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L’incontro tra i leader dell’Unione Europea tenutosi a Salisburgo a fine settembre ha rappresentato una importante verifica dello stato dei negoziati su Brexit in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo fissata per il 18 ottobre.

Le dichiarazioni conclusive del Presidente dell’Ue Donald Tusk e della premier britannica Theresa May hanno tratteggiato il quadro di una fase dei negoziati caratterizzata dalla difficoltà nel trovare un’intesa su due punti fondamentali: le relazioni commerciali tra le parti nel dopo Brexit e la questione del confine irlandese.

La bocciatura da parte dei negoziatori europei della proposta avanzata dal governo britannico, il cosiddetto accordo di Chequers che proponeva la realizzazione di un free trade agreement sullo scambio di beni molto prossimo ad un’unione doganale, ha indotto ad intensificare i negoziati per la definizione di una soluzione alternativa in vista della deadline del 18 ottobre e ha al contempo aperto la strada ad una separazione senza accordo, come paventato dalla stessa Premier britannica al grido di “meglio nessun accordo che un cattivo accordo” pur rimarcando la volontà dei negoziatori del Regno Unito di raggiungere un buon accordo.

Il congresso dei conservatives britannici, tenutosi a Birmingham a inizio ottobre, ha però confermato la volontà di proseguire a tappe forzate verso un’intesa in vista della prossima riunione del Consiglio Europeo. Se per un verso nel proprio discorso Theresa May ha ribadito che il Regno Unito sarebbe pronto ad uscire senza accordo dall’altro ha manifestato piena disponibilità a discutere su una soluzione equilibrata ma diversa da quella proposta a seguito della conferenza di Chequers, e, in risposta, il capo dei negoziatori dell’Unione Europea Michel Barnier ha manifestato pari disponibilità.

Al momento la soluzione più probabile sembra essere quella rappresentata dalla realizzazione di un Free Trade Agreement tra le parti sulla falsariga del Ceta, l’accordo realizzato con il Canada, che prevede l’abolizione delle tariffe doganali su un vasto numero di beni, prossimo al 100% dei beni scambiati, la soppressione delle quote, ed un mutuo riconoscimento delle qualificazioni professionali.

Questa soluzione garantirebbe la possibilità di procedere negli scambi commerciali tra i due versanti della Manica senza dover ricorrere ad un sistema di tariffe doganali, pur permettendo ad entrambe le parti di sottoscrivere liberamente accordi commerciali con Paesi terzi.

È di questi temi che si parlerà il 15 ottobre a Milano in un dibattito, rivolto alla business community, sul tema “Road to Brexit: stato dell’arte, rischi e opportunità per l’economia italiana alla vigilia della riunione del Consiglio Europeo” promosso da The Smart Institute Think Tank e Comitato Select Milano con la collaborazione di Simmons & Simmons che ospiterà l’evento.

Alla tavola rotonda parteciperanno esponenti delle istituzioni italiane, con Lia Quartapelle della Commissione esteri della Camera dei deputati e Gianmarco Senna presidente della Commissione Attività produttive di Regione Lombardia, ed esponenti del mondo economico, con Maurizio Bernardo presidente di Beyond e già presidente della Commissione finanze della Camera dei Deputati, Romeo Battigaglia, Partner di Simmons & Simmons e Strategy Director di Select Milano, Bepi Pezzulli, presidente di Select Milano e autore del Libro “L’Altra Brexit. Geopolitica & Affari”, Vincenzo Scuotto, vice presidente di The Smart Institute e Mario Angiolillo, direttore dell’Osservatorio Relazioni Usa-Uk-Eu di the Smart Institute.

Obiettivo del dibattito è quello di porre i riflettori su un tema, il divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea, che avrà certamente delle ripercussioni sull’economia italiana, andando ad analizzarne in maniera accurata e dettagliata le ricadute attese sul nostro sistema economico, i rischi e le opportunità offerte, e più in generale il futuro delle relazioni anglo-italiane.

L’importanza del tema è tutta scritta nei numeri. Oltre 3 milioni di cittadini europei vivono nel Regno Unito e, di questi, oltre 600mila sono italiani. L’entità delle relazioni commerciali tra Unione Europea e Regno Unito è di primaria importanza con circa 600 miliardi di euro di scambi commerciali nel 2015, secondo fonti dell’Office for National Statistics, ulteriormente incrementati ad oltre 650 miliardi nel 2016 e mantenuti pressoché invariati nel 2017.

Con un trend analogo per l’Italia che su un ammontare complessivo di scambi commerciali pari a 42 miliardi di euro annui esporta annualmente verso il Regno Unito circa 23 miliardi di euro.

Senza dimenticare la profonda interrelazione a livello di mercati finanziari, tema che tocca particolarmente l’Italia con Borsa Italiana controllata dal London Stock Exchange Group.

Ma la collaborazione tra le parti non riguarda solo l’economia ma anche altri aspetti cruciali quali, ad esempio, l’intelligence e la lotta al terrorismo internazionale ed alla criminalità organizzata.

Il percorso verso Brexit sta volgendo a compimento e il Consiglio Europeo del 18 ottobre ne è stato identificato come una tappa decisiva.

Road to Brexit. Rischi e opportunità per l'Italia alla vigilia del Consiglio Europeo

Di Mario Angiolillo

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