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Niente giri di parole. Punto primo: la legislatura è agli sgoccioli e va a scadenza naturale, poiché abbiamo votato nel febbraio del 2013. Punto secondo: l’anno prossimo si deve votare anche per regioni molto importanti, a cominciare da Lombardia e Lazio. Punto terzo: sarebbe saggio montare i seggi nello stesso giorno, non fosse altro per evitare di spendere il doppio dei soldi a carico del contribuente.

Fissati questi tre “paletti” di evidenza e buon senso cominciano i guai, a partire dalla intollerabile assenza di una decisione sulla data del voto. Ebbene sì, ci troviamo a fine novembre con elezioni da celebrare nel giro di tre o quattro mesi ma la data non c’è. Non è un dettaglio, è una vergogna, indegna di un Paese civile: è la solita approssimazione all’italiana, di cui ci lamentiamo un giorno sì e l’altro pure ma che evitiamo di correggere da sempre.

Nelle ultime ore ci sono stati balletti incredibili. Berlusconi che parla di voto a maggio, mentre i suoi alleati dicono che invece sarebbe meglio marzo. Il Pd che fa il pesce in barile, forse spaventato all’idea di votare tutto insieme, politiche e regionali. Il M5S che maramaldeggia su tutto e tutti, sciorinando le solite litanie anticasta. Insomma, un guazzabuglio scomposto e levantino, che offre di noi quella sensazione di furbizia da quattro soldi, di calcolo miserabile fatto all’ultimo momento, di trattativa sempre e comunque, neanche fossimo al mercato del pesce.

Si deve scegliere, una volta per tutte, da che parte si vuole stare. Gli americani hanno stabilito nel 1845, ripeto nel 1845, che per l’elezione del Presidente si vota il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre e da 170 anni va così. Nei grandi Paesi europei la data è nota il largo anticipo, come nel caso tedesco: si è votato a fine settembre di quest’anno con annuncio in primavera della data precisa. Certo, gli inglesi spesso convocano elezioni con scarso preavviso. Ma la situazione è totalmente diversa, con un sistema bipartitico stabile da oltre un secolo.

Oggi c’è al Quirinale un galantuomo come Sergio Mattarella. C’è a Palazzo Chigi un premier serio ed equilibrato come Paolo Gentiloni. C’è al Viminale un ministro dell’Interno con i fiocchi come Marco Minniti. Facciano un giro di telefonate e decidano questa benedetta data (abbinando le regionali).

Temporeggiare ancora è ridicolo e dannoso. Occorre un piccolo sforzo. Serve all’Italia, serve a ognuno di noi.

Perché è doveroso stabilire una data unica per Politiche e Regionali

Niente giri di parole. Punto primo: la legislatura è agli sgoccioli e va a scadenza naturale, poiché abbiamo votato nel febbraio del 2013. Punto secondo: l’anno prossimo si deve votare anche per regioni molto importanti, a cominciare da Lombardia e Lazio. Punto terzo: sarebbe saggio montare i seggi nello stesso giorno, non fosse altro per evitare di spendere il doppio dei soldi…

Isiamed

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