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La quasi unanime polemica preventiva sulla mera ipotesi di un “braccialetto” elettronico ai magazzinieri di Amazon merita qualche riflessione insensibile al clima elettorale. La logistica italiana è stata per anni caratterizzata da inefficienze e sistematiche violazioni delle leggi sul lavoro senza la diffusa attenzione della comunicazione di questi giorni. Gli stessi sindacati più rappresentativi si sono spesso dovuti arrendere sulla soglia di un’area inaccessibile. Essa ha rappresentato una fondamentale arretratezza in un Paese apprezzato per le sue manifatture.

La situazione è migliorata con l’arrivo di operatori interessati a consegne tempestive nelle 24 ore e interessati a garantirsi da ogni ipotesi di responsabilità solidale lungo la filiera che li serve. Con essi istituzioni e sindacati hanno ora interlocutori idonei a sviluppare un intenso dialogo affinché l’Italia diventi affidabile per le consegne, crescano la produzione e i consumi, si creino posti di lavoro e i lavoratori siano sempre meglio remunerati e tutelati nella loro sicurezza.

Paradossalmente questi operatori rimangono ancora paralizzati da azioni spregiudicate di sindacati minori nei servizi di trasporto in appalto per cui si è resa necessaria una recente riunione tra istituzioni e parti sociali cui ha, non a caso, partecipato lo stesso ministero dell’interno. Mentre, insomma, ci sarebbe molto da fare per ripulire queste filiere e garantire loro efficienza nell’interesse di tutti, l’immaginario collettivo viene scatenato da un problema virtuale. Già oggi i magazzinieri usano un tablet che li conduce alla merce da spostare e ne rende tracciabili i movimenti. La evoluzione di questo device può potenzialmente migliorare tanto i profili ergonomici quanto quelli della produttività.

Si tratta ovviamente, come afferma oggi sul Messaggero l’ottimo giuslavorista Roberto Pessi, di accompagnare l’innovazione con adeguate relazioni sindacali che consentano di coniugare gli obiettivi di efficienza con la piena tutela della sicurezza dei lavoratori, il diritto alla disconnessione in determinate fasi della stessa giornata lavorativa, una remunerazione sempre più collegata alla professionalità e alla produttività. Evitiamo quindi ogni tentazione “luddista” come ogni propaganda sommaria.

La modernità si affronta e si governa, non si esorcizza.

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