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È il Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione a ridare grinta alla città di Milano dopo la beffa di Ema, volata ad Amsterdam per un sorteggio sfortunato. Il capoluogo lombardo torna a mostrarsi combattivo agli occhi del mondo. Nella giornata di ieri è stato alzato il sipario sul progetto che nascerà dalle ceneri di Expo: un hub tecnologico senza pari nel Vecchio continente, disteso su oltre un milione di metri quadrati che ospiterà uffici privati, sedi di rappresentanza, negozi, gallerie d’arte, lo Human Technopole, i dipartimenti scientifici dell’Università Statale di Milano e l’Ospedale Galeazzi.

CHI HA VINTO L’APPALTO

Saranno da un lato gli australiani di Lendlease, dall’altro gli architetti guidati dal torinese Carlo Ratti a occuparsi dello stralcio del progetto riguardante solo le strutture private. Quanto ai primi, fanno riferimento a un gruppo quotato dall’azionariato diffuso che vanta oltre 12 mila dipendenti. Nonostante provenga dall’altro capo del pianeta, Lendlease è ormai un nome piuttosto noto a Milano in quanto ha già lavorato all’Armani Hotel di Corso Manzoni e all’avveniristico complesso City Life. La divisione europea, guidata dallo schivo (è infatti difficile trovare sue interviste) Andrea Ruckstuhl, ha tutt’ora in ballo, sempre nel capoluogo lombardo, la riqualificazione del quartiere di Santa Giulia, in cui sorge il complesso di Sky. I secondi, gli architetti della Carlo Ratti Associati, ultimamente sono stati molto attivi a Bologna, al Fico di Eataly, mentre a Milano, proprio ai tempi di Expo, si occuparono del disegno del New Holland Agriculture’s Pavilion, un campo coltivato inclinato di circa 45° che fece parlare di sé per l’ardire del progetto. Compagni di cordata anche i veronesi di Icom Ingegneria.

TUTTI I NUMERI

Per aggiudicarsi la gara, gli australiani hanno offerto ad Arexpo 671 milioni di euro in cambio di una concessione di 99 anni. Non si tratta, visti i tempi e le cifre, di mera speculazione edilizia, ma di vera e propria “rigenerazione urbana”, come sottolineano un po’ tutti, dall’amministrazione cittadina alle parti private. Rigenerazione che avrà inizio il prima possibile, entro il 2019 si augura l’amministratore delegato di Arexpo, Giuseppe Bonomi, con l’apertura della fase due e, si spera, anche dei cantieri che dureranno circa 4 anni e impiegheranno oltre 6 mila operai. A progetto ultimato Milano potrà contare su di un quartiere tutto nuovo capace di ospitare più di 30 mila persone (in massima parte studenti) e almeno 3 mila nuovi lavoratori. Un polo tecnologico che macinerà ricavi, si stima, da 2,5 miliardi di euro.

IL PROGETTO, NEL DETTAGLIO

Come l’Expo, anche il nuovo progetto sorgerà attorno al Decumano, che diverrà un parco, secondo il masterplan presentato ieri dalla Carlo Ratti Associati. Un parco lineare lungo un chilometro e mezzo, in grado di dare ossigeno al resto dell’area che sarà invece occupata dalle cubature dello Human Technopole (il centro di ricerca medica e biomedica più grande del Paese), dei dipartimenti scientifici dell’Università Statale di Milano e dell’Ospedale Galeazzi e dalle sedi di rappresentanza di oltre 50 multinazionali. Schematizzando, la zona nord sarà occupata dalle strutture pubbliche, quella sud dalle private. L’Amministrazione comunale, ancora prima di indire il bando, era stata chiara: “la riqualificazione deve partire dal verde urbano”. Parchi, giardini e orti saranno il nuovo tessuto sociale di un quartiere tecnologico ma votato al sociale. “I palazzi avranno corti interne aperte e spazi per l’aggregazione” spiegano i progettisti “sorgeranno caffé, negozi e gallerie d’arte che favoriranno gli incontri tra gli studenti e le imprese”.

