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Rimbalzano da Bruxelles a Roma gli auspici di una maggiore collaborazione europea in tema di immigrazione, ma lo stato dell’arte è che l’Italia resta sola e che Malta, ancora una volta, ha scaricato su di noi le proprie responsabilità. È quanto emerge dai discorsi del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Conte, in un’informativa al Senato, ha ricostruito il caso di Nave Diciotti della Guardia costiera che in agosto ha attirato l’attenzione internazionale per essere stata bloccata per una decina di giorni al largo di Lampedusa e poi nel porto di Catania prima che venisse autorizzato lo sbarco dei migranti. L’intervento del presidente del Consiglio ha confermato le versioni fornite alla polizia dalle persone in precarie condizioni che subito dopo il soccorso furono trasportate a Lampedusa e ha difeso il comportamento della Guardia costiera che aveva l’obbligo di salvare chi rischiava di naufragare. I maltesi, infatti, avevano raggiunto il barcone, indirizzandolo e scortandolo per un tratto verso l’Italia anziché portarlo a La Valletta come sarebbe stato loro obbligo. Avvicinandosi all’area Sar italiana, dal barcone è partita una chiamata di soccorso alla Guardia costiera italiana alla quale “l’autorità maltese rispondeva dichiarando la volontà di non intervenire, nonostante fosse stata avvertita che il barcone era in procinto di affondare con i migranti”. Conte, diplomaticamente, ha parlato di “inerzia” di Malta che, a sua volta, nega responsabilità, sostiene che “il governo italiano aveva la piena responsabilità dello sbarco secondo il diritto internazionale ed europeo” e aggiunge addirittura che la propria offerta d’aiuto sarebbe stata rifiutata.

Le modalità del salvataggio sono il punto centrale che in quei giorni qualcuno ha sottovalutato o, peggio, ha lasciato intendere che ci si dovesse comportare in altro modo: il barcone era a 4 miglia dall’area Sar italiana, quindi fuori dalla competenza diretta, imbarcava acqua e c’era quindi “imminente pericolo di vita”. È a quel punto che il comando delle Capitanerie di porto ha ordinato di intervenire perché, ha ribadito Conte, “molti migranti sarebbero morti” e lo scopo è sempre stato quello di “privilegiare la salvaguardia delle vite umane e della dignità delle persone”. Passaggio, quest’ultimo, che ha sollevato perplessità in Aula vista la successiva gestione del caso. La ricostruzione è stata anche un’indiretta replica a quanti in quei giorni contestavano l’intervento della nave italiana e parlavano di ordini non rispettati da parte della Guardia costiera. Il sit-in di parlamentari leghisti dopo l’informativa di Conte, con tanto di magliette a sostegno di Matteo Salvini per come ha gestito il caso Diciotti e ora indagato, la dice lunga.

Nella parte più politica del suo intervento, Conte ha attaccato l’Unione europea che in quella vicenda ha perso l’occasione di mostrare la solidarietà e la responsabilità alla base dell’ordinamento europeo aggiungendo che ci sarebbero “segnali di avvicinamento” da parte di alcuni Stati membri sulla necessità di un meccanismo stabile nella gestione degli sbarchi. La posizione del suo governo resta quella di dire basta all’accoglienza indiscriminata perché si contribuirebbe “seppure involontariamente a incrementare il traffico di esseri umani” oltre a supplire alla responsabilità che spetta all’Ue. Curioso poi che i migranti sbarcati abbiano tutti subito detto di voler chiedere la protezione internazionale, salvo sparire dal centro della Caritas dov’erano stati accolti. L’opposizione non è stata tenera nel dibattito: Roberta Pinotti (Pd, ex ministro della Difesa) ha sottolineato che in quei giorni migranti e Guardia costiera sono stati tenuti in ostaggio e che il diritto fu sospeso; Maurizio Gasparri (Fi) ha detto con veemenza che “a livello internazionale non contate nulla”; per Emma Bonino (Più Europa) si è trattato di una brutta pagina per l’Ue, ma anche per l’Italia.

E Bruxelles? Nel discorso sullo stato dell’Unione europea, Juncker sapeva che un nuovo caso Diciotti sarebbe dirompente e quindi serve più solidarietà ed efficienza perché “quando arriva una nave non possiamo fermarci a parlare per trovare soluzioni”. Da un lato bisogna aprire rotte legali di immigrazione “perché abbiamo bisogno di immigrati qualificati” (dal 2015 sono state salvate oltre 690mila persone in mare), dall’altro ha annunciato il rafforzamento della guardia costiera e di frontiera con 10mila unità in più entro il 2020, oltre a un’agenzia europea per l’asilo. Va ricordato, però, che il suo mandato terminerà a novembre 2019 e che tutto dipenderà dalle elezioni europee del prossimo maggio. Quindi Juncker ha proposto una nuova alleanza tra Europa e Africa che punta a creare in quel continente 10 milioni di posti di lavoro entro 5 anni. Azioni concrete ancora poche, però, e il vertice europeo del 20 settembre è alle porte.

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