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Sarà anche cripto, ma sempre più investitori considerano il bitcoin una valuta rifugio. Ieri, nel giorno in cui la Corea del Nord ha lanciato un missile balistico che ha sorvolato l’isola giapponese di Hokkaido per poi cadere nell’Oceano Pacifico, la criptovaluta ha registrato il nuovo record di tutti i tempi a 4.703 dollari (mentre l’oro ha toccato un massimo di giornata a 1.331 dollari l’oncia). L’impennata si è verificata in contemporanea con l’apertura al ribasso di Wall Street e il rialzo rispetto al record precedente, segnato lo scorso 18 agosto, è stato del 4%.

È interessante notare che i più forti acquisti di bitcoin sono arrivati dal Giappone e dalla Corea del Sud, i due Paesi più direttamente minacciati dai missili del presidente nordcoreano Kim Jong-un. Della corsa a un rifugio sicuro hanno beneficiato anche le altre critpovalute, come l’ethereum, tanto che la loro capitalizzazione complessiva ha raggiunto il nuovo record di 162 miliardi di dollari. Un balzo impressionante dall’8 di agosto, quando la capitalizzazione era di poco inferiore ai 90 miliardi.

Ma è davvero un rifugio sicuro il bitcoin? Nei giorni scorsi hacker nordcoreani hanno attaccato alcune delle borse sudcoreane in cui vengono scambiati i bitcoin, ma l’assalto non ha avuto successo. L’operazione potrebbe essere solo uno dei tanti modi di Pyongyang per innervosire Seul, ma c’è anche chi ipotizza che si sia trattato di un vero e proprio tentativo di rapina per impossessarsi di criptovaluta in un momento in cui le casse nordcoreane cominciano a soffrire per l’embargo cinese alle esportazioni di carbone.

Quando si parla del mondo delle criptovalute è spesso difficile stabilire la fondatezza delle notizie. La notizia dell’attacco è stata però data da un ente ufficiale, il Centro di ricerca sudcoreano sulla cyber-guerra. L’interpretazione dell’evento resta aleatoria. Ma se si fosse trattato di un vero tentativo di rapina, questo non farebbe altro che aumentare lo status del bitcoin: lo vuole anche uno Stato sovrano come bottino di guerra. L’attivismo degli investitori sudcoreani è però dettato anche da un altro motivo: il parlamento di Seul ha intenzione di regolamentare in maniera più stretta le criptovalute. Il mese prossimo sarà sottoposta all’esame del parlamento una proposta di legge che, tra l’altro, impone alle società che offrono servizi di trading in criptovalute di avere riserve per almeno 450 mila dollari. Il vice ministro delle Finanze russo, Alexei Moiseev, ha invece proposto di riservare la compravendita di criptovalute ai soli investitori qualificati, elimando così dalla partita gli investitori retail.

Intanto dagli Stati Uniti è arrivata la notizia che la criminalità sta abbandonando il bitcoin per altre criptovalute che meglio garantiscono l’anonimato delle transazioni, prima fra tutte monero, ritenuta la più sicura in questo senso. Non a caso nel giro di un anno le quotazioni sono salite di oltre il 1.000 per cento. Lunedì scorso monero ha toccato il record di tutti i tempi a 154,58 dollari, mentre ieri è sceso del 3,3% a 134,23 dollari. Evidentemente chi compra questa criptovaluta non è rimasto impressionato dai missili di Kim Jong-un. La capitalizzazione di monero è comunque ancora molto bassa, poco più di 2 miliardi di dollari contro i 75,2 miliardi del bitcoin (62,9 miliardi di euro). Tanto per fare un paragone, a Piazza Affari il titolo Enel  ha una capitalizzazione di 51,1 miliardi di euro.

Per Shone Anstey, presidente e co-fondatore di Blockchain Intelligence Group le transazioni di natura illegale in bitcoin sono precipitate dal 50% del volume totale a meno del 20%. Mentre un funzionario della Homeland Security degli Stati Uniti ha dichiarato a Cnbc che la criminalità «guarda con più attenzione ad altre valute come monero ed ethereum». Secondo alcuni analisti, però, il bitcoin gode ancora dell’apprezzamento della malavita perché è comunque la criptovaluta più diffusa e pertanto è più facile convertirla in contanti senza il bisogno di intermediari. Come ogni altra valuta, il bitcoin può essere utilizzato per opere di male ma anche di bene: Danny Sessoms, il conduttore del programma Crypto Show trasmesso da una radio di Austin, ha raccolto donazioni in criptovalute per 50 mila dollari da destinare alle vittime dell’uragano in Texas. Il grosso della somma è stato donato da un tale Bill Kline, che ha messo sul tavolo 10 bitcoin.

(Articolo pubblicato su MF/MilanoFinanza, quotidiano diretto da Pierluigi Magnaschi)

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