LA PRIMA SMART CITY EUROPEA

Soprattutto, Arexpo sarà il primo quartiere in Europa progettato per accogliere le vetture a guida robotizzata. Insomma, una vera e propria città nella città, autonoma e perfettamente funzionante, con tutte le caratteristiche per diventare il primo esempio di smart city sull’onda di quelle viste nel Sud Est asiatico. Attorno al quartiere di Arexpo, che ospiterà unicamente uffici, laboratori, università e strutture pubbliche, il Comune confida che si sviluppi una nuova area residenziale che includerà di fatto le zone di Rho e Pero – oggi considerate periferiche – nel tessuto urbano. Insomma, questo intervento di riqualificazione sarà una versione in grande stile (per metrature e investimenti) di ciò che è stato e ha rappresentato negli anni scorsi il recupero di Porta Nuova: da zona depressa a centro degli affari in grado di attrarre, grazie ai suoi grattacieli avveniristici (su tutti il Bosco Verticale) non solo investitori stranieri (soprattutto dal Qatar) ma anche migliaia di turisti.

GLI STEP DEI LAVORI

“Da oggi e per i prossimi tre o quattro mesi lavoreremo per definire e rifinire il masterplan” ha spiegato l’amministratore delegato di Arexpo, Giuseppe Bonomi, indicando già una data: “il prossimo 22 dicembre inizieremo di fatto la fase 2 con un progressivo rilascio di spazi a favore di Human Technopole”. “Ogni semestre – ha aggiunto Bonomi – verranno rilasciati altri spazi, fino al 2021 quando saranno ultimati tutti gli spazi dedicati a questa importantissima istituzione”. Per quanto riguarda l’apertura dei cantieri, l’ad di Arexpo è cauto: “Mi auguro entro il 2019, dopodiché è evidente che la trasformazione durerà qualche anno. Oggi – ha ammesso – non esiste un cronoprogramma, lo faremo nel corso del 2018”. Già a gennaio Palazzo Italia, una delle poche strutture in cemento di Expo, aprirà le proprie porte ai ricercatori dello Human Technopole.

UNA PICCOLA RIVINCITA SU EMA

Ema, l’Agenzia Europea del Farmaco, è stata un po’ la convitata di pietra dell’evento: ricorre nei discorsi di tutte le personalità, politiche e private. Lo stesso Bonomi, facendo sapere che il progetto di Arexpo ha già stuzzicato la curiosità degli investitori privati, dichiara: “Sul tavolo finora ci sono arrivate oltre 50 manifestazioni di interesse, la maggior parte provenienti da imprese che operano su mercati globali e che avrebbero piacere ad aprire le proprie sedi in Arexpo: molte di queste – sottolinea-  operano nel settore farmaceutico (Bayer e Novartis tra le “sicure” ndR) e della scienza della vita”.

MARTINA: “IL GOVERNO CONFERMA GLI INVESTIMENTI”

“Sono qui – ha dichiarato il ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina – per ribadire che dobbiamo uscire dalla sindrome della sconfitta per Ema e riconfermare a nome del governo l’investimento su Milano e sulla Lombardia, in particolare con Human Technopole. Non è banale destinare 1,5 miliardi di euro per i prossimi dieci anni allo sviluppo di questo straordinario polo di ricerca e di innovazione legato alla scienza della vita. È straordinario anche che a due anni dalla chiusura di Expo noi abbiamo già per le mani un masterplan di progetto per reinterpretare quest’area”.

MARONI: “DALLA REGIONE 50 MILIONI PER EVITARE IL DEGRADO”

“Arexpo ha le carte in tavola per essere un modello di innovazione da mostrare al mondo, un investimento decisivo per il futuro che io condivido in pieno, sono entusiasta del progetto” ha commentato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni che non ha nascosto di apprezzare soprattutto gli interventi previsti “sulla mobilità elettrica, nella quale soprattutto all’estero si sta investendo molto”. “Con Parco Experience – ha sottolineato Maroni – la Regione ha investito 50 milioni di euro per realizzare decine e decine di lavori, impiegare molte persone ed evitare che la zona finisse nel degrado”. Nel progetto, che ricomprende come è stato detto anche una parte riservata agli edifici pubblici, lo Stato dovrà mettere 400 milioni per trasferire le facoltà scientifiche dell’Università Statale e oltre 25 milioni per l’ospedale.

Arexpo, tutti i dettagli sul masterplan

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