Skip to main content

L’assillo che pare affliggere la minoranza dei militanti e degli elettori Pd sul ritorno di Renzi alla casa del padre è antropologia culturale. Interpretata dai soliti noti, ex Pci che vedono il Pci dove il Pci non c’è più. Lo sgarbo al Partito è offesa grave. Quello che dice e fa il Partito non si discute. Ma per vincere, oggi, c’è da raccogliere di tutto e di più (stando al primo sondaggio dopo le vacanze di Quorum/Youtrend il centrosinistra con Calenda e Renzi sorpassa il centrodestra). Senza fare gli schizzinosi. E nemmeno i custodi della fedeltà alla bandiera. Renzi alla festa dell’Unità di Pesaro ha detto cose per cui, paradossalmente, andrebbe difeso.

Avercene degli alleati così. Ha ricordato di non trovarsi nella condizione del figliol prodigo (ci mancherebbe, del Pd è stato segretario dell’orgoglio raggiungendo il massimo storico di consenso, è salito da premier a Palazzo Chigi, ha cresciuto una classe dirigente), ha detto di fidarsi della Schlein e che il posto futuro di Elly è fare la premier. Che vogliono di più quelli del Pd che lo processano per lesa maestà? Lo sanno che nemmeno molti dirigenti del Pd hanno così tanta generosità verso la Schlein?

Ho letto e sentito reazioni di alcuni Pd addetti alle cucine dalla Festa dell’Unità di Reggio Emilia che hanno addirittura intimato il classico ok corral, o noi o lui. Dove pensano di andare con atteggiamenti del genere che traspirano un odio accecante verso l’ex premier? Che se ne vada in Arabia, ha detto qualcuno. Alla segretaria Pd Renzi ha dato carta bianca. Senza tavoli preventivi. Calenda sostiene che Renzi in verità è alla ricerca di un modo per essere rieletto al Parlamento. Vedremo se l’ex ministro intruppato in carriera politica da Renzi avrà il coraggio di riconoscere a Schlein la leadership del campo largo.

La ricordo la faccenda della premiership perché il vero quizzone che gira intorno al campo largo è quello di sempre (la battuta in Ecce Bombo di Nanni Moretti è esemplificativa: E adesso che abbiamo fatto la squadra, chi porta la palla?). Chi farà il premier nel caso di una vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni politiche? Sono tanti protagonisti tronfi di vania gloria in fila nella corsia casting. Stia accorta la Schlein. Copi saggiamente dal centrodestra. Fa il premier il segretario del partito che prende più voti nella coalizione. Sottoscritto e firmato da tutta la coalizione.

Gli avanti e indietro di Conte si spiegano così anche rispetto alle imminenti elezioni regionali con le condizioni poste contro Italia Viva ovunque, a partire dalla Liguria. Il programma è pinzillacchere. Conte, due volte premier ha la chiara intenzione di essere lui il candidato a Palazzo Chigi del campo largo. Non è nuova l’ipotesi. Se ne parla. Conte ha dei veri fan lavoratori per lui proprio nel Pd. Questo per capire come sta girando la faccenda. Attenti a quelli del Pd di non cadere nella trappola di Conte, dei 5 Stelle. Che ha fatto una dichiarazione che è il suo programma: “resuscitare Matteo è un harakiri”. Si è fatto portabandiera dei malpancisti nel Pd. Tutto per dividere: è storia. I 5 Stelle crescono, i primi tempi, succhiando consensi al Pd, che lo divisero già allora. E poi qualche voto ritornò indietro.

Conte in termini di affidabilità è pari a Renzi. Eppoi Conte dovrebbe comunque ringraziare l’ex sindaco di Firenze. Gli concesse il benestare per fare la seconda volta il premier. E, in un qualche modo, educò i 5 Stelle a una ispirazione culturale di sinistra. Anche se rimangono dei giamburrasca ante litteram. Basta scorrere il campionario di alcune elezioni amministrative per toccare con mano i flussi: quando il candidato è 5 Stelle i Pd comunque lo votano compatti. Quando il candidato è Pd i voti dei 5 Stelle non sono pervenuti. Altresì è ignoranza politica dimenticare che i 5 Stelle sono a corto di voti. Lasciamo stare i sondaggi sulle politiche, stando alle ultime europee, regionali e comunali il caveau dei voti validi è molto risicato. E se dovesse entrare un’eventuale scissione il destino versione lumicino è assicurato.

Poi certo nel centrosinistra vi sono solchi programmatici evidenti. Si pensi se in questi giorni fosse al Governo il campo largo. Come tratterebbe la vicenda della guerra in Ucraina? Costituzionalmente parlando dopo l’invasione della Russia di Zelensky si può ancora sostenere che l’Italia non è in guerra con la Russia? E le armi? Che si fa? Ne inviamo altre come vorrebbe il segretario generale della Nato Stontelberg che continua parlare in nome dell’alleanza militare atlantica unita?

