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Continua la procedura “fai da te” per la formazione del nuovo governo. Con il Presidente della Repubblica ridotto a semplice spettatore, benché autorevole. Dato alle stampe “il contratto per un Governo del cambiamento” con l’indicazione del forum – il Comitato di conciliazione – al quale rivolgersi per le eventuale controversie, nemmeno si trattasse di un semplice negozio giuridico di tipo privatistico, resta la parte più difficile. La scelta del premier e dei ministri, ridotti al rango di semplici garanti. O si potrebbe aggiungere di “portavoce” non si sa bene di chi. Gli elettori? I semplici militanti? La segreteria politica della Lega o la premiata ditta Casaleggio? Schema che potrebbe divenire definitivo qualora si giungesse alla soppressione del divieto del vincolo di mandato. La gestazione del contratto é stata faticosa.

Le relative clausole continuamente rimaneggiate, dopo le rumorose manifestazioni di dissenso dell’Europa e dei mercati. Resta, tuttavia, l’impressione che il suo impianto ricalchi la filosofia, se così si può dire, dei 5 stelle. Quel modo di procedere a tentoni su un terreno minato, specie nel campo dell’economia e della finanza pubblica, con proposte, come la moratoria sul debito, che, sebbene corretta, lascia ancora il tempo che trova. Gli aspetti più delicati, dal punto di vista costituzionale, non sono stati affrontati. In questo campo si é verificato un vero e proprio “rovesciamento della prassi” che manda in soffitta regole e convenzioni basilari della nostra democrazia. La scelta del Presidente del Consiglio e dei relativi ministri é un atto complesso, dal punto di vista giuridico. Presuppone l’incontro di più volontà. Spetta ai leader dei partiti maggiori indicare il candidato. Ma al Presidente della Repubblica il conferimento del mandato. Qui nasce un primo problema. Se la scelta finale non si dovesse dimostrare quella giusta, perché non in grado di costruire intorno a sé il necessario consenso parlamentare, la responsabilità del fallimento ricadrebbe su tutti gli attori: forze politiche e Presidente della Repubblica. Per limitare i danni, il Presidente, di fronte all’incertezza del quadro politico, può sempre propendere, come avvenne per Pierluigi Bersani nella scorsa legislatura, ad un semplice mandato esplorativo.

Questa strada è risultata invece preclusa dalla “procedura fai da te”. Con quali conseguenze? Se Di Maio e Salvini si presentassero all’appuntamento con il Quirinale, con un candidato inadeguato, il Presidente non potrebbe che negare il suo consenso. Ne deriverebbe una crisi di non facile soluzione. Ipotesi da scongiurare. Ed ecco allora la probabile spiegazione del ritardo. Matteo Salvini non è solo il segretario della Lega. È anche il leader dello schieramento del centro destra. Immaginiamo quindi che, prima di concordare con i 5 stelle sulla scelta del candidato, dovrà, se non altro, trovare il gradimento dei suoi alleati. Se così non fosse, l’alleanza si trasformerebbe in carta straccia. Con la conseguenza di alimentare le tensioni nel suo stesso gruppo parlamentare: visto che una notevole parte dei suoi membri sono stati eletti anche con i voti di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Considerato che, in Senato, la maggioranza può contare solo su un margine di 6 voti, non sarebbe un buon viatico. Seconda complicazione. Si deve supporre che i contatti con la Presidenza della Repubblica, benché riservati, siano continui. Non é immaginabile che Sergio Mattarella sia messo di fronte alla scelta del “prendere o lasciare”. Un azzardo che avrebbe conseguenze gravi nella difficile congiuntura politica italiana.

Non basterà quindi l’accordo plurimo, per la scelta del presidente del consiglio, tra le varie componenti del Centro destra e i 5 stelle. Occorrerà l’avallo preventivo del Presidente della Repubblica. Ed ecco allora che il quadro si complica, in un susseguirsi di rinvii capaci di sfiancare un elefante. Si arriverà alla fine ad una soluzione? Speriamo di sì. Resta comunque l’amaro in bocca per una procedura poco trasparente, in cui non si riescono a delineare con chiarezza le sfere di competenza e di responsabilità. Purtroppo la legislatura sembra essere partita con il piede sbagliato. Speriamo solo che non volga al peggio.

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