunale prevede tempi lunghi e prove certe.

La maggiori informazioni sui foreign fighters le hanno fornite i servizi di sicurezza siriani di Bashar Assad perché sanno chi hanno ucciso, ne conoscono le nazionalità e ne intercettano le comunicazioni. Mentre per l’Italia il fenomeno è marginale con 135 foreign fighters, la Francia ne conta 1.700 e la Gran Bretagna oltre 2mila. Non sono ex tossicodipendenti e deradicalizzare non è come dare il metadone. Infatti nessuno li vuole: i curdi delle forze democratiche siriane, alleati con gli Usa, hanno oltre 700 foreign fighter prigionieri e vorrebbero riconsegnarli ai Paesi di origine. Nessuno se li riprende.

terrorismo, Manciulli, Cia

Per i foreign fighters meglio il Tribunale internazionale. Parla Gaiani

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