Quindi vuol dire che il rappresentante dell’Italia è d’accordo a pieno titolo a inviare altri carri armati e lanciamissili? Il centrodestra al Governo risolve la questione senza discuterne, va avanti la Meloni a testa bassa, i vari Ministri, dal vice premier Salvini a Crosetto a Tajani abbozzano le tiritera di sempre, Non manderemo altre armi a Zelensky, non siamo in guerra con la Russia, l’intervento dell’Ucraina allontana la pace. E quindi? Che si fa per questa guerra. Sarebbe bene che ne discutesse a viso aperto nel campo largo (Schlein telefoni a D’Alema che pare abbia qualche idea in proposito dopo che è stato consultato addirittura dalla Cina). Sarebbe la sua prima prova di un futuro governo. Così per cominciare a farci su l’occhio.

Renzi non c’entra, la sfida nel campo largo è su chi farà il premier. L’opinione di Guandalini

È partita la quadriglia verso l’ex premier fiorentino. I militanti puri e duri del Pd non lo vorrebbero nel campo largo. Conte ne fa una questione di principio e intanto pensa alla sua terza candidatura a Presidente del Consiglio. La Schlein lavora per unire. Contro i malpancisti che sono caduti nella rete dei 5 Stelle. Perché non fare una prova di Governo in Parlamento sul tema della guerra in Ucraina? L’opinione di Maurizio Guandalini

Energia, difesa, università. Tutte le relazioni tra Italia e Azerbaigian

Nel giorno dell’incontro a Palazzo Chigi tra Giorgia Meloni e il presidente azero Ilham Aliyev, spiccano le forti relazioni commerciali tra i due Paesi, impreziosite dal peso specifico di una influenza in quella macro regione, anche alla luce delle nuove sfide geopolitiche

Saremo costretti a spegnere l’IA? I dubbi di Schmidt (ex Google)

La tecnologia offre incredibili opportunità di sviluppo. Ma alimenta anche la disinformazione. Per questo, bisogna considerare l’opzione di spegnere questi sistemi per evitare che diventino una minaccia incontrollabile. Le parole di Eric Schmidt al Sydney Dialogue

Navigazione satellitare Made in Italy. Il nuovo Centro di Telespazio

Di Riccardo Leoni

Telespazio si è aggiudicata il bando dell’Agenzia spaziale italiana per la costituzione del nuovo centro di eccellenza per le tecnologie e le competenze di navigazione satellitare il cui obiettivo è mettere in rete in maniera diffusa, sfruttando soluzioni cloud, diverse realtà di ricerca, industriali e universitarie italiane

Babygirl, o dell’autoironia sul desiderio femminile

Di Chiara Buoncristiani

Il tema della sessualità femminile rappresenta il perno del nuovo film di Halina Rejin, che affronta la questione con toni divertenti e scherzosi. Ma capaci di far riflettere

Great e Groove, doppio accordo tra Thales Alenia Space e l’Asi

Di Riccardo Leoni

L’accordo tra Thales Alenia Space e l’Agenzia spaziale italiana promette nuovi sviluppi nel campo della previsione meteorologica e dei cambiamenti climatici. I contratti per la realizzazione dei nuovi banchi di prova vanno alla joint venture italo-francese

Droni navali e sistemi autonomi. Ecco l’accordo della cantieristica francese

Di Riccardo Leoni

Le francesi Naval Group e Couach hanno siglato un accordo per sviluppare sistemi autonomi di combattimento navale, dei veri e propri droni marittimi. L’intesa si inserisce nel contesto della cresta di interesse (tra cui quella italiana) verso questo tipo di piattaforme, anche a seguito dei risultati raggiunti dagli ucraini nel mar Nero

Sulla salute è in gioco una guerra economica globale, servono armi (democratiche) per combatterla. La visione di Cattani

“La Ricerca prescinde dai governi. È per i popoli, per il bene comune”, asserisce il ministro Bernini. Ma per sostenerla serve “un contesto che ci consenta di farlo”, secondo Marcello Cattani, che ha ricevuto oggi la laurea honoris causa dall’università digitale Pegaso, ateneo di Multiversity

Il viaggio di Putin in Mongolia è andato esattamente come previsto

Il presidente russo si è recato in visita di Stato in Mongolia, dove sarebbe stato passibile di arresto per il mandato della Cpi, e dove è invece stato accolto con tutti gli onori. Oltre che qualche protesta

A cosa porterà il duello legale tra Elon Musk e il Brasile

Mentre la disputa tra Elon Musk e il governo brasiliano si intensifica, il destino di Starlink appare incerto. Se le autorità procederanno con la revoca della licenza, si potrebbe assistere a un impatto significativo non solo per l’ecosistema digitale del Paese, ma anche per l’influenza globale di Musk nel campo delle telecomunicazioni

 

×

Iscriviti alla newsletter