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La notizia arriva con un’esclusiva diffusa da Reuters e rischia di alzare l’ennesimo polverone intorno all’amministrazione Trump. Stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa, l’indiscrezione sarebbe confermata da più di una fonte governativa.

Jared Kushner, genero di Donald Trump e stretto collaboratore del presidente, avrebbe avuto ripetuti contatti con alcuni esponenti del governo russo, tra cui l’ex ambasciatore a Washington Sergey Kislyak, in diverse circostanze nel corso della campagna elettorale e nei mesi successivi alla vittoria delle presidenziali.

L’esclusiva lanciata dall’agenzia Reuters è stata ripresa e confermata da altri media internazionali e nelle stesse ore iniziano a circolare i primi dettagli sulla condotta del marito di Ivanka Trump. Il genero del presidente è sotto la lente di ingrandimento dell’FBI e rischia di finire al centro delle indagini del Senate Judiciary Committee, che avrebbe già chiesto l’acquisizione di una serie di documenti di interesse per gli accertamenti sul Russiagate. Richiesta che sarebbe stata respinta da Kushner.

I contatti in questione includerebbero almeno due conversazioni telefoniche, una nell’aprile e una nel novembre del 2016, e sarebbero emersi all’inizio di quest’anno nell’ambito delle indagini che hanno portato alle dimissioni del gen. Michael Flynn dall’incarico di national security advisor del presidente Trump.

Reuters fa sapere che le informazioni pubblicate sono state confermate da ufficiali che lavorano alle investigazioni e che altri dettagli potrebbero giungere dalle agenzie federali impegnate sul caso.
Secondo altre fonti richiamate da Business Insider le accuse nei confronti di Kushner riguarderebbero anche delle mail con ad oggetto un “Russian backdoor overture and dinner invite” (letteralmente “Apertura di una backdoor russa e invito a cena), che non sarebbero state consegnate alle autorità dal genero di Trump.

La posizione del senior advisor del presidente (a detta di molti una delle persone più influenti alla Casa Bianca) sembra sempre più compromessa e pesa sulla sua condotta il fatto di aver costantemente negato, fino ad oggi, di aver avuto rapporti con rappresentanti del governo russo o con persone vicine al Cremlino.

Come se non bastasse, ad aggravare la situazione c’è l’accusa di non aver prodotto delle mail in cui Kushner era in copia (non era quindi il diretto destinatario) con Wikileaks, l’organizzazione più famosa per la rivelazione di notizie riservate, e con Sergei Millian, uomo d’affari bielorusso anche conosciuto con il nome in codice “Source D” o “Source E” (come riportato da approfondimenti di stampa che evidenziano l’ambiguità e la difficoltà di classificazione del personaggio).

Secondo il Washington Post, Millian avrebbe confermato che tanto Trump quanto il suo staff avrebbero avuto un costante scambio di informazioni con i russi. Accuse che vanno ancora dimostrate e che devono tenere conto dell’attendibilità della fonte. Dalle investigazioni risulta un sostanziale vuoto informativo nei confronti di Millian e delle sue rivelazioni.

La partita di Kushner è sempre più difficile e, come spesso accade in vicende così complesse, i livelli investigativi si sovrappongono. Le notizie delle ultime ore aggravano, in ogni caso, la sua posizione e lo espongono ad un focus investigativo ancora più approfondito. A pesare sulla sua sorte, oltre all’aspetto sostanziale relativo ai contatti, sarebbe la ripetuta negazione degli stessi da parte del genero del presidente. Se si accertasse la sua reticenza o addirittura una sua menzogna, sarebbe inevitabile il passo indietro.

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