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Che in Italia sia tornato a soffiare forte un vento di centrodestra si dice da mesi – dall’esito delle amministrative dello scorso giugno – e lo continuano a confermare pure i sondaggi. Dai quali emerge come un’alleanza ampia – al momento però ancora tutta da costruire a livello nazionale – porterebbe i partiti dell’ex Casa delle Libertà ad essere chiaramente maggioranza nel Paese. Un dato suffragato dalle rilevazioni sulle regionali siciliane in programma il 5 novembre prossimo in vista delle quali, non a caso, il candidato unitario, Nello Musumeci, viene dato in testa.

LA FOTOGRAFIA DI INDEX RESERCH

Il quadro è stato delineato da Index Reserch che ha sondato gli umori degli italiani a sei settimane dalle elezioni in Sicilia. Le quali – come stanno mettendo in evidenza tutti gli osservatori – saranno fondamentali anche in ottica nazionale, per decifrare le strategie dei partiti e delineare i rapporti di forza tra i vari schieramenti in campo. Le politiche, d’altronde, dovrebbero svolgersi all’inizio del prossimo anno, presumibilmente tra fine febbraio e inizio marzo.

IL VOTO SICILIANO

Anche in virtù degli ultimi guai siciliani del MoVimento 5 Stelle – con la sospensione delle regionarie disposta dal tribunale di Palermo – il candidato di centrodestra ha preso ormai il largo. Se un paio di settimane fa si discuteva infatti di testa a testa, oggi si può iniziare a parlare di un primo tentativo di fuga da parte di Musumeci. Il quale – stando ad Index Reserch – avrebbe staccato il pentastellato Giancarlo Cancelleri di 6 punti: il primo al 36% e il secondo al 30. Sul terzo gradino del podio si è issato invece – almeno per il momento – il candidato della sinistra-sinistra Claudio Fava con il 16%. Male, anzi malissimo, la coalizione formata da Partito democratico e Alternativa popolare che, ad oggi, arriverebbe quarta visto il magrissimo 15% che i sondaggi attribuiscono a Fabrizio Micari.

IL CENTRODESTRA E’ PRIMO

I numeri di Musumeci in Sicilia, non casualmente, si avvicinano molto alla percentuale che, secondo il sondaggio di Index Reserch, il centrodestra potrebbe ottenere oggi a livello nazionale se si presentasse in modo unitario. Dalla rilevazione risulta che abbia superato la soglia del 34% grazie al 15 della Lega – che si conferma il primo partito dell’eventuale ma non scontata coalizione -, al 13,8 di Forza Italia (in crescita nell’ultima settimana dello 0,2) e al 5,3 di Fratelli d’Italia. Senza contare i consensi di cui godono alcune formazioni politiche di minori dimensioni che non sono state sondate dall’istituto di ricerca. Partiti che si pongono chiaramente nell’alveo del centrodestra, come Energie per l’Italia di Stefano Parisi, l’Udc di Lorenzo Cesa e Direzione Italia di Raffaele Fitto, in grado certamente di portare qualche altro voto – non è chiaro di preciso quanti – alla causa comune. Peraltro, al primato della Lega non corrisponde il primo posto di Matteo Salvini nelle preferenze degli elettori di centrodestra come possibile leader della coalizione o della lista unitaria. Il segretario del Carroccio si ferma al 35%, tre punti al di sotto di Silvio Berlusconi, che raggiunge invece il 38.

IL M5S E’ IL PRIMO PARTITO (MA CALA)

Con il 26,5% si conferma, invece, primo partito in Italia il MoVimento 5 Stelle, che però – stando al sondaggio – non può certo permettersi di dormire sugli allori. Nell’ultima settimana i pentastellati hanno infatti lasciato per strada un punto percentuale, a causa delle vicende siciliane e anche delle polemiche che hanno portato all’investitura di Luigi Di Maio a candidato premier e capo politico del movimento. La mancanza di avversari interni degni di nota – gli altri due più importanti esponenti politici dei cinquestelle, Alessandro Di Battista e Roberto Fico, hanno deciso di non partecipare alle primarie online – sta producendo un consenso quasi bulgaro a favore del vicepresidente della Camera tra gli elettori dei pentastellati: secondo Index Reserch, infatti, ben il 78% si è dichiarato pronto a votare Di Maio. Una percentuale che non si riscontra in nessun altro partito o area politica.

I PATEMI DEL PD

Sono molte le nubi che si addensano sul futuro, non solo elettorale, del Partito democratico, che questa settimana ha perso un altro 0,4 fino ad arrivare a toccare quota 25. I dem sono, dunque, il secondo partito italiano, a un punto e mezzo di distanza dai cinquestelle. E – pare di capire dal sondaggio di Index Reserch – poco potranno contare sul contributo dei possibili alleati: l’unico (quasi) sicuro, Alternativa popolare di Angelino Alfano, si ferma infatti al 2%. Buona notizia, in fondo però abbastanza scontata, per Matteo Renzi il fatto che il 51% degli elettori Pd lo voglia candidato premier alle politiche: il secondo è Paolo Gentiloni con il 36%. Infine, in attesa di capire cosa farà Giuliano Pisapia – a proposito del quale la rilevazione non ha fornito alcun elemento – c’è da registrare la crescita dei partiti alla sinistra del Pd: Articolo 1 di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema è passato dal 3 al 3,2% mentre Sinistra Italiana di Nicola Fratoianni dal 2,2 al 2,4. Se si unissero – ma certi processi a sinistra, come la storia insegna, sono tutt’altro che semplici – avrebbero il 5%: una percentuale che gli consentirebbe di rientrare in Parlamento e di far perdere Renzi. Tutto sommato l’obiettivo principale che sembra si siano ormai prefissati.

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