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Pechino risponde a Washington e alza l’asticella sullo scontro commerciale. Una decina di giorni fa il presidente americano Donald Trump ha firmato un memorandum per imporre nuove tariffe su determinate importazioni dalla Cina – soprattutto nel settore hi-tech, ma la lista ufficiale sarà resa pubblica tra qualche giorno – e ieri il ministro delle Finanze cinesi ha annunciato la contromossa del Dragone (che entrerà in operatività subito).

Centoventotto prodotti americani avranno la strade dell’export verso il mercato cinese complicata dall’aumento fino al 25 per cento delle tariffe commerciali. Si tratta di generi alimentari, come la carne di maiale congelata, il vino e alcuni tipi di frutta (le noci, per esempio, di cui la California è grosso produttore), ma anche rottami di alluminio e l’etanolo.

Se non è guerra commerciale tra le due più grandi economie del mondo, quanto meno è un confronto acido, che spesso esce dal campo del mercato e si espande a tutto fronte: per esempio le provocazioni nel Mar Cinese, o la lotta nel campo dello spionaggio.

Il totale dei beni colpiti dalle nuove tariffazioni cinesi ammonta a 3 miliardi di dollari, meno di un ventesimo di quanto l’amministrazione si prefigge di bersagliare con una mossa mirata anche a sanzionare il comportamento scorretto della Cina riguardo al furto di proprietà intellettuale.

Per Pechino potrebbe essere solo l’inizio: poco dopo l’annuncio ufficiale del ministero (la lista dei prodotti colpiti era pronta dal 23 marzo, e quella di domenica è stata poco più di una ratificazione), la più internazionale delle pubblicazioni governative ha rimarcato la linea.

Il Global Times ha scritto che se Washington avesse pensato che Pechino non avrebbe reagito, allo era il caso di “dire addio a questa illusione”. “Anche se la Cina e gli Stati Uniti hanno dichiarato pubblicamente di non essere in una guerra commerciale, le scintille di una simile guerra hanno già iniziato a volare”, ha scritto il GT nel suo editoriale (che rappresenta, seppur informalmente, la linea di partito e governo) dal titolo eloquente: “Le tariffe cinesi offrono agli Stati Uniti una dose della loro stessa medicina”.

“La sospensione da parte della Cina delle sue concessioni tariffarie è un’azione legittima adottata secondo le regole dell’OMC per salvaguardare gli interessi della Cina”, ha dichiarato il ministero delle finanze cinese, mentre contemporaneamente Pechino ha anche fatto sapere di voler sospendere alcuni dei propri obblighi nei confronti del Wto con cui avrebbe ridotto le tariffe su alcuni prodotti statunitensi.

Sono stati gli americani ad aver “violato gravemente” le regole dell’organizzazione mondiale per il commercio e i suoi principi di non discriminazioni, hanno commentato dal ministero del Commercio cinese, scrive la Reuters: “La sospensione da parte della Cina di alcuni dei suoi obblighi verso gli Stati Uniti è il suo legittimo diritto come membro del Wto”.

 

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