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In attesa che la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza venga depositata in Parlamento una volta completato, divampano le polemiche sia sul rapporto deficit/Pil stabilito dal governo per il 2019 al 2,4%, e sia sulle stime di crescita che l’esecutivo si propone di raggiungere per il prossimo anno con la manovra in via di definizione con la prossima Legge di bilancio.

Le ultime previsioni fatte circolare da Palazzo Chigi e dal Mef vorrebbero un incremento del Pil dell’1,5-1,6% che, invece – insieme alla Commissione Europea, Bce e Fmi – anche il Centro Studi di Confindustria considera elevato, prevedendo invece un incremento tendenziale, al netto degli effetti delle misure governative, solo dello 0,9%.

Certo, lo sappiamo, saranno diversi i fattori che concorreranno a definire il tasso di crescita del nostro Paese, molti dei quali di natura esogena e riferibili all’andamento più generale dell’economia mondiale, alle importazioni dei Paesi ai quali vendiamo di più, agli eventuali ulteriori dazi che fossero imposti da alcuni grandi Stati danneggiandovi le nostre esportazioni, al costo delle materie prime, petrolio in testa – il cui prezzo al barile in queste ultime settimane è aumentato sia per il Brent e sia per il Wti –  e al cambio fra euro e dollaro e fra l’euro e le altre maggiori valute mondiali.

Ma contribuiranno a definire il tasso di sviluppo della nostra economia le scelte di politica economica che saranno proposte dal Governo nella Legge di bilancio e approvate dalla maggioranza che lo sostiene in Parlamento.

Ora, senza voler partecipare in alcun modo ad una polemica che si sta sviluppando nel Paese fra l’esecutivo e le forze politiche di maggioranza da un lato, e quelle di opposizione dall’altro – cui al momento, a differenza della Confindustria, non sembrano partecipare attivamente le grandi organizzazioni sindacali – ci si propone in queste note di richiamare l’attenzione su alcune opzioni governative che, di concerto anche con gli enti locali per quanto di loro competenza, potrebbero concorrere a sostenere la crescita dell’Italia nel prossimo anno e che attengono ad investimenti già deliberati o possibili con risorse già disponibili, ma il cui impiego potrebbe essere accelerato con un consenso sperabilmente pluripartisan.

Ci si riferisce in primo luogo all’impiego dei fondi comunitari per il periodo 2014-2020 da parte delle Regioni, soprattutto di quelle meridionali, alcune delle quali scontano ritardi di particolare gravità denunciati dalla ministra Lezzi. Allora, per velocizzare la spesa di quelle risorse si potrebbero commissariare le Regioni inadempienti? Così come si dovrebbe accelerare l’impiego dei fondi comunitari gestiti dai ministeri, in alcuni dei quali si registrano ritardi francamente incomprensibili e incompatibili con l’incremento della crescita che pure il Governo afferma di voler assicurare.

Un altro comparto in cui si potrebbe “forzare” lo sviluppo – esistendone tutte le condizioni – è quello delle estrazioni petrolifere, soprattutto (ma non solo) in Basilicata, concordando però con le imprese e le Istituzioni locali tempi e modalità per il rispetto di tutte le normative ambientali, ma facendo in modo che (finalmente) vadano a pieno regime i pozzi della Val d’Agri a Viggiano (PZ) e della Valle del Sauro a Corleto Perticara. In quest’ultima località, anch’essa nel Potentino, il raggruppamento fra Total, Shell e Mitsui ha completato da tempo il maxi investimento per circa 2 miliardi di euro per l’allestimento dei pozzi e la costruzione del Centro Oli in grado di trattare a regime circa 50mila barili di petrolio al giorno, ma è già sopravvenuto un primo provvedimento di blocco da parte della Regione nel metterli in produzione per un incompleto – a suo dire – adempimento delle procedure previste per l’inizio dell’esercizio estrattivo.

Così come si dovrebbe verificare se gli investimenti per 2 miliardi di euro previsti dall’Eni per le estrazioni del gas nell’Alto e Medio Adriatico possano essere anticipati nel loro cronoprogramma, contribuendo così ad irrobustire tutta la filiera dell’offshore del polo navalmeccanico di Ravenna.

Non si dimentichi inoltre che con l’accordo sottoscritto al Mise per il trasferimento della proprietà del Gruppo Ilva ad Arcelor Mittal devono partire gli investimenti che l’acquirente ha previsto soprattutto per lo stabilimento siderurgico di Taranto che per il 2018-2019 sono stati previsti in 901 milioni di euro, divisi fra 542 milioni di investimenti ambientali e 359 milioni di investimenti tecnici, con una produzione che nel 2019 dovrebbe raggiungere gli 8,4 milioni di tonnellate, divise fra 6 milioni di acciaio liquido e 2,4 milioni di tonnellate di bramme importate da altri siti. Ora, dal momento che si sono protratti i termini per l’aggiudicazione e sono in corso le procedure di assunzione degli addetti previsti dall’accordo, gli investimenti previsti per quest’anno, sommandosi con quelli del prossimo, potrebbero conferire un apprezzabile impatto all’aumento degli investimenti industriali e della produzione manifatturiera nazionale.

Ed anche i cantieri in corso o imminenti per alcune grandi opere come la Tav, la Tap, il Terzo Valico, il nuovo ponte di Genova, ecc. andrebbero accelerati o in qualche caso avviati, mentre per altri interventi se ne potrebbero rivedere con la spending review i costi a suo tempo previsti. Al riguardo, è appena il caso di ricordare che, come riportato nell’Allegato Connettere l’Italia al Def approvato dal governo Gentiloni nell’aprile di quest’anno – Allegato redatto dall’allora ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio – al capitolo III, punto 12, pag.45 si faceva un preciso riferimento a quanto era stato possibile prevedere in termini di minori costi per alcune grandi opere, grazie ad un’accurata spending review compiuta dalla Struttura tecnica di Missione allora in carica. Pertanto questo lavoro è stato già compiuto e il nuovo governo se ne potrebbe avvalere per quanto riguarda la riduzione di alcune spese da prevedersi nella Legge di bilancio.

Insomma, nel mentre le polemiche su deficit, Pil ed altri futuri provvedimenti governativi continueranno ad alimentare un dibattito che durerà a lungo, si faccia attenzione, ancor prima di mettere a punto nuove misure, a quanto già oggi si potrebbe avviare o accelerare, con il concorso di imprese pubbliche e private e delle Istituzioni locali, per favorire la crescita del Paese, essendovene le risorse e alcune condizioni strutturali.

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