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Non ha dubbi Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo: il filo diretto con Weber, così come con tutti gli altri interlocutori con cui Meloni si rapporta abitualmente, serve proprio a portare avanti soluzioni utili ai cittadini italiani ed europei. E sull’immigrazione osserva che “grazie all’accordo Ue-Tunisia abbiamo il 60% di sbarchi in meno e oggi, con buona pace del Pd, la sinistra europea – da Scholz a Starmer – vuole seguire la linea Meloni”. L’obiettivo di Ecr? Costruire sui temi più importanti maggioranze di centrodestra che possano frenare la deriva ideologica della sinistra rosso-verde, a partire dal Green Deal.

Con Fitto commissario c’è l’accordo conservatori-popolari?

Il dialogo conservatori-popolari è sempre aperto e va avanti: a luglio abbiamo votato presidenti e vicepresidenti delle commissioni parlamentari e il Ppe non si è prestato ai giochini delle sinistre, sostenendo lealmente i candidati Ecr. Ma quello del Commissario è un altro tema. Il Commissario italiano viene espresso unitariamente dal governo di centrodestra, composto da partiti che appartengono a tre gruppi politici diversi del Parlamento europeo, tra cui il Ppe. È logico e naturale che questi tre gruppi si impegnino a sostenerne la nomina nel passaggio parlamentare che si svolgerà a ottobre. Ma noi auspichiamo che sul nome del Commissario italiano ci sia un’ampia convergenza, a partire dagli altri partiti italiani. Ricordo come nel 2019 FdI, che pure faceva opposizione dura al governo giallorosso, non creò alcun problema a Paolo Gentiloni. Sono le classiche partite su cui l’interesse nazionale dovrebbe prevalere. Se così non fosse sarebbe un grave errore da parte del Pd.

Quali deleghe sarebbero più congeniali?

La valutazione sulle deleghe è ancora in corso ed è in capo al presidente del Consiglio, nel suo rapporto diretto e costante con Ursula Von der Leyen. L’Italia chiede deleghe economiche importanti, adeguate al suo ruolo e al suo peso, e sono fiducioso che così sarà. Se poi queste responsabilità fossero impreziosite da una vicepresidenza esecutiva sarebbe un risultato molto significativo per l’Italia, ma l’importante è che ci sia un sostanziale equilibrio tra i grandi Paesi. A Von der Leyen il difficile compito di far quadrare il cerchio.

Il filo diretto fra Manfred Weber e Giorgia Meloni serve a ribadire il ruolo dell’Italia in Europa?

Con tutto il rispetto per l’amico Weber, le cui parole abbiamo ovviamente apprezzato, soltanto la nostra sinistra politica e giornalistica crede che debba arrivare sempre qualcuno dall’estero a legittimare il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. È proprio questo uno dei motivi per cui i governi di sinistra hanno relegato l’Italia ai margini: si certo, erano invitati nei salotti buoni, ma solo per lucidare l’argenteria. Invece siamo ancora una grande nazione, a prescindere e nonostante quei governi; e oggi, con un governo forte e stabile, possiamo provare a determinare le politiche Ue. Basti pensare a quello che sta accadendo sul fronte dell’immigrazione: grazie all’accordo Ue-Tunisia abbiamo il 60% di sbarchi in meno e oggi, con buona pace del Pd, la sinistra europea – da Scholz a Starmer – vuole seguire la linea Meloni. Il filo diretto con Weber, così come con tutti gli altri interlocutori con cui Meloni si rapporta abitualmente, serve proprio a portare avanti soluzioni utili ai cittadini italiani ed europei.

Cantiere Europa: che governo continentale sta per nascere e come ascolterà le istanze dei conservatori?

È su questo che si gioca la partita. C’è stata la maggioranza pro Ursula-bis del 16 luglio (popolari, socialisti, liberali con l’aggiunta dei Verdi, ndr), ma ora bisognerà costruire maggioranze sui singoli provvedimenti, in un’aula di Strasburgo che si è spostata visibilmente a destra. Sarà interessante capire come la nuova Commissione – con molti Commissari espressi dal Ppe – e lo stesso Ppe guidato da Weber si adatteranno a questo nuovo scenario. È chiaro che il nostro obiettivo è costruire sui temi più importanti maggioranze di centrodestra che possano frenare la deriva ideologica della sinistra rosso-verde, a partire dal Green Deal che deve essere profondamente modificato. Il Ppe lo ha detto a più riprese in campagna elettorale, noi glielo ricorderemo ogni volta che sarà necessario.

Il governo francese ancora non parte ma ciononostante Macron vuole dare le carte in Ue. Che segnale è?

Sorrido quando leggo che Meloni avrebbe avuto “un’estate difficile”. Certo, non è facile governare in un tempo difficile come questo, ma basta guardare agli altri grandi Paesi europei per capire quanto sia faziosa una certa lettura. In Spagna, Sanchez è riuscito a far sfuggire Puigdemont all’arresto, ha sua moglie sotto accusa penale e una maggioranza fragilissima ostaggio dei secessionisti. La Germania di Scholz è in perdurante recessione e ora si trova ad affrontare un’altra crisi dei migranti. Idem il Regno Unito, nel quale sotto il totem dell’antirazzismo si muove una galassia di immigrazione musulmana non integrata che fa paura anche ai laburisti. E poi proprio la Francia, in cui la crisi politica è profondissima e la sinistra radicale minaccia di agire per sfiduciare Macron. Certo, la Francia rimane la Francia anche in una situazione complicata, ma credo che Macron pagherà dazio per questa lunga catena di sconfitte elettorali ed errori. In questo quadro, se la sinistra nostrana non tifasse sempre per le altre squadre e indossasse per una volta la maglia azzurra, potremmo toglierci soddisfazioni ancora maggiori.

Il dialogo conservatori-popolari? Sempre aperto. Parla Fidanza

“Nel 2019 FdI, che pure faceva opposizione dura al governo giallorosso, non creò alcun problema a Paolo Gentiloni. Sono le classiche partite su cui l’interesse nazionale dovrebbe prevalere. Se così non fosse sarebbe un grave errore da parte del Pd”. Conversazione con il Capodelegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento Europeo

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