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Sui migranti l’Unione europea punta al modello Italia-Albania e lo fa attraverso un vademecum che influenzerà le politiche future degli Stati membri. Ordine di rimpatrio europeo, accelerazione delle espulsioni degli immigrati clandestini, nascita di “centri di rimpatrio” in Paesi terzi, giro di vite sui rimpatri forzati e incentivi per quelli volontari sono i pilastri nel regolamento dedicato, che la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato a Strasburgo, su cui non solo c’è ampia convergenza tecnica e valoriale, ma anche una esigenza di carattere sovranazionale, ripercorrendo la sterzata data dal governo Meloni.

La nuova politica sui migranti

Convergenza è il termine adatto per descrivere questo cambio di passo epocale rispetto alle politiche dell’ultimo decennio, che erano state caratterizzate per l’imprimatur merkeliano nato in occasione dell’accordo Ue-Turchia sui siriani e che ha portato a risultati caratterizzati da luci e ombre. Da un lato ha fatto sì che nel nord e nel centro Europa arrivassero operai specializzati, come ad esempio i siriani, dall’altro il peso totale dell’accoglienza è rimasto sui paesi di prima accoglienza come Italia e Grecia. Ma dal 2022 i costanti tentativi del governo italiano di imprimere ai consigli europei un cambio di paradigma sull’immigrazione hanno prodotto una nuova consapevolezza, maturata in Italia con l’adozione del modello-Albania, su cui hanno espresso forte interesse paesi Ue ed extra Ue, come Germania, Danimarca e Regno Unito.

Chi segue la linea dura

In Germania, che recentemente è andata al voto con al centro del dibattito politico proprio il tema migratorio, c’è stata la proposta del leader della Cdu e cancelliere in pectore Friedrich Merz per misure più stringenti. Un passaggio che secondo la Bild sarebbe molto gradito anche dal ministro degli Interni francese Bruno Retailleau che ha appena dichiarato di approvare il respingimento di migranti e richiedenti asilo previsto da Merz. “La determinazione dimostrata dal nuovo cancelliere tedesco è una buona notizia. Un controllo rigoroso dell’immigrazione è un obiettivo condiviso dal ministro. Il ministro ha naturalmente intenzione di collaborare con il nuovo governo tedesco per elaborare una politica europea rigorosa volta a controllare i flussi migratori nel quadro del diritto europeo”, ha dichiarato il portavoce del ministro.

I commenti italiani

Secondo il vicepresidente della Commissione europea, Raffaele Fitto il nuovo ha un obiettivo chiaro: rendere più rapida ed efficace l’operazione di rimpatrio di chi non ha il diritto di rimanere in Europa. “Con l’armonizzazione delle normative e dei processi, la creazione di centri di rimpatrio nei Paesi terzi e l’introduzione di regole più severe per chi rappresenta una minaccia alla sicurezza o non collabora con le autorità – scrive sula propria pagina fb – stiamo rispondendo alle aspettative dei cittadini, che chiedono alla Commissione di affrontare le problematiche legate alla migrazione con un approccio fermo e giusto. La politica migratoria dell’Unione europea ha funzionato in modo efficace, fino a oggi, solo sul fronte dell’accoglienza di coloro che giungono in Europa. Grazie agli sforzi degli Stati membri, in particolare quelli di frontiera, l’Europa accoglie ogni anno migliaia di persone. Non tutti, pero’, soddisfano i requisiti necessari per rimanere in Europa. Molti, anzi la maggior parte, devono, per legge, fare ritorno nei propri Paesi d’origine. In questo ambito, l’Europa ha mostrato profonde lacune”.

Secondo il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, “anche a Bruxelles si sono resi conto che la battaglia storica che abbiamo combattuto noi italiani sulla questione migratoria non è una questione nazionale o dei paesi del sud ma è un grande tema europeo”. E osserva: “L’Europa già con il primo accordo ha fatto un passo in avanti. Oggi si prepara a fare un altro importante passo in avanti che ascolta le richieste e le proposte dell’Italia. La difesa della frontiera è il breve termine. Poi ci vuole il medio termine e il lungo termine. Il Piano Mattei è anche parte di questa strategia”.

Il piano europeo sui rimpatri va nella direzione giusta per una gestione più efficace dell’immigrazione e il contrasto al traffico di esseri umani, osserva Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati, “e soprattutto riconosce un principio che l’Italia ha sempre sostenuto: l’immigrazione è un fenomeno che va affrontato dall’Unione Europea e non dai singoli Stati Per molti anni i paesi di frontiera, come l’Italia son stati lasciati soli, ora è il momento di attuare una strategia comune”.

Unità europea

Un passaggio che nelle stesse ore è stato ribadito anche dall’ex cancelliera Angela Merkel che, intervistata dal quotidiano Rheinische Post, riprende la tesi espressa da Giorgia Meloni sull’unità. “Quella dei migranti – ha detto frau Angela – resta una sfida comune, un compito europeo che può essere affrontato solo in consultazione con i Paesi vicini, afferma poi. Una sfida che va combattuta innanzitutto nei Paesi d’origine, dove vanno affrontare povertà e arretratezza”.

Il Regolamento sui rimpatri presentato da Ursula von der Leyen a Strasburgo appare influenzato dal cambio di postura che, sul tema migratorio, il governo Meloni ha impresso sin dalla sua nascita e ricalca un interesse che già altri Paesi, come il Regno Unito, hanno manifestato per le policies di Palazzo Chigi.

Sui migranti l'Ue punta sul modello Italia-Albania. Ecco come

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha presentato a Strasburgo un Regolamento sui rimpatri, che ha ottenuto un’ampia convergenza tecnica e valoriale e che ripercorre le scelte del governo Meloni

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