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È stato molto più di un semplice spot il ricevimento in grande stile approntato dal presidente francese Emmanuel Macron ieri a Versailles. 140 Ceo delle più grandi aziende operanti in Europa, dall’high-tech all’alimentare fino all’edilizia e la farmaceutica, si sono presentati nella reggia di Luigi XIV per una giornata téte a téte con il governo di Parigi. Un solo mantra, contenuto nel titolo dell’evento: “Choose France“. Scandito ripetutamente da Macron nel suo discorso di benvenuto, la sera, pronunciato rigorosamente in inglese. L’adunata dei big dell’industria è giunta alla vigilia del World Economic Forum di Davos, non a caso. In Svizzera Macron dovrà presentarsi come trascinatore dell’Unione Europea, e anche di una Francia rinnovata, rilanciata nell’economia e nell’innovazione tecnologica, aperta agli investimenti stranieri, purché si limitino a non espropriare l’Eliseo delle aziende strategiche, che il giovane presidente difende con i denti.

Così la convention pre-Davos è servita da tappeto rosso per il palcoscenico svizzero. E anche per rassicurare gli investitori, all’indomani di una serie di riforme coraggiose, di cui sono ancora incerti gli effetti. A cominciare dal mercato del lavoro, sgravato dai ricatti incrociati dei sindacati, deregolamentato, liberato dalla rigidità che ne soffocava la competitività. Ma anche e soprattutto dalla grande riforma fiscale, uno dei rarissimi punti di convergenza con il presidente americano Donald Trump, oltre al fatto che per la riforma del fisco, e in particolare della tassa patrimoniale, esattamente come l’inquilino della Casa Bianca, è stato accusato di essere “il presidente dei ricchi”. Fra gli obiettivi non dichiarati, c’è anche quello di recuperare terreno sul piano della competitività, su cui la Francia arranca, specialmente dal lato export, dove l’Italia campeggia ai primi posti in Europa.

Tutti gli invitati a Versailles hanno preso parte a un pranzo di lavoro con il premier Éduard Philippe e hanno avuto modo di intrattenersi in conversazioni serrate di 20 minuti con alcuni ministri della squadra di Macron. Solo a pochi eletti, però, è stato concesso un incontro a quattr’occhi con il titolare dell’Eliseo. Sheryl Sandberg, il direttore operativo di Facebook, che ha annunciato il raddoppiamento dello staff all’hub per l’Intelligenza Artificiale a Parigi (da 50 a 100) e un investimento entro il 2022 di 10 milioni di euro. È seguita una conversazione privata con Sundar Pichai, ceo di Google. Anche lui ha promesso un rinforzo del personale di Parigi (da 700 a 100), aggiungendovi, spiega Bloomberg, un nuovo lab per l’Intelligenza Artificiale per crescere nuovi ingegneri francesi (stipendiati dall’azienda) da impiegare soprattutto nello sviluppo di youtube e Chrome. Ma il vero bottino della giornata di Versailles per Macron è stato l’annuncio da parte della giapponese Toyota di un investimento di 300 milioni di euro negli impianti nel Nord Est del Paese, per incrementare la produzione di Yaris, con ben 800 nuovi posti di lavoro entro il 2020.

Presente all’appello del governo parigino anche un nutrito gruppo di imprenditori italiani. Da Giuseppe Lavazza, vice-presidente dell’azienda del caffé, fino a Emma Marcegaglia, presidente di Eni, Guido Barilla, presidente dell’omonima azienda alimentare, molto attiva in Francia, dove controlla, a Chateauroux, la più grande fabbrica di prodotti da forno del Paese. Tra gli altri, presenziava anche Giuseppe Bono, ad di Fincantieri, protagonista di una lunga, faticosa trattativa estiva con Macron per ottenere la gestione maggioritaria dei cantieri di Stx Saint Nazaire, su cui si è trovato un accordo solo in autunno,

 

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