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Guerra in Siria, dossier idrocarburi e nuova centrale nucleare russo-turca. Sono i tre fronti caldi che si stanno innescando nel mar Egeo, dove cresce la vulgata di chi pensa che in quel fazzoletto di acque si stia giocando il nuovo risiko mondiale fatto di basi militari, nuovi mezzi iper tecnologici e scontri tra super potenze.

Ricostruzioni, analisi e scenari sull’asse Atene-Ankara-Nicosia.

QUI ANKARA

Si chiama Yeni Safak, ed è la nuova grande base navale che Erdogan intende costruire nel brevissimo periodo nelle aree occupate di Cipro nord. L’isola, la cui metà fu invasa nel 1974 da 50mila militari turchi, è da allora divisa in due: a meridione Cipro stato membro dell’Ue, a settentrione l’autoproclamato stato della Repubblica turca di Cipro nord non riconosciuta dalle istituzioni internazionali, Onu in testa.

La scelta del sito non è casuale. Proprio di fronte alla punta settentrionale di Cipro occupata sarà realizzata la nuovissima centrale nucleare turca, ad Akkuyu, i cui lavori sono stati inaugurati lo scorso aprile a margine di un trilaterale svoltosi ad Ankara con Putin, Erdogan e i vertici iraniani per discutere di Siria.

È l’opera più costosa mai costruita in Turchia, del valore di diciassette miliardi di euro e sarà realizzata da un consorzio guidato dalla russa Rosatom. Sarà pronta nel 2023 e ovviamente porta con sé tutti gli interrogativi del caso sulle conseguenze di una infrastruttra simile in mano ad un leader controverso come è il presidente turco che nel 2015 il vicecapo di stato maggiore russo, Sergei Rudskoi, definì “sponsor del gruppo terroristico più pericoloso del pianeta, usando come intermediario per questo traffico il figlio Bilal”.

QUI ATENE

Ancora prima dell’annuncio di Erdogan e Putin sulla centrale, il Pentagono aveva deciso per il disimpegno dalla base turca di Incirlik, spostando mezzi e truppe nell’Egeo dove gli Usa stanno approntando una serie di nuove basi. La base dell’aeronautica di Larissa, nella Grecia centrale, sarà l’hub per i caccia: una settimana fa infatti sono giunti i primi due F22 Raptor, ufficiosamente anche per affiancare i Mirage ellenici nella guerra di nervi con gli F16 turchi che sconfinano provocatoriamente nello spazio aereo greco.

Andravida nel Peloponneso sarà lo snodo di collegamento con la parte occidentale (Italia e basi Nato), mentre un atollo disabitato nell’Egeo dovrebbe diventare una base per la marina, così come fatto dai cinesi nelle loro acque. Creta, dove già è attiva la base per sommergibili a Souda Bay, vedrà un suo ampliamento, dal momento che è la parte greca più orientale e quindi più prossima sia alla Siria che a Cipro.

La concomitanza del caso siriano, alla cui soluzione sarà dedicato il vertice a Tabriz (in Iran) del prossimo 7 settembre tra i leader di Russia, Iran e Turchia, e del dossier idrocarburi legato ai nuovi giacimenti in Israele, Cipro ed Egitto, ha solo accelerato un trend che era protofanico già da un biennio, con lo scontro ideale Washington-Mosca che trova plastica rappresentazione proprio nell’Egeo.

Gran Bretagna, Stati Uniti, Spagna, Italia, Canada, Danimarca, Portogallo, Belgio, Germania e Grecia hanno già inviato le loro navi nel Mediterraneo orientale per la guerra in Siria e la Turchia ha urgente bisogno di una base navale nella regione, riportano i media turchi.

QUI NICOSIA

Il triangolo geopolitico ideale del Mediterraneo orientale si chiude con Nicosia. Ecco perché le trattative diplomaticue relative alla paventata riunificazione di Cipro, a maggior ragione dopo il vertice svizzero della scorsa primavera, sono destinate a non trovare una soluzione. Anzi, se possibile i contrasti aumentano come dimostra la protesta del governo di Nicosia per le continue violazioni del proprio spazio aereo e navale da parte di mezzi turchi.

Per questa ragione ha denunciato la cosa all’Onu tramite il primo segretario della missione permanente della Repubblica di Cipro presso l’Onu, Michael Mavros.

Due settimane fa ha scritto una missiva al segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres per dare conto delle violazioni turche della sovranità cipriota, allegando due documenti che descrivono “l’uso illegale dei porti nelle aree occupate che rimangono chiusi, da parte di navi da guerra turche”.

Proprio in quelle aree dovrebbe sorgere la nuova base turca, i cui lavori procederenno in parallelo all’ammodernamento dell’aeroporto militare di Cipro nord. Una notizia che fa storcere il naso anche a Israele, coinvolta con Grecia e Cipro nel dossier idrocarburi che vede tre giacimenti svettare su tutti (Noor, Zohr e Leviathan).

È in questo contesto che i ministri degli Esteri di Cipro e Grecia, Christodoulides e Kotzias, incontreranno a Tel Aviv il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu il prossimo 13 settembre proprio per fare il punto sulle nuove perforazioni e sulle possibili interferenze dl Ankara, che ha già annunciato di voler perforare nei pressi della zona economica esclusiva cipriota.

twitter@FDepalo

 

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