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Che cosa sta succedendo al Credito Valtellinese? E’ quello che si chiedono da giorni in Borsa non solo gli azionisti del gruppo creditizio capitanato dall’ad, Miro Fiordi (nella foto). La picchiata del titolo Creval a Piazza Affari la scorsa settimana ha quattro motivi essenziali: un aumento iperdiluitivo per gli attuali soci per far fronte alle richieste della Bce sulle sofferenze bancarie; un importo dell’aumento enormemente superiore all’attuale capitalizzazione di Borsa; il no della Popolare di Sondrio a ipotesi di aggregazione con Creval; l’abbassamento del rating da parte di Moody’s. Ma i vertici dell’istituto rassicurano: “Non saranno certo queste settimane di turbolenza a spaventarci. Quando sei convinto di fare la cosa giusta vai fino a fondo, qualunque siano le condizioni che trovi attorno”, ha detto il direttore generale Mauro Selvetti parlando nel fine settimana con il Sole 24 Ore. Ecco il punto della situazione su Creval.

LA GIORNATA A PIAZZA AFFARI

Stamattina forte rimbalzo per le azioni del Credito Valtellinese dopo il -70% accusato in Borsa nelle ultime due settimane. Le azioni sono tornate oggi sopra quota 1 euro con un balzo di oltre 20 punti percentuali sopra la soglia di 1 euro. Il titolo è entrato in asta di volatilità tra forti scambi.

CHE COSA SUCCEDE IN BORSA

Venerdì scorso, invece, è stata un’altra giornata di sofferenza per il Credito Valtellinese. Il titolo della banca lombarda ha lasciato sul terreno un altro 25% a 0,86 euro, dopo essere stato a lungo congelato dagli scambi. Il mercato è insomma poco liquido, e a prevalere, a fronte di una pressione in vendita, sono pochi compratori che spuntano prezzi minimi. Proprio per questo motivo Borsa Italiana ha deciso di vietare a partire da lunedì (e fino a successivo provvedimento) l’immissione di ordini senza limite di prezzo.

L’EMERGENZA

“Una mossa d’emergenza a fronte di una emorragia che prosegue da giorni”, ha scritto il Sole 24 Ore. Il titolo continua a scontare l’annuncio di un aumento di capitale iper-diluitivo da 700 milioni, che si raffronta con una capitalizzazione di Borsa scesa ieri a 95 milioni.

I MOTIVI DELL’AUMENTO

Ma perché la ricapitalizzazione? Ha scritto il Sole: “La manovra è stata decisa dal management per finanziare un’operazione di derisking del portafoglio con cui si punta a dimezzare l’ammontare dei crediti deteriorati in portafoglio, riducendolo dall’attuale 21% fino al 10% e aumentando le coperture a livelli record”.

I NUMERI CHE PREOCCUPANO

Ma la dimensione della ricapitalizzazione, superiore alle attese circolate sul mercato (pari a 500 milioni) ha generato una reazione violenta del mercato, facendo abbattere il titolo da 2,80 euro a 86 centesimi, con un ribasso del 70%. A questo venerdì scorso si aggiunta la chiusura da parte della “cugina” Popolare di Sondrio all’ipotesi di un’aggregazione: «allo stato attuale – si legge in una nota – non è considerato l’intervento in altre operazioni bancarie», che non siano quelle già in agenda, come quella CariCento.

LA MAZZATA SUL RATING

A rafforzare i timori di investitori ed azionisti ieri si è aggiunta sull’istituto valtellinese la tegola dell’agenzia di rating Moody’s, che ha deciso di ridurre il rating a Ba3 da Ba2.

ADDIO SONDRIO?

Sulla fusione con la Sondrio addetti ai lavori e analisti scommettevano da tempo: “L’integrazione tra i due istituti (uno dei quali è rimasto cooperativo) – ha scritto Mf/Milano Finanza – sarebbe la soluzione più semplice perché consentirebbe di unire realtà culturalmente affini dando vita a un gruppo che, con un pizzico di fantasia, qualcuno azzarda già a battezzare Unione delle banche valtellinesi. Finora, comunque, nulla si è concretizzato, soprattutto perché Popolare di Sondrio ha sempre difeso orgogliosamente la propria autonomia”

IPOTESI BOLOGNA?

Si sarebbe invece raffreddato l’interesse di Bper Banca che pure sotto la regia dell’ex presidente Ettore Caselli aveva studiato con attenzione un’aggregazione con una delle banche di Sondrio o, nel caso più ambizioso, con entrambe: “Oggi l’istituto modenese – ha scritto Mf – è concentrato su altri dossier, come la possibile integrazione della controllata Banco di Sardegna (di cui la fondazione omonima ha ancora il 49%) o l’acquisto da Unipol di Unipol Banca una volta terminato il processo di derisking”. Nel medio termine, poi, il peso della compagnia bolognese (oggi primo socio con quasi il 10%) potrebbe condizionare le scelte strategiche di Bper. Magari proiettandola verso Carige, di cui Unipol diventerà presto azionista.

CHE COSA DICE IL VERTICE

“Non saranno certo queste settimane di turbolenza a spaventarci. Quando sei convinto di fare la cosa giusta vai fino a fondo, qualunque siano le condizioni che trovi attorno”. Così Mauro Selvetti, direttore generale del Credito Valtellinese, ha difeso parlando al Sole 24 Ore la decisione di varare l’aumento di capitale da 700 milioni: “Ogni volta che è annunciato un aumento di capitale c’è una reazione – ha detto Selvetti – Chi non l’ha fatto prima, alleggerisce la posizione ora. In queste due settimane, poi, si è aggiunta confusione e la sorpresa per la dimensione della manovra. Da lì è scattata una fase di isteria e volatilità che non ha fatto vedere bene le cose”. A rasserenare il clima, secondo i vertici della banca, potrebbe essere anche la notizia della costituzione del consorzio di garanzia per l’aumento di Carige, fino ad oggi in bilico. Certo è che sullo sfondo rimane un dubbio: la realizzazione del rafforzamento patrimoniale non è banale. In agenda, a dicembre, c’è l’assemblea, la prima da Spa, che non è esente da incognite. E da costruire è il consorzio di garanzia, che parte dalla pre-adesione di Mediobanca. Sul tema però Selvetti si dice «assolutamente fiducioso». Mediobanca «ha avuto richieste dalle principali banche d’affari ad entrare nel consorzio che si costituirà nell’imminenza dell’operazione». Esclusa è invece «la conversione dei bond subordinati», che pure stanno soffrendo in Borsa. «L’opzione non è sul tavolo – ribadisce il manager – perché la strada maestra è la ricapitalizzazione».

(articolo aggiornato alle ore 11)

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