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L’immagine del potente ammanettato suscita reazioni come “so’ tutti ladri” o “glie sta bene”. A prescindere. Indipendentemente da una reale consapevolezza di quello che il potente in questione abbia fatto. Un naufragio con spettatore, dove il pubblico prova una rivincita sociale nel vedere la caduta degli dei. Questa spettacolarizzazione non può essere l’obiettivo del giornalismo: “Spesso, pensiamo che le inchieste debbano […] coinvolgere e, possibilmente, mandare in galera illustri politici o uomini d’affari. Non è necessariamente così. Il giornalismo d’inchiesta è una questione di impatto, e ci sarà impatto fino a quando una persona, o un gruppo di persone, potranno vivere meglio grazie alle storie che scrivo”.

Sono le parole di Toyosi Ogunseye, giornalista nigeriana a capo del servizio della BBC World per l’Africa Occidentale. Con Telos A&S, l’abbiamo intervistata per il mensile PRIMOPIANOSCALAc. Ogunseye offre una lezione di giornalismo, smontando pregiudizi e false convinzioni. Qualche esempio? Non è vero che il lettore si stufa a leggere un reportage lungo. Quando il tema interessa, le parole scorrono alla velocità della luce. “Le persone semplicemente non reggono le storie noiose, lunghe o corte che siano” afferma Toyosi, alla quale è capitato spesso di presentarsi ai suoi capi con articoli che superavano il numero di battute richiesto.

Un altro esempio. Per fare un’inchiesta come si deve ci vuole tempo, anche un anno. È il caso del reportage di Ogunseye sulla condizione degli edifici scolastici nigeriani. Una storia che la giornalista ha costruito con vari articoli, andando in giro per le scuole del Paese per circa un anno. Un lavoro che ha spinto il governo alla costruzione di bagni pubblici più moderni e sicuri, dopo il racconto dello studente che cade e muore in una latrina (non in un “bagno”) della scuola.

Toyosi è quella che si dice una spaccatrice di capello in quattro. Meticolosa e attenta, anche grazie alla sua formazione universitaria come biochimica. Vale la pena di spaccare il capello, se un’inchiesta porta a migliorare la vita delle persone. Più bagni decenti e meno vendetta.

È giornalismo, non vendetta

L’immagine del potente ammanettato suscita reazioni come “so’ tutti ladri” o “glie sta bene”. A prescindere. Indipendentemente da una reale consapevolezza di quello che il potente in questione abbia fatto. Un naufragio con spettatore, dove il pubblico prova una rivincita sociale nel vedere la caduta degli dei. Questa spettacolarizzazione non può essere l’obiettivo del giornalismo: “Spesso, pensiamo che le inchieste…

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