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Cominciamo con gli auguri al presidente Conte, perché oggi è il suo compleanno. Auguri sinceri, uniti all’apprezzamento per il garbo sempre manifestato in tutte le sue uscite pubbliche, merce davvero rara in un panorama politico piuttosto incanaglito.

Conte è un professore e un uomo di legge: parla con moderazione cercando di evitare trappole o inciampi e agisce con prudenza ben conoscendo la natura della coalizione che lo sostiene e la complessità dello scenario politico, pur appoggiato su due soli partiti di maggioranza. Proprio alla luce di questo possiamo affermare che se l’è cavata bene in questi mesi, come peraltro testimoniano i sondaggi che lo riguardano.

Non ha mai sbagliato una parola in pubblico, non ha mai provocato polemiche, ha retto più che dignitosamente sul fronte internazionale dove la posizione italiana è oggi assai più difficile che in passato. Naturalmente anche lui sa perfettamente che la partita vera comincia in autunno e anche per questo ha oggi convocato i giornalisti per un saluto “estivo”, che alla fine è diventato una lunga conferenza stampa.

Incontro che però non ci è parso né particolarmente utile al governo né alla figura del premier, per ragioni che ora cercheremo di spiegare.
Innanzitutto si è compiuta una scelta stravagante dal punto di vista “visivo”. Conte seduto su una poltroncina bianca, senza tavolo o podio, semplicemente affiancato da un piccolo appoggio con un bicchiere d’acqua. Si potrebbe dire una scelta informale, per “addolcire” l’impronta comunicativa.

Però alle spalle del premier campeggiavano bandiere grandi e sapientemente posizionate, come si fa quando si vuole potenziare l’aspetto solenne di una dichiarazione di carattere istituzionale.A tutto ciò si aggiunge la figura del portavoce in piedi (quindi più grande) accanto al premier e la stampa messa a semicerchio a distanza ravvicinata. Nel complesso esce un’immagine di capo del governo “circondato”, quasi ostaggio dei giornalisti e del suo staff. Insomma una scena dal sapore agrodolce oltre il lecito, quasi stucchevole.

Poi c’è un tema di contenuto. Sia chiaro, Conte non ha pronunciato una parola fuori posto. Però ha inanellato una serie di rinvii a data da destinarsi su tutti i dossier delicati (Tav e tutto il resto), che, pur conditi da articolate e ineccepibili argomentazioni di carattere giuridico-istituzionale, hanno reso l’appuntamento di oggi un po’ così, tra la scampagnata fuori porta e la visita di cortesia.

Ora è ben chiaro che per il professore barcamenarsi tra Salvini e Di Maio non è una passeggiata. Ma tra l’eccesso di pesantezza e l’evanescenza c’è una sana via di mezzo, che il moderato Conte certamente cercherà di far sua con sagacia. Oggi però la ciambella non è venuta benissimo. Proprio per questo gli auguri sono più sinceri e sentiti.

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