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Quando il Financial Times, autorevole quotidiano britannico, aveva parlato di 100 miliardi di euro come conto che il Regno Unito avrebbe dovuto pagare per divorziare dall’UE, c’era chi sghignazzava pensando a quanto si fossero fatti male gli inglesi con il voto del 23 giugno 2016. E seppure la cifra che in realtà Downing Street dovrà sborsare si attesterà intorno ai 50 miliardi di euro (il Guardian scrisse 56 mentre il Telegraph parlò di una cifra compresa tra i 45 e i 55 miliardi di euro), la posta la pagare rimane comunque molto alta. Ma attenzione, l’altra faccia della medaglia di cui si parla poco è che diversi Paesi dell’UE, Germania in testa, potranno subire ingenti perdite per l’addio del Regno Unito al Regno degli altri 27.

IL POSSIBILE CONTRABBANDO IRLANDESE

Ricercatori dell’Università di Rotterdam hanno pubblicato uno studio che analizza il grado con cui regioni e Paesi dell’UE sono esposti a conseguenze commerciali negative a causa della Brexit. A riguardo, negli ultimi mesi, si è parlato molto della situazione Irlandese, unico Paese UE che confina territorialmente con la Gran Bretagna (oltre a Gibilterra, che però è un po’ un caso a séabbassa). Si è parlato principalmente di un abbassamento generale del PIL – dovuto alla perdita di posti di lavoro – e dei costi doganali che complicherebbero la situazione economica non florida del Paese, oltre della nascita molto probabile di un contrabbando illegale per ovviare al “nuovo muro di Berlino” che verrà costruito sulle frontiere irlandesi. Ma dato che se ne è a lungo discusso analizziamo i risultati dello studio che riguardano le altre regioni.

GERMANIA, IL SECONDO MURO

Il “muro” che potrebbe ergersi negli scambi Regno Unito-Unione Europa minerebbe in particolar modo la Germania. Secondo questo studio, infatti, dopo i Paesi Bassi sarebbe proprio il Paese guidato da Angela Merkel a essere leso dalla Brexit, soprattutto tra le regioni meridionali, quindi quelle più ricche. Lo studio, più in generale, indica come tutti i Paesi del Nord Europa siano di gran lunga più affetti della conseguenze dell’uscita del Regno Unito rispetto ai Paesi del Sud, Italia compresa, che non risentiranno quasi per nulla della mutata situazione. L’Irlanda, a livello nazionale, ha un’esposizione dal punto di vista commerciale di oltre il 10% del PIL, quello della Germania è poco più del 5%, quello dei Paesi Bassi è poco più del 4% mentre quello del Belgio del 3,5% del PIL.

L’esposizione però varia molto all’interno dei vari land tedeschi. La regione di Stoccarda, ad esempio, presenta un indice del 6,4%, più alto della media tedesca di poco inferiore al 5,5%. Dall’altra parte della “cortina di ferro”, nelle regioni orientali come Brandenburg-Nordost e Mecklenburg-Vorpommern, i livelli di esposizione scendono a circa il 4,5%. Come aveva già scritto Andrea Affaticati: “Il valore delle merci tedesche esportate oltre Manica nel 2015 è stato complessivamente di 95 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti altri 23 miliardi di euro in servizi. Viceversa, i britannici hanno venduto merci ai tedeschi per un controvalore di 41 miliardi di euro e servizi per 23 miliardi di euro”. La Germania è il principale esportatore netto dell’UE nel Regno Unito, assorbendo oltre il 7% di tutte le esportazioni tedesche. Veicoli, macchinari e apparecchi elettronici sono i prodotti tedeschi di maggior valore venduti sul mercato britannico.

MY CAR, SIR

Quello delle automobili è uno dei settori da tenere d’occhio per capire la Brexit. Il mercato britannico avrà conseguenza notevoli in questo campo in quanto l’aumento dei tassi di cambio farà crescere il costo delle auto e dei pezzi utili per costruirle: l’86% delle auto acquistate nel Regno Unito sono importate e quelle prodotte all’interno del Paese è costruito con parti anch’esse comprate all’estero. La Germania è il primo esportatore di macchine all’interno del Regno Unito e quindi, a sua volta, un calo della domanda porta a ingenti perdite.

Già nell’ottobre 2017 le vendite di automobili nel Regno Unito hanno subito un calo del 9,3% mentre la Germania ha registrato una riduzione delle vendite del 3,3%. Case automobilistiche come Mercedes-Benz e BMW perderebbero 6 miliardi di sterline all’anno nel Regno Unito a causa della Brexit.

La chiusura di fabbriche e la perdita di 18.000 posti di lavoro qualificati sarebbero quindi inevitabili se il rialzo dei prezzi causasse un forte crollo della domanda inglese, dato che quello della Gran Bretagna è uno dei più grandi mercati al mondo per le costose automobili tedesche (una macchina ogni sette viene venduta proprio nel territorio inglese).

Angela Merkel, accanto a Nigel Farage, diventerà la prossima sostenitrice di un secondo referendum per la Brexit?

angela merkel, germania

Ecco perché Merkel vorrebbe un secondo referendum sulla Brexit

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