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C’è poco da fare: Matteo Renzi forse non vincerà mai l’oscar del piacione dell’anno, traguardo peraltro forse poco agognato da una certa fiorentinità, soddisfatta e urticante, ma su questa storia dell’abbraccio con i Cinque Stelle dice cose quanto meno sensate, almeno dal punto di vista del Pd.

Piaccia o no il loquente e l’argomentare. Nella sua rentrée nell’atelier di “Che tempo che fa”, attrezzato con la solita morbidezza concava di Fabio Fazio, dopo 58 giorni di astinenza televisiva Renzi ha spiegato le sue ragioni smontando qualche progettino, gelando qualche smania, azzerando qualche illusione. Saltiamo l’analisi della prossemica, che comunque non tradisce il registro di sempre, sicurezza, sarcasmo, scomposizione dei concetti, colpo su colpo all’avversario (terzo assente), pause teatrali, tutto l’argomentare si è articolato attorno a un solo tema che più o meno suona così: chi ha vinto governi, chi ha perso faccia l’opposizione.

Gli analisti del microclima democrat lanceranno urletti bonsai sul disorientamento che quella intervista che tira giù le saracinesche sul M5S adesso potrebbe sortire nella direzione di dopodomani del Pd. Ma come, si legge qui e là, adesso che abbiamo aperto il tavolo del confronto, questa chiusura è una cosa così sgarbata! Ma siamo onesti: c’era forse qualcuno che seriamente poteva immaginare che il Pd facesse un’alleanza – perché di questo si tratta, al netto della fragile mimesi semantica del “contratto” invocato dai grillini – con il Movimento che ha fatto dell’antagonismo a tutte le scelte compiute dai Democratici al governo la sua ragione fondante, portando nel suo fienile anche una fetta cospicua del grano elettorale della sinistra riformista?

Certo, la politica contemporanea, ridotta spesso a esercizi muscolari dei conducatores di turno, non sembra darsi un gran pensiero di questi dettagli di contenuto. Ma anche in questo precario contesto di cultura politica non ci vuole poi tanto a capire che l’abbraccio dei 5 Stelle col Pd sarebbe soffocativo per questi ultimi. D’altro canto dovrebbe bastare a spegnere ogni entusiasmo l’esito deludente delle aperture di Emiliano, protopropugnatore dell’incontro Pd-M5S: porta sbattuta in faccia senza troppi complimenti dai pentastellati. Che mostrano di aprirsi soltanto quando sono la parte forte del contratto e mai a parti rovesciate. Come si fa per le assicurazioni, quelle con le clausole scritte piccole piccole: contratto per adesione, zitto e firma.

Renzi dunque ha dettato la linea. E, visto che gli danno ragione i numeri dei deputati e dei senatori dem, in maggioranza vicini a lui, non si capisce perché avrebbe dovuto dissimulare, facendo finta di niente.

Che tempo che fa nel Pd?

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